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I MISTERI ELEUSINI seconda parte
di Alessandra Economo del Gruppo Mizar

        

Siamo giunti nel vivo dei misteri,che vedevano la presenza di vari personaggi.
I più importanti erano il Sommo Sacerdote o Ierofante,l’unico che entrava nella stanza segreta,
dove erano custoditi gli oggetti sacri,
o Hiera, che officiava le parti più solenni dei riti,aiutato dalla Sacerdotessa.
Colui che portava la fiaccola era il Dadouchos,
che purificava chi ne aveva bisogno,
aiutato dalla dadouchosa, sua assistente,
con cui provvedeva agli effetti luce durante la celebrazione.
C’erano, inoltre, dei personaggi minori: dall’araldo ufficiale, o Hieorokeryx,
che richiamava al silenzio,
al Prete che officiava i sacrifici animali, ed altre sacerdotesse,
alcune delle quali prendevano parte al dramma inscenato,
altre forse portavano gli oggetti sacri in processione.
La celebrazione prevedeva due fasi:
i Piccoli e i Grandi Misteri. I Piccoli Misteri...

... si svolgevano nel mese dei fiori Anthesterion (febbraio-marzo), e celebravano la nascita della natura, ovvero il ritorno di Kore sulla terra.

Si svolgevano ad Agrai, sobborgo di Atene, sulle rive del fiume Illisso.

Della durata di tre giorni, essi preparavano, purificando, ai Grandi Misteri, tramite meditazioni, preghiere, atti di penitenza, sacrifici, alla fine dei quali gli iniziandi, ossia i mystes, si coprivano il capo. Ciò ad indicare che, pur avendo intrapreso il cammino verso la suprema conoscenza, non ne avevano ancora scoperto il segreto.

Il tutto avveniva sotto la direzione di un mistagogo, che li istruiva anche sui miti che narravano le vicende delle due dee.

I Grandi Misteri avevano luogo nel mese di Boedromion (settembre-ottobre) e duravano 9 giorni, dal 15 al 23; ogni giorno gli iniziati seguivano una serie di azioni rituali. I primi giorni erano preparativi: i sacerdoti trasferivano gli oggetti sacri da Eleusi all’Eleusinion, recinto sopra l’agora; qui, sotto la guida di un mistagogo si riunivano i partecipanti, cui uno ierofante (ovvero “colui che mostra” o “dice le cose sacre”) dava istruzioni.

(Clemente distingue tre fasi nei Misteri: le cose dette o “legomena”, ovvero le istruzioni date dal mistagogo, le cose mostrate, o “deiknymena, e le cose fatte, ossia “dromena” che alcuni ritengono fossero la rappresentazione del dramma delle due dee, mentre altri pensano che somigliassero ad una danza rituale, come quella labirintica di Delo, la quale avrebbe prodotto uno stato di trance e comunione estatica con le dee).

Era questa la fase in cui quelli che non parlavano il greco o erano impuri venivano esclusi.

Poi aveva luogo la prima fase della cerimonia, che consisteva nella purificazione sulle rive del mare dalla parte del Falero, al grido di “iniziati, al mare”, dove ogni iniziato, con il suo personale tutore, recava un maialino lattante, anch’esso lavato nell’acqua, e poi sacrificato. Da questo momento era imposto il digiuno.

Gli iniziati si riposavano per due giorni, continuando a meditare. Poi c’era la seconda fase, ovvero la grande processione da Atene ad Eleusi, lungo la Via Sacra, con previa sosta sull’Acropoli, seguendo un carro con la statua di Iacco (identificata con Dioniso) e gli altri oggetti sacri, il tutto sempre accompagnato da canti e danze.

Ogni tappa del percorso si rifaceva al mito. Lungo il percorso, veniva attraversato il ponte sul fiume Kephysios, che divideva i territori di Atene da quelli di Eleusi.

Esso rappresentava simbolicamente il passaggio dalla terra dei vivi a quella dei morti. Si dice che qui gli iniziati subissero alcuni scherzi osceni, forse a memoria di quelli che l’anziana serva Iambe fece a Demetra nel tentativo di farla sorridere (INNO).

Giunta la sera del 19, aveva luogo l’iniziazione di primo grado, in cui si riproponeva il dramma di Demetra e Persefone, con il daduco, portatore principale della fiaccola, ad impersonare Demetra, i suoi lamenti e la sua disperazione per la perdita della figlia, e tutti gli iniziati dietro di lui correvano, intrecciandosi ed agitando le fiaccole intorno al Pozzo Sacro, lo stesso presso cui Demetra si fermò.  

 Il pozzo era situato all’angolo dei Grandi Propilei, tramite cui si giungeva ai Piccoli Propilei, che conducevano nel sacro recinto, dove solo gli iniziati, pena la morte, avevano accesso. 

La rappresentazione ed il digiuno terminavano con l’assunzione del Kykeon, ossia ciceone, la stessa bevanda che Demetra chiede nell’Inno. C’è grosso disaccordo circa la funzione e la composizione di tale bevanda. Alcuni ritengono fosse composta di acqua, farina e foglie di menta; Karl Kerényl ritiene si trattasse di birra, bevanda dei morti dell’Egitto antico; altri ancora parlano di una mistura fatta di acqua, farina, formaggi, erbe, miele e vino. Stando all’Inno a Demetra, in verità essa non avrebbe dovuto contenere sostanze alcoliche, dato che la dea rifiuta il vino, mentre risulta chiaro che la farina, quindi il grano, era l’elemento essenziale da ricollegarsi a Kore e alla sua vicenda.

Vi è poi l’ipotesi di Wasson circa la presenza di un fungo allucinogeno, appoggiata anche dal fatto che Kore viene rapita nell’atto di cogliere un narciso, “narkyssos”, fiore allucinogeno da cui deriva il termine narcotico. Anche Campbell parla dell’ergot, appunto un fungo allucinogeno contenuto nei cereali. Queste sostanze, che se assunte in determinate dosi hanno proprietà lisergiche, avrebbero potuto provocare la “visione”. Questa ipotesi risulta plausibile, data l’enorme quantità di cerealiformi in tutta la zona, ed anche perché da questo fungo poteva essere estratto un alcaloide idrosolubile, con bassa tossicità, ma elevata psicoattività. Inoltre, molte fonti parlano di sudorazione fredda, nausea, ansia, vertigini, tremori, tutti ascrivibili a tale sostanza.

Robert Graves ipotizzò che esso contenesse un fungo, che però è tipico solo delle zone nordiche, ricavando dalle iniziali della bevanda (minthaion, udor, kukomeon, alphitois) il termine myka, cioè l’accusativo arcaico di fungo.

Circa la sua funzione, qualcuno associa l’assunzione del ciceone con l’Eucarestia, indicando una comunione mistica con la divinità, data anche l’assenza di carne, mentre altri negano del tutto il suo valore sacramentale.

Entrati nel sacro recinto del Teleste-rion, gli iniziati dovevano pronunciare una specie di parola d’ordine, che gli consentiva l’accesso al rituale.

Secondo Clemente di Alessandria le parole pronunciate erano le seguenti:

“Ho digiunato; ho bevuto il ciceone; ho preso dalla cesta, dopo aver maneggiato ho riposto nel canestro, e dal canestro nella cesta.” Questa frase così oscura sembra poter alludere ad un simbolismo sessuale, idea che si rafforza dall’uso del termine “orghia” all’inizio dell’Inno. Ma questo termine deriva da ergon=opera, e si riferisce piuttosto all’azione dei partecipanti, e forse alla manipolazione degli oggetti sacri posti nella cesta, che li rendeva figli della divinità, compartecipanti alla sua gioia, come prima lo erano stati del suo dolore.  

  Vi era poi l’iniziazione di secondo grado, in cui i pochi eletti spegnevano le fiaccole e attendevano in sacro silenzio l’unione tra Demetra e Zeus, nelle persone dello ierofante e ierodula, che si appartavano; il Sacerdote tornava allora con una spiga nella mano, che stava ad indicare il Figlio di quell’unione, la nascita di una nuova vita, ossia la rinascita dell’iniziato. Solo agli epoptai era concesso sapere ciò che

invece i mystes ignoravano, rimanendo essi fuori dal tempio.

Nonostante i Padri della Chiesa insistettero sull’aspetto orgiastico dei misteri, fu proprio Ippolito a ricordare che “..gli Ateniesi, nell’iniziazione di Eleusi, mostrano a coloro che sono ammessi al grado supremo (epo-pteuosi) il grande e mirabile e per-fettissimo mistero (mystêryon) visio-nario (epoptikon) di là: la spiga di grano mietuta in silenzio.

Lo ierofante in persona…che si è reso impotente con la cicuta e si è staccato da ogni generazione, ….di notte, ad Eleusi, in mezzo alla luce delle fiaccole, nel compiere il rituale dei grandi ed ineffabili misteri, grida ed urla proclamando:

“Brimò Signora ha generato il sacro fanciullo Brimòs…”

Questo figlio simbolico forse era Iacco, forse Pluto, nato da Demetra e Giasone, o forse Dioniso, figlio di Persefone e Zeus. Ogni interpretazione viene complicata proprio dall’evolversi dei culti di Eleusi nell’arco di circa 2000 anni. Aldilà dell’evidente denigrazione di Ippolito, otteniamo dati importanti: la spiga è simbolo di vita e fecondità, e viene generata da un’unione sacra che è solo simbolica, cioè senza contatto carnale. Quindi, escludendo il carattere sessuale dei misteri, e certi di non sapere cosa realmente l’iniziato “vedesse”, sappiamo con certezza che in lui le cose mostrate e viste ope-ravano una reale trasformazione, che la visione, o epopteia, era un’espe-rienza che mai avrebbe scordato. L’idea che la visione sia l’apice dei misteri, ci fa capire quanto essi non fossero un insegnamento, qualcosa che si poteva apprendere e relegata al senso dell’udito, ma fosse piuttosto la contemplazione, la rivelazione di un qualcosa che era “visto”.    

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