ACAM
Echi dei Re di Atlantide
di Axel Famiglini
Nella storia delle grandi indagini, indizi ritenuti inizialmente irrilevanti si sono trasformati spesso in elementi decisivi per la comprensione di casi di apparente impossibile soluzione. Uno di questi piccoli, ma fondamentali tasselli, è probabilmente un passo tratto dall’opera dello scrittore romano Claudio Eliano (II-III secolo d.C.), “La Natura degli Animali”, nel quale l’autore tramanda una tradizione molto antica riguardante i re della mitica isola di Atlantide. Eliano riporta che “secondo una diceria diffusa presso la gente che abita lungo le rive dell’Oceano, gli antichi re dell’Atlantide, nati dalla stirpe di Poseidone, portavano sul capo le bende che si vedono attorno alla testa dei montoni marini: esse erano l’emblema della loro autorità […]1
Di primo acchito questa dichiarazione non sembra dirci nulla di straordinario. Abbiamo già accennato in questa sede2 agli “Atlanti”, popolazione che risiedeva un tempo lungo le sponde dell’Oceano Atlantico dell’Africa Nord-Occidentale, di cui ha scritto per lunghe pagine Diodoro Siculo nella sua famosa opera storiografica “Biblioteca Storica”.
Eliano stesso probabilmente, in una maniera forse inconsapevole, ci ha tramandato notizie appartenenti al popolo degli “Atlanti”, traendo linfa dalla medesima tradizione storica dalla quale anche Diodoro stesso aveva attinto qualche secolo prima.
Se vogliamo tentare di comprendere il vero significato della descrizione che Eliano ci ha proposto nel suo breve passaggio tratto dalla sua voluminosa opera di erudizione, dobbiamo innanzitutto mettere in evidenza il fatto che il termine “montone marino”, quasi sicuramente, si riferisce alla specie delle orche marine, in particolar modo alla famiglia denominata orca gladiator3. Abbiamo tutti in mente i tratti essenziali dell’orca. E’ abbastanza noto che vicino all’occhio del grande mammifero marino è presente una vistosa macchia bianca, inoltre nella parte inferiore della testa dell’animale si stende fino al ventre una lunga striscia sempre di colore bianco. Con ottime probabilità, questa peculiarità presente nella colorazione dell’orca è ciò a cui fa riferimento Eliano. L’orca, pur essendo stata avvistata spesso nel mar Mediterraneo, vive più frequentemente negli oceani. Nel nostro caso è impossibile non notare che la presenza delle orche nell’Oceano Atlantico ben si concilia con la collocazione “atlantica” dell’isola di Platone e, soprattutto, con il riferimento al simbolo regale dei re di Atlantide riportata da Eliano4.
A questo punto ci potremmo domandare come fossero fatte effettivamente queste “bende” di cui ci narra Eliano. E’ mia convinzione che una possibile risposta possa essere trovata fra le pitture e le raffigurazioni rupestri del Sahara.
Queste
opere d’arte preistoriche furono rinvenute e segnalate nel corso del XIX e XX
secolo da militari ed esploratori francesi durante l’età coloniale. Allo studio
di queste antiche rappresentazioni artistiche si sono cimentati numerosi
studiosi, fra i quali il più famoso è stato certamente l’archeologo Henri Lhote
(1903-1991). Proprio a Lhote5
dobbiamo la scoperta, avvenuta a Jabbaren sui monti Tassili negli anni ’50 del
secolo scorso, della più famosa raffigurazione fra le pitture rupestri a noi
note, ovvero “le Grand Dieu Martien” - il grande dio marziano (Fig.1).
Appartenente alla fase artistica delle “teste rotonde”, questo misterioso essere
antropomorfo potrebbe essere precedente al VI millennio a.C.6,
un’epoca non troppo lontana dal X millennio a.C. in cui presumibilmente
Atlantide scomparve dalla storia per diventare leggenda. Si nota nella figura
una grande macchia, una sorta di grande occhio centrale, e delle striature sopra
la testa e attorno al collo. Tale raffigurazione, sorprendentemente, sembra aver
trovato una corrispondenza moderna in talune usanze funerarie sopravvissute
presso il Lago Ciad e riscoperte nel corso degli anni ’20 del 1900. Il defunto
infatti veniva fasciato con bende di cotone e strisce di cuoio e seppellito in
posizione seduta con un vaso di terracotta posto sul capo (Fig. 2)
7.
Tale pratica di fatto rendeva assai simile la salma del morto al nostro “dio
marziano” antico di migliaia di anni. Quest’ultimo, a sua volta, non può non
richiamarci alla memoria la descrizione effettuata da Eliano sulle bende che
portavano, quale simbolo regale, i re di Atlantide. Potremmo quindi supporre che
gli antichi abitatori del Sahara, a quei tempi una terra fertile e ricca di
fauna, volessero in un certo senso imitare, nel corso degli uffici funebri, il
copricapo di quei re che ormai sopravvivevano solo nei miti e nelle favole. Re
ormai divenuti dei, probabilmente dei dell’oltretomba a cui ricongiungersi dopo
la morte. Quindi il “dio marziano” altri non sarebbe che un defunto preparato al
viaggio verso l’aldilà al fine di raggiungere le divinità di un passato ormai
remoto.
Continua a sorprendere la nostra attenzione l’arte rupestre del Sahara con raffigurazioni che ci ricordano molto da vicino l’Antico Egitto. In particolar modo, suscita vero stupore il cosiddetto “Bélier à spheroïde”, l’ariete con sferoide (Fig. 3), rappresentazione tipica dell’Atlante sahariano spesso accompagnata da figure oranti (Fig. 4). Una testa di ariete realizzata con un cerchio, o una sfera, posto sopra la testa. Tale forma circolare rappresenta molto probabilmente un simbolo solare che ha richiamato l’attenzione di più di uno studioso sulle possibili vere origini del culto di Ammone in Egitto8. Il “problema”, se così può essere definito, sta nel fatto che il nostro ariete, chiaramente legato al culto solare e che assomiglia così tanto alle divinità egizie con i loro dischi solari messi ben in evidenza all’interno dei templi e delle necropoli della valle del Nilo (Fig. 5), appartiene alla fase più arcaica dell’arte rupestre sahariana (fase del Bubalus Antiquus), ovvero ad un periodo che potrebbe addirittura collocarsi alla fine del pleistocene9. Di fatto, stiamo parlando del periodo in cui Atlantide avrebbe dovuto conoscere il suo tramonto. Da dove veniva la civiltà egizia? Da un deserto, che al tempo degli artisti del Sahara non era tale, o da molto più lontano? E che cosa rappresentava il dio egizio Khentimentiu il cui nome significa "colui che è a capo degli occidentali"10? Una lunga marcia di un popolo alla deriva dalla perduta Atlantide all’Egitto attraverso i pascoli, i fiumi e i laghi ora scomparsi sotto le sabbie del Sahara?
Il nuovo capitolo della saga archeologica di Steven Spielberg, “Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo”, ha recentemente richiamato in causa il controverso caso dei teschi di cristallo. Questi inquietanti reperti peculiari dell’America precolombiana potrebbero avere un qualche tipo di connessione con le sorprendenti raffigurazioni delle “teste rotonde” e le “bende” dei re di Atlantide?
Solo in futuro si potrà fare chiarezza su questi misteri.
1 Claudio Eliano, “La Natura degli animali”, libro XV, paragrafo 2, p.849, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 1998
2 “Scienza e Mistero”, Anno I, Numero 1 – Gennaio/Febbraio 2008, pp. 5-7
3 Cfr. Claudio Eliano, op.cit., lbro XV, paragrafo 2, p. 847, nota 3
4 In questo senso non deve certo stupire che i re di Atlantide possano aver scelto le peculiari macchie bianche dell’orca come simbolo regale. Non dimentichiamo che l’Atlantide, la cui vita politica ed economica dipendeva in gran parte dal mare, era una potenza marittima che estendeva il proprio dominio sulla terraferma, tramite una flotta poderosa. Quindi l’orca potrebbe essere stata posta, all’interno delle credenze religiose degli atlantidei, fra gli animali-simbolo della civiltà di Atlantide che, secondo Platone, aveva come dio principale proprio Poseidone, divinità del mare e dei terremoti.
5 Per saperne di più si veda a questo proposito il libro di Heri Lhote, “Alla scoperta dei Tassili”, Robin Edizioni, Roma 2006
6 Umberto Sansoni, “Le più antiche pitture del Sahara”, p. 52, Edizioni Jaca Book, Milano 1994
7 Alberto Arecchi, “Atlantide. Un mondo scomparso. Un’ipotesi per ritrovarlo.”, pp.144 -145,150, Associazione culturale Liutprand, Pavia 2001 - Fig. 2 tratta da Arecchi, op. cit, p. 144
8 Cfr. Umberto Sansoni, op.cit. p. 55. Si veda anche Massimo Baistrocchi, “Antiche civiltà del Sahara”, p.139, Mursia Editore, Milano 1986
9 Cfr. Umberto Sansoni, op.cit. p. 52-53
10 Mario Tosi, “Dizionario enciclopedico delle divinità dell’Antico Egitto”, Ananke, Torino 2004
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