ACAM
ELDORADO
DI FRANCO CORSI
Città
misteriosa o trappola?
E’
una vera è propria trappola per
turisti. In tutti gli alberghi di Bogotà, in Colombia, è esposto un cartello
che invita i turisti a visitare l'Eldorado. Il costo del viaggio in Taxi verde
(un'autopubblica riservata a escursioni turistiche) non è alto, ma se
deciderete di compierla avrete egualmente una delusione. Ciò che i tassisti vi
mostreranno dopo avervi accompagnato a tre/quattro ore fuori dalla città non
è la leggendaria città d'oro, bensì un lago chiamato Guatavita. E per di più
non si tratta neppure del vero lago, ma di uno specchio d'acqua artificiale
creato da una diga sul fiume Tominè. Nemmeno il paese di Guatavita è
"vero"; è infatti una moderna ricostruzione in stile "Porto
Cervo" di un piccolo centro che ora giace sotto le acque del bacino.
Il vero lago di Guatavita vi spiegherà il tassista si trova "più
sopra", a qualche ora di cammino; "comunque" continuerà la
vostra guida "non è particolarmente interessante da vedere". E in
effetti non lo è: dopo una lunga salita resa ancor più faticosa dall'aria
rarefatta dell'altopiano andino potrete vedere un laghetto molte volte meno
spettacolare di quello di Carezza e molte volte meno inquietante di quello di
Bolsena. Eppure qui si celebrava, secoli fa, il rito dell'El Dorado, "Il
dorato"; una cerimonia suggestiva e che, effettivamente, implicava il
sacrificio di una certa ricchezza, e che tuttavia non giustificava gli
incredibili sforzi e l'enorme spargimento di sangue che riuscì a scatenare nel
giro di pochi decenni.
L'uomo dorato
Nei
territori ora occupati dagli attuali Colombia, Perù e Ecuador l'oro era un
materiale, se non proprio comune, certo meno raro che in Europa. Più che per il
suo valore monetario (determinato dalla maggior o minor abbondanza di un
prodotto) era apprezzato sia per la sua bellezza intrinseca sia per il suo
significato simbolico. Combinando i quattro elementi (la roccia aurifera,
ovvero la terra, l’acqua, il fuoco, l'aria), la materia bruta può
trasformarsi in un metallo scintillante; così anche l'uomo, sfruttando
correttamente le forze della natura, può passare dallo stadio primitivo a
quello di essere superiore. A simboleggiare questo passaggio lo Zipa, grande
sacerdote delle tribù dei Chibcha, interpretava una singolare cerimonia.
Completamente nudo, veniva ricoperto di una speciale resina chiamata Varniz
de Pasto; quindi gli veniva soffiata addosso della polvere d'oro per mezzo di
una piccola cerbottana. Così splendente e dorato (da cui il nome El Dorado)
raggiungeva il centro del lago di Guatavita e vi si immergeva quando il sole
era allo zenit; in quel momento i suoi sudditi gettavano nelle acque oggetti
votivi di ogni genere, spesso realizzati in oro.
La Leggenda
Era
il 1520. Il Conquistador Hernan Cortèz, tornato in Europa dopo la conquista
del Messico, aveva descritto al re di Spagna la magnificenza dei TESORI di
Montezuma: "Un disco a forma di sole, grande come la ruota di un carro e
d'oro finissimo...Venti anatre d'oro di squisita fattura... Ornamenti a forma
di cani, tigri, leoni, scimmie". Un inventario che sembrava inesauribile
e che fece nascere la convinzione che esistesse una terra ove l'oro era
comune come le rocce. Parallelamente, la notizia di un "uomo d'oro",
l'Eldorado, cominciava a ingigantirsi e ad assumere toni di leggenda. Ben
presto la voce che in Sudamerica o in America Centrale si trovava un territorio
chiamato Eldorado ove le strade e i tetti delle case erano lastricati del
prezioso metallo. Tra il 1529 e il 1616 sei spedizioni (guidate da Ambrosius
Dalfinger, Nicolaus Federmann, Georg Hohermuth, Sebastian de Belalcazar,
Gonzalo Jimenez de Quesada, Walter Raleigh), partirono alla ricerca di
inesistenti città d'oro (a Eldorado si era aggiunta Ma-Noa, mitica
"isola in un gran lago salato").
Centinaia e centinaia di indios furono torturati e uccisi perchè rivelassero ciò
che non sapevano; centinaia di conquistadores persero invano la vita nella
foresta o sugli impervi sentieri andini. E il sogno dell'Eldorado continua in
tempi recenti. Nel 1927 il colonnello Percy FAWCETT perì misteriosamente in
Mato Grosso (Brasile) durante la ricerca della misteriosa Zeta, una città
posta in cima a una montagna che l'esploratore inglese identificava non soltanto
come il regno dell'Uomo Dorato, ma anche come una colonia avanzata della
famosa e misteriosa Atlantide.
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