Astronauta di Palenque

PACAL IL VIAGGIATORE DI PALENQUE

Un viaggio nello spazio fra gli spazi. Un popolo galattico.
(c) Enrico Galimberti – Articolo presentato in TV a Mistero su Italia Uno

980 soli dalla quinta era una grande nube nera sulle terre di occidente
Traduzione Maya in data 15-04-2010 secondo la quale ci sarebbe stata una grande eruzione in occidente a 980 giorni dal l 21-12 2012

K’inich Janaab’ Pakal (23 marzo 603 – 28 agosto 683 d.C.), detto Pacal il Grande (Votan), fu un sovrano che salì al trono di Palenque nel 615 d.C. in giovanissima età, segnando l’avvento di un’epoca di prosperità e sviluppo sotto tutti punti di vista: artistico, culturale, sociologico, scientifico.

Nel tempio delle iscrizioni sopra la sua tomba sono contenuti alcuni elementi che sono stati utilizzati per comporre la “profezia” del 2012. Non si tratta di una profezia come ad esempio intendiamo le profezie bibliche o di Nostradamus, ma di un incredibile grande calendario del Lungo Computo che calcola il tempo, anziché in mesi e anni, attraverso la definizione di grandi ère di circa 5125 anni. L’attuale  terminerebbe proprio intorno alla fine del 2012. (vedi articolo 2012: questioni di marketing?)

La tomba fu scoperta nel 1952 dall’archeologo messicano Alberto Ruz Lhuillier. Una scoperta meravigliosa e che molti associano, per la magnificenza del sepolcro a quella di Howard Carter del 1922 in Egitto (Tutankhamon).

Attualmente lo scheletro e la bellissima maschera di giada che ricopriva il volto del re nel sarcofago si trovano al museo di antropologia di Città del Messico.

La lastra sepolcrale attirò fin da subito le attenzioni della allora nascente “archeologia misteriosa”.

Scrittori come Eric Von Daniken prima e l’italiano Peter Kolosimo poi arrivarono a ipotizzare che sulla lastra tombale fosse raffigurato il sovrano all’interno di una qualche specie di antica astronave. La posizione delle mani quasi a “manovrare” strane apparecchiature, l’”inalatore nel naso”, e addirittura in basso quel che dovettero sembrare fiamme di un qualche “reattore”. Questa interpretazione fece scalpore e il re Pacal divenne famoso, più che per il suo indiscutibile ruolo storico di pacifico sovrano moderno, come l’”Astronauta di Palenque”.

E’ ormai da tutti noi riconosciuto che tutto ciò si trattò solo di un errore interpretativo e la causa risiede ancorata alla nostra forma mentis che ci invoglia a decifrare tutto ciò che è ignoto attraverso figure a noi familiari. Esiste in psicologia un fenomeno, la categorizzazione, che ci permette, in sogno o durante la nostra vita quotidiana, di vedere e ricordare degli eventi in modo personale, basato su esperienze passate, ma spesso lontano dalla realtà.

La categorizzazione è un topico centrale nella psicologia cognitiva, nella linguistica, e nella filosofia, ma è cruciale anche  nell’apprendimento. La categorizzazione dei concetti permette al discente di classificare (o riconoscere la classificazione) di oggetti o concetti che appartengono ad un gruppo (conceptmaps.it)

La mente, stimolata da una percezione del tutto nuova, ricorre a figure familiari che le servono per poter apprendere e quindi memorizzare la nuova esperienza vissuta.

Nell’ufologia c’è chi ritiene che il racconto dei contatti di 3° o 4° tipo sia in gran misura inficiato e inquinato dalla categorizzazione e non è raro che si raccontino avvistamenti o incontri facendo riferimento a “madonne”, “angeli”, “medici”, “sacerdoti”, “bambini”, “animali”, “defunti” ecc… (Vedi articolo “la categorizzazione nello studio delle interazioni con altri esseri”)

Il fenomeno invece che spinge a descrivere la forma delle nuvole o di formazioni naturali e rocciose, nonché strani oggetti nell’arte o in fotografia, con immagini familiari ma che non rispondono sempre alla realtà delle cose, prende il nome di “pareidolia”. La pareidolia (dal greco είδωλον, immagine, col prefisso παρά, simile) è l’illusione subcosciente che tende a ricondurre a forme note oggetti o profili (naturali o artificiali) dalla forma casuale (wikipedia). Viene spesso usata da critici, scettici e detrattori per negare ad esempio la presenza di ufo nell’arte dalla preistoria al rinascimento, ma anche per contrastare l’ipotesi del “volto su Marte”. In realtà non è una prova sufficiente e i misteri citati permangono..

In realtà la raffigurazione sulla lastra tombale di Pacal risulta da una composizione di geroglifici Maya distinguibili e ben catalogati.

(Immagini tratte da inspiegabile.com)

Il glifo n.3 simboleggia anche la Galassia, i punti cardinali e non è da escludere il collegamento con la Croce simbolo del moto del sole nel cielo durante il suo ciclo annuale di morte e rinascita, conosciuta anche come croce astrologica.

Ciò che viene raffigurato quindi non sarebbe un viaggio stellare.

Risolto e smontato quindi il mistero? Tutt’altro!

I Maya “Galattici” conoscevano perfettamente il nostro universo, erano in grado di prevedere con precisione le eclissi di sole, avevano una matematica avanzata basata sul sistema binario. Sapevano esattamente la data di nascita del pianeta Venere, sapevano che la Terra era sferica, e conoscevano addirittura la nostra Galassia e i moti delle stelle e dei pianeti nel corso del ciclo conosciuto come anno Galattico. Avevano ben distinta la conoscenza del mondo materiale e il mondo delle energie. Soltanto negli ultimi anni la meccanica quantistica sta dimostrando che l’universo è composto da energia e non da materia (che in realtà non esiste!), con infiniti livelli di realtà, di frequenza e di coscienza.

I Maya Galattici (quelli dell’epoca di Pacal Votan) sarebbero quindi arrivati sulla Terra in questa dimensione da altri stati di coscienza, e fino alla loro improvvisa scomparsa (!) hanno marcato le impronte ben visibili del loro passaggio. Alla luce di ciò e secondo le interpretazioni di José Arguelles, è da ritenere che Pacal non fosse quindi un astronauta come lo sono i nostri di oggi. Ha voluto però lasciare per iscritto (e ancora si stanno studiando le iscrizioni) che esistono diversi livelli di realtà, veri e proprio mondi e universi paralleli, su diversi livelli di frequenza e fra i quali è possibile viaggiare, una volta abbandonato il corpo materiale che appartiene “solo” a questo determinato stato del mondo. Come si nota quindi la loro visione dell’aldilà era molto scientifica e rimanda all’ovvio concetto di immortalità dell’anima che solo una mente stupida può oggi negare, con buona pace di illustri scienziati bravi solo con i numeri

Approfondiremo tutti questi aspetti in futuro, sperando di aver dato alcuni elementi e stimoli in più per la formulazione di nuove ipotesi.