ACAM
I
miti nell'Antichità
di
Axel
Famiglini
Si
discute ormai da molto tempo su quale sia il miglior modo di
interpretare i miti. Tuttavia ci si è resi finalmente conto che
un mito può avere molte chiavi di lettura che ne svelano il
significato. Per le mie ricerche, utilizzo spesso il metodo
evemerista, che interpreta i miti storicamente, e quello
cosmologico. In questa sede ci interessa soprattutto capire
l'evemerismo e le sue possibili applicazioni nella ricerca
archeologica soprattutto in quella di "frontiera", come
quella che sto svolgendo. A mio avviso, moltissimi miti che
parlano di avvenimenti accaduti in tempi remoti sono accaduti
realmente, almeno in linea generale. Questa concezione a cui
faccio riferimento è l'evemerismo, ideato da Evemero, che
afferma che gli dei, quando non rappresentavano le forze della
natura, erano in origine solo uomini potenti, che con le loro
capacità eccezionali si erano conquistati la venerazione dei
loro sudditi. Evemero, nato a Messene ( in Sicilia o nel
Peloponneso), visse tra il IV e III secolo a.C. e scrisse in
greco un libro intitolato " Scritto sacro" in cui
espone in modo allegorico il suo pensiero descritto sopra.
Infatti il libro parla di un ipotetico viaggio e vi è inserita
la descrizione di una città ideale, Panchea, situata in un'isola
dell'Oceano Indiano, in cui c'era una stele d'oro dove venivano
riportate le gesta di Urano, Crono e Zeus. Sulla base di questo
"documento" Evemero spiega la sua teoria. L'evemerismo
viene ripreso successivamente da altri autori. E' interessante
sapere che Diodoro Siculo ( che segue la teoria dell'Evemerismo)
nella sua Biblioteca Storica afferma che, ad esempio, Urano ( in
greco significa cielo) fosse stato reputato " il cielo",
perché era un uomo espertissimo di astronomia e gli uomini
" mortali", incantati dalla sua scienza, alla morte di
" Urano", gli tributarono onori immortali. La
spiegazione di Diodoro di Sicilia può anche farci pensare ad
un'altra verità: all'epoca in cui " nacquero gli dei",
pochissimi avevano una cultura elevata, tantissimi erano
letteralmente ad un livello primitivo. E quando potrebbe essere
avvenuto questo fatto? Quando la civiltà di Atlantide sparì fra
i flutti. Infatti le leggende che riferiscono gli avvenimenti
successivi alla fine di Atlantide, parlano di civilizzatori che
tentarono di far riappropriare i popoli disastrati della cultura
e della civiltà perdute. E guarda caso nelle leggende, si
descrivono i nuovi civilizzatori come esperti di astronomia! (
vedi Giza e gli altri monumenti dell'Egitto e dell'America
Precolombiana). La fondatezza della mitologia come una
particolare fonte storica si può dimostrare per molti miti,
porterò solo due esempi a causa della vastità dell'argomento.
Il primo esempio è il più famoso di tutti: la guerra di Troia.
Infatti H.Schliemann, basandosi solo sui testi omerici e andando
contro la tendenza degli accademici che definivano i testi
omerici privi di qualsiasi veridicità, prese pala e piccone e
con un po' di fortuna scoprì ciò che prima era ritenuto una
leggenda: Troia. Inoltre fece luce sulla sconosciuta civiltà
micenea che avrebbe dovuto portare la guerra a Troia scoprendo
Micene e Tirinto. Certamente Schliemann non trovò Achille ed
Ettore che combattevano, non trovò Ulisse, Nestore, il re
Priamo, ma scoprì che la città era esistita, facendo sì che
successivamente si scoprisse l'autentico strato in cui sorgeva la
Troia omerica. Il secondo esempio riguarda sempre la Grecia: la
scoperta della civiltà cretese. Infatti l'archeologo A.Evans,
per la scoperta di Cnosso, si basò solamente sui miti di Minosse
senza avere nessun altro elemento. Per quanto riguarda una
visione mitica della storia del mondo, è interessante dire che
è diffusa in tutte le antiche civiltà l'idea che la terra abbia
attraversato delle ere cosmiche. Ma la cosa più interessante è
che la maggior parte delle civiltà mondiali concorda nel fatto
che ci sono state quattro passate ere (civiltà) prima di
quest'ultima, che è la quinta. In occidente, la versione più
autorevole del mito delle ere cosmiche è quella greca
tramandataci da Esiodo nell'opera " Le opere e i giorni"
che vi riporto: " Dapprima un'aurea generazione di uomini
mortali crearono gli Immortali, abitatori delle case d'Olimpo:
s'era ai tempi di Crono, quando egli regnava sul cielo. Gli
uomini vivevano come dei, avendo il cuore tranquillo, liberi da
fatiche e da sventure; né incombeva la miseranda vecchiaia, ma
sempre, fiorenti di forza nelle mani e nei piedi, si rallegravano
nei conviti, lungi da tutti i malanni: e morivano come presi dal
sonno [...]."
Esiodo ci descrive una terra felice e abitata da uomini sapienti. Si potrebbe pensare quindi agli abitanti di Atlantide. Ma continuiamo con il racconto di Esiodo :
"
Ma dopodiché la terra ebbe nascosto i loro corpi, essi divennero
spiriti venerabili sopra la terra, buoni, protettori dai mali,
custodi degli uomini mortali; e sorvegliavano le sentenze e le
opere malvagie: vestiti d'aria, si aggirano su tutta la terra.[...]Una
seconda generazione, argentea, fu poi creata da quelli che
abitano le dimore d'Olimpo, molto peggiore e per nulla simile,
sia nell'aspetto che nell'animo, a quella dell'oro. Per cento
anni il fanciullo viveva presso la saggia madre. [...] Quando poi
cresceva, e perveniva al fiore della giovinezza, poco tempo essi
vivevano ancora, soffrendo affanni per la loro stoltezza, né
s'astenevano, l'un con l'altro, dall'orgogliosa protervia. Gli
uomini non veneravano gli dei, né volevano compiere presso le
are consacrate quei sacrifici che, secondo il costume, sono
dovuti dagli uomini. In seguito il Cronide Zeus, sdegnato, li
fece sparire, perché essi non onoravano gli dei beati, abitatori
dell'Olimpo. Ma come la terra nascose anche questi, essi sono
chiamati inferi beati mortali, demoni inferiori; ma comunque
anche a loro un onore si accompagna."
La seconda Era quindi è descritta come un periodo di declino rispetto la precedente:
"Il padre Zeus creò la terza età, del bronzo, di uomini mortali, dissimile da quella argentea: violenta e terribile, la cavò fuori dai frassini. A questi umani stavano a cuore le opere luttuose e le violenze di Ares. [...] Erano orrendi: immane vigore e invincibili braccia nascevano dalle spalle sopra i corpi possenti. [...] Domati dalle stesse loro mani, scesero nelle squallide dimore del gelido Ade, senza nome; la nera morte li colse, sebbene tremendi, ed essi lasciarono la splendida luce del sole."
Il testo di Esiodo ci parla improvvisamente di uomini rozzi e brutali, quasi per far risaltare la grande differenza tra le prime due ere e quest’ultima.
"Ma quando la terra ebbe nascosto anche questa generazione, il Cronide Zeus, sulla terra nutrice di molti, ne creò ancora una quarta più giusta e migliore, stirpe celeste di uomini-eroi, chiamati semidei, che venne immediatamente prima della nostra sull'interminabile terra. Ma la guerra malvagia e la terribile mischia ne distrusse alcuni mentre combattevano. [...] E là morte finale alcuni avvolse ed altri il padre Zeus, figlio di Crono, stabilì lontano dagli uomini, fornendo loro mezzi e luoghi di vita, ai confini del mondo. Ed essi abitano, nelle isole dei beati, presso l'Oceano dai gorghi profondi, avendo il cuore senz'affanni, eroi felici, ai quali tre volte l'anno la terra feconda porta frutti fiorenti, dolci di miele."
E’ interessante notare il riferimento a un isola nell’Oceano Atlantico come un’isola felice. E ora Esiodo descrive la nostra era :
"[...] Ora, infatti, è la stirpe di ferro: né mai di giorno cesseranno di distruggersi per la fatica e per la pena, né mai di notte: e gli dei daranno pensieri luttuosi, tuttavia anche per essi i beni saranno mescolati ai malanni, e Zeus distruggerà anche questa stirpe di umani caduchi, quando ai nati biancheggeranno le tempie. Il padre non sarà simile ai figli, né a lui i figli; né l'ospite all'ospite o il compagno al compagno né fratello sarà caro così come prima lo era. Non verranno onorati i genitori appena invecchiati, che saranno, al contrario, rimproverati con dure parole. Sciagurati! che degli dei non hanno timore. Questa stirpe non vorrà ricambiare gli alimenti ai vecchi genitori; il diritto per loro sarà nella forza ed essi si distruggeranno a vicenda le città. Non onoreranno più il giusto, l'uomo leale e neppure il buono, ma daranno maggior onore all'apportatore di mali e al violento; la giustizia risiederà nella forza delle mani; non vi sarà più pudore: il malvagio, con perfidi detti, danneggerà l'uomo migliore e v'aggiungerà il giuramento. La Gelosia malvagia, maledica e dallo sguardo sinistro, s'accompagnerà con tutti i miseri umani. [...]"
Il mito
esiodeo delle ere è molto eloquente: la prima Era era popolata
da uomini eccezionali, quasi come dei. Questo può far pensare
che Esiodo stia descrivendo il popolo di Atlantide prima della
caduta. Infatti, esaminando il Crizia, Platone afferma che "
durante molte generazioni, finché bastò ad essi la natura
divina, questi uomini furono obbedienti alle leggi e animati
amichevolmente verso il nume della loro schiatta". Il popolo
di Atlantide sembra essere molto vicino alla divinità (infatti
ritengo che siano stati monoteisti o piuttosto enoteisti) e
sembra riconoscere la natura divina dentro di sé. Poi, gli
uomini dell'età dell'argento, che vivevano nel periodo di
massima espansione di Atlantide, abbandonarono i vecchi costumi
che avevano permesso ad Atlantide di crescere e prosperare e si
abbandonarono ai piaceri della vita. Infatti anche Platone dice
che : " quando l'essenza divina, mescolatasi spesso con
molta natura mortale, in essi fu estinta, e la natura mortale
prevalse, allora, non potendo sopportare la prosperità presente;
degenerarono". Sulla terra quando circa 12000 anni fa
accadde una catastrofe planetaria, questi uomini non furono in
grado di salvarsi a causa della loro inettitudine, della loro
arroganza e dell'essersi adagiati troppo nella ricchezza. Solo
coloro che " sapevano vedere...la vera vita" si
salvarono. L'uomo, che decadde in tutto il mondo per cause sia
naturali che sociali, si imbarbarì e decadde nella barbarie
definitivamente, dovendo ricominciare a costruire la civiltà e
la cultura daccapo. E' interessante prendere in considerazione il
mito delle ere cosmiche ( e umane) dei Maya del Codice Latino-Vaticano
che afferma che il primo sole ( Matlactili) durò 4008 anni.
Gli uomini che vivevano in questa era mangiavano il mais ed erano
così alti da essere definiti giganti. Questa era (definita
Apochiohualiztli ( diluvio)- pioggia perenne ) fu distrutta
dall'acqua. Alcuni dicono che gli uomini si trasformarono in
pesci e che si sia salvata una sola coppia, Nene e Tata, protetta
da un vecchio albero che cresceva nei pressi delle acque. Inoltre
c'è un'altra tradizione che afferma che sette coppie riuscirono
a nascondersi in una caverna finché le acque non si ritirarono.
In seguito ripopolarono la terra e divennero delle divinità per
le loro nazioni. Su questa era regnava la dea Chalchiuhtlicue (
<< quella con la gonna di giada>>), sposa di Tlaloc.
Durante il secondo sole ( Ehecatl, che durò 4010 anni) gli
uomini mangiavano un frutto selvatico chiamato acotzintli. La
seconda era ( o secondo sole) fu distrutta da Ehecatl (dio del
vento) e l'uomo fu trasformato in scimmia affinché si potesse
arrampicare sugli alberi per sopravvivere. Ciò avvenne nell'anno
1 cane ( Ce Itzcuintli). A questa distruzione riuscirono a
sopravvivere un uomo e una donna che stavano in piedi su una
roccia. Questa era fu denominata << età dell'oro>> e
governata dal dio del vento. Durante il terzo sole (
Tleyquiyahuillo che durò4081 anni) gli esseri umani che
discendevano della coppia sopravvissuta alla seconda era, si
nutrivano di un frutto chiamato tzincoacoc. Il mondo fu distrutto
dal fuoco il giorno Chicunahui Ollin. Questa era venne denominata
Tzonchichiltic ( <
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