Ermete Trismegisto e la sua influenza sulla cultura occidentale

di Nicola Zegrini

Tra i testi antichi gli scritti di Ermete Trismegisto sono quelli che hanno avuto una maggiore influenza nella cultura occidentale e non solo. Nell’antichità essi erano venerati perché erano ritenuti opera del dio Thot degli egizi e, secondo quanto scritto nei testi delle piramidi, Thot aveva nascosto (probabilmente all’interno della grande piramide) dei testi che contenevano gli insegnamenti che Dio aveva lasciato agli uomini. Fino al XII secolo quindi, epoca in cui venne scoperta la falsità dei libri giunti fino a giorni nostri, questi libri erano considerati sacri.

Quando i greci entrarono in contatto con la civiltà egiziana, identificarono molte delle loro divinità con le divinità egiziane. Per questo arrivarono ad identificare il dio Thot degli egizi con il loro Hermes, perché entrambi erano protettori delle stesse arti: la sapienza, la scrittura e la magia. Al dio Thot inoltre, essendo l’inventore della scrittura, venivano attribuiti tutti quegli scritti di dubbia provenienza che, dagli stessi Egizi e greci antichi, erano considerati vecchi. Con questo voglio dire che le opere attribuite ad Ermete Trismegisto o al dio Thot erano già molto antiche intorno al 3.000 a.c. ossia l’epoca dell’Egitto dinastico. Sia Hermes che Thot, inoltre, erano considerati i messaggeri di Dio, portatori del Logos divino, dove Logos sta a significare l’espressione della ragione divina creatrice che permea tutto l’universo. Thot poi, secondo la tradizione, era anche il costruttore delle tre piramidi di Ghiza.

In seguito gli stessi greci sentirono l’esigenza di distinguere gli scritti del loro Hermes con quelli attribuiti a Thot, decisero così di indicare quest’ultimo con il nome di Ermete Trismegisto, dove Trismegisto sta a significare il tre volte grande, forse perché era insieme il dio della scrittura, della medicina e della magia.

Come accennato sopra, va qui precisato che, le uniche opere di Ermete arrivate fino ai giorni nostri ossia: Il Corpus Ermeticum e L’asclepio, sono state dichiarate false, esse infatti appartengono al periodo tardo ellenistico. Nulla però può costringerci a non ritenere che esse

siano rielaborazioni di opere preesistenti le quali hanno, probabilmente, avuto una grande influenza in tutto il mondo antico.

Platone e Pitagora hanno infatti molti punti in comune con questo pensiero. Si può addirittura ritenere che questo sia il primo sistema filosofico dal quale hanno attinto tutti gli altri e che da esso hanno preso spunto anche tutte le religioni.

Agli scritti di Ermete Trismegisto poi, si deve la nascita dell’alchimia, alcuni  tra gli scritti originali infatti pare contenessero ampi trattati di magia e di astrologia. Il termine alchimia deriva da al-chemi, termini greci che stanno ad indicare l’arte dell’antico Egitto: gli egiziani infatti chiamavano la loro terra chemi. Questi scritti hanno influenzato perfino l’arte del rinascimento italiano, in particolare quella di Michelangelo Buonarroti nella creazione del soffitto della Sistina. Vediamo ora in che modo.

Il grande artista toscano aveva iniziato la sua attività presso la bottega del Ghirlandaio a Firenze. In seguito venne notato da Lorenzo il magnifico che lo volle presso la sua corte. Michelangelo era ancora molto giovane quando entrò a far parte della grande schiera di artisti che affollavano le dimore dei Medici, venne così cresciuto e istruito insieme a tutti quei grandissimi artisti, tra cui Botticelli e Perugino. Ma quelli a cui Michelangelo era più legato, oltre allo stesso Lorenzo de Medici, erano i suoi precettori: Marsilio Ficino e Pico Della Mirandola, i quali avrebbero, come vedremo, influenzato molto il suo lavoro negli anni a venire: Ficino con i suoi insegnamenti filosofici e Pico Della Mirandola con quelli cabalistici.

Ficino era stato il primo a tradurre dal greco gli scritti di Ermete Trismegisto ai quali aveva dato una grande importanza al punto da dargli la precedenza, addirittura, sugli scritti di Platone. Aveva poi trasmesso questi insegnamenti al giovane artista suo discepolo.

Quando a Michelangelo fu commissionata da papa Sisto IV la creazione degli affreschi sul soffitto della Sistina all’interno dei palazzi fiorentini aleggiava il sospetto che  lo stesso papa fosse stato l’autore di un tentativo di rovesciare la corte dei Medici a Firenze  durante la quale era rimasto ucciso il fratello del magnifico: Giuliano. Per questo si può presumere che, quando Lorenzo ebbe concesso al suo pupillo di recarsi a Roma per dedicarsi agli affreschi, gli avesse anche consigliato di non attenersi ai dettami del papa ma di raffigurare parte degli insegnamenti che gli erano stati impartiti a Firenze e, come stiamo per vedere, è proprio quello che il Buonarroti fece.  Un esempio magistrale di questo sforzo da parte di Michelangelo lo vediamo nell’affresco conosciuto come “La creazione di Adamo” dove il Creatore è raffigurato all’interno di un telo che prende la forma dell’emisfero destro del cervello umano. ermete1 Negli scritti di Ermete si leggono queste precise parole: Dio è nell’intelletto,

oppure:

L’intelletto, o Tat, è della stessa essenza di Dio. (…) Negli uomini questo intelletto è Dio.

Quale miglior modo di rappresentare queste parole se non quello di mettere Dio all’interno di una raffigurazione del cervello umano?

Il pensiero di Ermete ci spiega che l’uomo è esso stesso creatore in quanto esso è una parte del creato e il creato stesso non è altro che Dio. Il creatore è in tutte le cose, quindi essendo l’uomo una parte di Dio e generato a sua immagine e somiglianza l’uomo stesso è creatore.

Le parole di Ermete:

   Quando dico gli esseri intendo Dio – poiché Dio contiene dentro di sé gli esseri e niente vi è al di fuori di lui e niente in cui Dio non sia.

Oppure:

   L’uomo è infatti un essere vivente di natura divina, che non deve essere paragonato agli altri esseri viventi sulla terra, ma a quelli di lassù, del cielo, che sono chiamati dèi.

ermete2Vediamo qui l’affresco della Creazione di Adamo dove il creatore sembra voler trasferire qualcosa ad Adamo (il potere di essere lui stesso creatore?) e Adamo che se ne sta lì impassibile come se non attribuisse nessun valore a quello che il creatore intende donargli. Vediamo una perfetta corrispondenza di questo nelle parole di Ermete Trismegisto:

In quel’momento, stanchi della vita, gli uomini non considereranno più il mondo come degno oggetto della loro ammirazione e del loro rispetto. Tutto questo, la miglior cosa che esista, l’ottima tra tutte le cose del passato, del presente e del futuro, rischierà di perire; Gli uomini lo considereranno un fardello inutile e di conseguenza questa totalità dell’universo sarà disprezzata e non più venerata, questa incomparabile creazione divina, questa costruzione mirabile, questa ottima creazione costituita da un infinita diversità di forme, strumento della volontà di Dio il quale, senza invidia, elargisce la sua grazia a tutta la creazione, in cui è riunito in un tutto unico…

Un altro esempio vi è nell’affresco della cacciata dal paradiso terrestre  dove il serpente tentatore che rappresenta il male è lo stesso individuo che identifica il bene e sono entrambi legati allo stesso albero come se fossero la stessa cosa. Fondamentale, infatti, nel pensiero Ermetico il considerare il bene e il male come due aspetti della stessa realtà, l’una antitetica all’altra e il considerare l’uomo saggio e pio come quello che non ha paura del male e non lo giudica ma lo considera sullo stesso piano del bene.

Ermete scrive:

L’uomo pio sopporterà tutto, cosciente della conoscenza che possiede; infatti per tale uomo, tutte le cose che per gli altri possono essere mali, sono beni; se è oggetto d’insidie vede tutto alla luce della sua conoscenza e, solo tra gli uomini, rende buone le cose cattive.

ermete3

Questi sono solo alcuni esempi, una trattazione più dettagliata nel libro: Lo specchio del pensiero,  www.lo-specchio-del-pensiero.it, dove si evidenziano anche le influenze che gli insegnamenti cabalistici di Pico della Mirandola e quelli neo platonici dello stesso Ficino hanno avuto sull’arte di Michelangelo e i punti in comune che questo pensiero ha con la scienza moderna, in particolare la fisica quantistica.

Di seguito un brano del Corpus Ermeticum che illustra bene il suo pensiero.

Vedi quanta potenza, quale velocità, possiedi? E se tu puoi tutto questo, non lo può forse Dio?

Così tu devi pensare Dio: tutto ciò che esiste egli lo contiene in sé stesso come oggetto di pensiero, il mondo, sé stesso, il tutto. Se dunque tu non ti rendi uguale a Dio, non puoi comprenderlo; poiché il simile è intellegibile solo al simile. Ingrandisci te stesso fino a raggiungere la grandezza senza misura, liberandoti da ogni corpo; elevati al di sopra di ogni tempo divieni l’eternità: allora comprenderai Dio. Una volta convinto che per te non vi è niente di impossibile, stima te stesso immortale e capace di comprendere tutto: ogni arte, ogni scienza, l’intima natura di ogni essere vivente. Sali più in alto di ogni altezza, scendi più in basso di ogni profondità. Riunisci in te stesso le sensazioni di tutti gli elementi creati, del fuoco, dell’acqua, dell’aridità e dell’umidità, immaginando di essere ugualmente in ogni luogo, nella terra, nel mare, nel cielo, immaginando in non essere ancora nato, di essere nel ventre della madre, di essere giovane, di essere vecchio, di essere morto, di essere quello che sarai dopo la morte, Se tu comprendi tutte queste cose insieme: tempi, luoghi, sostanze, qualità, quantità, tu puoi comprendere Dio.

Se tu invece trattieni la tua anima prigioniera del corpo, la diminuisci e affermi: “io non comprendo niente, io non posso niente (…)che cosa hai a che fare allora con Dio?