ACAM
La
civiltà AZTECA
di Franco Corsi
“Aztechi o Mexica, amerindi del Mexico, di stirpe nuhua e di lingua propria (il nuhuatl). Nomadi, provenienti dall’area pueblo e detti collettivamente Chichimechi (<i Barbari>), invasero la valle del Messico a cavallo del I Millennio d.C.”
Geografia
AztecaFurono
decimati dai Conquistadores di H. Cortès (1519-21).
Convinti che l’universo fosse minacciato da forze ostili, gli Aztechi erano assillati dall’esigenza di prorogare l’incombente catastrofe con incessanti atti di purificazione. Di qui il ricorso ai sacrifici umani, tributati al Dio Huitzilopochtlì (<il Dio del Sole>), e un’etica di astinenza che facevano della società azteca un mondo cupo ed austero, riconoscibile nella rigida stratificazione delle gerarchie sociali:
1) Nobili (sacerdoti e militari);
2) Artigiani;
3)
Mercanti;
4) Coltivatori;
5)
Servi;
6)
Schiavi.
Il Governo, ordinato quasi per caste, prevedeva una sorta di diarchia tra funzioni civili e religiose. L’Economia, strutturata per corporazioni, era a basa agricola; fiorenti il Commercio e l’artigianato.
Dalla
grandiosa Architettura
azteca sono rimaste soltanto le rovine di Tenochtitlàn (l’attuale Città
del Messico), la Piramide detta di S. Cecilia, alla periferia della città
e, a Calixtlahuaca, il tempio dedicato a Eecatl, Dio del vento. Anche la Scultura
rivela una predilezione per le forme monumentali: enormi teste di serpente, la
grande pietra del Sole (o Calendario Azteco), massicce statue di divinità.
Raffinatissimi
i lavori di oreficeria (andati perduti dopo la conquista spagnola), e gli
intagli in cristallo di rocca, ambra, turchese. Splendidi i manti piumati da
cerimonia.
Tenochtitlàn,
contava a quel tempo più di 100.000 abitanti; fondata due secoli prima dai
Tenocha, una tribù Nahua, si era grandemente sviluppata fino a divenire la più
ricca città d’America, con grandi Templi, i più importanti dei quali, con la
Reggia di Montezuma, si affacciavano sulla piazza centrale che, come quella
dell’odierna Città del Messico, misurava 180 m x 155 m. dalla terra ferma vi
si giungeva percorrendo tre strade rialzate che fungevano sia da vie di
comunicazione, sia da dighe frequentemente introdotte da ponti lavatoi,
mentre un acquedotto assicurava il rifornimento idrico.
Divisa
in quattro quartieri Tenochtitlàn, era una città – giardino: ogni casa sia
di povera gente ( e quindi fatta di canne impastate di argilla e con il tetto di
paglia), sia di ricchi (a uno o due piani in pietra), era circondata da un
giardino. La Reggia era immensa, grande come la piazza principale, con palazzine
per i Re alleati, per i numerosissimi ospiti della Corte, per il tribunale, per
i magazzini del deposito dei tributi, per gli uffici dei nobili. Il Secondo
Piano del Palazzo era occupato dagli appartamenti delle 150 concubine del
Sovrano, dei numerosi figli, della servitù e della guardia del corpo: una vera
città nella città.
Ma
il mattino del 8 Novembre 1519, la vita dell’intera città si fermò: era
tornato Quetzalcoatl, il Dio
(Uccello – Serpente).
I Conquistadores spagnoli, dopo i primi giorni di euforia e di conoscenza degli splendori della capitale Azteca, dovevano assistere anche alle cruente Cerimonie Religiose, che culminavano con i sacrifici umani dei prigionieri immolati in onere del presunto ritorno del Dio.
Quella dei sacrifici umani era una vera ossessione per gli Aztechi. La loro religione basata sul culto del Sole, tendeva a conciliare le forze della natura per dominare le azioni maligne, sia nella vita agricola di tutti i giorni sia in guerra.
La
Concezione Cosmogonica del mondo
azteco, era abbastanza complessa ma riducibile in cinque età, ciascuna dominata
da quattro fattori determinati:
Con
l’Età dei Quattro Giaguari,
la terra nacque e venne subito popolata da Giganti, i quali in seguito
furono divorati dai giaguari stessi; la divinità di questo periodo della
creazione è Tezcatlipoca, una Dea protettrice del puerpere; l’Età
dei Quattro Venti vide gli uomini mutati in scimmie e la terra
sconvolta da uragani sotto il Dio Quetzalcoatl. La terza Età
detta delle Piogge,
dominata dal Dio Tlaloc, fu contraddistinta da piogge di fuoco, mentre la
successiva Età
delle Acque ebbe enormi inondazioni che trasformarono gli
uomini in pesci sotto il segno della Dea Chalchihuitlicue.
L’ultima
Età, quella
dei Terremoti era ancora in corso al tempo della conquista
spagnola e prevedeva la fine della terra causata da grandi sismi, con il dominio
del Dio Tonatiuh, l’”Aquila” che vola in alto”.
Oltre a queste divinità principali, ciascuna persona cosa od oggetto, aveva il suo Dio che veniva invocato in ogni circostanza. Secondo gli Aztechi però anche gli Dei dovevano cibarsi dell’essenza stessa della vita, cioè del sangue offerto dal patrono Huitzilopochtli, personificazione del Sole e Dio della Guerra, il quale giornalmente combatteva per il popolo azteco allo scopo di garantire la continuità della vita.
Gli spagnoli di Cortès annullarono una civiltà, distruggendo anche le sue prestigiose vestigia. L’unico aspetto positivo fu la fine dei feroci sacrifici umani; ma non dimentichiamo che lo sterminio dell’intera popolazione azteca fu anch’esso un’orrenda carneficina.
Il
Dio Quetzalcoatl, dopo una sconfitta, sarebbe sparito chissà dove, in
pieno Atlantico, promettendo di ritornare. Ma dobbiamo aggiungere che questa è
una delle tante leggende, ma non la più diffusa né la più radicata tra le
antiche popolazioni messicane.
Altre
infatti vedono la cosa in modo ben diverso, pur ammettendo che le antiche
popolazioni americane abbiano scambiato i Conquistadores bianchi per inviati o
discendenti delle divinità.
Il primo grande regno che sorge dopo questa epoca è quello di Tolteci, esistito dal 856 al 1174 e annoverante tra i suoi sovrani il famoso Quetzalcoatl: un barbuto Re bianco secondo la tradizione.
Non dimentichiamo che è Tolteco l’imponente Tempio dedicato al Dio della stella del mattino (Venere) e portato alla luce nella capitale di questo popolo, Tula o Tollan. La città venne distrutta nel 1168, quando la seconda ondata di barbari scese ad imporsi dal nord e a dare origine al dominio dei Cicimechi, che a loro volta dovranno cedere il passo agli Aztechi.
Venere e uomini bianchi…. Quante volte incontriamo questi elementi nelle civiltà precolombiane? E quante volte il primo e i secondi stanno al centro della misteriosa scomparsa di una terra nel mare? Scomparsa “dove sorge il sole e dove ora non c’è che acqua”
Venere potrebbe essere stata vista come la sede degli esseri divini, mentre la terra inghiottita dall’acqua dovrebbero essere stata la favolosa Atlantide.
C’è
appunto chi vuole che la chiave della leggenda vada ricercata nella leggenda di Quetzalcoatl,
il quinto re dei Toltechi, che avrebbe regnato dal 977. Il re bianco era il
figlio del Dio del cielo Mixcoatl (serpente delle nubi) e della Dea della
Terra Chipalman (scudo giacente), egli venne da oriente, insegnò agli
uomini tutte le scienze, predicò la pace, ma l’Età dell’Oro durò ben
poco: un demone s’impossessò del saggio re, lo trascinò a ogni sorta di
bassezze, ed egli, vergognoso, abbandonò Tula, andò sulla riva del mare e si
diede fuoco. Il suo cuore divenne la stella del mattino, appunto Venere.
Oppure c’è chi interpreta la leggenda in un quadro COSMICO:
……………dal cielo scesero su Atlantide esseri progreditissimi, tanto da apparire simili a dei primitivi abitanti del nostro globo. Essi vennero a bordo di una fastosa Astronave (serpente delle nubi) e si unirono ai terrestri, conducendoli ad un altissimo livello di civiltà. Da Atlantide, poi, la nuova stirpe si spinse in America, che vissero felici fino a quando durò l’influsso di Atlantide, cedendo poi nella barbarie (il demone).
Solo con i Sacrifici (suicidio di Quetzalcoatl), solo levando il cuore al cielo (Venere), da dove giunsero i generosi astronauti; essi potranno sperare di migliorarsi…….
Bianchi e barbuti sono gli indi, bianco e barbuto è il Dio Inca Kon Tiki Illac Viracocha, che divenne presso i Maya Kukulkan, presso i Tolteci e gli Aztechi Quetzalcoartl, presso i Chibcha Bechica.
Figli delle stelle, uomini discesi dal cielo o giunti dal mare: non sono forse queste le fantastiche immagini evocate dai nomi del magico suono? E non ci fanno sognare una stupenda avventura alla Indiana Jones, di astronauti approdati da mondi lontani su Atlantide e di qui spinti verso le coste dell’America centrale e in tutto il mondo? Leggende, pure leggende si direbbe. Ma c’è chi asserisce che tutte le leggende hanno uno sfondo reale, sia pure distorto e sfumato.
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