Contatto di Ade Capone

Recensione di Enrico Galimberti

Ade Capone

CONTATTO

ed. Piemme
pagine 234

“Incontri ravvicinati con altri mondi”

 

Ho sempre considerato un difetto il non riuscire a scindere la natura di una persona dalla sua professionalità.

Ho poi capito che esistono due forme di professionalità: quella spietata e cinica, e quella consapevole e umile.

In Acam, lo sapete, hanno sempre trovato spazio le persone del secondo tipo. Abbiamo incontrato figure grandiose come Robert Bauval e dalla semplice umiltà, quasi spiazzante.

Un giorno ho avuto la fortuna, durante le mie collaborazioni al programma Mistero, di incontrare Ade Capone, autore del programma televisivo e del libro “Contatto: incontri ravvicinati con altri mondi” edito da Piemme. Nei due giorni passati con lui in giro per la Toscana abbiamo avuto modo di confrontarci su molti argomenti e ho così deciso di fornire una breve recensione del suo lavoro, che consiglio a tutti come regalo di Natale.

Il libro si divide in tre parti.

Nella prima i capitoli sono persone. Raccontano le loro esperienze con Esseri di altri mondi e di come gli incontri abbiano cambiato la loro vita.

La fortuna di lavorare a una trasmissione popolare ha permesso all’autore di ascoltare a lungo la voce di uomini e donne che più o meno timidamente si sono raccontati.

Si pensa spesso che chi si espone lo faccia per il proprio tornaconto, magari per finire in tv o sui giornali, e forse qualcuno approfitta davvero dei media. Ma le persone le cui esperienze sono autentiche, come i sensitivi o gli addotti (rapiti), evitano spesso la ribalta.

E’ il caso delle persone di cui parla Ade Capone. La loro vita viene stravolta e spesso rovinata. Cambia il concetto di normalità, sempre che, come scrive Freud, esista una normalità. C’è chi ha visto andare in pezzi la famiglia per colpa di quel che suo malgrado gli è accaduto e che doveva essere raccontato e condiviso; c’è chi ha perso il lavoro e gli amici. Si finisce per essere considerati pazzi.

Gli elementi delle abductions sono però sempre e stranamente gli stessi: luci nel cielo, suoni, rumori, presenze e quel vuoto temporale che non ci si riesce a spiegare.

Il libro racconta alcune di queste esperienze, tutte con un nome, tutte umane, molto umane.

Ogni storia ha la sua personalità, a volte gli Esseri hanno la forma più conosciuta del Grigio, a volte altre e a volte nemmeno si vedono ma si percepisce di non essere soli.

Alcuni addotti hanno acquisito capacità del tutto nuove: chi scrive da destra a sinistra o specularmente (come Leonardo da Vinci…), chi scopre dentro di sé un’energia curativa, chi ha premonizioni. I contatti possono essere fisici oppure mentali, e spesso la comunicazioni è telepatica.

Le spiegazioni che ognuno dei protagonisti del libro tenta di darsi sono diverse, così come ognuno di noi interpreta a modo suo la propria vita quotidiana.

Le persone comuni che parlano nel libro sono però in buona compagnia.

Ci sono avvistamenti di massa, e le esperienze elettromagnetiche dell’intero paese di Caronia..

Anche personaggi storici di grande importanza sembrano aver percepito qualcosa. E’ il caso di Nikola Tesla, che durante i suoi esperimenti con le antenne avrebbe captato “strani” segnali provenienti dal Cosmo.

Ma come si inquadrano tutti questi racconti in un contesto più lato?

Se gli UFO e gli “alieni” (vocabolo che non amo e che uso raramente) sono argomento che fa sorridere gli scettici, non si sa come i nostri antenati, persone senza la moderna tecnologia, abbiano vissuto le loro esperienze e se abbiano o no sorriso. Sì, perché di oggetti volanti e strani Esseri di luce o in carne ed ossa se ne parla fin dall’alba dei tempi.

La seconda parte del libro “Contatto”, fa allora un resoconto degli “Ufo nella storia”.

Segue poi la terza parte, in cui trovano spazio le opinioni dei nostri colleghi considerati “ricercatori eretici”. Tra di loro, Pablo Ayo e l’amica Lavinia Pallotta della rivista X-Times.

Ringrazio Ade Capone anche per aver ricordato, infine, il compianto amico Carlo. Adesso lui ha molte più risposte di noi e mi unisco all’affetto nel ricordarlo, con il rimpianto di esserci visti troppo poco.

Come Ade mi scrisse un giorno: “speriamo di rivederci sulle strade del Mistero”.

 Enrico Galimberti