ACAM - Associazione Culturale Archeologia e Misteri -
Il Triangolo delle Bermuda II

LA LEGGENDA VIENE A GALLA

Malgrado, come evidenziato, tutta una serie di eventi apparentemente inspiegabili occorsi sin dai secoli passati, è solo nella metà degli anni '60 che la leggenda del "triangolo della morte" prende forma. E' l'americano Vincent Gaddis che ne riferisce per primo nel 1965 in un capitolo del suo libro Invisible Horizons (edito in Italia da Armenia dieci anni dopo col titolo Il triangolo maledetto e altri misteri del mare). Il massimo della notorietà fu però raggiunto qualche tempo dopo col best-seller The Bermuda Triangle (tradotto dalla Sperling & Kupfer nel 1976). Secondo l'autore, Charles Berlitz, nella zona si trova una potente sorgente di energia che cattura navi e aerei o comunque disturba gli strumenti di bordo. Un gigantesco cristallo solare che un tempo forniva energia al mitico continente scomparso di Atlantide giacerebbe proprio là sotto.

Nel giro di qualche mese molti altri libri videro la luce. Alterazioni temporali, campi gravitazionali invertiti, buchi neri, persino la stregoneria venne suggerita come possibile causa delle scomparse. Qualcuno parlò anche di apparecchiature poste sotto l'oceano per guidare invasori di un altro pianeta. E non sono mancati gli alieni che raccoglierebbero umani, le loro imbarcazioni e i loro aerei, per studiarli in altre galassie, o per condurli in salvo da un imminente olocausto.

Di tutt'altro tenore il rapporto ufficiale con cui la Coast Guard ha archiviato i casi. Si afferma che la percentuale di incidenti occorsi nella zona è semplicemente proporzionata all'intenso traffico marittimo ed aereo che incrocia sulla zona stessa. Quanto al fatto che non si sia mai ritrovato neppure un rottame delle navi e degli apparecchi scomparsi, il rapporto della Coast Guard osserva che il tratto di mare è attraversato da forti correnti che possono trascinare qualsiasi relitto anche molto lontano: e lontano vuol dire nel grande oceano, profondo migliaia di metri. Sulle navi fantasma, il rapporto non si pronuncia: forse sono soltanto leggende?

LA SPEDIZIONE ITALIANA

Tanto si è detto su questa zona di mare che numerose missioni scientifiche si sono susseguite in questi ultimi anni nel tentativo di dare un'interpretazione al mistero. Nel febbraio 1977 parte anche dall'Italia una spedizione capitanata dal navigatore solitario Ambrogio Fogar.

I partecipanti, in tutto diciotto persone, erano divisi in quattro gruppi di lavoro: uno documentaristico, uno parapsicologico con il discusso "sensitivo" israeliano Uri Geller (sì, quello dei cucchiaini piegati, oggi immortalato anche nel film Mindbender del regista Ken Russell), uno subacqueo-archeologico con il siracusano Enzo Majorca (campione di immersione in apnea), uno scientifico con il professor Edmomdo Carabelli, docente di geologia al politecnico di Milano. La spedizione, a cui tra l'altro non è successo nulla di strano, è rientrata con settemila metri di pellicola girata in zona, mentre Fogar, su questa nuova avventura, ha scritto un libro intitolato emblematicamente L'ultima leggenda (Rizzoli, 1977).

Risultato? Nessuna risposta definitiva. Le versioni dei quattro esploratori, infatti, sono in parte discordanti. Se da un lato Majorca - dopo aver visto da vicino il "muro" di Bimini -è propenso a credere a una antica presenza di esseri umani in quella zona, Fogar tende a smitizzare le cose e a ricondurre tutto nell'ambito della leggenda; se il professor Carabelli si riserva di esprimere un parere scientifico, Uri Geller crede fermamente alla presenza di qualcosa di soprannaturale. Il sensitivo avrebbe dichiarato che ha sentito le sue facoltà acuirsi improvvisamente nella zona del Triangolo, ma prove concrete non ne ha potute fornire nemmeno lui.

Gli incidenti ci sono stati, questo è indubbio, ma bisogna pensare che il triangolo di mare preso in considerazione è una zona ampia quasi come tutta l'Europa centro-occidentale. Fogar all'epoca dichiarò alla stampa: "A Bimini e nelle isole Bahamas in generale, come nelle Bermuda, mi sono trovato di fronte a tutta un'industria preparata per i turisti e che prospera sulla credulità della gente. Per non parlare poi degli 'esperti' che abbiamo incontrato: prima ci hanno chiesto quanti soldi eravamo disposti a pagare, poi ci hanno detto che erano pronti a darci la versione che ci faceva più comodo."

E poi, vi siete mai chiesti perché tutti i testi, anche più recenti, riferiti al Triangolo delle Bermuda si fermano ai primi anni '70 nell'elencare le sciagure riscontrate? Dopo non è avvenuto più nulla? In effetti, in questa zona si verificano meno disastri di quanto ha fatto credere il famoso libro di Charles Berlitz. Nel 1975, nel Triangolo sono scomparse quattro navi su un totale di 21 naufragi inspiegati al largo delle altre coste statunitensi. Nel 1976, i naufragi sono stati sei contro 28.

I sovietici sostenevano, già nel 1978, che oltre ai cicloni, i naufragi nel Triangolo potevano addebitarsi a venti molto forti creatisi a grandi altezze e in grado di generare nebbie fittissime a livello del mare, o a gas usciti da fessure sottomarine assai profonde o a infrasuoni oceanici assai frequenti in zone, come quella del Triangolo, soggette a forti perturbamenti climatici e tali da provocare panico tra gli equipaggi e l'abbandono precipitoso delle navi.

Nel 1982, Richard Mc Iver, consulente scientifico di una industria petrolifera americana, aveva avanzato l'ipotesi della fuoriuscita di gas dalle rocce sottomarine, in seguito a terremoti, maremoti o cambiamenti di pressione e temperatura, per spiegare la scomparsa di aerei e navi. L'enorme massa di gas dotata di una grande energia avrebbe potuto investire e capovolgere le navi e talvolta raggiungere anche gli aerei, destabilizzandoli e facendoli precipitare.

TORNA ALLA SCIENZA
TORNA AL SOMMARIO PRINCIPALE