Atlantide: Dove si trova?

di Axel Famiglini

Il fascino del mito di Atlantide ha letteralmente contagiato centinaia di persone nel corso dei secoli.  Quello che tuttavia forse risulta più sorprendente è il fatto che siano ormai trascorsi più di duemila e trecento anni da quando Platone (V-IV secolo a.C.) mise per iscritto la storia di questa straordinaria isola ed ancora, nel XXI secolo, nessuno sia stato in grado di chiarire in maniera definitiva se l’Atlantide di Platone rappresenti il reale ricordo di una civiltà precedente a tutte quelle finora rese note dall’archeologia o non sia altro che un mero mito seppur straordinariamente longevo.

10000acIl recente film del regista tedesco Roland Emmerich “10.000. A.C.” ha ridestato in molti l’attenzione sulle possibili connessioni tra la civiltà egizia e il mito narrato da Platone. Qualcuno avrà notato durante la proiezione del film una mappa (come non ricordare a questo punto il celebre libro di Charles Hapgood “Maps of the Ancient Sea Kings”) nella quale è ben distinguibile isola di Atlantide posta sull’Atlantico tra Europa ed Africa.

Numerose e spesso fantasiose sono state le interpretazioni della storia narrata da Platone nel “Crizia” e nel “Timeo”. In particolar modo studiosi di tutti i tempi si sono divertiti a collocare l’isola di Atlantide in ogni luogo pensabile di questo pianeta.

Platone nel “Timeo” ci dice che:

Questo mare [l’Oceano Atlantico] era allora navigabile, e aveva un’isola innanzi a quella bocca, che si chiama, come voi dite, colonne d’Ercole. L’isola era più grande della Libia e dell’Asia riunite, e i navigatori allora potevano passare da quella alle altre isole, e dalle isole a tutto il continente opposto, che costeggiava quel vero mare. Perché tutto questo mare, che sta di qua dalla bocca che ho detto, sembra un porto d’angusto ingresso, ma l’altro potresti rettamente chiamarlo un vero mare, e la terra, che per intero l’abbraccia, un vero continente. Ora in quest’isola Atlantide v’era una grande e mirabile potenza regale, che possedeva l’intera isola e molt’altre isole e parti del continente. Inoltre di qua dallo stretto dominavano le regioni della Libia fino all’Egitto e dell’Europa fino alla Tirrenia.1”

Dalla lettura del “Timeo” sembra abbastanza evidente in realtà che l’isola di Atlantide si trovasse presso lo stretto di Gibilterra, nell’antichità conosciuto con l’assai nota denominazione di “Colonne d’Ercole”. Ciononostante c’è chi, anche recentemente, si è voluto lanciare verso interpretazioni del tutto fuorvianti collocando l’isola di Atlantide ove faceva più comodo2.

In realtà Platone stesso ci dà gli elementi per confermare la posizione dell’isola di Atlantide nel luogo dove sarebbe naturale collocarla seguendo i normali principi della geografia classica. Nel “Crizia” infatti Platone, narrando delle origini della stirpe dei re di Atlantide, ci dice che Poseidone

impose i nomi a tutti , e prima al più grande e re , dal quale tutta l’isola e il mare , detto Atlantico , ebbe il nome , perché quello che allora regnò  per il primo fu chiamato Atlante . Il suo gemello e nato dopo di lui , a cui era toccata l’estrema parte dell’isola verso le colonne d’Ercole , presso quella regione che ora in quel tratto è detta Gadirica , ebbe il nome greco di Eumelo , che nella loro lingua si dice Gadiro : e dal suo nome poté denominarsi quella contrada.3”

A questo punto Platone fornisce delle indicazioni ben precise. Si cita la regione “gadirica” la quale avrebbe preso il nome da uno dei dieci primigenei re di Atlantide. Tale zona è nota nell’antichità fin dai tempi di Erodoto (V secolo a.C.). Narrando i miti del popolo degli Sciti il padre della storia ci racconta che: “Gerione abitava fuori dal Ponto; i Greci dicono che abitasse l’isola Erizia, quella posta di fronte a Gadara, sull’Oceano, fuori dalle colonne d’Eracle4.

Anche in tempi più recenti Strabone (I secolo a.C. – I secolo d.C.) riporta che

anche Dicearco, Eratostene e Polibio, come d’altronde la maggior parte dei Greci, affermano che le Colonne d’Eracle sono prossime allo stretto di Gades.5”

Plinio il Vecchio (I secolo d.C.) nella sua “Storia Naturale” ci presenta un interessante quadro della situazione nota ai tempi dell’erudito latino: “[…] all’estremità della Betica, a 25 miglia dall’imbocco dello stretto, c’è l’isola di Cadice, lunga, come scrive Polibio, 12 miglia e larga 3.  […] Dal lato che guarda alla Spagna, a circa 100 passi, si trova un’altra isola, lunga un miglio e larga un miglio, in cui prima c’era la città di Cadice. E’ chiamata Eritea da Eforo e da Filistide, Afrodisiade da Timeo6 e da Sileno e Giunonide dai nativi. Timeo afferma che l’isola più grande è detta da questi ultimi Cotinusa; ma la nostra gente la chiama Tarteso7, e i Cartaginesi Gadir, che poi è la parola per <<siepe>> in punico. Aveva il nome di Eritea perché i Tirii [gli abitanti della città fenicia di Tiro], cioè gli iniziali fondatori, si diceva fossero originari del Mar Rosso. Certi autori credono che vi abitasse Gerione, quello a cui Ercole avrebbe portato via le mandrie. Ma altri suppongono che l’isola fosse un’altra, al largo della Lusitania, e battezzarono con lo stesso nome una certa isola di quelle parti […].8”

Quello che risulta evidente a questo punto è che i toponimi “Gadara”, “Gades” e “Gadir” sono chiaramente legati fin dal V secolo a.C. alla penisola iberica e alla zona dello stretto che mette in comunicazione il Mediterraneo con l’Oceano Atlantico.9 In questo senso quanto riportato da Platone non può che farci concludere che l’Isola di Atlantide si sviluppasse in prossimità dello stretto di Gibilterra e che le sue coste fossero bagnate dall’Oceano Atlantico. Altre interpretazioni vanno ben al di là delle parole del filosofo greco10.

NOTE:

1 Platone, Timeo (III 24e-25b) in “Platone – Opere Complete” volume sesto, Editori Laterza, Bari 1993. Si noti come nel racconto platonico si faccia riferimento alle isole atlantiche e addirittura al continente americano.

2 Si vedano ad esempio le pubblicazioni del giornalista di “La Repubblica” Sergio Frau che pretenderebbero di dimostrare che l’Atlantide di Platone non fosse altro che la Sardegna.

Un’altra interpretazione del mito di Atlantide “pro domo sua” piuttosto conosciuta è quella che si riferisce all’isola di Santorini (Thera)

3 Cfr. Platone, in op. cit., Crizia (VII 114a-b)

4 Erodoto, “Storie”, libro IV, paragrafo 8, p.195, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 1984

5 Strabone, “Geografia”, III 5, 5, 170, in “Polibio – Storie”, volume quarto, libro XXXIV, paragrafo V, capoverso 4, pagina 305, Newton, Roma 1998. Si tratta di una citazione straboniana di un passo dell’opera di Polibio andata perduta.

6 Da non confondersi con il protagonista del dialogo platonico. Qui parliamo di Timeo di Tauromenio, importante storico greco del  IV-III secolo a.C.

7 Ovvero la mitica “Tartesso” posta nei pressi della foce del fiume Guadalquivir nell’Iberia meridionale

8 Plinio Il Vecchio, “Storia Naturale”, volume primo, libro IV, paragrafi 119-120, Einaudi Editore, Torino 1982.

9 Ad ogni modo il toponimo “Tartesso” è già citato da Ecateo di Mileto (VI-V secolo a.C.). Si veda a questo proposito “Ecateo di Mileto – Testimonianze e frammenti”, La città del Sole, Napoli 1999

10 Ad ulteriore conferma ci si potrebbe richiamare ai bassifondi di fango che renderebbero impraticabile il mare ove un tempo sorgeva l’isola di Atlantide citati da Platone nel Timeo (III 25d) e nel Crizia (III 108e,109a). Una credenza antica e precedente a Platone dato che anche nel “Periplo” di Scilace di Carianda (VI-V secolo a.C.) si cita questo fenomeno presente nei pressi dell’Oceano Atlantico (per la traduzione italiana del “Periplo” si veda “Antichi viaggi per mare. Peripli greci e fenici”, a cura di F. Cordano, Studio Tesi Edizioni, Pordenone 1992 ). In Scilace sono altresì presenti i toponimi Gadeira e Gades, collocati nei pressi delle Colonne d’Ercole e chiaramente connessi alla penisola iberica.