Cromlech e Megalitismo: Etimologia dei termini

(c) Zoltàn Ludwig Kruse per Acam.it: Esperto in Etimologia, Semiotica, Semantica

Cromlech

I “Cerchi di pietra” megalitici, di cui ho riferito nella mia relazione “Realizzazione verbale del concetto di Cerchio”, vengono denominati sovente con il termine Cromlech. L’enciclopedia libera Wikipedia spiega il termine nella maniera seguente:
«Cromlech è il nome dato ai monumenti megalitici particolari, costituiti di pietre di grandezza variabile, conficcate nel terreno a forma circolare. Il Cromlech è un insieme di dolmen. Un esempio diffuso di Cromlech è quello di Stonehenge, nelle vicinanze di Londra.» Poi, più avanti: «Cromlech è una parola gallese che indica strutture megalitiche preistoriche, in cui crom significa “curvata” e llech significa “pietra piatta”. Il termine è oggi divenuto obsoleto, ma rimane in uso come termine colloquiale per designare due diversi tipi di monumenti megalitici.»
Mentre in bretone la voce Cromlech viene utilizzata per designare in modo generico i “megaliti realizzati in forma circolare o semicircolare”.
Secondo questa spiegazione la lettura in chiave gallese-celtica di Cromlech risulta, quindi, Crom llech  che significa “Pietra piatta Curva”. Adottando parallelamente, invece, la rivelatrice chiave di lettura magyar/ungherese Cromlech si legge Kör-emlék (lett. “cerchio/circolo/circolare – ricordo/ memoria/monumento”), voce composta, questa, che esprime il corrispondente significato “ricordo/ memoria/monumento circolare/di cerchio”. La possibile inversione della sequenza emlék-kör esprime, invece, il significato di “cerchio/circolo di memoria”. L’espressione Köremlék può essere completata ancora in senso determinativo con il significato di “pietra” anteponendo la corrispondente parola-seme kő, da cui risulta la formulazione: Kő-Kör-emlék “circolare memoria/monumento di pietra” (lett. “pietra-cerchio/circolare-memoria/monumento”). Questa tripla combinazione riflette fedelmente ciò che i “Cerchi di Pietra” rappresentano. Un particolare di notevole importanza, in tale espressione, è che la terza voce emlék “memoria” (che peraltro coincide con la componente omlech del termine Cromlech) riveli una assonanza con la voce emlők che significa “mammelle”. Emlők è plurale di emlő e sinonimo di kebel (cfr. la dea frigia Kibele, figura simile alla dea della fertilità e abbondanza dalle “molte mammelle” chiamata Artemis/Artemide, la Signora del tempio di Ephesos/Efeso). Dalla voce emlő, che nella sua forma permutata elme esprime “spirito, intelligenza”, è derivato lo sviluppo emlős (lett. “mammillato”) significante “mammifero”. Ovviamente, questa assocciazione di idee riflessa attraverso l’assonanza emlék-emlők, niente affatto casuale ma di un senso profondo, risveglia in noi una forte risonanza, allargando e intensificando ancora il già complesso significato “Circolare memoria di cerchio”. Per comprendere meglio la portata della coppia di significati “memoria” – “mammelle” conviene ricordarsi delle Veneri paleolitiche dalle grosse “mammelle” e natiche, come per esempio quelle di Hohle Fels (Germania), Lespugue, Brassempouy, Laussel (Francia), Willendorf (Austria), Mal’ta (Russia) o Frasassi (Italia). I benedetti capezzoli delle due rotonde colline mammarie secernono il dolce latte materno, il liquido più nutriente che esiste. Le “mammelle” sono “memoria” in quanto il bianco latte da esse secreto trasmette l’eredità dell’informazione genetica generazionale. Difatti, l’essere stati allattati, nutriti dalle materne “mammelle” è uno dei primi ed essenziali “ricordi” che tutti noi esseri umani abbiamo accumulato. Le circolari “mammelle” materne e il cerchio-Sole, che irradia il pianeta Terra con i suoi vivificanti raggi di luce e calore, per l’essere umano sono fonti di nutrimento essenziali, indispensabili.

Nella voce emlő risaltano le parole-seme arcaiche AMA (L. s. no. 237) “mamma, madre”, EME (L. s. no. 32) “lingua” (madre) e LA (L. s. no. 52) “pienezza, abbondanza” del lessico kingir/šumero. AMA ricorre in forme lievemente variate in tantissime lingue dell’umanità, così ad esempio in amag. eme “femmina”, mag. anya, anyú, mama “madre, mamma”, emse “scrofa” (dalle molte mammelle, variabile fra 10 e 16) , nő/né “donna”, néni “donna, zia”, alb. nënë “mamma”, finn. emä “femmina, madre, utero”, tur. anne/ana, acc. ummu, que. mama, rum. mamă, arab. umm, hebr. êm, viet. mẹ, chin. mŭ/māma tutte “mamma, madre”, giapp. ona, mong. eme “donna”, ciuv. ama “madre, femmina”, giapp. ama “donna del mare” ecc. Sinonimo di mag. emlő “mammella” è la forma permutata mell “petto, seno”, plurale mellek “petti, seni”, assonante a meleg “caldo” (cfr. ted. Milch, ingl. milk, russ. molokó, arab. mlj, finn. maito ecc. “latte”). L’assonanza emlék – emlők “ricordo/ memoria” – “mammelle”, risonante nel termine Kör-emlék, ci offre una suggestiva connessione analogica che mette in evidenza l’aspetto materno, nutritivo del “cerchio”: A kő-köremlék meleg köremlők emléke “Il monumento circolare di pietre è memoria/ricordo di caldi circolari mammelle” (v. le tracce dei “due” cerchi interni originali del sito megalitico di Avebury). La seconda componente lő del lemma mag. em-lő ci rivela aspetti connessi alla realtà basilare della forza di gravità. Ecco alcuni elementi del complesso  di parole-seme fonosemanticamente affini: lő “zampilla, scaturisce, spara”, lé “liquido, linfa, fluido, succo” (di cui lo sviluppo lét “esistenza”) con la sua forma riflessa él (lé | él) significante “vive; vertice; filo” (di cui lo sviluppo élet “vita”, f. retrograda tele “pieno/a”, f. permutata étel “cibo, alimento”), le “ingiù” (cfr. LA, acc. lalû, L., D. s. no. 55, “pienezza, abbondanza, fascino”), el “via, elimina”, ellik “figlia(re)”, aspetti che contraddistinguono in modo chiaro le “mammelle” della “vivente creatura” élő-lény, che campa lenn/lent “sotto, in basso”, sulla superficie del suolo terrestre. Dalla combinazione di em/öm e le/lő risultano coerentemente le voci ömlő “sfociante, riversante”, ömlik “effonde(re), sfocia(re), si (ri)versa, scorre”, ömlés “effusione, efflusso, sfocio”. Cosicché le voci assonanti emlék-emlők, contenenti le due parole-seme arcaiche eme e le, si rivelano di straordinaria importanza inquanto evocatrici della fondamentale informazione di “maternità”, di “gravità” e, naturalmente, anche di “gravidanza” che sfocia poi in “parto”.

Il “liquido” che “zampilla” dalle “mammelle” materne è il bianco latte. Sin dagli albori della sua esistenza l’essere umano, guardando il luccicante cielo notturno, ha assocciato la bianca, lattiginosa luce galattica al biancore del latte materno. La stessa formulazione del termine Galassia (da gr. gala “latte”, Galaxìas “di latte, lattea”) lo conferma. La “Via lattea” di cui fa parte il sistema solare è la Galassia per antonomasia.
Come accennato prima, il bianco latte che i capezzoli delle “mammelle” materne secernono è fonte di nutrimento primaria dell’essere umano. L’altra sua fonte primaria di nutrimento è l’indispensabile bianca luce del Sole che irradia e vivifica la Terra. Le circolari “mammelle” evocano la Magna Mater, generatrice-dispensatrice-reggitrice di vita, nella sua funzione di nutrice. Nelle sculture neolitiche, come anche sui vasi antropomorfi decorati da “mammelle” o capezzoli (metafora della Dea come vaso di nutrimento), le “mammelle” sono spesso combinate al motivo del corso d’acqua simboleggiando il bianco “liquido” (lé) latte che ne “zampilla” (lő). La vasta diffusione spazio-temporale del concetto di “mammelle” come fonte divina del liquido latte dispensatrice di vita è documentato da una moltitudine di idoli, pendenti, statuette o vasi e brocche “mammillati” antropomorfi provenienti dal neolitico europeo (ad es. dalle culture Lengyel, Bükk, Vinča, Coțofeni ecc.). Sulle lastre delle tombe a galleria bretoni tra la fine del VI e la metà del III millennio a. C. le “mammelle” compaiono combinate alla circolare collana che simboleggia il susseguirsi delle generazioni e con ciò “ricordo” e  “memoria” (ted. Andenken, Erinnerung). Benedette mammelle femminili, materne! Quanta bontà e bellezza! Quanta giòia e felicità ci regalano! Quanto è bello popparle, toccarle e sentire la loro vellutata e calda rotondità!

Ritornando ora al termine complessivo Cromlech di vaste risonanze semantiche con cui i “Cerchi di Pietra” vengono chiamati e prendendo in considerazione la rivelattrice lettura magyar/ungherese Köremlék, che ottiene conferma dalla realtà stessa, possiamo constatare che esso evochi e riveli niente di meno che la stretta connessione esistente tra la “circolare/carmica memoria” fissata nei megaliti e le “mammelle” materne garanti della “memoria” informatica ereditaria.

Megalitismo

Il termine megalitismo è derivato da megalito. Ecco la spegazione che Wikipedia offre a proposito:
«Il termine megalito proviene dall’unione di due parole del greco antico: μέγας, traslitterato megas, cioè “grande” e λίθος, lithos, che significa “pietra”».
Spiegazione molto comoda, univoca e pratica, questa.

Orbene, megas è senza dubbio anche un lemma greco; lo conferma la sua stessa presenza nel lessico greco. Tuttavia il lessico greco non contiene la nuda parola-seme mag/mah, fonte di origine e premessa indispensabile da cui la voce megas è ovviamente sviluppata. La si trova, invece, nel lessico kingir/šumero e in quello magyar/hungherese con significato presocché identico di “seme”, “discendente”: MU (D. s. n. 61: 9. 21. 25.) “figlio”, “seme; seme umano”, “discendenza”, MAH (L., D. s. n. 57) “elevato, eminente”, “sublime”, “potente”, “molto” (cfr. ingl. much, spa. mucho). Mag costituisce l’elemento di base dell’endoetnonimo magyar; i suoi significati in ungherese sono: “seme, nocciolo, nucleo, grano, chicco; rampollo, successore, discendente”; parole-seme affini a mag sono mák “papavero”, makk “ghianda”, meggy “amarena” e méh “utero; ape”. Appare assai sorprendente la coincidenza lessicale fonosemantica tra mag. mag e que. muju [mucu] “seme”, due lingue geograficamente molto lontane l’una dall’altra che, tuttavia, condividono il sistema di formazione delle parole tramite giustapposizione di elementi lessicali distinti su una base di parola-seme denominato agglutinazione (da lat. ad e gluten, glutine “colla”, agglutinare “incollare”). Dal sostantivo mag “seme, nocciolo, discendente ecc.” in magyar deriva lo sviluppo aggettivale coerente magas “alto, elevato, grande” (cfr. sanscr. maha “grande”, gr. mega, lat. Magus, magis, Maius, Magia, Immago, Maximus, it. Mago, Magia, Massimo, Maggio ecc.), poiché l’albero che fuoriesce dal minuscolo “seme, nocciolo” mag, crescendo lentamente, diventa sempre più “alto”, “elevato” e “grande”, appunto, magas. Poi il significato “pietra”, che è il secondo del termine,  in greco viene espresso con le voci lithos e pétra, che sono anch’esse degli sviluppi. E di nuovo, se si cerca la loro base di partenza di parole-seme lith/leth/lath rispettivamente pet/pot/pat nel lessico greco non la si trova. Intanto una affinità fonosemantica assai interessante a lithos rivela la parola-seme lét del lessico magyar/ungherese; difatti lét esprime il significato “esistenza, presenza”. Ovviamente, la “pietra” è un’importante e concreta “presenza” ed “esistenza” minerale del pianeta Terra. Alcuni sviluppi notevoli di lét sono: élet “vita”, létezik “esiste, persiste”, létezés “esistenza”, létesít “realizza qc.”, létesitmény “realizzazione, attuazione, impianto”, létesül “si forma, diviene” ecc.. A mio parere mag. lét, per analogia, può esser comodamente associata a gr. lithos “pietra”.

Mircea Eliade evidenzia la valenza religiosa dei megaliti. Egli scrive: «È importante sottolineare questo fatto: l’uomo spera che il proprio nome sarà ricordato grazie alla pietra; in altre parole, il vincolo con gli antenati è garantito dalla memoria dei loro nomi e delle loro gesta, memoria “fissata” nei megaliti. […] Ciò che caratterizza le religioni megalitiche è il fatto che le idee di perennità e di continuità tra la vita e la morte sono colte mediante l’esaltazione degli antenati identificati, o associati, alle pietre».

E, come possiamo constatare, questo pensiero di Mircea Eliade circa l’associazione della “memoria” degli antenati, così intimamente connessa al bianco latte secreto dalle benedette “mammelle” materne, ai megaliti, cioè alle “grandi/alte pietre” ovvero “esistenze minerali”, ottiene la sua giusta espressione nel termine archeologico trattato in apertura: Cromlech/Köremlék “Monumento/ memoria circolare / di cerchio”, rispettivamente Kő-Köremlék  “Circolare memoria/monumento di pietra”.