ACAM - Associazione Culturale Archeologia e Misteri - Progetto Genesi
ESOBIOLOGIA
PARTE II


...A favore della possibile evoluzione di vita semplice giocherebbero numerosi fattori.

Anzitutto, poichè ogni galassia contiene cento miliardi di stelle ed esistono migliaia di galassie, parrebbe logico che un certo numero di pianeti possegga caratteristiche favorevoli allo sviluppo della vita. A sostegno di questa idea si possono citare tre osservazioni. La prima è che la Terra è un pianeta "tipico", cioé non possiede caratteristiche fisiche intrinseche che la rendano diversa dagli altri pianeti. La seconda è che le leggi della natura si sono rivelate valide ovunque nell'Universo osservato. Infine, tutto ciò che è fisicamente possibile che avvenga può avvenire.

Molti fisici e chimici ritengono che la vita sia un risultato di processi chimici che si autoorganizzano qualora si verifichino condizioni favorevoli. Tale teoria prende spunto dall'osservazione che esistono fenomeni naturali che procedono in modo automatico e ben organizzato. Ad esempio, nel raggio laser ogni fotone si organizza automaticamente in sequenza con gli altri fotoni generando così un raggio "coerente"; ugualmente, sono esempi di autoorganizzazione la formazione di vortici stellari e il radunarsi di molecole uguali nelle rocce per formare i minerali.

La materia dunque possiederebbe una innata capacità di autoorganizzarsi; tale capacità potrebbe in teoria quindi applicarsi anche alle cellule viventi.

Proseguendo secondo questo schema mentale, i fisici ritengono che le leggi fisiche naturali siano strutturate in maniera tale da indurre materia ed energia a interagire evolvendo automaticamente da stadi semplici verso stadi di complessità cescente. Secondo tale visione (che il celebre fisico Paul Davies ha denominato "Teleologia senza Teologia") l'Universo si evolverebbe perciò necessariamente secondo determinate linee preferenziali, che comprenderebbero inevitabilmente anche lo sviluppo della vita. Spingendo all'estremo questa visione "deterministica", alcuni studiosi ritengono che anche la comparsa di vita intelligente sia presente come presagio nelle leggi naturali. Freeman Dyson è forse il più noto sostenitore di questa visione dell'Universo, nota come Principio Antropico. In un famoso passo della sua autobiografia Dyson sostiene in proposito di non sentirsi un estraneo nell' Universo, e che quanto più si studia l'Universo stesso e si conoscono i suoi dettagli tanto più ci si convince che in qualche modo l'Universo sapeva che stavamo arrivando. In sostanza, Dyson e tutti i sostenitori del principio antropico ritengono che una modifica anche lieve delle leggi naturali non avrebbe permesso l'esistenza dell'Universo e quindi neppure della vita. Ad esempio, se non vigesse il principio chimico che impedisce a due elettroni di occupare lo stesso stato energetico tutta la nostra chimica non potrebbe esistere e di conseguenza non esisterebbe neppure la vita così come la conosciamo. Ugualmente, se le forze fisiche fossero di diversa intensità le stelle non brucerebbero e la vita ( che dipende dal calore generato da questa combustione) non potrebbe esistere. Tale mirabile armonia delle forze che controllano la Natura non può essere frutto del caso ma deve necessariamente sottintendere uno scopo che Dyson identifica con l'emergere di una forma di vita intelligente. In altre parole, l'esistenza di un Universo così sorprendentemente collegato nei suoi componenti ad ogni livello avrebbe lo scopo di generare una entità intelligente in grado di osservare e studiare l'Universo stesso.

La concezione "deterministica" della vita e dell'Universo è condivisa da molti fisici ma non è accettata dai biologi evoluzionisti. Il principale critico di tale visione è probabilmente il biologo americano Stephen Jay Gould. Secondo Gould l'errore principale insito nei ragionamenti di Dyson sta nell'esagerata visione di "appropriatezza" delle cose. Come tutti i biologi, Gould ritiene che non si possa riconoscere una direzionalità nel processo di evoluzione dell' Universo; qualsiasi evento "complesso" (quale è la comparsa di vita intelligente) è il prodotto di una catena di eventi che statisticamente è assai improbabile si ripetano insieme. Perciò, qualsiasi evento si verifichi può stupirci per il solo fatto che si verifica. Specificatamente in relazione a questo discorso, una variazione delle leggi naturali avrebbe permesso l'evoluzione di un altro Universo, sicuramente diverso da quello a noi familiare e ugualmente degno di stupore per noi osservatori. Le teorie che stanno alla base del principio antropico, alla luce di quanto si verifica in Natura nell'evoluzione degli esseri viventi, sarebbero dunque viziate da uno stravolgimento del rapporto causa - effetto: è più logico pensare che l'Universo esistesse per le sue ragioni (ammesso che ne avesse) e che la vita si sia evoluta adattandosi a leggi naturali preesistenti piuttosto che pensare il contrario. In sostanza, tutto lo schema di deduzione logica della necessaria emergenza di vita intelligente nell' Universo a partire dall'osservazione delle leggi fisiche non sarebbe altro che un tentativo di razionalizzare sotto una parvenza scientifica una speranza latente da sempre nell'animo umano. A riprova di questa ipotesi ci sarebbe il fatto che già nel secolo scorso Alfred Russel Wallace giunse alla formulazione del principio antropico pur partendo da una conoscenza fisica dell'Universo totalmente diversa da quella attuale.

L'ipotesi dell'esistenza di vita intelligente extraterrestre non viene comunque rifiutata a priori dai biologi evoluzionisti. Più precisamente, non esiste una posizione ufficiale condivisa dalla totalità degli studiosi di questa categoria.

Generalmente coloro che negano la possibile esistenza di vita aliena intelligente portano a loro sostegno la teoria evoluzionistica darwiniana. In realtà, così facendo interpretano in maniera errata tale teoria e confondono due piani diversi della questione; si confonde la possibilità che l' evoluzione produca in altri mondi una classe di esseri intelligenti con la possibilità che in mondi simili al nostro per chimica e condizioni generali fisiche si originino esseri intelligenti simili a noi per aspetto. I biologi evoluzionisti respingono all'unanimità la seconda possibilità mentre le singole posizioni differiscono nei riguardi della prima. Coloro che (come Ernst Mayr, Francisco Ayala, Theodore Dobzhansky) sono propensi a negare anche la prima possibilità lo fanno a titolo strettamente personale e non a nome della intera categoria. D' altro canto, si possono citare altrettanti celebri biologi evoluzionisti ( Tom Eisner, Dave Raup, Ed Wilson e il già nominato Gould) che sono favorevoli alla prosecuzione dell'esplorazione dello Spazio alla ricerca di segnali di vita aliena intelligente.

Seguendo lo stesso schema di ragionamenti esposto per criticare la validità del principio antropico, i biologi non si attendono una ripetizione esatta dei particolari negli eventi osservati, proprio perchè ogni evento dipende strettamente da eventi precedenti e da particolari condizioni estemporanee, così che non è possibile predire con sicurezza il corso futuro degli eventi. Del resto, se la vita sulla Terra venisse spazzata via sarebbe quasi impossibile osservare la ricomparsa delle medesime forme viventi preesistenti.

L' intelligenza invece potrebbe fare parte di quei "temi evolutivi fondamentali" che compaiono più volte nel corso dell'evoluzione di specie diverse, dando luogo al fenomeno noto come "convergenza". Un classico esempio di convergenza è la comparsa della capacità di volare in insetti, uccelli, rettili preistorici e mammiferi (pipistrelli).

Il grande fisico Enrico Fermi era invece nettamente pessimista sulla possibile esistenza di vita intelligente extraterrestre. Secondo Fermi, se la vita esistesse in qualche punto dell'Universo essa si sarebbe già evoluta ad un punto tale che alieni intelligenti avrebbero dovuto colonizzare già da tempo tutti i pianeti adatti ad ospitare la vita, compresa la Terra. Il principale ostacolo alla colonizzazione , e cioè il tempo necessario per compiere un viaggio interstellare, secondo Fermi non è un reale ostacolo. Ipotizzando infatti una strategia di colonizzazione simile a quella utilizzata dalle popolazioni umane del Sud - Est asiatico (nota come espansione a crescita esponenziale), se anche una sola colonia aliena avesse iniziato un viaggio interstellare sarebbe già riuscita a colonizzare tutta la galassia, compreso il nostro pianeta.

Si possono peraltro muovere alcune obiezioni alla teoria sostenuta da Fermi. Può essere che la tecnologia non sia che una fase passeggera dello sviluppo; la società tecnologica rimane infatti ad alto rischio perchè può contenere in sé i germi per la sua autodistruzione. Potrebbero esistere motivi sociologici che impediscono l'uso illimitato della tecnologia. Più semplicemente, gli alieni potrebbero non possedere una mentalità colonizzatrice. Infine, gli alieni potrebbero essere già giunti fino a noi ma potremmo non riconoscerli.

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