ACAM
Mito e realtà dei GIGANTI
DI ANTONIO MATTERA
È
il destino comune delle nuove verità cominciare come eresie e finire come
superstizioni.(Thomas Henry Huxley).
“I Sao erano talmente alti di statura che i loro archi erano costruiti con interi tronchi di palma e le loro ciotole, grandi come giare funerarie, potevano contenere due uomini seduti. Pescavano senza reti, sbarrando il corso dei fiumi con le mani; prendevano gli ippopotami a mani nude e quando parlavano la loro voce rintronava come il brontolio del tuono…e avevano la pelle bianca…..”
Questo potrebbe essere il
testo di una fiaba da raccontare ai bambini intorno al fuoco di un caminetto,
nelle serate gelide e fredde invernali in cui non si può uscire da casa, o
semplicemente il viatico per far addormentare bambini restìì al sonno, come
hanno fatto generazioni di genitori, seduti su un lato del letto dei propri
figli, armati di un libro di fiabe o semplicemente della propria fantasia.
Invece dalle parti del Ciad
(Africa) queste sono tutt’altro che leggende, ma anzi affondano le loro
origini nella lontana rimembranza di un antico popolo di giganti, che abitava in
epoca remota in quei luoghi e la cui esistenza fu riportata, tra il 1936 e il
1939, alla luce dalle spedizioni Lebeuf e Graule, le quali riuscirono a
tracciare un quadro abbastanza frammentario di quest'enigmatica popolazione, di
cui ora si sa solo che usavano per le onoranze funerarie giare a forma di uovo
per contenere i cadaveri, che affianco a queste giare venivano poste delle
figure antropomorfe dagli aspetti fisici alquanto fantasiosi, rappresentanti i
defunti e che furono definitivamente massacrati dagli arabi durante il X secolo.
Ma non sono solo gli abitanti
del Ciad a ricordare l'esistenza di esseri dalle proporzioni fisiche
gigantesche; riferimenti a simili creature si trovano sia nel libro indù del
Mahabharatha, sia in testi religiosi dello Sri Lanka e della Thainlandia, sia
antiche storie egizie, irlandesi e basche.
Il “manoscritto messicano
di Pedro de los Rios” narra che: ”…..prima del diluvio, che si verificò
4008 anni dopo la creazione del mondo, la Terra di Anahuac era abitata dai
giganti Tzocuillexo…”, mentre nella tradizione Maya si parla dei Quinatezmin.
Molti altri esempi di
resoconti (quanto leggendari?), scritti e orali, su esseri giganteschi sono
presenti nelle varie tradizioni popolari, in tutto il mondo ed elencarle tutte
appesantirebbe di molto quest'articolo. Per ultima, ma solo perché negli anni
c’è stata una notevole controversia sulla tradizione letterale della parola
“Nefilim”, citiamo la tradizione biblica, che narra di una stirpe di
giganti, i Nefilim per l’appunto, discesa dal cielo e accoppiatisi con le
femmine della razza umana (Genesi 6,1-4; libro dei Numeri 13, 21-29,32-33; libro
dei Re 17, 4-51; Deuteronomio 3 e 2, 20-21; Cronache 20,6-8).
Il ricordo di un’antica progenie dell’uomo dall’aspetto e dalle dimensioni superiori alla media non è relativo solo ad antiche tradizioni popolari ma pare impermeato oltre che negli strati leggendari dei cosiddetti miti (spesso superficialmente relegati in un ruolo di secondo piano), anche negli strati meno leggendari e fantasiosi, ma più “corposi” delle scoperte archeologiche. Reperti che, strappati dalla terra che li ha nascosti e protetti per secoli, spesso subiscono un nuovo insabbiamento, in vecchi e polverosi magazzini, lontano da sguardi e organi d'informazione, da parte di quella scienza “dogmatica” che spesso cade in grande imbarazzo di fronte a scoperte che inficiano e distruggono le loro basi dottrinali.

Proviamo a citare alcuni
esempi.
Hernan Cortes, durante la sua
conquista del Messico, entrò in possesso di ossa gigantesche, che secondo gli
indigeni appartenevano ad una oramai estinta razza di giganti. Il prode Cortes
stesso si incaricò di spedire al Re di Spagna un “femore altro quando un
essere umano”. Una copia di un femore di tale dimensione, trovato nella
regione mesopotamica, è conservata nel Mt. Blanco Fossil Museum (USA) e lo
potete osservare nella foto sotto.
Molte
leggende su antichi giganti abitanti le sponde del lago Titicaca e poi
trasferitisi a sud, in Patagonia, potrebbero essere confermate dagli
avvistamenti (se veritieri) di esploratori come Magellano, Drake, Hernandez ed
altri.
Un altro storico del periodo
della Conquista spagnola del Nuovo Mondo, tale Fernando de Alba Ixtilxochitl
narrava che “...i resti dei giganti abitanti nella Nuova Spagna (Messico) si
potevano trovare ovunque."
Giovan Battista Modena fu un
canonico ed uno studioso vercellese vissuto fra il XVI ed il XVII secolo.
A lui si devono gli studi sui
presunti giganti di Saletta.
Egli, infatti, trovò nella
Chiesa di S. Cristoforo, in Vercelli, un dente gigantesco conosciuto, per
l’appunto come “dente di San Cristoforo”. La leggenda vuole che, nel 1622,
trovi a Saletta i resti di un gigante, di cui egli narra: “ ho ritrovato un
corpo gigantesco di altezza e grandezza indicibile, che io stesso ho veduto e
misurato……”.
Nel 1577 a Weiillisau, in
Svizzera, vennero alla luce i resti di uno scheletro umano che, benché mancante
di alcune parti, venne ricostruito dall’anatomista Plater nella creta e risultò
appartenere ad un essere alto 5,80 metri. Tale ricostruzione venne esposta nel
museo locale e ancora oggi si può ammirare nel paese una statua di un gigante
atta a commemorare tale ritrovamento.
A Glozel (uno dei misteri più
profondi degli ultimi anni e uno delle pietre nella scarpa più dolenti per la
scienza ortodossa), vicino Vichy, in Francia, furono rinvenute, nel 1925, ossa
umane giganti, crani grandi il doppio, impronte di mani giganti, oltre a monili
fatti a misura per arti giganteschi, il tutto risalente fra tra i 17-15000 anni
fa. Il ritrovamento, sempre a Glozel, di manufatti squisiti in ceramica ed
esempi di scrittura (il primo modello di scrittura documentato si faceva
risalire al IV millennio a.C.) conferisce a questo luogo (che è sopravvissuto a
tutti i tentativi di screditamento) un‘aurea ancora più misteriosa.
Uno scheletro di un
guerriero, riesumato in Inghilterra, misurava un’altezza di 2,80 metri, mentre
a Latina, nel 1969, furono rinvenute le tombe di 50 guerrieri, relative al
periodo antico romano, alti tutti tra 1,80 metri e 2,20 metri, in aperto
contrasto con la statura media dell’epoca.
Persino lo storico Erodono
(storie 1-68) narra di un ritrovamento di un gigante di circa 3,10 metri di
altezza.
Il continente americano pare
quello più “segnato” da queste tracce di giganti; proviamo a farne una
sorta di catalogo.
1)
Intorno al 1810, a Braystown, Tennesse, vennero rinvenute orme di piedi
umani, muniti da sei dita (curioso che tradizioni simili siano presenti anche
nella Bibbia, nei versi sopra citati!), di circa 32 cm di larghezza, oltre ad
impronte di zoccoli di cavallo (e si è sempre pensato che i cavalli fossero
stati introdotti nel Nuovo mondo dai Conquistadores) misuranti dai 20 ai 25 cm!
2)
Nel 1870, un agente indiano, Frank La Fleche, annunciò che gli indiani
Omaha avevano dissotterrato otto giganti con i teschi misuranti 60 cm; le stesse
tribù indiane chiamavano questi giganti Mu-A-Luskha, e narravano che erano
arrivati millenni primi dall’Oceano Pacifico sulle coste americane, avevano
combattuto e distrutto le tribù amerinde esistenti, stuprato le donne di
questi, e fondate città e scavati pozzi. Forse il primo termine MU si riferisce
alla leggendaria MU?
3)
Nel 1924, la spedizione scientifica Donnehey ritrovò, nell'Havai Supai
Canyon, un'incisione rupestre di un tirannosauro in posizione di combattimento e
le guide indiane affermarono che questa strabiliante incisione era stata opera
di un “essere gigantesco”che abitava, nei tempi remoti nella regione. Il
sito di Glen Rose (Texas), dove sono state rinvenute orme di esseri umani e
dinosauri coesistenti, risultato del tutto attendibile contro ogni aspettativa e
prova da parte degli studiosi ortodossi, pare essere avvalorato, e, di ricambio,
avvalorare, da queste eccezionali scoperte.
4)
Nel 1943, alcuni genieri militari di stanza a Shemya, un’isola del
gruppo delle Aleutine, ritrovarono delle ossa di proporzioni notevoli e crani
enormi (le dimensioni di questi oscillavano fra i 50 e i 60 cm!). Questi giganti
misuravano circa 7 metri! Le autorità militari subito giunte sul posto
provvidero subito ad intimare il silenzio su questa faccenda.
5)
In California, nel 1810, venne rinvenuto lo scheletro di un gigante con
sei dita.
6)
Un teschio, con una doppia fila di denti saldati alla poderosa mascella,
appartenete ad un gigante fu rinvenuto sull’Isola di Santa Rosa, nel canale di
Santa Barbara, California.
7)
Alcuni soldati di stanza a Lampock Ranch, in California, rinvennero lo
scheletro di un gigante, e un frate cattolico ordinò loro di sotterrarlo
nuovamente poiché i nativi locali erano adirati da tale profanazione, credendo
tali resti quello che rimaneva di un antico dio.
Queste
sembrano tutte prove che il continente americano fosse abitato, in epoche
remotissime, da esseri dalla statura colossale, e che, in alcuni casi, questi
individui siano persino coesistiti con dinosauri!
Tornando
più vicino a casa nostra, nel bresciano, nella Chiesetta di San Salvatore, sono
conservate delle gigantesche ossa umane che si possono osservare spiando
attraverso una grata.
In
Marocco, presso Agadir, vennero ritrovati un set di utensili, risalenti a 300000
anni fa, concepito per essere usato dalle mani di un uomo alto minimo 4,50
metri!
Negli
anni ’70 un proprietario terriero, Martinez, in Messico, rinvenne le ossa di
due uomini d'indicibile altezza. Denunciato il fatto alle autorità locali,
venne accusato di omicidio. Questo lo convinse, dopo essere stato liberato
dietro cauzione, ad incenerire le ossa!
A
Gargayan, nelle Filippine, è stato scoperto uno scheletro di 5,18 metri.
A
Ceylon i resti misurano 4 metri, mentre a Tura, in Pakistan è venuto alla luce
uno scheletro di 3,35 metri. Scoperte simili sono state compiute in Marocco, in
Moravia e Siria.
Uno scheletro umano di 2,38 metri fu rinvenuto in mare a 250 km da Santiago del Cile, insieme ad ossa di animali e vasellame, nel 1970.

Denti
umani del peso di 430 grammi furono rinvenuti a Punta S.Elena in Perù.
Singolare
quanto accadde al grande paleontologo Ralph Von Koenigswald: un giorno egli entrò
in una farmacia di Honk Kong, e osservò sul banco un gran vaso di terracotta
contenente una collezione di grossi denti. Incuriosito vi affondò le mani e con
sua gran sorpresa ne estrasse un grosso molare che subito identificò, grazie
alla sua esperienza, come appartenere ad un essere umano: unica contraddizione
era che tale dente posteriore era di dimensioni gigantesche, appartenente ad un
uomo che doveva essere alto almeno 4 metri.
Domandando
al farmacista dove l’avesse trovato e gli fu risposto che il dente veniva da
una collezione paterna di denti di “drago”, strani resti che venivano
scoperti in un po’ tutta la Cina. Dopo altre ricerche il paleontologo scoprì
altre farmacie che possedevano denti simili i quali venivano usati per ricavarne
una polvere terapeutica dopo essere stati opportunamente macinati.
Spinto
dalla curiosità e ottenute notizie anche dai contadini, Von Koenigswald ipotizzò
che tale essere umano, battezzato Gigantopiteco, abitava nelle grotte della
regione del Kiang-Hsi circa 550000 anni fa.
Convinto
sempre più della sua idea, il paleontologo si imbarcò per Giava, ove furono
ritrovati i primi resti di uomo scimmia (grazie all’interesse di un giovane
medico olandese, Eugene Dubois), ed, a totale supporto della sua idea, rinvenne
un frammento di mascella smisurata, i cui denti erano però di dimensione minore
rispetto a quelli trovati per caso nelle varie farmacie cinesi. Dai calcoli
ricavò che l’essere cui apparteneva la mascella e i tre denti che vi erano
ancora posti in essa, doveva essere alto fra i 3 e i 3,50 metri, e gli attribuì
il nome di Megantropo (Uomo Alto).
Uno
scienziato, Horbiger, ha da tempo ipotizzato l’esistenza, in passato, di più
lune intorno al nostro pianeta, che avrebbero influito sul campo gravitazionale
e quindi favorito la megafauna gigantesca e la presenza di gigantismo negli
esseri umani. La frantumazione di una o più lune, in rotta di collisione con il
nostro pianeta, avrebbe, di fatto, provocato la scomparsa del gigantismo
animale, umano e della fauna, sconquassando il nostro globo fino a stravolgerlo
geologicamente, quindi resti di tale gigantismo sono seppelliti sotto metri e
metri di terra o negli abissi marini.
Un altro ingegnere di fama mondiale, Zillmer, parla di un’atmosfera prediluviana essenzialmente diversa da quell'attuale, dove i raggi del sole erano filtrati da uno strato di vapore acqueo. Tali raggi non avrebbero più intaccato negativamente organi vitali preposti al mantenimento della vita, e proprio in base a quest'affermazione lo stesso Zillmer arriva alla conclusione che l’esagerata longevità data ai primi abitanti della Terra, narrata dalla Bibbia, non sia frutto d'immaginazione o di errore di traduzione, ma pura realtà scientifica.
Forse
ancora una volta i miti e le leggende hanno un valore più importante e storico
di quanto ufficialmente se ne dia loro, e forse ancora una volta la storia e
soprattutto la teoria darwinista sull’evoluzione della razza andrebbero
riviste. Dopotutto un celebre aforisma pronuncia:
Secondo
alcuni autorevoli testi di tecnica aeronautica; il calabrone non può volare,
a causa della forma e del peso del proprio corpo in rapporto alla
superficie alare. Ma il calabrone non lo
sa e perciò continua a volare.
(Igor Sikorsky)
Sono stati forse questi mitici “giganti”, le cui tradizioni, e i resti fossili, sembrano essere presenti da un capo all’altro del mondo, a costruire i siti megalitici come Sacsahuaman, Giza e tanti altri che sembrano sfuggire ad ogni logica costruttiva riferita a quei tempi? E forse queste antiche tradizioni di esseri giganteschi e le prove della loro esistenza, che sembrano ogni tanto emergere dalle nebbie del passato e dalla terra del presente, possono essere ricollegati ad altri miti come quelli dello yeti e dei bigfoot? Sono forse questi gli ultimi esempi (forse involuti) viventi dei mitici giganti?
Alla
scienza la risposta, anche se questa, spesso, per non rispondere a ciò che non
conosce, nega ciò che sa.
Mattera
Antonio, nato a Roma il 09/10/1968 e residente in Ischia (NA). Indirizzo posta
elettronica: cojmat@tin.it.
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