Druidismo e Retaggi Sciamanici

Credit (c) Il Rifugio degli Elfi

La Letteratura Celtica

di Andrea Romanazzi

Come Druido e Sciamano, mi interessa molto approfondire il legame tra queste due pratiche. In un altro mio articolo mi sono occupato del legame tra druidismo storico e sciamanesimo (Leggi l’articolo>>) Scopo di questo studio, invece, è investigare la presenza di retaggi sciamanici nei cicli mitologici e letterari celtici. Giusto una doverosa precisazione, in questo articolo, con il termine “celti” non mi riferisco al popolo indoeuropeo (IV-III secolo a.C.), ma a quei popoli che abitavano ed abitano quel territorio dell’Europa settentrionale e occidentale in cui sono sopravvissuti alcuni tratti culturali riconducibili alle culture celtiche come definito da John T. Koch nel suo Celtic Culture: A Historical Encyclopedia : ovvero La Bretagna, la Cornovaglia il Galles, l’Irlanda , l’Isola di Man (Mannin) e la Scozia. Entriamo nel merito.

Il Ciclo feniano o Fiannaidheacht, conosciuto anche come il Ciclo dei Fionn, è un corpo di prosa e versi incentrato sulle gesta dell’eroe mitico Fionn mac Cumhaill e i suoi guerrieri. Fionn è allevato da una druidessa e ben presto diviene comandante dei leggendari guerrieri chiamati Fianna. Il primo evento su cui ci si deve soffermare è quello del raggiungimento dell’eterna conoscenza. Durante i suoi viaggi per l’Irlanda, il guerriero infatti incontra il druido Finneigeas  a cui chiede di insegnargli l’arte della poesia e della magia. Un giorno il druido assegna a Fionn il compito  di cuocere il “Salmone della Conoscenza” che egli stesso aveva pescato dopo sette lunghi anni di ricerca,  raccomandandosi di non rovinarlo e di non assaggiarlo. Durante la cottura tuttavia, si forma una bolla sotto la pelle del pesce  e Fionn, nel tentativo di schiacciarla  si scotta il dito. Per alleviare il dolore lo porta alla bocca, acquisendo così la saggezza. La storia sin qui narrata ricorda molto il mito di Taielsin su cui non mi soffermo perché approfondito a fondo nei Gwersu dell’Ordine dei Bardi, Ovati e Druidi a cui appartengo a ai cui membri rimando per approfondimenti. Proprio come nelle credenze sciamaniche è l’animale che “dona” la saggezza, egli è il ricordo degli spiriti guida che si incontrano nelle più diverse culture animiste. Da sempre gli animali sono usati per portare la conoscenza attraverso i loro diretti insegnamenti o il consumo delle loro carni come suggerisce MacCulloch nel suo saggio The Religion of the Ancient Celts. Pensiamo ad esempio al salmone della visione appunto assaggiato da Fionn, oppure alle capacità profetiche acquisite da Conchobar, figlio o di Cathbad, capo druido dell’Ulster, solo dopo aver scuoiato un vitello e un corvo e averne bevuto il sangue. Questi racconti riportano alla mente la pratica degli stati alterati di coscienza praticati dai druidi attraverso il consumo di carne, ovvero il Tarbfeis descritto da Mircea Eliade. Questo rituale prevedeva che il druido dovesse cibarsi esclusivamente di carne di toro e a bere il suo sangue favorendo così una sorta di ipervitaminosi da vitamina A che a sua volta favoriva vomito, diarrea e dunque una sorta di alterazione fisica che favoriva così la visione. Anche se spesso nei miti l’animale differisce, ad ogni modo l’ingestione della sua carne, resa sacra dal rito, permette all’eroe-druido l’acquisizione dei suoi poteri. Tradizione simile la troviamo ancora oggi presso gli sciamani siberiani, tra gli Inuit, o in sud America. L’ingestione della propria “guida” diviene anche “legame” mistico con lo stesso e dunque acquisizione del suo “potere”. In alcune narrazioni l’animale scelto è il cane, espressione dell’idea dell’Antico che vedeva, appunto nei canidi, i fedeli animali che lo conducevano alla cerca della selvaggina e a cui chiedeva protezione nella notte. Non è dunque un caso se il cane diviene spirito guida per gli altri mondi e dopo anche guardiano dell’aldilà. Esempi sono il cane di Mac Da Thò, guardiano dell’oltretomba irlandese, oppure i canidi di Arawn, signore dell’Annwn gallese. Ossa di cani sacrificati in rituali sono presenti in moltissime testimonianze archeologiche gallesi e bretoni, come, ad esempio, nel santuario di Gournay-sur-Aronde della tarda età del ferro o nel santuario di Nettleton del Wiltshire come descritto da Rubina Raja e Jörg Rüpke nel saggio A Companion to the Archaeology of Religion in the Ancient World.

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Non meno interessanti sono i viaggi nell’Oltremondo presenti nelle varie opere letterarie. Il già citato Fionn, infatti mentre caccia un cinghiale viene, da quest’ultimo, portato verso un varco per l’aldilà. Altre tracce di ricordi sciamanici le troviamo nella mitologia gallese ovvero nella figura di Pwyll, signore del Dyfed. Nel primo dei Quattro Rami del Mabinogion, si raccolta, infatti, del signore dell’Annwn, il mitologico aldilà gallese, che convince Pwyll a scambiarsi di posto per un anno ed un giorno come compenso per aver lasciato nutrire i propri cani con la carne di un cervo che Arawn aveva catturato e ucciso. Nel Ciclo letterario la pratica del consumo della carne dell’animale di potere viene ingentilita attraverso la mediazione animale. Infatti non è più l’eroe ma in questo caso il cane che, sostituendosi a lui, ne diviene guida verso gli altri mondi.

L’Oltremondo, quello che nel linguaggio neosciamanico viene anche indicato come “mondo di sotto”, non è però l’unico luogo di viaggio di questi eroi-sciamani. Nel terzo ramo del Mabinogion si narrano le avventure di Manawydan e Pryderi, quest’ultimo il figlio scomparso di Pwyll e di Rhiannon. Pryderi diventa re del Dyfed dopo la morte di Pwyll e subito dopo intraprende un viaggio: insieme ad altri personaggi sale su una collina magica. E’ questo il varco verso l’Oltremondo, e infatti quando la discendono, si trovano in un nuovo territorio del Dyfed, ovvero in una realtà extra ordinaria. Sarà sempre in questo luogo, dopo varie vicissitudini, che incontreranno, durante una battuta di caccia, un cinghiale bianco, colore che ne fa intendere la sua sostanza sovrannaturale, che lo indirizza verso un enorme castello incantato all’interno del quale è presente una coppa d’oro, una sorta di Graal ante litteram.

Insomma, già in queste poche righe traspaiono le caratteristiche tipiche dello sciamanesimo, ovvero il legame con animali di potere che diventano tramite verso la conoscenza e strumento per viaggiare tra i mondi attraverso il loro potere.

Non si può concludere questa riflessione senza parlare dello zoomorfismo e delle metamorfosi animali dello sciamano. Dai pittogrammi di Lascaux al calderone di Gundestrup l’Antico ha raffigurato la capacità dello sciamano di “volare” attraverso la metamorfosi spirituale nel suo animale di potere. Nella saga di Talielsin, Gwyrhyr è noto per conoscere il linguaggio degli animali, nonché per le sue molteplici trasformazioni e esperienze di trasmutazione. Mutazioni animali le troviamo anche nei racconti di Oisin e Amergin che non solo si trasformano in animali ma trascorrono un lungo periodo sotto tali sembianze riportando nel mondo reale, una volta terminata l’esperienza della trasformazione, tutte le conoscenze acquisite in questo stato di realtà non ordinaria. Nel già citato Mabinogion, Gwydion, presentato come un mago, e Gilfaethwy vengono esiliati e trasformati da Math, signore di Gwynedd in tre animali diversi per tre anni, ovvero in cervi, lupi e maiali. In conclusione, come ben sappiamo, non abbiamo fonti dirette su cosa fosse davvero il druidismo nell’antichità. Certamente la pratica druidica ha risentito delle conoscenze religiose dei popoli altaici con i quali i celti vennero in contatto. Molte delle credenze, dei rituali che permeavano il druidismo come culto di stampo animistico-sciamanico sono sopravvissute in parte nei secoli e tramutate in racconti e narrazioni.