Deformazioni craniche

Antichi culti per antiche razze?

di Mattera Antonio

Chi segue con simpatia e interesse le pagine di questo sito ha potuto osservare come la tematica di una possibile genesi dell’uomo alternativa alla predominante teoria dell’evoluzione darwiniana, si sviluppi attraverso l’esame di tutte quelle prove che sembrano non tanto indicare una nuova matrice per il genere umano, aliena o meno, ma soprattutto tali da destare più di un interrogativo. Credo che sia importante non tanto affermare le proprie verità, che in fin dei conti sono sempre soggettive, ma soprattutto informare la massa di alcuni aspetti che potremmo definire “controcorrente” rispetto al solito indottrinamento scientifico e storico  cui siamo assuefatti sin dalla nostra infanzia scolastica.  In altri articoli ( alcuni dello stesso autore di questo) presenti in questo sito abbiamo cercato di far comprendere come miti quali come  quelli della creazione o come quello del diluvio ( per antonomasia i il “mito” in assoluto) siano per altro non soggetti a particolari restrizioni geografiche o particolar retaggio di una sola cultura, ma bensì facciano parte delle “memorie” dei popoli di tutto il mondo, senza distinzione di razze o confini geografici (mari, monti) che ne impediscano la diffusione. Conoscenze come quelle astronomiche o agricole paiono essersi diffuse equamente in tutto il nostro pianeta, componendo le basi per la nascita e lo sviluppo di antiche grandi civiltà (Sumeri, Egizi, Maya, Incas, Aztechi etc), e in alcuni casi, come per le cognizioni in campo agricolo, paiono essersi diffuse contemporaneamente, in modo tale da far sembrare l’intera faccenda non un semplice caso di casualità.

Dai sumeri agli egizi,dai maya agli aztechi per finire ai popoli della Polinesia e ai popoli nordamericani, le leggende di antichi semi-dei civilizzatori sembrano essersi diffuse equamente per tutto il globo, conservando, a dispetto di evidenti differenze antropologiche, gli stessi connotati per tutte queste culture: pelle bianca, capelli biondi, barba fluente, provenienza dal mare, ritorno al mare, superstiti di un’antica grande civiltà.

Costruzioni megalitiche e forme abbastanza simili fra loro ( aventi quella piramidale come soggetto) sembrano appannaggio di tutte le grandi culture, e ancora oggi sono oggetto di meraviglie per tutti noi, ancor incapaci di spiegarci come e perché blocchi pesanti tonnellate siano stati spostati, collocati e manovrati con tanta perizia, senza la dovuta conoscenza tecnologica di cui ci avvaliamo noi, in questo secolo.

Se tutto questo non basta ancora a scalzare l’insieme di questi fatti dalla semplice allusione, tanto cara agli scienziati dogmatici, di una pura e semplice “coincidenza culturale” allora vorrei affrontare un nuovo argomento  che ancora una volta ci pone dinanzi ad alcuni interrogativi: alcuni popoli, dislocati in varie parti del mondo, hanno avuto, in passato, una stessa matrice cognitiva, una stessa sorgente di conoscenza? Un’antica razza, da noi antropologicamente diversa, ha regnato e diffuso il suo sapere per tutta la Terra, in un’epoca oramai dimenticata? E se questa razza è esistita davvero, era di natura terrestre?

In cosa consiste questo ulteriore rebus storico è presto detto: dall’Egitto alla piana di Merida in Perù, dai templi maltesi di Hal Saflieni passando per le rappresentazioni statuarie dell’Isola di Pasqua, in tutto il mondo antico pare vivo il ricordo di un’antica razza dalla patologia cranica abbastanza anomale.

In varie zone del mondo sono stati trovati teschi anomali caratterizzati da forti allungamenti della calotta cranica, dovuti,a detta degli studiosi,  a sistematici bendaggi e stoccaggi, sin dalla tenera età dell’infanzia, a cui venivano sottoposti gli antichi possessori di questi crani, il tutto a scopo rituale, di iniziazione, matrimoni, riti solari o punizioni per crimini.

Naturalmente in tutti i casi in cui tali crani siano stati deformati artificialmente il tutto viene facilmente spiegato con le cause sopra citate, ma è sempre da precisare che comunque  erano pratiche che comportavano dolori terribili a chi le subiva, provocando a volte, sicuramente ,anche danni di natura cerebrale e motoria.

Allora viene spontanea una domanda :perché si adottavano tali usanze? E perché tale usanza pare diffusa in tutto il mondo? E’ anche questa una coincidenza culturale?

Mode e tendenze oggigiorno si susseguono a ritmo vertiginoso, grazie ai mezzi di interscambiabilità comunicativa di cui possiamo disporre, quindi mode come il piercing, il tatuaggio, i pantaloni a zampa di elefante, i capelli e le basette lunghe e quant’altro ancora, rapidamente hanno caratterizzato determinate epoche e altrettanto rapidamente sono stati sostituiti da nuovi elementi. Se però questo discorso di accettazione di massa di una nuova tendenza può valere per la società di oggi, favorita dai grandi mezzi di comunicazione, il discorso diventa più arduo quanto, guardando indietro al passato e retrodatando l’orologio del tempo di millenni di anni, osserviamo che anche l’epoche antiche pare non siano state immuni da alcune “tendenze”.

Una di queste è, per l’appunto, la deformazione cranica, i cui probabili scopi abbiamo citato prima.

Figura 1: un chiaro esempio di allungamento cranico in un teschio trovato a Paracas

Crani deformati artificialmente, in modo tale da presentare evidenti deformazioni di allungamento della calotta cranica, sono stati rinvenuti ad Ica e Merida, in Perù, ma è altresì evidente che anche presso gli egizi, al tempo del faraone “eretico” Akhenaton, fosse di uso comune, mentre i crani allungati ritrovati nel sito megalitico di Hal Saflieni, in Malta, meritano un discorso a parte. In questo elenco potremmo citare persino i famosi “moai” dell’Isola di Pasqua, che pur essendo solo rappresentazioni statuarie, mostrano chiaramente teste dalla strana conformazione cranica.

Crani anomali vennero ritrovati in Perù dall’archeologo Henry Shapiro, mentre crani che dimostrano una insospettabile capacità cranica sono stati ritrovati sia in kenya che a Merida.

Figura 2 sinistra: uno dei crani trovati da Shapiro e conservati al museo Archeologico di Lima, in Perù.

Ora dobbiamo fare alcune considerazioni partendo dal presupposto che tali crani siano deformati artificialmente, in modo tale da rendere ancora più chiaro il paragone fatto dall’autore con le “tendenze moderne”.

L’usanza di allungare il cranio, anche se per scopi che possono variare dal religioso al punitivo, essenzialmente rappresenta, così come il piercing e altre tendenze odierne, una “moda”, un modo di essere o rappresentare. E’ ben risaputo, d’altronde, che per nascere una moda c’è bisogno altresì di un “modello”, cioè di un qualsiasi spunto iniziale che dia  vita a tale tendenza. Ora,quale è stato il modello che ha spinto gli antichi popoli della terra ad adottare una pratica tanto dolorosa, e ben osservando, anche alquanto antiestetica, come la deformazione cranica? E come ha fatto questo modello a diffondersi nei quattro angoli del globo, senza poter, a quanto pare, tali popoli aver alcun scambio interculturale fra loro?

Figura 3: uno dei crani ritrovati a Merida in Perù: nel disegno alla sua sx la comparazione con un cranio moderno

E’ possibile che i popoli antichi cercassero, con tale usanza di rappresentare un’antica razza dominante su questo pianeta?

E se questa razza è effettivamente esistita era di matrice terrestre?

Calma,  cerchiamo di rispondere con ordine.

Benché la scienza ortodossa tenda a spiegare la presenza di questi teschi allungati come il frutto di antiche pratiche tribali atte a deformare la calotta cranica, non sempre tale spiegazione sembra essere convincente, almeno non quanto ci si trova dinanzi a crani che di umano hanno ben poco o che comunque non recano su di essi le tracce che eventuali deformazioni artificiali lascerebbero.

Durante il suo viaggio intorno al mondo, Robert Connolly ebbe la possibilità di soggiornare nelle località di Ica (Perù) e Merida (Messico), dove per caso gli si presentarono dinanzi numerosi crani deformi e di enormi dimensioni. Quando alcune fotografie dei crani furono rese pubbliche, la maggior parte degli studiosi ritenne che essi fossero stati ottenuti mediante una fasciatura della testa, particolarmente in voga nel continente africano e sudamericano. Questa teoria però non è convincente, in quanto la capacità di un cranio rimane invariata prima e dopo la deformazione, mentre i crani in questione presentano una capacità maggiore rispetto a quella di un cranio normale. I crani sembrerebbero piuttosto appartenere a specie completamente sconosciute, lievemente simili al genere “homo”. I dati su questi reperti non sono completi e non si conosce con esattezza la loro età.Naturalmente potremmo considerare l’ipotesi che si tratti solo di una mostruosa deformazione, ma l’insistenza con cui vengono ritrovati questi crani e la peculiarità di alcune rappresentazioni pittografiche in cui sono rappresentati, pare che dimostrino l’ effettiva esistenza di una particolare razza.

Infatti, passando dalle americhe all’Antico Egitto e visionando i numerosi affreschi che rappresentano il faraone eretico Akhenaton e la sua famiglia, vediamo che tale deformazione è ampiamente messa in risalto, e sicuramente non riguardante solo un possibile copricapo.

Figura 4: ecco una rappresentazione del faraone Akhenaton con la moglie Nefertari e le sue figlie: da osservare i crani dell bambine e dei genitori.

Il mistero si fa più fitto allorquando possiamo notare che lo stesso Akhenaton pare possegga altri requisiti fisici alquanto “strani”.

Il modo in cui è rappresentato mostra, sicuramente , tratti femminili, quali ampio bacino, cosce tornite e caviglie sottili, seni floridi. Naturalmente tali “deformazioni” potrebbero essere spiegate con una rara malattia deturpante nota come “sindrome di Frohilich”. Questa malattia è causata da un danno alla ghiandola pituitaria e porta alla sterilità.Ma qui sorge un dubbio: avendo questa malattia un decorso dall’infanzia non si spiega come mai lo stesso Akhenaton abbia avuto ben sei figlie, denotando quindi un più che accettabile andamento sessuale; d’altronde,le stesse raffigurazioni delle figlie di Akhenaton, con l’invariabile calotta cranica allungata, paiono essere la prova inconfutabile che fossero sue figlie naturali.

Siccome la deformazione cranica artificiale porta invariabilmente a grossi disturbi dell’apparato motorio e psichico è molto improbabile che lo stesso Akhenaton ne fosse stato oggetto dall’infanzia, poiché di certo ne avrebbe precluso una efficienza tale da permettergli di essere un pur valente faraone. D’altronde se lo stesso Akhenaton fosse stato colpito da giovane dalla malattia sopra citata, sarebbe stato sì possibile una deformazione cranica (maturata in giovane età prima che l’ossatura si indurisse) grazie ad un accumulo nel cervello di fluidi, accumulo che però, come nel caso di una deformazione voluta ad arte, avrebbero creato grossi sconquassi nell’equilibrio mentale e motorio della persona.

La stessa regina Nefertiti, moglie di Akhenaton, viene rappresentata col collo lunghissimo, le labbra carnose e il cranio enorme e la mascella sporgente. Potremmo anche considerare queste rappresentazioni come semplici iconografie religiose , atte a mostrare attributi divini (ma niente affatto veritieri) dei sposi reali. Potremmo anche spiegare l’esistenza di queste particolari raffigurazioni considerando una realtà androgina dello stesso faraone, e il suo voler attribuirla ad una bivalenza sessuale del suo dio, Aton, il quale era per l’appunto uomo e donna, madre e padre al contempo. Questo potrebbe anche spiegare perché dopo millenni di politeismo, Akhenaton compia questa rivoluzione religiosa ponendo come unico Dio, Aton, il Disco del Sole. Anche il figlio di Akhenaton , il celeberrimo Tuthankhamon, (anche se su questa paternità vi è più di un dubbio) mostra questa particolarità cranica. Questo è stupefacente se pensiamo che l’immagine del più celebre faraone che noi conosciamo è quella che ci viene data dalla famosa maschera in oro che venne ritrovata nel sepolcro. Ma la mummia vera del faraone-bambino mostrava un volto molto diverso e dal cranio dolicocefalo, quindi l’opinione più diffusa, dato anche alcune incongruenze notate sulla maschera, è che la stessa maschera fosse stata adattata, in fretta, al sarcofago reale, ma, di fatto non appartenente allo stesso Tuthankhamon!

Anche il noto Emery, egittologo, trovò a Saqquara alcuni crani dalle evidenti deformazioni;oltretutto gli scheletri a cui appartenevano tali crani, dopo un attento esame, mostrarono la presenza di capelli chiari ed un’altezza superiore alla norma. Lo stesso studioso associò tali individui al culto popolare degli Shemsu-Hor, i mitici primi regnanti semi-dei dell’Egitto, nelle epoche pre-dinastiche. Una razza che, forse, in seguito, incominciò ad accoppiarsi con le donne  del ceppo umano a noi simile, finendo, nel giro di alcune generazioni, a perdere quel patrimonio genetico peculiare della loro stirpe (cranio allungato, altezza superiore alla norma, capelli chiari etc) ed assimilando sempre più il DNA umano. Forse erano loro i mitici giganti Nephilim che si unirono alle donne dell’uomo, come cita la Bibbia. Forse dalla loro unione con alcune donne  del Cro-Magnon  o di un’altra primitiva razza umana, è nato l’insieme di caratteri genetici che hanno dato vita alla nostra specie?

Domande difficili cui rispondere ma altamente intriganti.

Figura 5: una rappresentazione di Akhenaton da cui si possono facilemten denotare gli attributi femminili del suo corpo.

Oppure Akhenathon, Tuthankhamon e tutte le altre persone  a cui appartenevano questi crani e le altre caratteristiche fisiche così particolari potrebbero essere alcuni dei pochi discendenti di un’antica razza  di eletti, persone che avevano effettivamente  marcate differenze fisiche, rispetto agli altri uomini del tempo e che provenivano da un misterioso luogo di culto antico: Hal Saflieni,in Malta.

E’ proprio in Malta, nell’ipogeo megalitico di Hal Saflieni (datato molto più antico delle Piramidi egizie di Giza, circa tra il 4100 e il 2100 a.C.) che vennero rinvenuti, anni fa, alcuni teschi dalle strane anomalie craniche.

Alcuni di questi crani, facilmente distinguibili da quelli allungati artificialmente, avevano una caratteristica peculiare: la mancanza di quella che viene chiamata “sutura mediana”, fattore che provocò “naturalmente “ l’allungamento del cranio nella zona occipitale. Di fatto , l’usanza attraverso bendaggi stretti  di schiacciare le ossa superiori del cranio, fa sì che esse restano permanentemente separate creando un “avvallamento dolce” sulla sommità del cranio. Tra l’altro, la mancanza di questa sutura mediana impedisce al cervello di espandersi uniformemente , ma , anzi, di lo costringe ad espandersi nella zona occipitale, alterando di conseguenza la conformazione cranica. Questa marcata dolicocefalia naturale in questi elementi  faceva il paio con teschi, di età più recenti che altresì  portavano chiari segni di intervento artificiale sui crani, protrattisi forse dall’infanzia. Chi era questa misteriosa razza dal cranio deforme? Non è possibile dirlo, quello che è sicuro che col trascorrere delle epoche, i successivi abitanti di Malta sentirono il bisogno di rappresentare tali elementi e, a costo di stoiche martirizzazioni del loro corpo, iniziarono a deformare i crani dei loro figli, così come successe in Egitto e in altre parti del mondo, a imprimitura memoria.

A circa 170 km da Chihuahua, nel Messico settentrionale, verso la fine degli anni’30, una ragazzina americana, in gita con i genitori, trovò uno scheletro completo avvinghiato ad un altro scheletro, all’apparenza terribilmente deforme. Mentre il primo scheletro era chiaramente umano,il teschio di questo secondo individuo presentava particolari morfologici che non possono essere del tutto definiti difetti genetici, ma nemmeno deformazioni congenite o indotte. La capacità celebrale è di circa 200 cm cubi maggiore rispetto alla norma. Il teschio è inoltre leggero e ciò fa pensare ad una diversa costituzione delle ossa che lo compongono. Una TAC, effettuata recentemente mostra che nessuna delle suture del cranio si è saldata nella crescita, come avviene nelle deformità congenite, e il teschio possiede cavità orbitali più piccole a dispetto di cavità uditive maggiori rispetto ad un essere umano.La dentizione, studiata attraverso quello che rimane della mandibola, ha fatto propendere per la tesi che l’individuo in questione addirittura potesse usufruire di 3 dentizioni nell’arco della sua vita (l’essere umano passa solo 2 fasi di dentizione che vanno dalla primaria alla secondaria che comincia normalmente verso i 6 anni) dato che il molare presentava tre radici.

La tradizione popolare del Messico parla di dei scesi dal cielo molti secoli prima portando agli abitanti locali le loro conoscenze  in tema di matematica, di astronomia e del modo migliore di vivere in sintonia con la natura. Questi dei si unirono alle donne umane e prima di lasciare la terra promisero di ritornare, un giorno. Forse i due scheletri trovati appartenevano uno ad una mamma umana, ingravidata dal dio celeste, e l’altro al suo piccolo, in un patetico abbraccio in una sorta di omicidio-suicidio, al fine di proteggersi da qualcosa o qualcuno? Difficile da dirlo; come per i fantomatici crani allungati sopra discussi, di certo c’è che qualcosa, qualcuno, ha spinto, ad un certo punto del suo cammino storico, l’uomo a rappresentare su se stesso, a costo di dure costrizioni fisiche, una razza di cui noi non siamo a conoscenza. Parlare di coincidenza culturale mi pare francamente  un arrampicarsi sullo specchio, il problema è solo nel ritrovare e classificare il “modello”, evitando facili insabbiamenti, che precludono, di fatto, la conoscenza aperta di questa tematica.

Probabilmente questi individui dalle caratteristiche craniche anomale appartenevano ad una razza altamente sviluppata, non necessariamente di natura aliena, che, entrata in contatto con i nostri primitivi progenitori, aveva assunto un ruolo predominante nelle civiltà all’epoca ancora preistoriche, diventando, grazie alle loro immense conoscenze, la guida dei vari popoli con cui entravano in contatto, assumendone il controllo religioso e politico e diventando ben presto dei “semi-dei”. Questo antico ceppo si diffuse dal Medio Oriente all’Egitto, sino all’Asia e alle Americhe e si mescolò, tramite accoppiamenti sessuali, alla nostra primogenia, perdendo così in un certo lasso di tempo queste proprie caratteristiche. Forse Akhenathon fù uno degli ultimi suoi diretti discendenti e cercò di rifondare un antico culto proprio di questa razza, dando vita alla rivoluzione religiosa più nota nella storia antica prima di Cristo. Ecco che un’altra volta il cerchio della storia unendosi a quello del mito si richiude su se stesso: i teschi allungati, i semi-dei  egizi (Shemsu-Hor) o quello mesoamericani ( i Figli delle Stelle), i Nommo sumeri e i Nephilim ebraici, tutto in un unico crogiuolo.

Ancora una volta il mito potrebbe essere solo una lontana, fantastica, inaccettabile (per la scienza) verità.

Lascio decidere a chi avrà avuto la pazienza di seguirmi sino a quest’ultimo rigo.