ACAM
Gli adoratori del Cielo:
(parte
Prima su quattro)
di Dino Vitagliano
Mai
come ora l’archeologia ortodossa si trasforma, grazie alle geniali intuizioni
di autori colti e determinati, che hanno studiato il terreno in maniera
totalmente rivoluzionaria: alzando gli occhi al cielo.
L’articolo
si basa sullo splendido e dettagliato lavoro di Graham Hancock de Lo Specchio
del Cielo, oltre a considerazioni personali dell’autore elaborate con la
comparazione di altri testi.
Prima
parte di quattro
Una
griglia magnetica di antichissime sculture, specchio del Cielo sulla Terra,
avvolge il nostro globo, tessuta da una razza sapiente che aveva compreso i
segreti dell'Universo e dell'animo umano, chiave dell'immortalità.
Questa
la scoperta di Graham Hancock, il giornalista e ricercatore inglese, nel corso
dei suoi viaggi affascinanti nel mondo, alla ricerca di una traccia comune che
potesse ricollegare le misteriose civiltà scomparse di cui conserviamo gli
imponenti monumenti. Un messaggio di indicibile bellezza, scritto nella pietra,
si dipana dal Golfo del Messico al Sud America, dall'Egitto all'Indocina per
giungere infine alle lontane isole del Pacifico. Una costante cosmologica che
scandiva la vita del pianeta in tutte le sue forme ci accompagnerà in un
viaggio affascinante, parte dell’Armonia Ancestrale tramandata nel corso dei
millenni, a lungo nascosta e pronta a schiudere i suoi segreti.
I "Seguaci di
Horus"
La
città sacra di Heliopolis era chiamata dagli antichi Egizi “Innu Mehret”,
“la colonna settentrionale”, simbolo di uno dei pilastri della Terra.
Rappresenta il luogo originario in cui si manifestò il dio Atum, dopo la
Creazione, dando vita alla Collina Primordiale.
Nacque
così il Primo Tempo, un’éra mitica di fratellanza e di pace assicurata dagli
Shemsu–Hor, i “Seguaci di Horus”, una mistica congrega di una
civiltà avanzatissima, scampata alla distruzione della patria d’origine.
Veneravano la stella Sole, Sirio e Orione, perpetuando in tal modo l’esistenza
della triade divina Iside, Osiride e il figlio Horus. Definendosi anche
“Seguaci della via di Ra” – la barca solare, altro aspetto di Horus –
svelano un segnale importante sulla piena conoscenza del segreto della
precessione, quando il Sole vivifica ognuna delle dodici costellazioni ogni
2.160 anni. Non a caso, poi, Innu divenne per i Greci Heliopolis, “la Città
del Sole”.
I
sacerdoti che presenziavano i culti sacri nel tempio principale scrutavano
incessantemente il cielo, guidati dal Capo degli Astronomi che indossava una
veste trapuntata di stelle.
Il
ricercatore londinese John Ivimy, nel suo libro The Sphinx and the megaliths, dichiara apertamente: “Il
tempio di Eliopoli, anche se veniva presentato ai non iniziati come un luogo di
venerazione religiosa, era in realtà un osservatorio astronomico progettato e
attrezzato dagli studiosi a scopi scientifici”. Notevole è
l’informazione che proviene dal papiro di Leyden: “Quando
giunge un nuovo messaggio dal cielo si ode a Innu”.
Un
santuario destinato, secondo il nostro parere, a un’intensa fusione con le
specie viventi del cosmo, di cui gli Egizi erano ben coscienti.
La
via del Duat
L’opera
degli iniziati prosegue a Edfu, nell’alto Egitto, dove si trovano le vestigia
dello splendido Tempio di Horus. La sua età è antichissima, difatti sorge su
preesistenze dell’Antico Regno, ma i geroglifici impressi sulle sue mura,
meglio noti come i Testi della Costruzione di Edfu, ci raccontano che
l’edificio fu eretto in base a un progetto “caduto dal cielo”,
in un’epoca imprecisata del passato. Il cielo, ancora una volta, è
indissolubilmente legato al tempio, che si orienta verso una regione stellare
che abbraccia Orione e l’Orsa
Maggiore, il Duat–N–Ba, luogo ove
le anime terrestri si purificavano nel ritorno all’Energia Primordiale.
Il Cancello del Sole
La conferma più evidente delle conoscenze astronomiche appartenute ai saggi eliopolitani si ravvisa nel complesso monumentale di Karnak, a pochi Km da Luxor. La sala centrale del tempio di Amon–Ra culmina in un viale lunghissimo che si estende da 26 gradi a sud dell’est a 26 gradi a nord dell’est. Gli studi accurati dell’astronomo britannico Norman Lockyer nel secolo scorso, frutto di numerose ed attente osservazioni, hanno stabilito che sin dall’11.700 a.C., ai solstizi d’inverno e d’estate, la luce solare inondava il tempio, provocando l’effetto di un lampo.
Lo Zodiaco primordiale
Se
da Karnak ci spostiamo in direzione nord, appare in tutta la sua magnificenza il
tempio della dea Hahor a Denderah. Il nomne è sicurmanete evocativo per i
cultori della paleosatronautica che ricorderanno le misteriose raffigurazioni,
nel buio dei suoi sotterranei,, di oggeti affusolati simili alle odierne
lampadine elettriche, citate per la prima volta dallo studioso americano Charles
Berlitz, ne Il triangolo delle Bermuda (Sperling & Kupfer, 1974).
Senza
addentrarci in speculazioni tecniche, possiamo affermare che all’interno delle
sale nascoste di questa maestosa struttura avvenivano studi e cerimonie segrete
sulle invisibili energie celesti e terrestri. La costruzione era consacrata ad
Hathor, dea del cielo, rappresentata alternativamente sotto forma di vacca,
simbolo della volta celeste. Le 24 colonne, elegantemente istoriate, conducono
al cosiddetto Zodiaco Quadrato in cui domina la costellazione del Leone, e alla
cupola sovrastante che ospita una configurazione circolare, sempre formata dai
dodici segni astrologici, che ruotano in coppia. Il professor Alexander
Gursthein sostiene che il bassorilievo risale al 6.000 a.C. Come per Edfu, i
piani di costruzione di Denderah appartenevano alla Prima Età, ed erano vergati
“in antiche linee scritte su pelle di
animali del tempo dei Seguaci di Horus”.
La vita cammino di perfezione
Scopo
dell’accurata ricerca astronomica egizia è la perfetta conoscenza del cosmo
per la comprensione del Sé. Un modus vivendi che ritroviamo in tutti i
monumenti e raggiunge il suo acme nel tempio di Deir el Medina, sulla riva
occidentale del Nilo, costruito nel III secolo a.C. in onore di Maat, dea della
Verità e Della Giustizia, simboleggiante l’anima del dio Thoth.
Edificato
per volere di Tolomeo IV Philopator (221–205 a.C.), contiene l’enigmatica e
affascinante rappresentazione della Psicostasia o Pesatura del Cuore. Il
faraone, vestito con una candida tunica di lino, avanza verso il dio della
rinascita Osiride, fiancheggiato da Maat alle sue spalle, che riappare davanti
mentre stringe l’ankh, o croce
ansata della vita eterna. Oltre, si giunge alla bilancia del giudizio,
sorvegliata da Anubi, conduttore di anime dal volto di sciacallo, e da Horus con
la testa di falco, i quali pesano il cuore del defunto comparandolo alla piuma
della verità. Thoth, con la maschera di ibis, scrive il verdetto. Se il cuore
pesa più della piuma il giudizio è negativo e l’anima viene divorata da un
terribile essere di nome Ammit, altrimenti godrà della vita eterna assieme ad
Osiride. Un simbolismo eloquente che mostra il cammino dell’uomo, che spoglio
e umile deve affrontare i propri mostri, con l’aiuto della coscienza, e volare
senza paura verso l’immortalità.
L’Orologio dell'Universo
Il
quadro cosmologico del popolo egizio riposa nelle piramidi di Giza, l’opera più
imponente e spettacolare, in termini architettonici e metafisici, che incarnano
il frutto di una scienza dimenticata. Il sito è contiguo a Heliopolis, tanto da
costituire un sofisticato complesso astronomico.
Le
misure geometriche della Grande Piramide racchiudono approfondite nozioni di
geodesia che, rapportate alle coordinate celesti, rendono questo monumento un
orologio cosmico che scandisce i battiti dell’Universo.
La sua altezza moltiplicata per 43.200 equivale al raggio polare della Terra e il risultato della base per la stessa cifra si avvicina di molto alla circonferenza del pianeta all’equatore. Il numero si collega alla “precessione” dell’asse terrestre, quando un grado ogni 72 anni le stelle ruotano all’orizzonte. Seicento volte 72, non a caso, corrisponde a 43.200 che se accresciuto ancora rivela il respiro cosmico di Brahma, cardine del sapere indù, che si espande per 4.320.000.000 di anni (un concetto cosmologico incentrato sull’espansione e contrazione del creato).
La Porta dell'Aldilà
Il
numero 72 e le sue molteplici combinazioni di calcolo sono il fulcro della
matematica del cielo. Nella Camera del Re all’interno della Piramide di Cheope
riposa un sarcofago di granito. L’ambiente è un rettangolo lungo 20 cubiti
reali egiziani e largo 10. Se tracciamo una serie di diagonali dalle pareti e
lungo il pavimento scopriremo un triangolo rettangolo di armoniche proporzioni.
Il rapporto dei suoi lati di 15, 20 e 25 cubiti assomma a 3:4:5, espressione del
teorema di Pitagora, in cui la somma dei quadrati dei cateti equivale al
quadrato dell’ipotenusa. Il matematico islandese Einar Palsson ha avuto una
geniale intuizione elevando 3, 4 e 5 al cubo. Una volta addizionati, il
risultato sarà 216, ossia 72 x 3. Un prodotto del caso? L’attenzione si
sposta sul misterioso sarcofago. Numerosi indizi, raccolti in anni di attente
ricerche archeologiche, mostrano come nessun faraone sia mai stato sepolto al
suo interno. Hancock stabilisce con sicurezza che il sarcofago “facesse parte dell’apparato fisico di un sofisticato rituale di
rinascita – un gioco di realtà virtuale del viaggio dell’anima dopo la
morte”. Gli iniziati, una volta adagiatisi, sperimentavano il contatto con
altre dimensioni utilizzando la pratica del viaggio astrale e della meditazione
trascendente, imparando a liberarsi dell’illusorietà della materia.
È
oramai necessario svestirsi dei dogmi polverosi che dipingono la storia degli
antichi quali esseri primitivi ingenui e sprovveduti. I messaggi, pieni di
comprensione, che tali esseri ci inviano dal passato mostrano, ancora una volta,
il loro amore verso l’umanità. Un messaggio che proviene anche da
oltreoceano.
Apparsa
dal nulla
La
maestosa Cittadella di Teotihuacan, 50 km a nord di Città del Messico, nasconde
tra le sue pietre segreti astronomici di capitale importanza. Nata in un’epoca
imprecisata ed ereditata dagli Aztechi nel XIV secolo d.C., si compone di una
serie di piramidi cultuali unite fra loro da un codice architettonico proprio
del numero 72, come a Giza. L’intero complesso sembra apparso dal nulla, senza
un piano preordinato. Secondo Michael Coe, della Yale University: “Forse
il fatto più strano rispetto alla pianta di questa grande città è che non
c’è assolutamente nessun precedente nel Nuovo Mondo”.
La
facciata ovest della Piramide del Sole domina il maestoso Viale dei Morti che
attraversa l’intero complesso. È orientata verso il passaggio dell’astro a
19,5 gradi dall’equatore, il 19 Maggio e il 25 Luglio, elemento che mostra la
precisa conoscenza della fisica iperdimensionale. Il professore di astronomia
statunitense Anthony F. Aveni ha rilevato che il sito, nel 150 d.C., presentava
un allineamento specifico con le Pleiadi, che sorgevano eliacalmente all’alba.
Una
visione del cielo, nel suo insieme, fondata sulla certezza degli iniziati di
raggiungere le stelle. Teothiuacan, in lingua azteca, significa “il
luogo dove gli uomini divennero dèi”. L’analogia con gli
insegnamenti egizi è notevole. I sacerdoti che custodivano le sacre tradizioni
erano i “Seguaci di Quetzalcòatl”, il magnanimo dio sceso dalle stelle per
diffondere tra le popolazioni primitive i segreti del Sole, la Luna e le
costellazioni. Furono loro ad erigere le piramidi, ora sepolte sotto le pietre
di Teothiuacàn, nate dalle colline primordiali, in un era remota sconosciuta
agli uomini.
Il
Serpente di Luce
La
maestria e la perfezione architettonica degli Anziani raggiunge il culmine nella
piramide maya di Kukulkan, a Chichèn Itzà. Quattro scalinate di novantuno
gradini, con il tempio superiore, formano i giorni dell’anno, mentre agli
equinozi di primavera e autunno la luce solare dà vita a un serpente che
striscia per tre ore e ventidue minuti lungo la scalinata nord.
Sotto
di essa, negli anni ‘30 gli archeologi penetrarono in una struttura più
antica la cui sommità ospita la scultura di un giaguaro rosso con 72 pezzi di
giada. Il felino rappresenta, probabilmente, il pianeta Marte, col suo
caratteristico colore. Anche in Egitto, la Sfinge, dipinta di rosso, guardava
nel 10.450 a.C. la costellazione del Leone sorgere all’orizzonte.
Il riflesso
della perfezione
Lo
scienziato americano, Stansbury Hagar, direttore del Department of Ethnology al
Brooklyn Institute of Art and Sciences, dopo un accurato lavoro sul
significato simbolico di Teothiuacan, estese le sue ricerche ai siti maya di
Uxmal, Yaxchilan, Palenque, Copan e Quirigua.
Nella
città di Uxmal, l’insieme degli edifici riproduce diverse costellazioni
zodiacali del cielo. Il Tempio sud–occidentale è l’Ariete, la Casa dei
Piccioni il Toro, la Casa del Governatore sono i Gemelli, quella
della Tartaruga il Cancro. Il Leone rivive nella Sala da ballo al
centro, il Qudrato delle Suore è la Vergine, la Casa dei
Sacerdoti la Bilancia, la fantastica Piramide del Mago incarna lo Scorpione,
infine i templi sud–orientali sono il Capricorno, l’Acquario e i Pesci.
Le
sue rivelazioni hanno preso corpo in un libro notevole, The Zodiacal Temple of Uxmal, nel quale dichiara: “Tutto
in questo mondo è l’ombra o il riflesso della realtà perfetta che esiste nei
regni celesti”.
Il
luogo della Creazione
La
connessione col firmamento si rivela in tutto il suo splendore a Utatlan, la
capitale dei Maya quichè, gli autori del Popol
Vuh, loro testo sacro. I suoi templi erano allineati al tramonto delle tre
stelle della cintura di Orione, luogo del cielo che per i Maya rappresentava il
punto della creazione, analogamente alle credenze egizie che vedevano nelle
piramidi di Giza la controparte terrestre delle stessa costellazione.
La
Tavoletta della Croce Foliata, a Palenque, mostra l’asse cosmico che
ritroviamo nell’enigmatico pilastro di granito Djed istoriato sopra una
colonna del tempio di Seti I ad Abido. Semplici
coincidenze, sostengono molti, che mostrano ancora una volta, però, la stretta
unione di civiltà distanti tra loro migliaia di chilometri che condividevano un
patrimonio astronomico–cosmologico millenario.
Chi è Dino Vitagliano
Studioso
di esoterismo e misteri del passato, ha maturato una visione globale dei
fenomeni ufologici e paranormali, collegandoli alle antiche conoscenze di
culture scomparse. Specializzatosi nello studio della paleoastronautica con
particolare interesse verso le popolazioni precolombiane, partecipa a conferenze
sul tema. Ha collaborato con diverse riviste nazionali del settore.
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