Donne e streghe: il potere delle Signore della montagna

Alla genesi della Stregoneria

dott.ssa Beatrice Emma Zamuner – Università degli Studi di Firenze      

streghe di montagnaSecondo la tesi prevalente fra gli studiosi del fenomeno della stregoneria, questo fu un mito nato dalle ossessive teorie demonologiche e costruito dallo stesso potere religioso per combatterlo.
Questa posizione, tuttavia, si scontra con quelle degli antropologi convinti che all’origine della persecuzione delle streghe vi sia la sopravvivenza, nell’Europa medievale, di riti e credenze connessi ad una religione agraria pre-cristiana.

Molto spesso la “settoralità” di una dottrina scientifica come la Storia[1], talvolta espressamente dichiarata dagli stessi addetti ai lavori impedisce che fra questa e le altre teorie vi siano punti di contatto, scambio di informazioni: è sbagliato negare la validità di una o dell’altra, come è sbagliato non considerare una visione globale del fenomeno. Alla stessa guisa è fuorviante dichiarare “giusta”, “sbagliata”, credibile o meno un’interpretazione, visto che il procedimento deduttivo dipende dalla coscienza e dalla soggettività di ognuno; utile e corretto, invece provare a dare una chiave di lettura differente, sempre però in maniera puntuale e cosciente.

Molti studiosi sostengono che la stregoneria, inteso come fenomeno mutevole nel tempo e culminato con il preponderante e ossessivo antifemminismo che ha caratterizzato quasi tre secoli (da metà ‘400 a metà ‘700), non nasca dal nulla, ma si sviluppi lentamente, in difensiva risposta all’eccessivo “potere” delle donne di alcune società, soprattutto quelle montane. Per secoli foreste e montagne hanno nascosto e dato rifugio ad una cultura di potere tipicamente femminile: accanto a quella dei castelli e dei monasteri si trovava quella delle fate e delle druidesse, delle sibille e delle donne sapienti, fino a poco tempo fa, considerate poco più che elemento di un mito. Eppure ricerche più recenti hanno scoperto comunità di donne sole, “scostumate come sacerdotesse galliche, che si accoppiavano con gli uomini solo per perpetuare la propria razza maledetta”.

rogo stregaMolto prima della nascita del patriarcato tutta la società alpina era dominata dalle Madri: feconde, benevoli e generose che permettevano alla Natura di continuare a generare il nutrimento degli uomini; tuttavia, dal momento che non esiste vita senza decadenza e rinascita, prendevano la morte in cambio. Erano le donne, nelle comunità arcaiche, che curavano i malati, determinavano i tempi della festa, del piacere, della vita e della morte, gestivano il rapporto con gli spiriti, prevedevano il futuro e sapevano interpretare le voci dell’aldilà. Amministravano la contraccezione, a loro ci si rivolgeva per evitare gravidanze indesiderate, per tenere legati mariti e amanti, per vendicarsi di una rivale. Spesso una di loro risiedeva nel castello, sotto forma di levatrice di famiglia. Talvolta, addirittura, erano proprio dame di alto lignaggio ad esercitare l’arte della medicina o, meglio, della magia[2].

Una civiltà antichissima, raffinata e complessa, che credeva ogni cosa governata da un’anima intelligente e senziente, con cui comunicare.

Al tempo dei Romani colti, sia cristiani che pagani, le cerimonie magiche erano celebrate dalle matrone (cioè delle loro stesse madri, mogli, figlie, sorelle e compagne) e le greche Menadi, celebratrici di Dionisio, ai nostri occhi potrebbero rappresentare proprio l’antenata della strega. Sacerdotesse che regrediscono, tornano alla naturalità, fuggendo dai luoghi frequentati dall’uomo per rifugiarsi sui monti in spazi che sono di per sé l’ambiente degli animali.

Donne con un grande potenziale materiale e psichico, che hanno attirato su esse l’attenzione del potere costituito e della Chiesa, probabilmente mentre questi ultimi attraversavano difficili momenti storici di affermazione e radicamento. Una cultura che, ad un certo punto, doveva essere distrutta.

Non è semplice spiegare quale rapporto esista, ma soprattutto come questo si sia sviluppato nel tempo, fra stregoneria e montagna; tuttavia, da un punto di vista puramente storico è necessario partire dalla consapevolezza che il “peso” e il “ruolo” che queste donne incarnavano, erano parte dei dettami di una religione agraria pre cristiana, antica e ben radicata a livello geografico[3].

Quando si parla di streghe alpine non si intende un modo “popolare” di interpretare il Cristianesimo, ma un’altra forma vera e propria di religione, che venera una Grande Madre e spesso identifica chiaramente nel Cattolicesimo l’avversario.

La concezione religiosa di quegli antichi uomini era diametralmente opposta a quella che la Chiesa tentò in ogni modo di imporre dal iv secolo d. C. in poi: la visione della divinità come essere sovrumano, dotata di poteri neppure lontanamente paragonabili a quelli degli uomini, si è sviluppata (o meglio, è stata imposta all’alto, a suon di roghi e di condanne) in maniera lenta e discontinua. La stessa figura del Diavolo, fautore della donna-strega, è un personaggio che venne introdotto dagli inquisitori, un’invenzione decisamente tarda quindi: nei libri più antichi della Bibbia non esiste un Signore del Male, il termine Satana usato nei libri di Giobbe e Samuele è solo un nome comune che identifica lo strumento con il quale Dio metteva alla prova il proprio servitore[4].

Nel Medioevo i demoni erano i signori del sogno, e guardati con infinito sospetto. Non agivano direttamente, non creavano e non distruggevano, inducevano mediante manipolazione dell’immaginazione.

Il Demonio prima era soltanto il segretario-servo della Dea. Il Satana del sabba, dotato di corna, corpo peloso e zampe di capra, è l’erede diretto del dio Pan: venne dopo molti processi, imposto a furia di torture.I preti non potevano tollerare un dio femmina.

cerchio

Nelle regioni al di fuori dell’influenza della civiltà urbana etrusca, greca e romana e poi, per tutto il Medioevo, nei boschi e sulle montagne, malgrado i tentativi di evangelizzazione e di omologazione culturale che provenivano dalle città, sopravvivevano gli adepti delle divinità arcaiche e i loro sacerdoti: nonostante le antichissime scuole druidiche non avessero retto all’urto cristiano, devastante nell’interrompere i collegamenti fra i vari collegi sacerdotali, restavano i ministri del “culto del popolo”, le streghe e le fate.

Non possiamo, a questo punto, esimerci dal domandarci da dove derivi il carattere fortemente misogino che ha negativamente caratterizzato e legittimato una delle più grandi pagine nere della storia.

Alla base del fenomeno e per tutta la durata del periodo delle persecuzioni, vi è a mio avviso un profondo conflitto fra la cultura e la religione “cittadina” e quella delle popolazioni della “montagna”, legate a tradizioni antiche e refrattarie alla sottomissione culturale imposta dai poteri centrali. Le protagoniste e, nel contempo, vittime di tale scontro epocale furono le donne contadine e montanare, custodi di un sapere antichissimo: quel loro occuparsi della salute e gli uomini imparavano da loro, il trasmettere le tradizioni, il potere delle più anziane di arbitrare le contese in maniera saggia.

Di fatto erano l’incarnazione di ogni aspetto della Natura e del Conoscibile.

Lo stesso scopo della stregoneria, e di tutti i manuali[5] utilizzati dai cacciatori di streghe e dagli inquisitori, Malleus Maleficarum in primis[6], fu quello di cancellare e destrutturare un’intera cultura: quella dell’immaginario rurale.

La caccia alle streghe ha avuto come intento quello di colpire le donne perché rivestivano un ruolo paritario nelle comunità rurali e rappresentavano la melior pars della società arcaica, ostile al processo di modernizzazione imposto dall’alto e in ogni caso profondamente conservativa.

La motivazione vera e propria di questo accanimento, al di là dell’analisi approfondita che potrebbe essere effettuata sulle cause del fenomeno general-europeo della stregoneria, potrebbe essere ravvisata nella volontà di eliminare il principio femminile, il ruolo naturale di guide che loro esercitavano nella comunità e che minacciava il potere delle autorità, fonte di ogni stabilità politica, il principio maschile.

NOTE

[1] Secondo lo storico tedesco di fine Ottocento Max Weber, è corretto parlare di Scienza Storica dal momento che la Storia, come qualsiasi teoria scientifica non si basa su presupposti sovraempirici ma su dati dimostrabili. Le scienze storico-sociali hanno lo scopo di comprendere in maniera oggettiva, attraverso le fonti, l’agire sociale (cioè dotato di senso), nella sua individualità e regolarità – non a caso lo stesso termine storia deriva dal greco ἱστορία (istoría), che significa “ricerca”.

[2] Basti pensare a quelle che ci hanno tramandato le saghe del ciclo bretone, tanto per citarne una: Brangantia, “strega di corte”, che confezionò il filtro d’amore per Isotta e re Marco di Cornovaglia, bevuto per errore da Tristano.

[3]Le regioni da cui provengono la maggior parte delle testimonianze relative alla caccia alle streghe europea, senza citare il fenomeno verificatosi nella cattolicissima Spagna, caso a sé stante – e in cui più feroce si scatenò la repressione – comprendono le Alpi e le Prealpi, il Giura, i Vosgi; i Pirenei; e specialmente la Svizzera, la Franca Contea, la Savoia, l’Alsazia, la Lorena, il Tirolo, la Baviera, la Valtellina, i vescovadi dell’Italia settentrionale di Milano, Brescia, Bergamo; il Bearnese, la Navarra, la Catalogna. E’ piemontese, ad esempio, il più antico documento in Italia in cui si indica con precisione l’esistenza di un provvedimento giuridico contro le streghe.

[4] Satana, così come lo intendiamo noi era un angelo della luce, il più vicino al suo dio, ma peccando di superbia nel voler eguagliare il suo creatore venne relegato nell’abisso più profondo, assieme ai suoi alleati. L’uomo venne creato successivamente per colmare il vuoto lasciato nei seggi del Paradiso.

[5] Prima del Malleus Maleficarum, già nel 1270 venne stilato il Summa dell’Ufficio dell’Inquisizione arricchito anche di un capitolo su come interrogare gli accusati. Uno dei più grandi inquisitori, fra il 1307 e il 1327 fu il famosissimo Bernardo Gui che aggiunse al suo Manuale dell’Inquisitore, già contenente sezioni sui catari, valdesi ed ebrei, alcune parti riguardanti stregoni, indovini e coloro che evocavano i demoni.

[6] Il Malleus Maleficarum, il “ Martello delle streghe” venne pubblicato nel 1486. Potremmo definire il classico best seller: divenne il testo ecclesiastico ufficiale della persecuzione contro le streghe. Nel testo gli autori Sprenger e Krämer spiegano le ragioni dell’Inquisizione, la procedura in ciascun “caso”, i metodi di ricerca di quello che chiamano “mostro eversivo”. Il trattato offre esempi di massacri di donne mandate al rogo in quanto ritenute rappresentanti del sapere sessuale, della droga, divoratrici di bambini, operatrici di aborti.

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BIBLIOGRAFIA

  • AA.VV., Sante, medichesse e streghe nell’arco alpino, atti del convegno dell’Università popolare Valcamonica Sebino del 24-25 aprile 1993, Praxis 3, Bolzano, 1994.
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  • Federici S., Fortunato L., Il grande Calibano, Angeli, Milano, 1984, p. 103, 111, 120-121, 126, 129-130, 132. 28-.
  • Ginzburg C., Storia notturna: una decifrazione del Sabba, Einaudi, Torino, 1989, pp. 46-98.
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  • Opitz C., La vita quotidiana delle donne nel tardo Medio Evo, in Duby G., Perret M., Storia delle donne: il Medio Evo, vol II, Laterza, Bari, 1990, p. 356 e segg.
  • Propp V. J.,Morfologia della fiaba e Le radici storiche dei racconti di magia, Newton Compton, Roma, 1992, p. 196-197.
  • Zucca M.(a cura di), Matriarcato e montagna, e in particolare Castelli e monasteri: antichi luoghi di potere femminile, Report n° 5, 1996; Streghe, eretiche, delinquenti: montagne e femmine ribelli, Report n° 17, 1998; Madri e madonne delle montagne e L’orgia, il sabba, la festa: la sessualità nelle Alpi, Report n° 23 del Centro di ecologia alpina, Trento, 2000.