ACAM
I
MISTERI ELEUSINI prima parte
di
Alessandra Economo del Gruppo Mizar
Prima di iniziare a
parlare specificatamente dei misteri Eleusini, è necessario innanzitutto
situare i culti di mistero entro una tipologia che renda conto
Una categoria molto
generica fu proposta dallo studioso Van Gennep nel 1909: si tratta dei “riti
di passaggio”, che sanciscono il passaggio da una condizione ad un’altra,
e possono riguardare tanto la collettività che il singolo. Solo per fare un
esempio, si parla di riti di passaggio collettivi nel caso di riti di
rinnovamento periodico della fertilità e della vita, con ritmo stagionale e
quindi ciclico. Questi culti stagionali di fecondità si basano su un racconto
“mitico”: la vicenda di una divinità, o meglio una coppia di dei, è la
motivazione del rito e di ciò che esso celebra annualmente. Laddove il rito
ripete annualmente ciò che è avvenuto una volta sola: è proprio il caso
della vicenda di Persefone, di Attis, Adonis, Osiride, Dumuzi, tutti dei
carat-terizzati non da una definitiva resurrezione, ma da una capacità
“tornante”, definiti dei in vicenda, e “paredri”, ovvero partners, di
una dea “stabile”: Demetra, Cibele, Afrodite, Iside, Inanna.
I riti di passaggio del
singolo sanciscono momenti essenziali nella vita, come la nascita, le nozze, i
funerali, che sono anch’essi passaggi da uno stato ad un altro. Tra i riti
individuali vi sono i rituali di iniziazione, che implicano cioè un segreto,
hanno un carattere esoterico, e differiscono da quelli prima citati proprio
per questa loro con-notazione: il segreto iniziatico, condiviso da tutti i
membri del gruppo, e solo da loro, costituisce il legame più specifico per
contraddistinguerlo dalla massa dei non iniziati.
Ad esempio, di questi fa
parte il rito di pubertà maschile, in cui alcuni giovani ricevono
l’iniziazione dai più anziani, e tramite prove e riti si consacra il loro
passaggio al gruppo tribale, implicante la possibilità di esercitare tutte le
funzioni cui tale appartenenza dà diritto. Senz’altro più conosciute sono
le società iniziatiche, che implicano una serie di iniziazioni e quindi
l’accesso a gradi sempre più elevati di conoscenza; le società segrete,
che sono un’evo-luzione delle precedenti e di certo più elitarie ed
impenetrabili; le società di mestiere, o corporazioni, ed anche, in certo
qual modo, l’iniziazione alla qualità di sciamano, benché essa non avvenga
all’interno di un gruppo come tutte le altre. Queste poche righe non mirano
ad esaurire il tema (che meriterebbe lunghi studi e fiumi di parole) ma solo
ad inquadrare molto schematicamente alcuni rituali.
Ma è necessario ancora
soffermarci sulla terminologia: derivando infatti dal greco mystes,
ovvero iniziato, molti storici fanno del mondo greco ed ellenistico la culla
dei culti misterici. Non va però dimenticato che sul ciclo morte-resurrezione
si basavano anche i misteri di Iside ed Osiride, che, nati in Egitto, sono da
molti considerati la vera matrice dei culti orfici e dionisiaci, di Attis e
Cibele, di Adone ed Astante.
Tutti poi si diffusero
nel mondo greco-latino. Siano i culti misterici di matrice egizia o greca, il
termine mistico non può essere interpretato cristianamente come fuga dal
molteplice e ricerca dell’Uno, come atteggiamento religioso in cui l’anima
del fedele tende ad avvicinarsi a Dio. Per l’Ateniese significava
interferenza tra due piani, quello umano e quello divino, con particolare
riferimento agli dei mistici, che proprio per queste loro vicende di morte
prima, e di ricomparsa poi, subivano un destino umano.
Il “fedele” che
partecipava alle loro storie e diveniva familiare con essi, poteva godere di
tutti quegli effetti benefici che scaturivano dalla risoluzione positiva della
vicenda del dio. I culti di fecondità sono, dunque, culti mistici.
I culti misterici sono
culti mistici in cui si aggiunge sia l’elemento dell’inizia-zione
individuale, anche se nel contesto di un gruppo, sia la speranza di una
beatitudine prima e dopo la morte.
A questo punto si può
affermare che i Misteri Eleusini sono un culto mistico e misterico insieme.
Pur esistendo altri culti di mistero che celebravano la rinascita annuale,
quello di Eleusi aveva un ruolo privilegiato nella Grecia classica, anche
perché costituiva un elemento aggregante notevole. Infatti, diversamente da
altri riti, vi erano ammessi tutti, al di là dell’appartenenza sociale,
purché parlassero la lingua greca e non avessero le mani macchiate di sangue
umano. Si svolgevano annualmente in onore di Demetra e Persefone nella città
di Eleusi, a circa 22 Km da Atene, dove folle di adoratori si riversavano,
aiutati anche da un periodo di tregua di 55 giorni stabilito proprio per
facilitare la partecipazione ai Misteri. Nonostante la condanna dei Padri
della Chiesa, i Misteri, che si erano celebrati per 2000 anni, continuarono
ancora per centinaia di anni dopo l’arrivo del Cristianesimo.
Il santuario di Eleusi
fu chiuso nel 391 dall’imperatore Teodosio, la città distrutta nel 395 d.C.
dai Visigoti. Prima di entrare nei dettagli, sarà bene far riferimento alle
fonti in nostro possesso, tenendo conto che anche in quelle dei Padri della
Chiesa, che naturalmente ironizzavano e denigravano i riti, trapelano notizie
interessanti. E’ a queste fonti e agli scritti di autori pagani, più che
reticenti, che dobbiamo inevitabilmente riferirci, mancando qualsiasi notizia
certa circa la vera essenza dei misteri, cosa che d’altro canto sottolinea
la loro fondamentale importanza proprio tacendone i segreti.
Come fonte principale
partiamo dall’Inno a Demetra, attribuito ad Omero, ma scritto più tardi.
Nonostante questo, un’analisi del testo, la cui datazione è incerta, di
circa 495 versi, è doverosa. Oggetto dell’inno è il rapimento di Persefone
(che i greci chiamavano Kore, o Fanciulla) da parte di Ade, la venuta di
Demetra in lutto ad Eleusi, la liberazione parziale della figlia e
l’istituzione dei riti eleusini. Il rapimento è descritto all’inizio:
mentre Kore gioca con le Oceanine nella pianura Nisea, un meraviglioso fiore,
un narciso, fatto nascere appositamente da Gaia, la Terra, la distrae.
Nell’atto di raccoglierlo, la dea vede la terra aprirsi ed uscire il
fratello di Zeus col suo carro. Ade la rapisce, e a nulla valgono le grida
della fanciulla che, inascoltata, viene condotta negli Inferi. Demetra,
sconsolata, la cerca invano, prendendo il lutto ed astenendosi dal nettare,
dall’ambrosia e dal bagno (distaccandosi, quindi, dagli altri dei
dell’Olimpo). Nel suo cercare, incontra gli unici due testimoni del
rapimento, Ecate ed Helios, il quale le spiega ciò che è accaduto,
Se non si
rassegna come madre, quindi, Demetra dovrebbe rassegnarsi in quanto dea. Ma,
al contrario, ella solidarizza con gli uomini: si reca presso di loro, pur
mascherando la sua vera identità sotto le spoglie di un’anziana nutrice.
Giunta ad Eleusi, incontra le figlie di Celeo, il re locale, che la conducono
alla reggia, al cospetto di Metaneira, loro madre e regina. Questa le offre il
trono, ma Demetra si siede su un rozzo sedile, più angosciata che mai,
rifiuta il vino rosso offertole, e chiede il ciceone (bevanda di cui
tratteremo più avanti). Accetta invece di occuparsi del piccolo figlio della
regina, che alleva come fosse un dio, e tratta di notte con tutta una serie di
rituali, quali l’unzione con l’ambrosia e l’immersione nel fuoco, allo
scopo di renderlo immortale. Metaneira, scoper-to ciò che succede, è
terrorizzata: dopo un’invettiva contro la sua stupidità che causerà al
figlio la venuta della morte, Demetra si rivela e chiede che venga costruito
un tempio in suo onore, dove insegnerà alla gente i suoi riti speciali. Poi
scompare.
Ultimato il tempio, la
dea vi prende dimora, e si rifiuta di riunirsi agli altri dei nell’Olimpo. E
rifiuta di far germogliare i semi: segue un anno di carestia e di sofferenza
tanto per gli uomini quanto per gli dei, che non hanno più sacrifici. Zeus
deve intervenire e lo fa tramite la messaggera Iride, comandando a Demetra di
riprendere le sue funzioni.
Ma l’arma di Demetra
è proprio questa: lei può minacciare l’ordine prestabilito, ed in questo
modo spinge Zeus a cedere alla sua richiesta di riavere con sé Persefone. A
questo punto Zeus manda Hermes da Ade con la richiesta di riportare Kore a
Demetra. Pur accettando, Ade ricorre ad uno stratagemma: fa mangiare a sua
moglie un chicco di melograno, di modo che ella sarà costretta a passare un
terzo di ogni anno con lui, in inverno, ed i due restanti terzi tra gli dei,
risalendo alla luce in primavera. Demetra accetta e la pianura rifiorisce.
Il poema termina con
l’invocazione delle due dee ed una promessa di ricchezza ai loro devoti, sia
in questa vita che in quella futura:
“….E Demetra a tutti
mostrò i riti misterici a Trittolemo e a Polissero, e inoltre a Diocle, i
riti santi, che non si possono trasgredire né apprendere né proferire:
difatti una grande attonita atterrita reverenza per gli dei impedisce la voce.
Felice colui – tra gli uomini viventi sulla terra – che ha visto queste
cose: chi invece non è stato iniziato ai riti sacri chi non ha avuto questa
sorte non avrà mai un uguale destino, da morto, nelle umide tenebre
marcescenti di laggiu’.”
La divinità oggetto del
culto era in origine agraria. Tutta la civiltà cretese-egea venera la Potnia,
ovvero signora, patrona, potente, ossia la terra, la Grande Madre, che dà la
vita, e sperimenta la morte per poi tornare in vita; depositaria delle forze
della natura e del ciclo vitale. E’ sempre raffigurata con una torcia alta
nella sua mano, il fiore ancora chiuso, simbolo della virtù generante, e la
melagrana matura, simbolo di fecondità e sessualità.
C’è un naturalismo di
base, in cui le divinità sono ctonie, cioè connesse con la terra, la
vegetazione, il suolo. Possiamo dunque dire che Demetra deriva dall’antica
divinità delle trasformazioni, quella selvatica e misteriosa, che come la
terra conosce una metamorfosi delle forme, la pausa e il risveglio, il
nascere, morire e rinascere. Questa sua derivazione si evince anche
dell’etimologia del nome, che alcuni fanno derivare
da DaMeter, dove Da sta
per gea, ossia terra. La stessa radice si ritrova nel nome di Poseidone, fatto
derivare da Poteidan, ossia marito di Da.
Infatti egli è marito
di Demetra.Non si sa con certezza come e quando il culto
agrario divenne rito
misterico, ma, dal momento che i misteri eleusini venivano patrocinati dallo
Stato, sicuramente rappresentavano qualcosa di molto pericoloso, tanto da
doverlo controllare. In realtà si poteva controllare l’aspetto essoterico
del culto, ovvero quella parte di esso che si svolgeva pubblicamente: la
processione che, essendo visibile da tutti, quasi
sottintendeva il
carattere esoterico, occulto, quello che non era di dominio pubblico, ma
appannaggio di pochi. Potremmo dire che il carattere volutamente luminoso
della processione riproduceva il mito, mentre nel più totale segreto venivano
svolte le iniziazioni.