Atlantide: viaggio nelle Azzorre!

di Axel Famiglini

atlantide azzorreFu la luce della mezza luna crescente che si specchiava sull’Oceano a segnalarmi l’imminente arrivo del mio aereo a destinazione.  Già da lungo tempo ormai, guardando dal mio oblò, non si vedeva altro che il buio della notte dato che da circa un paio d’ore ci eravamo lasciati alle spalle il continente, sopra il quale si potevano scorgere, tra una nuvola e l’altra, le luci delle città e delle strade.

L’aereo procedeva veloce nell’oscurità in un viaggio che, oltre che portarmi lontano nello spazio, mi avrebbe idealmente condotto in una delle più remote ere della storia della civiltà umana.

Fu in questa atmosfera lunare, quasi onirica, che atterrai, dopo un volo di diverse ore, decollato da Milano Malpensa verso le ore 20, all’aeroporto della città di Ponta Delgada, a Sao Miguel, l’isola maggiore dell’arcipelago delle Azzorre.

Foto 1-Isola di Sao Miguel: vista da 'Pico do Ferro', nei pressi della località di Furnas
Foto 1-Isola di Sao Miguel: vista da ‘Pico do Ferro’, nei pressi della località di Furnas

Il lungo viaggio da Cesenatico all’aeroporto di Malpensa, e da quest’ultimo alle Azzorre, mi aveva piuttosto affaticato e quella sera il mio unico pensiero fu di recarmi in albergo per riposarmi. Già comunque ero stato attratto dall’ubicazione dell’aeroporto di Ponta Delgada, il quale si trova praticamente a picco sul mare, facendomi presto comprendere come le isole dell’arcipelago delle Azzorre rappresentassero una sorta di ‘compromesso’ fra le forze telluriche del sottosuolo e quelle marittime del potente oceano. Ciononostante ancora non immaginavo le scoperte che avrei effettuato fra l’otto e il quindici agosto del 2008 durante la mia permanenza in questi luoghi permeati da un alone di mistero, posti a 1500 Km dalla costa del Portogallo.

Avevo portato con me tre libri. Il primo era il volume che raccoglieva i ‘mitici’ dialoghi di Platone sull’Atlantide, il “Timeo” ed il “Crizia”. Il secondo libro rappresentava il primo saggio che avevo letto, dopo i dialoghi di Platone, sul tema di Atlantide ormai nel lontano 1994, ovvero “Il mistero di Atlantide” del compianto Charles Berlitz. Infine avevo messo in valigia il libro del padre dell’atlantologia moderna ovvero “Atlantis: the antediluvian world” di Ignatius Donnelly. Devo confessare che questi tre libri si sono un po’ ammaccati durante i trasferimenti aerei, ciononostante non si poteva effettuare un viaggio “ad Atlantide” senza questi “compagni di viaggio” e le loro preziosissime indicazioni.

Foto 2-Isola di Terceira: questa pianura assomiglia probabilmente alla vasta pianura di Atlantide  descritta da Platone.
Foto 2-Isola di Terceira: questa pianura assomiglia probabilmente alla vasta pianura di Atlantide
descritta da Platone.

La prima cosa che colpisce il turista appena giunto alle Azzorre è la straordinaria fertilità del suolo. Il clima è fondamentalmente di tipo atlantico e la variabilità del tempo è una caratteristica peculiare delle isole. Quando il sole splende, le isole sono illuminate da un verde intensissimo, pari al verde pastello delle matite colorate, e sono decorate con una straordinaria vegetazione lussureggiante, definita, senza alcuna esagerazione, subtropicale e caratterizzata da centinaia di specie diverse provenienti da tutto il mondo. Il mare è poi di un azzurro intenso che, a mio avviso, ne fa uno dei mari più belli del mondo..

Avevo Platone con me e lessi quanto il filosofo diceva: ” […] due volte all’anno raccoglievano i frutti della terra, giovandosi d’inverno delle piogge e bagnando d’estate i prodotti della terra con le acque dei canali.1 […]”

La maggior parte delle attuali specie vegetali e pressoché quasi tutte le specie animali oggi presenti sulle isole Azzorre sono state importate dai colonizzatori portoghesi. Ciononostante le caratteriste sia del suolo che del clima hanno permesso che queste si sviluppassero in maniera assolutamente stupefacente. In particolar modo specie vegetali che in Italia sarebbero in grado di raggiungere dimensioni medio-piccole, alle Azzorre assumono dimensioni decisamente importanti, grazie alle sostanze minerali presenti nel terreno che ne permettono una crescita fino a proporzioni gigantesche. Ciò trova conferma ancora in Platone: “[…] E quanto appresta la selva all’opera dei legnaiuoli, tutto l’isola produceva in abbondanza, e così nutriva a sufficienza animali mansueti e selvaggi. 2 […]”

Foto 3-Isola di Sao Miguel: una delle sorgenti geotermiche di Furnas
Foto 3-Isola di Sao Miguel: una delle sorgenti geotermiche di Furnas

Atlantide era ricca di pascoli  e abbondava di fiori e frutti: ” […] quanti profumi la terra ora fornisce di radici o d’erba o di legna o di succhi stillati dai fiori o dai frutti, tutti questi allora produceva e forniva bene. 3 […] ”

Decine e decine di specie floreali ricoprono le isole Azzorre ovunque si vada e addirittura lungo i cigli delle strade abbondano le ortensie e lo zenzero che è, data la sua non sempre gradita presenza, considerata una specie infestante dagli isolani.

Viaggiando nell’interno dell’Isola di Sao Miguel, si arriva nella valle di Furnas, formatasi all’interno di una caldera vulcanica. Qui si possono ammirare delle sorgenti geotermiche di acqua calda che ribollono a causa dell’alta temperatura. Sono presenti sorgenti termali di acque minerali che sono rinomate per le loro virtù terapeutiche. E’ noto che le Azzorre siano isole di origine vulcanica poste al di sopra della dorsale medio atlantica. Non è questo, però, ciò che ci dovrebbe stupire, per quanto lo spettacolo delle “fumarole” di Furnas sia assolutamente unico nel suo genere. Ciò che invece ci lascia senza parole è il fatto che ancora Platone ci rammenta che ” […] Avevano due fonti, l’una fredda e l’altra calda, molto copiose e adatte mirabilmente ad ogni uso per il diletto e la virtù delle acque. 4 […]”

Foto 7-Il vulcano dell'isola di Pico
Foto 7-Il vulcano dell’isola di Pico

All’interno di queste antiche caldere si sono formati dei laghi, fra i quali rammentiamo i famosi laghi delle Sette Città, il lago presente nella stessa valle di Furnas nonché il lago di San Tiago, tutti ubicati sull’isola di Sao Miguel. La configurazione orografica di queste caldere assieme ai suoi laghi interni assomiglia in maniera impressionante alle Alpi e dà l’impressione che un tempo questi antichi vulcani appartenessero ad un sistema montuoso molto più vasto. All’interno di queste caldere si stendono solitamente vaste pianure, modellate da millenni di erosione, dove recentemente l’attività vulcanica ha conosciuto solo piccoli episodi di ripresa, mentre, al di fuori delle caldere, verdi vallate si stendono sui monti circostanti che caratterizzano le isole. Tutto questo non può non rammentare ciò che il nostro filosofo diceva in merito alle caratteristiche geografiche del territorio dell’isola di Atlantide: “Si diceva primamente che tutto il luogo fosse molto alto e scosceso dalla parte del mare, e tutt’intorno una pianura circondasse la città, e questa pianura, cinta in giro da monti discendenti fino al mare, fosse liscia e uniforme e tutta oblunga […] . I monti che lo cingevano si diceva che superassero per numero, grandezza e bellezza tutti quelli ora esistenti, e chiudevano tra loro molti villaggi, ricchi di abitanti, e fiumi e laghi e prati, che fornivano nutrimento sufficiente a tutti gli animali domestici e selvaggi, e selva copiosa e svariata, che porgeva materiale abbondante a tutti i lavori in generale e a ciascuno in particolare.5″

Foto 9-Giza, Egitto: la forma della piramide richiamerebbe alla memoria la forma di un vulcano,  in particolar modo quello dell'isola di Pico nell'arcipelago delle Azzorre
Foto 9-Giza, Egitto: la forma della piramide richiamerebbe alla memoria la forma di un vulcano,
in particolar modo quello dell’isola di Pico nell’arcipelago delle Azzorre

Osservando una di queste pianure sull’isola di Terceira, ebbi come l’intuizione che la pianura dove era collocata la città-capitale di Atlantide fosse stata in realtà il fondo di una caldera, o di un sistema di caldere intersecantesi fra di loro le quali, col tempo, avevano creato l’orografia descritta da Platone. Lo stesso sistema di anelli d’acqua e di terra che caratterizzava la struttura urbanistica della città fondata da Poseidone potrebbe essere stato ricavato all’interno di un lago simile a quelli che si possono vedere all’interno delle caldere sull’isola di Sao Miguel.

Ancora Platone afferma che “[…] d’ogni intorno sotto l’isola, ch’era nel mezzo, e sotto le cinte di fuori e di dentro tagliarono delle pietre, alcune bianche, altre nere, altre rosse 6 […]”

I colori citati da Platone sono tipici delle rocce di origine vulcanica. Personalmente ho raccolto pietre di questi tre colori sull’incantevole spiaggia di porto Pim, ad Horta, sull’isola di Faial7.

Tutto ciò ancora sorprendentemente coincide con quanto Platone ci ha narrato nei suoi dialoghi.

Il fatto probabilmente più eccezionale che ho potuto riscontare è stato l’esame dell’isola-vulcano di Pico. Visionandone la forma, soprattutto ad una certa distanza8, mi venne come una folgorazione. L’isola del Pico assomigliava ad un’ermorme piramide! Rammentai immediatamente quanto scriveva lo storico romano Ammiano Marcellino (IV secolo d.C.) nelle sue “Storie” a proposito delle piramidi d’Egitto : ” […] Questa figura [N.d.A.: della piramide] è così chiamata dai geometri perché si restringe in forma di cono, come il fuoco che noi chiamiamo in greco pur.9″

Di fronte a questa sorprendente affermazione non possiamo non accostare l’idea che la piramide non rappresenti altro che una enorme ‘montagna di fuoco’. Potremmo così ipotizzare che alle origini del significato della piramide, sia nel vecchio che nel nuovo mondo, ci fosse il ricordo dei vulcani dell’isola di Atlantide.

Foto 10-Isola di Sao Miguel: località di 'Sette città' con i suoi due laghi, il lago azzurro ed il lago  verde
Foto 10-Isola di Sao Miguel: località di ‘Sette città’ con i suoi due laghi, il lago azzurro ed il lago
verde

Fu la visione dell’isola di Pico, che si allontanava sempre più dalla mia visuale, che mi fece comprendere che ciò che avevo appena visto attraverso l’oblò dell’aereo, che mi portava verso l’isola di Terceira, era forse l’unico archetipo superstite di un simbolo che aveva fatto il giro del mondo agli albori della civiltà, un simbolo, il cui mistero forse era rappresentato dall’enigma custodito dalla Sfinge di Giza fino ad oggi.

Lasciai l’arcipelago delle Azzorre di notte, con la luna ormai piena che si specchiava sull’oceano e con l’intima certezza di aver finalmente visitato gli ultimi lembi del mitico continente di Atlantide.



1 Platone, Crizia (X 118e) in “Platone – Opere Complete” volume sesto, Editori Laterza, Bari 1993.

2 Cfr. ibid. VII 114e

3 Cfr. ibid. VII 115a

4 Cfr. ibid. IX 117a

5 Cfr. ibid. X 118a-b

6 Cfr. ibid. VIII 116a

7 Posseggo anche un esemplare con interessanti riflessi azzurri.

8 Particolarmente suggestiva è la visione dall’aereo del cono vulcanico dell’isola di Pico spesso avvolto fra le nuvole.

9 Ammiano Marcellino, “Le Storie”, volume primo, libro XXII, 15, 29, TEA Editore, Milano 1994