ACAM Associazione Culturale Archeologia e Misteri ~ EDITORIALE


Un individuo va in tv. Offende ciò che resta di un'Italia fatta di valori. Si scaglia contro i simboli sacri della nostra storia millenaria. Attacca l'unico rappresentante universale della Pace e della Fratellanza. Ottiene l'abolizione del crocifisso da una scuola. E tutti gli sono contro, tranne la legge.
a cura del direttore di ACAM, Enrico Galimberti.

Provocazioni e Incubi

Sono affranto, sconsolato.

Non capisco più nulla. Qualcuno mi aiuti a venirne fuori.

Un improbabile individuo, tempo fa, ottenne (grazie alle sue premesse dissacranti e quindi da grande share televisivo!) spazio su tutti i mezzi di informazione. Fu subito rissa su reti televisive locali e massimo rilievo gli fu dato, tanto da essere promosso in prima serata su TV nazionali.

Cosa disse di tanto importante per Noi da monopolizzare fino ad oggi la Nostra tv?

Che il Crocifisso è un simbolo di morte! Che raffigura un "cadaverino" appeso ai muri che incute terrore ai bambini di tutto il mondo. Che il Papa andrebbe fatto tacere. Che i Cristiani hanno sbagliato tutto.

Ora, siamo stati abituati a personaggi simili e, grazie ad una libertà che molti in piazza si ostinano ancora a negare, di provocazioni ne riceviamo ogni giorno. Ma le implicazioni di alcune provocazioni vanno prese in considerazione, vanno afferrate per la collottola e ammansite!

Andiamo con ordine.

Ora. Che cosa significa realmente abolire dalle scuole un simbolo religioso come tanti ve ne sono al mondo?

La Repubblica Italiana è laica, ovvero non professa ufficialmente alcuna religione. Tuttavia, la Costituzione si basa chiaramente su una morale cattolica, fatta di rispetto per le minoranze, per le diversità culturali, per il rispetto dell'Uomo... Ecco perché fu introdotto il crocifisso nelle scuole e fu mantenuto fino ad oggi. La religione cristiana non è la sola a promuovere i valori sopra citati, certo, ma fino a pochi anni fa era pur sempre la prima religione in Italia.

Il Crocifisso, quindi, non è propaganda, anche perché nelle scuole gli alunni che frequentano le ore di religione sono ormai la minoranza. E' un simbolo di identità culturale prima che religiosa e nessun religioso di diversa fede aveva mai osato parlare con disprezzo di un simbolo da lui non condiviso.

In Italia sono sorte Moschee liberamente e ovunque. Ognuno ha diritto di praticare il proprio culto e l'Italia di diritti ne ha estesi ogni anno sempre a più realtà.

Che cosa vuole Adel Smith? Che il crocifisso venga tolto o, al più, vengano aggiunti i simboli delle altre religioni. Ma fra le altre religioni non esiste solo l'Islam, il che vorrebbe significare che in ogni aula si creasse una specie di sancta sanctorum in cui raffigurare tutte le divinità del mondo, fra cui le decine di dèi delle religioni politeiste. Nessuno ha mai chiesto tanto.

In Egitto nelle aule c'é il Crocifisso e nessuno ha mai detto nulla. Nei regimi c'è la faccia dei Dittatori e GUAI! permettersi di dire qualcosa!

Insomma, che male fa un crocifisso nelle scuole?

E invece, che male fa Adel Smith?

Persone come lui sono pericolosissime e come gli untori di un tempo potrebbero lentamente diffondere l'epidemia già cominciata del reciproco sospetto, dell'egoistico desiderio di sopraffare e imporre le proprie idee, portando in breve tempo la società alla disgregazione, causando motivi per ribellarsi a tutto sempre e via dicendo, fino al tracollo sociale!

Queste sono le cose da portare in piazza. La Pace che dobbiamo ricercare non è quella grande, mondiale, ma quella locale, piccola: pace familiare, pace religiosa... La pace si costruisce mattone su mattone, mano nella mano.

L'esperienza delle guerre religiose di oggi, che nessuno considera da esempio ma che potrebbero estendersi anche a noi in men che non si dica, non basta! 

Stiamo tutti immobili sulla nostra poltrona a guardare la tv e a pensare "non ci riguarda". Ma se un giorno ci piombasse tra capo e collo? Per cosa varrebbe la pena vivere?

Me lo chiedo continuamente...

Enrico Galimberti

Voi come la pensate? Scrivetemi a narmer@iol.it. 

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