Culti cargo e clipeologia

di Antonio Mattera

“Un mito offre un modello standard per interpretare il mondo, che non può essere ignorato, perché guardando attraverso il mito, ci si rende conto che la realtà esalta l’evidenza del mito stesso.”
Edward De Bono

Nel sempre presente dibattito tra “creazionisti” ed “evoluzionisti”, nato dai tempi delle asserzioni di Charles Darwin sul presunto sviluppo umano, negli ultimi scorci del ‘900, si è intromessa un’altra corrente di pensiero, quella cui fanno capo coloro i quali considerano l’evoluzione umana come il punto culmine ultimo di un intervento alieno.

Presunti sbarchi di popoli extraterrestri che avrebbero aiutato l’evoluzione della nostra civiltà , se non, addirittura, “creato” l’uomo con ardite operazioni di biogenetica.

Visitatori spaziali  che avrebbero fornito ai terrestri le conoscenze necessarie per iniziare il loro lungo cammino verso la civiltà; poi, compiuta la missione, sarebbero tornati al loro mondo sperduto nella Galassia.

Come considerare queste asserzioni, sempre più presenti nelle opere letterarie degli esploratori della nuova frontiera scientifica, quella mai riconosciuta dagli studiosi dogmatici, e cioè la fanta-archeologia?

Ipotesi senza fondamento per il felice proliferare di centinaia di riviste specializzate del settore, che hanno come cavallo di battaglia ardite tesi che propongono una soluzione extraterrestre a molti degli enigmi insoluti della Storia? Abili manipolazioni di antichi resoconti e nuove riletture di antichi testi da parte di abili speculatori letterari il  tutto per vendere milioni di copie di libri a poveri lettori che hanno la sola colpa di viaggiare troppo con la fantasia e di credere anche all’impossibile?

Possibile  che il tutto sia riconducibile a soli voli pindarici della fantasia, magari a solo scopo lucrativo, o si potrebbe incanalare il discorso anche su basi più scientifiche?

Di certo è che l’argomento, oltre ad interessare vari autori come Von Daniken,Sitchin e quant’altri, più o meno attendibili, ha fatto nascere un fenomeno che nel corso degli ultimi anni ha dato la vita a migliaia di libri venduti per tutto il mondo, milioni di copie sparse ai quattro angoli della terra, miliardi di soldi incassati e molti conti in banca che sono lievitati da un giorno all’altro.

Tra l’altro ha dato i natali ad una nuova pseudo-scienza, la clipeologia , che, sebbene contrastata dagli ambienti accademici  “puritani”, raccoglie, man mano che il tempo trascorre, sempre più adepti sia fra i sostenitori attivi (scienziati, fisici, letterati etc) sia fra quelli passivi ( la massa potenzialmente cliente di tali arditi Indiana Jones della ns epoca).

Ma cos’è la clipeologia? E su quali basi fonda la sua stessa esistenza? Ed è tutto oro quello che luccica o sono solo puerili affermazioni senza alcuna base scientifica? Ed è possibile riscontrare i suoi temi in altre tematiche molto più approfondite sia scientificamente che umanisticamente?

Ora vedremo di dare una risposta a questi quesiti, incominciando a definire in cosa consiste la clipeologia e le tesi in cui affonda le proprie  radici.

La clipeologia è la ricerca di eventuali manifestazioni UFO nel passato. Il termine deriva da «clipeus», lo scudo rotondo dei guerrieri romani, e trova giustificazione nel fatto che gli antichi scrittori latini, come ad esempio Plinio il Vecchio, descrissero come «clipei ardentes» (scudi infuocati) certe strane apparizioni celesti dell’epoca.

Un esempio per tutti potrebbe celarsi dietro la presunta visione dell’imperatore Costantino che, di fatto, cambiò i connotati della storia.

Per una volta tanto pare che possiamo affrancarci da stereotipi di discipline o altro nati oltre oceano, e, anzi, possiamo “orgogliosi” gonfiare il petto e affermare che, sì, la parola clipeologia abbai avuto i suoi natali in Italia; infatti, pare che sia stata coniata da Umberto Colazzi, alla fine degli anni’50, e che abbia incominciato subito dopo a percorrere la nostra penisola grazie alla rivista “Clypeus”.

E , per una volta tanto, possiamo persino “vantarci” di essere copiati, perché la clipeologia, non è un fenomeno prettamente italiano, anzi, in più parti del mondo ha trovato seguaci  tanto che nel 1973 venne fondata la Ancient Astronaut Society, organizzazione fondata da Gene Philips, il cui scopo consiste nel produrre le prove del contatto con intelligenze extraterrestri, verificatosi millenni orsono e che per certi aspetti si manifestò con un massiccio intervento nella storia e nei destini dell’uomo.

 Nel corso della storia pare che siano state molte le testimonianze di  presunti avvistamenti ufologici nei cieli del nostro pianeta e l’esame stesso dei numerosi rapporti su quelli che possono essere stati UFO prima dell’epoca dell’aeroplano fa nascere l’idea che la Terra sia da molto tempo osservata e visitata da altre civiltà.

Tuttavia consideriamo che l’uomo ha da sempre rivolto il naso verso il cielo, cercando di carpirne i segreti o cercando segni e portenti a lui favorevoli o meno ( e quasi sempre trovati), rendendo quindi difficile  fare una distinzione fra “veri” avvistamenti e altri prodigi celesti, interpretati di volta in volta, e a seconda dei bisogni e delle circostanze, come ammonizioni, incoraggiamenti o profezie.

Non è mia intenzione assolutamente disquisire sulla fondatezza o meno dell’argomentazione extraterrestre su tali fatti, ma, bensì, a semplice scopo illustrativo, fornire un adeguato elenco e sottolineare come, al di là di tutto, stiamo parlando di fenomeni che colpirono, e molto, gli osservatori dell’epoca, tanto da far sì che il loro ricordo venisse tramandato ai posteri, sopravvivendo all’usura del tempo.

 Ecco quindi i casi più clamorosi, partendo dal più conosciuto argomentato.

Nel papiro egizio, noto col nome di “Papiro Tulli”, si narra una serie di avvistamenti di oggetti misteriosi nel cielo. Protagonisti della vicenda il Faraone Thuthmosis III (1504-1450, circa a. C.) e molti suoi sudditi.
Lo studio del professor Solas Boncompagni portò alla traduzione in italiano del testo geroglifico.

In alcuni passi è addirittura sorprendente la chiarezza della descrizione che pare lasciare il lettore senza alcun dubbio:

“Nell’anno 22, nel terzo mese dell’inverno, nella sesta ora del giorno, gli scribi della Casa della Vita notarono che un circolo di fuoco stava arrivando dal cielo: il suo corpo era lungo una pertica e largo una pertica.

Essi si distesero bocconi e andarono dal Faraone a riferire la cosa.Sua Maestà stava riflettendo su quanto accadeva allora, queste cose diventavano sempre più frequenti di prima nel cielo, scintillavano più brillanti del lucente sole e si estendevano fino ai limiti dei quattro sostegni del cielo.

I soldati dell’esercito stettero a vedere insieme al Faraone.Fu dopo il pasto della sera che quei cerchi di fuoco salirono più in alto nel cielo,verso il sud.

Il faraone fece bruciare dell’incenso per ristabilire al pace nel paese e ordinò che quanto accaduto fosse trascritto negli annali della Casa della Vita”

Sempre da uno studio condotto dal professor Solas Boncompagni, in una scena tratta dal “Libro dei Morti“, nella riproduzione del “Papiro di Torino”, si possono osservare chiaramente in cielo tre corpi volanti di forma circolare. La scena presenta una imbarcazione con offerte.
Nel “Libro dei Morti” la descrizione, che fa parte del Capitolo CX, conclude:
«Io approdo al momento (…) sulla Terra, all’epoca stabilita, secondo tutti gli scritti della Terra, da quando la Terra è esistita e secondo quanto ordinato da (…) venerabile».

Secondo Tito Livio, nella sua “Storia di Roma”, il secondo re di Roma, Numa Pompilio, fu testimone personale della caduta dal cielo di uno di questi “scudi volanti” e che lo avesse annoverato tra gli oggetti di culto delle pratiche religiose che stava promuovendo.Tali oggetti furono osservati anche in futuro  nei cieli non solo di Roma, ma per tutto l’Impero.

 A confermare al tesi dello storico Tito Livio ecco altri illustri storiografi dell’epoca romana.

Cicerone, nel suo “De Divinatione”, nel Capitolo 43, parla di quando «…il sole splendette nella notte, con grandi rumori nel cielo e il cielo sembrava esplodere e stupefacenti sfere vi apparvero…»

Plinio il Vecchio, nelle “Historiae Naturales”, nei capitoli 25 e 36, racconta di “Clipeus Ardens” visti sfrecciare nel cielo dell’antica Roma.

Giulio Ossequente, nel “De Prodigiis” narra di avvistamenti, effettuati sia di giorno che di notte, riguardanti “Scudi di fuoco”, “torce”, “più soli”, più lune”, “ruote luminose” ecc., apparsi su Roma e su altri luoghi. Dal “De Prodigiis”, il disegno di due Soli che apparvero su Alba nel 204 a. C.

Esiste la cronaca di identici avvistamenti anche nelle opere di Plutarco, Eschilo e Valerio Massimo.

Nel suo trattato di scienze naturali, Seneca racconta, con numerose osservazioni, di inspiegabili “travi luminose” che comparivano all’improvviso nei cieli delle città antiche. Le “travi” rimanevano immobili per giorni, per poi sparire all’improvviso, così come erano arrivate.

Senofonte, nel suo “Anabasi”, fa una classifica degli oggetti volanti avvistati in base alla loro forma; li descrive nelle forme a conchiglia, piatti, a campana, triangolari.

 Alessandro Magno e il suo esercito, essendo abili nell’ambito della guerra, paragonarono a grandi scudi di argento scintillante quella che potrebbe essere un incursione UFO del 329 a.C., che sorprese l’esercito greco mentre attraversava il fiume Jaxartes, in India.

 Persino Aristotele trovò l’occasione di parlarne, paragonandoli ai dischi lanciati dai lanciatori di disco dell’antica Grecia.

E’ interessante notare come la descrizione usata per descrivere questi fenomeni si adatti perfettamente  alle conoscenze dei posti e dei tempi dove tali avvistamenti avevano atto.

Nell’era delle scoperte e delle esplorazioni, i corpi che viaggiavano nel cielo assunsero, agli occhi degli osservatori, forme simili a navi e più tardi, dopo l’invenzione della mongolfiera, gli oggetti volanti furono descritti, in Francia, come scintillanti palloni di fuoco.Nel Vermont del XIX secolo, gli osservatori dediti alla tessitura chiamarono ciò che vedevano un fuso aereo.

Insomma gli osservatori di tutti i tempi hanno sempre avuto la tendenza a definire gli oggetti in movimento nel cielo con i termini che salivano più spontaneamente alle loro labbra.

Corrado Lychostene, nel suo libro “Prodigiorum ac Ostentorum Chronicon”, stampato a Basilea nell’anno 1557, ci descrive gli avvistamenti di oggetti strani che solcavano il cielo nel Medio Evo e nel Rinascimento.
Oltre a croci greche e cristiane, nel libro si descrive il passaggio nel cielo d’Arabia, nell’anno 1479, di un oggetto definito “trave”. Accanto alla notizia è stampato anche il disegno di tale “trave”, che è identica ad un moderno missile.

Eccone un’immagine.

Nel 1290, un enorme oggetto circolare di colore argenteo sorvolò lentamente l’Abbazia benedettina di Amplefort, in Inghilterra, sotto gli occhi terrorizzati dei monaci che interruppero le loro preghiere già iniziate nella cappella, per accorrere a vedere il prodigio.

Benvenuto Cellini (1500-1571) nella sua autobiografia descrive lo strano fenomeno di cui fu testimone lui stesso assieme a un suo compagno di viaggio. I due stavano ritornando da Roma, a cavallo, verso Firenze, quando giunsero su una collina da cui si vedeva la città. Poterono così vedere una enorme “trave luminosa” stagliarsi nel cielo sopra Firenze.

Gli abitanti di Norimberga, il 14 aprile 1561, furono testimoni di un fenomeno inspiegabile. Nel cielo della città comparvero numerosissimi oggetti cilindrici che rimasero immobili, in alto. Subito dopo, dall’interno degli oggetti cilindrici uscirono moltissimi altri oggetti, a forma di sfera e di disco, che si misero a compiere evoluzioni nel cielo.

Nel cielo di Basilea, in Svizzera, il 7 agosto 1566, apparvero  numerosi oggetti di forma sferica e di colore chiaro e scuro. Gli oggetti si affrontarono in una specie di combattimento aereo, davanti agli abitanti della città che, con lo sguardo rivolto al cielo, osservavano la scena.

 Sorvoliamo, solamente per motivi di spazio, all’innumerevole casistica ufologia che pare permeavi tutta la tematica biblica, citando solo a mò di appunti il rapimento di Enoch, la visione di Ezechiele,la stessa ascesa al cielo di Ezechiele, la caduta di Gerico , il tramutarsi in una statua di sale della moglie di Lot e tanti altri ancora.

Così come rimando ad altri articoli sul sito ACAM (vedi “I misteri dell’Antica India”) le disquisizioni sui Vimana dell’India protostorica e sulle probabili catastrofi nucleari di Mohenjo Daro e Harappa.

 Cosa ancora più interessante è quando questi presunti avvistamenti ufologici del passato sembrano dar vita a dei veri e propri movimenti religiosi e di pensiero che condizionarono sia il presente che il futuro delle popolazioni venute a contatto di tali fenomeni, di qualunque natura siano essi stati.

Infatti molte antiche tradizioni religiose, in varie parti del mondo e per diversi popoli antichi, parlano di dei discesi dal cielo a governare e istruire l’umanità, divinità dotate di grandi poteri ed eccezionali mezzi.

È il caso del mito dell’uomo-pesce Oannes, della tradizione sumera, il quale sarebbe sceso dal cielo a bordo di una “enorme perla luccicante”, per portare la conoscenza agli uomini. Si tenga presenta a questo proposito un dato estremamente interessante: la civiltà sumera, di fatto la più antica del mondo, si sviluppò repentinamente, quasi da un giorno all’altro.

Nelle Ande  riscontriamo il mito della donna-pesce ( o donna tapiro, a secondo delle tradizioni) Orejona,anch’essa discesa dal cielo nei pressi del lago Titicaca, e al cielo ritornata, dopo aver compiuto il suo compito.Vorremmo poi dimenticare i Nefilim biblici o i Kjappas di alcune culture nipponiche, o lo strano Bep Kororoti, strano essere dall’ambigua tenuta (una tuta spaziale?), dalla cui mani scaturivano fulmini e che discese in Amazzonia presso la tribù di indios Kajappos?

Insomma  potremmo citare molti altri esempi, ma non è la lunghezza dell’elenco che definirebbe l’importanza dell’argomento o la sua veridicità.

“La ragione ci trae in inganno più spesso della natura.”
L. de C. de V. Vauvenargues

 Piuttosto è interessante notare come queste tradizioni religiose siano nate attraverso la sicura interferenza di un qualcosa che dovette almeno sembrare meritevole di catalizzare l’attenzione di quei antichi osservatori.

Da cosa nasce il bisogno interiore di quei popoli di divinizzare quei strani fenomeni? E ne abbiamo un riscontro documentato ai giorni nostri di una possibile coercizione di pensiero di fronte ad avvenimenti che hanno per lo meno dello strano?

Ebbene tutti queste antiche nascite di movimenti di pensiero religioso hanno un riscontro in una fenomenologia molto documentata e ben studiata: i culti cargo.

I culti cargo sorgono nel momento in cui una data cultura, tecnologicamente avanzata, entra in contatto con un’altra più arretrata.

  I “culti del cargo” fanno parte della tradizione culturale-religiosa di gran parte della popolazione indigena dell’Oceania, dove, le navi dei primi colonizzatori europei venivano considerate dei carichi di doni loro inviati dagli Dei. Un ulteriore recrudescenza di questi culti si ebbe durante la Seconda Guerra Mondiale, stavolta dovuti prevalentemente agli aerei da trasporto militari, visti come “uccelli celesti” che trasportavano doni.

Testimonianze importanti di questi culti cargo riguardarono grandi esploratori come Cristoforo Colombo che, dopo esser approdato in una delle isole dell’arcipelago delle Bahamas, scrisse nel suo diario di bordo: “Ci accolsero riverendoci come se fossimo stati dei discesi dal cielo”.

Alla stessa maniera di Colombo anche Sir Francis Drake, e vi è testimonianza nel suo libro di bordo, fu scambiato per un entità divina e ultraterrena dai nativi americani stanziati nella zona dove attualmente sorge San Francisco: “Cercammo di spiegare loro che non eravamo degli dei, ma inutilmente.”

I Conquistadores spagnoli, capeggiati prima da Cortes e poi da Pizzarro, ebbero facilmente la meglio sulle popolazioni locali (Aztechi ed Incas), benché in numero nettamente inferiore, poiché, per via del loro aspetto fisico, vennero scambiati per antichi semi-dei civilizzatori (Kukulkan, Quetzalcoatl) tornati in quei luoghi.I loro stessi cavalli e le loro armi apparvero agli occhi stupefatti di quei popoli come elementi prodigiosi di divinità.

Basta pensare che gli stessi Spagnoli, per infoltire la credenza popolare che i loro cavalli erano animali immortali, ne nascondevano il corpo quando una della cavalcature rimaneva uccisa.

Jean Rimbault, capitano, nel 1565 fece erigere in Florida  una colonna monumentale raffigurante l’emblema della propria nazione. Dopo qualche anno, la popolazione indigena del luogo iniziò a venerare tale colonna, rendendola centro del culto religioso, adornandola con ghirlande e ponendole davanti sacrifici come dono.

L’idealizzazione di tali culti personalizzò talmente la filosofia religiosa di alcuni di questi popoli che essi arrivarono persino ad estremizzare tali culti, al punto tale di compiere vere proprie nefandezze.

James Cook fù proprio  una delle vittime dei culti cargo in quanto la sua storia è un sciagurato susseguirsi di coincidenze che, viste dalla parte del retroterra culturale e religioso dei nativi del posto, lo porteranno alla morte.

 17 gennaio 1779, il capitano James Cook, al comando del suo Discovery, raggiunge le isole Tahiti accolto generosamente  dagli indigeni . Una volta sbarcato, con i suoi uomini, Cook fu avvolto da un sacerdote con una stoffa rossa mentre la gente lo acclamava chiamandolo “Lono!”. Tutta questa adorazione aveva un motivo ben fondato nella liturgia spirituale-religiosa del posto; infatti,ogni anno, tra novembre e dicembre, , nell’isola di Hawaii iniziavano le celebrazioni del Makahiki, la festa della rigenerazione della natura la  cui divinità protettrice  era Lono, il dio della fertilità, la cui vela compariva quando le Pleiadi si affacciavano all’orizzonte. Secondo il mito locale, Lono era stato esiliato dall’isola per altri mesi dell’anno e percorreva un lungo viaggio circolare, in senso orario, attorno all’isola per fecondarne tutti paesi. Cook era arrivato proprio quando gli hawaiani attendevano Lono e lui era stato accolto come una divinità. Il cerimoniale prevedeva che dopo trentatré giorni Lono inscenasse un combattimento rituale con il re dell’isola e ne venisse ucciso. Il suo corpo, caricato su una canoa, avrebbe ripreso la via dell’esilio, per fare ritorno l’anno successivo. Cook ripartì da Kealakekua il 4 febbraio, al termine delle celebrazioni, ma una tempesta danneggiò le sue navi e lo costrinse a fare ritorno alla baia. Era il 14 febbraio, quando la nave inglese riapparve agli isolani. Nessuna festa, nessun canto, ma un atteggiamento di ostilità. L’improvviso ritorno di Lono, peraltro in direzione opposta, aveva turbato gli indigeni. Era un segno di disordine, una sfida all’autorità regale. Occorreva il sacrificio del dio per risanare una rottura dell’equilibrio cosmico. Fu così che Cook cadde sotto i colpi dei capi hawaiani, subendo il destino del dio con cui era stato divinizzato, un altro orizzonte lo aveva condannato.

Altri movimenti di culti cargo nacquero spontaneamente nel periodo della seconda Guerra Mondiale, quando spesso i soldati americani e i loro mezzi venivano scambiati per dei venuti da lontano a combattere gli invasori nipponici e a portare doni.

 Similmente al linguaggio pastorale adottato da Ezechiele per descrivere la sua visione , e al linguaggio, adattato ogni volta sia all’estrazione culturale che sociale dell’osservatore dei presunti fenomeni ufologici nel lontano passato, come è stato precedentemente affermato, è sorprendente notare come anche nel caso dei culti cargo il lessico usato per descrivere gli strumenti tecnici degli “stranieri” tramite concetti mutuati dallo stesso lessico, ad esempio l’aereo chiamato “Uccello tonante” o “Grande uccello” o i cavi telefonici “Fili cantanti” o la locomotiva definita “Cavallo di fuoco, siano molto simili ai concetti espressi da popoli antichi in antichi tempi.

Proviamo a confrontare dunque questi culti cargo con le religioni a noi note. Non possiamo fare a meno di notare sorprendenti comunanze. Le leggende tramandateci oralmente che narrano di dei scesi dal cielo sulla terra su carri di fuoco per punire i peccatori, per ricompensare gli uomini o per esigere servigi da loro, sono presenti indubbiamente presso tutte le culture, le tradizioni e le religioni del mondo, come abbiamo visto sopra.  Ma, mentre gli “Dei” appartenenti ai detti culti cargo,esponenti di un periodo (XVI-XIV secolo) vicino a noi e quindi ben documentato,  sono ben noti a noi, dobbiamo domandarci, invece, chi o cosa furono quelli che in epoche remote determinarono la formazione degli attuali culti ormai fortemente radicati nelle culture di tutti i popoli del pianeta?

 In entrambi i casi è comunque importante constatare come ci sia la necessità impellente di divinizzare elementi tecnologici estranei alla collettività sociale  del popolo che veniva in contatto con queste nuove realtà.

Così come molti popoli polinesiani costruivano veri e propri “totem” o simulacri di immagini sacre rappresentanti le navi dei primi esploratori europei prima o gli aerei delle milizie americane dopo, così spesso, nello studio di antiche civiltà, ci troviamo di fronte ad elementi culturalmente estranei a quelle entità.

Basta ricordare i presunti alianti egiziani o i monili a forma di aeroplano appartenenti alle culture incaiche, spesso, e forse erroneamente, indicate come raffigurazioni fantasiose o al più di volatili.

Se prendiamo per vera l’ipotesi che vuole la Terra oggetto di visite extraterrestri nel lontano passato, e di come queste visite siano diventate, nell’immaginario collettivo dei popoli di allora, come elementi formativi di primi ancestrali culti-cargo ante litteram, ecco che molte rappresentazioni su pareti, scritti su pergamena, citazioni di oggetti volanti, conoscenze astronomiche e quant’altro, potrebbero aver un fondamento e una spiegazione.

Quindi la clipeologia, oltre a fenomeno mediatico a semplice scopo lucrativo, potrebbe essere molto più presa in considerazione, partendo dal presupposto che essa si basa su due fondamenti:1) il fenomeno UFO non è esclusivo del nostro tempo: esso affonda le proprie radici nella storia, fino alle epoche più remote;2) il suo manifestarsi attraverso i secoli è rimasto documentato, sotto forma di descrizioni, allusioni, riferimenti, nelle mitologie, nei testi sacri, nei libri degli antichi autori, nelle cronache medioevali, nei diari di viaggio, nei libri di bordo ecc.

Riassumendo possiamo affermare che lo scopo della clipeologia è quindi quello di scoprire queste presunte tracce e di presentarle come tali dopo averle spogliate della veste mitica, religiosa o leggendaria, sempre tenendo conto comunque che essa può dare una nuova chiave di lettura ma non imporre che tale interpretazione sia quella giusta.

Insomma, se da un lato inventarsi falsi resoconti e false prove, come hanno fatto alcuni autori dissennati, veri discreditatosi della fenomenologia  ufologia, può sembrare solo un misero tentativo di far “cassetta”, bisogna comunque ammettere che eliminare a priori tali evidenze storiche e non considerarle in una diversa luce è un tantino come voler essere cavalli con paraocchi, con schemi erroneamente configurati e prestabiliti solo dalla nostra cecità conoscitiva ed interpretativa.

“E’ il destino comune delle nuove verità cominciare come eresie e finire come superstizioni.”
Thomas Henry Huxley