Cosa “non succede” in Siria e in Iran

di Luciano Sampietro

Il mondo è scosso di questi tempi dagli attentati terroristici: due a Istanbul, decine in Israele, quotidiani in Iraq e poi altri disseminati equamente tra Occidente ed Oriente, tra Cristiani e Islamici.

Siria ed Iran appaiono però essere immuni da questo grave morbo. Non molto tempo fa l’Iran era funestato dagli attentati che venivano portati dai Mujaheddin-e Khalq, che avevano trovato asilo sul territorio del confinante Iraq, dal quale muovevano per andare a colpire obiettivi civili e militari. Ancor prima del crollo del regime irakeno, gli Stati Uniti avevano tagliato ogni aiuto economico al movimento, che anzi era stato bandito in quanto ritenuto (giustamente) dedito ad atti terroristici.

Da quel momento in Iran, salvo qualche sporadica protesta di studenti, violentemente repressa dai servizi di sicurezza iraniani, le bombe non esplodono più e così può dirsi della Siria, dove il regime appare solido e il giovane presidente Bashar abile a muoversi nello scacchiere politico. Non è un mistero che in Siria trovino ospitalità i terroristi di Hamas, tant’è che non più tardi della settimana scorsa in Australia sono stati sequestrati beni e fondi destinati ad Hamas per il tramite di comitati di aiuti ai Palestinesi sparsi in varie parti del mondo e coordinati, tra gli altri, da Musa Abu Marzouk, deputato e capo dell’ufficio politico di Hamas in Siria. Dal canto suo, l’Iran ha sempre dato asilo ai terroristi nel nome dell’odio verso gli Stati Uniti che viene predicato il venerdì di tutte le settimane dai vari celebranti del regime nelle moschee. Questi paesi, dunque, godono dell’immunità terroristica e non occorre essere particolarmente acuti per comprendere perché ciò avvenga. Il disegno che il terrorismo islamico sta tracciando è molto preciso ed è altrettanto ben definibile il suo scopo: seminare panico in Occidente e far crescere la contestazione della popolazione contro i governi che hanno il coraggio di combattere i terroristi e i loro fiancheggiatori; seminare panico in determinati paesi di confessione islamica per far sì che i loro popoli si ribellino ai governi filo occidentali e li rovescino. Riuscirà questo piano a trionfare? Purtroppo, parrebbe proprio di sì:

Quartina V, 27

  • Con fuoco, armi vicino al Nero Mare,
  • da Persia verrà a occupar Trebisonda,
  • Paro, Mitilene, Malta tremare,
  • di sangue arabo greve d’Adria l’onda.

La quartina ci porta a quello che potrebbe essere uno scenario futuro molto prossimo, non solo perché gli eventi che stanno oggi accadendo sembrano condurre a quella profezia, ma anche perché altre quartine descrivono accadimenti simili e cronologicamente collocabili, per la posizione degli astri ivi descritta, nella seconda metà del 2006. Dunque, la Turchia dovrebbe essere invasa in corrispondenza del suo confine con l’Iran e l’invasione, come un’onda gigantesca, andrebbe a lambire le isole del Mediterraneo, ma il soggetto che la dovrebbe ordinare è, nella quartina, inespresso, anche se posso immaginare che sarà un presidente arabo, quello che nella quartina V, 25 il Veggente chiama Leone, la cui traduzione in lingua araba è … Assad!