Atlantide = Antartide?

di Franco Masini       

Con il nome “Lemuria”, isola situata al largo delle coste orientali dell’Africa e “Mu”,  semi-continente situato al centro dell’Oceano Pacifico,  nonché della Platonica Atlantide, si può facilmente intravedere “il probabile” (n.d.A.) equivoco generato dalla frammentazione d’immagine nel quale incorsero gli antichi navigatori quando scambiarono l’unico, grande continente circumpolare, l’Antartide, per più d’uno, a seconda di chi e dove lo avesse scoperto e come lo descriveva.

E’ in sintesi, il dubbio che ci ha lasciato Platone (grande filosofo del 500 AC) con la sua famosa descrizione di Atlantide quando, ponendola molto genericamente al di là delle Colonne d’Ercole (stretto di Gibilterra), ci ha lasciati liberi di fantasticare sulla sua dislocazione che può essere da per tutto e allo stesso tempo, in nessun  luogo.

Unica precisazione che Platone, bontà sua, ci ha fornito per toglierci almeno dalla maggiore delle incertezze, è  quella di poter escludere completamente il Mediterraneo (vedi la tesi di una Atlantide nell’Isola di Thera o Santorini collegata con la fine della civiltà Minoica, 1.500 AC).

Infatti, mentre nel dialogo fra Timeo e Crizia, Platone, ci tiene a precisare che   “…Atlantide, era circondata da un vero mare (Oceano), a sua volta compreso fra una cerchia di continenti che gli Atlantidei collegavano per mezzo di grandi navi”, la definizione “…porto dall’accesso stretto” che dà del Mare Nostrum, automaticamente, lo esclude.

A restringere ancor più la cerchia delle possibilità e a consentirci di scartare la collocazione di Atlantide anche dall’omonimo Oceano (tanto cara agli inizi dell’800), c’è poi la teoria della “Deriva dei Continenti” di A.L.Wegener (1910).

Ampiamente confermata dal ritrovamento di fossili sia vegetali che animali della stessa specie e dello stesso periodo rinvenuti nei vari continenti che, se originariamente non fossero stati uniti, mai e poi mai vi si sarebbero potuti trovare (noi stessi trovammo nel sottosuolo dell’Isola King Jeorge delle Shetland, numerosi alberi fossili), questa teoria, nota anche come “Tettonica a placche”, dimostra inequivocabilmente che l’Oceano Atlantico non ha nulla a che vedere con l’omonimo introvabile continente.

Dobbiamo infatti considerare che un tempo, su una Terra probabilmente di ridotte dimensioni (rispetto all’attuale), esisteva solo un “Super continente” (Pangea), dal quale si suppone che circa 200 milioni di anni fa, a causa dei movimenti convettivi della Litosfera (primo e secondo strato della  crosta terrestre), si separarono due blocchi (Laurasia: Europa, Asia  e Nord America e Gondwana: Sud America, Africa e Oceania) dai quali a loro volta si distaccarono gli attuali continenti.

Per quanto riguarda la collocazione di Atlantide, si osservi che, mentre le tracce (contorni) lasciate dagli stessi continenti al momento del loro distacco sono perfettamente individuabili, quella di una eventuale Atlantide…non lo è!

I continenti cioè vi sono tutti rappresentati….. meno uno, appunto Atlantide che non trova perciò posto in quell’Oceano (salvo forse il golfo del  Messico dove si potrebbe ipotizzare, ma con scarso convincimento, che potesse essere… l’Isola di…Cuba!).

Sebbene nel “Puzzle” continentale …manchi  completamente ogni traccia dell’antico  Continente, che non può quindi essere collocato in Atlantico, come molti asseriscono, la cosa non ha minimamente scoraggiato i suoi ricercatori che con alterna fortuna (letteraria!) l’hanno collocata un  po’ da per tutto.

A partire dalle Azzorre (il luogo ritenuto il più plausibile!); Bimini (Bahamas, USA); Hawaii (USA); Africa Occidentale; Thera (Santorini), nel Mediterraneo; Mar nero; Nord Europa (Helgoland); Tartesso (Spagna); Yucatan, Tiahuanaco (Bolivia); Brasile e persino nel deserto del Gobi e nell’Atlante Marocchhino, nonché in Asia e in alcune isole dell’Oceano Pacifico (nell’Isola di Pasqua dove però è  ancora irrisolto il mistero dei Mohai!), le ricerche si sono fatte via, via sempre più approfondite, ma ancora nulla è stato trovato.

Non a caso, perché l’ostinazione a voler considerare la Terra di un tempo alla stregua di quella attuale, è foriera di errori.

A quel tempo (12.000 anni fa), infatti,  la Terra, doveva per forza presentare uno scenario differente da quello di oggi.

E le differenze (anche notevoli) sono dovute all’altezza della costa sul livello del mare (superiore di 150-200 metri rispetto all’odierna), all’orogenesi idrica ed eolica, alla tettonica da vulcanismo e da migrazione delle placche continentali (sebbene si muovano alla velocità di 1-20 cm  all’anno, il movimento è pur sempre sensibile), all’impatto con qualche meteora o cometa, tutto ciò doveva per forza di cose alterare il paesaggio al quale noi oggi siamo abituati.

E così  pure il  clima che se oggi è glaciale in un sito, ieri poteva essere temperato, tropicale o torrido.

Più realisticamente, potremmo cominciare a considerare che alcune parti  della Terra, oggi pressoché invivibili  a  causa dei ghiacci perenni,  all’epoca pressappoco di Atlantide (circa 12.000 anni fa), abbiano potuto godere di un clima migliore, poi declassato da un qualche disastro.

Platone, naturalmente non accenna alla causa del declassamento (né, con le conoscenze scientifiche di allora, avrebbe potuto!), non parla della inevitabile scomparsa di animali, sebbene ci deve per forza esse stata, ma piuttosto di uomini o  meglio di una civiltà (Atlantide) come a Lui è stata riportata dai saggi di Alessandria d’Egitto, civiltà che, grazie al lungo periodo di benessere  goduto, può benissimo aver raggiunto gli altissimi livelli nella scala sociale, come ci è stato descritto.

A  prescindere da ciò che ci è stato narrato, l’Antartide appare (vedi cartina) idealmente centrato rispetto all’insieme sia degli Oceani (Atlantico, Pacifico, Indiano) che delle masse continentali (Africa, Asia, America, Oceania, India).

Ma non basta perché l’Antartide, oltre ad essere completamente circondato dal  mare, in quanto a vastità, è più grande dell’Europa (Platone  la descrive grande come Libia e Asia assieme!”) e poi, fatto non trascurabile (sempre secondo il racconto di Platone nel dialogo fra Timeo e Crizia), risulta essere ricchissimo di minerali, di vaste pianure e di alte montagne, ma….é ricoperta dal  ghiaccio, da una immane coltre di ghiaccio perenne con uno spessore che mediamente raggiunge qualche cosa come 3000 metri!

Nessuno vi  può  sopravvivere  se  non munito di speciali attrezzature e per  pochissimi mesi all’anno (noi stessi vi sostammo ben poco e solo nelle  propaggini del  continente, ossia nella penisola Antartica).

Ma al tempo in cui si riferisce il racconto (trasmesso a Solone nel 590 AC  da Sonchis, sacerdote della  dea Neith a Sais (basso Egitto) e dal  suo collega Psenofe di Elaiopoli), né Platone né  nessuna altro, parlano di ghiaccio, dunque ghiaccio non c’era?

Sicuramente, altrimenti una caratteristica di questa importanza sarebbe stata riportata e dunque, se il ghiaccio non c’era vuol  dire che Antartide ne era priva e quindi abitabile ergo se riuscissimo a pensare o a vedere con gli occhi di  12.000 anni fa (9500 AC), a tanto risale il racconto dei sacerdoti di Sais, tutto potrebbe apparire più chiaro.

D’altra parte se tutto ciò può sembrare incredibile e poco reale, ebbene, pensiamo a quale nuovo orizzonte di conoscenza potrebbe aprirsi la nostra cultura anche solo scoprendo il  significato della grande nave a tre alberi  incisa   sul ventre  di uno dei Mohai,  (grande statua) dell’Isola di Pasqua?

E poi lasciatemi dire che, se non fosse stato per la costanza  e la  fiducia che Heinrich Schlieman (1872), che guardava  le cose nel  “giusto verso”, ebbe in Omero, forse Troia non sarebbe mai stata trovata!