Gli antichi semi-dèi

Da Osiride a Cortez

di Antonio Mattera

Il dio Osiride
Il dio Osiride

All’incirca 11000 anni fa qualcosa pare interessare tutte le culture paleolitiche esistenti all’epoca, senza distinzione di razze e distanze geografiche: lo sviluppo e, soprattutto, la diffusione dell’agricoltura.

In effetti le popolazioni dell’epoca paiono non praticare più la sola arte della cacciagione e della nomadizia, per dedicarsi a un tipo di vita più stanziale e dedito all’agricoltura.

Simultaneamente,quindi, dall’Estremo Oriente all’America, l’agricoltura si sviluppa e si diffonde in modo “spontaneo” ed “omogeneo”. La storia nella sua forma più classica parla di teoria “diffusionistica”, il che prenderebbe in ipotesi rapidi e contemporanei cambiamenti culturali e sociali nelle varie popolazioni del mondo, dopo millenni di lenta maturazione. Il tutto sembra molto aleatorio.

Se tenessimo conto di un’origine comune di tutte le civiltà ecco che il quadro cambia. Un popolo, o alcuni suoi superstiti,con conoscenze superiori, sbarcati, dopo un lungo peregrinare, in nuovi luoghi ed entrati in contatto con le popolazioni indigene locali, ancora ad uno stadio primitivo. Il connubio fra questi pochi eredi di una civiltà superiore e i primitivi abitanti in loco dà vita ad un nuovo sistema di vita sociale, religioso, politico e ingegneristico. Pura fantasia ? Non si direbbe a dover prestare fede ai racconti sumeri, aztechi, maya,inca , egiziani ed indiani. Si usano nomi diversi ma il concetto è sempre lo stesso:alcuni semi-dei, di pelle bianca e con barba, sbarcano (quindi provengono dal mare) sulle loro terre e in virtù di conoscenze tecniche superiori in poco tempo riescono a porsi a capo delle comunità locali, addirittura innalzati al ruolo di semi-dei, a imperitura memoria dei popoli locali.Le coincidenze sono troppe per essere frutto del mero caso  ed eccole qui indicate:

1) tutti questi semi-dei giungono dal mare (sono quindi, ipoteticamente, un popolo di navigatori);

2)  rifuggono tutti quanti da un cataclisma che ha distrutto la loro terra di origine;

3)  hanno carnagione chiara e hanno barbe e capelli di color nero o biondo;

4)  sono dotati di grandi conoscenze nel campo astronomico, legislativo, architettonico, agricolo;

5) quasi tutti questi semi-dei vengono uccisi o costretti alla fuga da parte di ceti sociali invidiosi della potenza e prestigio da loro acquisita,

7)  tutti questi semi-dei promettono il ritorno (questo sarà la causa di sfaldamenti di imperi quali quello azteco ed inca).

L’aspetto più importante di questi semi dei sono le loro caratteristiche etniche, in quanto la descrizione fatta di essi ( bianchi, con barba e capelli) spesso differisce, come nel caso  delle popolazioni amerinde, dal tipo etnico presente in loco. Possibile che i popoli amerindi abbiano immaginato con tanta precisione una razza a loro sconosciuta, almeno così si crede, fino all’arrivo dei conquistadores spagnoli?Possibile che l’inca Atahualpa e il Uey-Tlatoani (Riverito Oratore) Montezuma cadessero, senza un reale credenza di base, in un simile inganno?

Hernàn Cortèz

Non si direbbe affatto poiché era tanto vivo il ricordo di questi semi-dei che allorché le truppe di Cortès e Pizzarro, inferiori immensamente in numero agli eserciti locali, arrivarono alle porte delle città-stato degli imperi aztechi e inca, queste popolazioni si arresero senza praticamente combattere a quelli che furono identificati nei semi- dei antichi, ritornati come da promessa fatta. L’aspetto fisico di Cortès e Pizzarro e dei loro conquistadores (bianchi e con barbe), le loro armi incomprensibili ( i fucili), capaci di uccidere a distanza e senza causa apparente, e i loro fantastici animali da trasporto (i cavalli,animali creduti immortali dalla popolazioni locali, tanto che gli spagnoli seppellivano di nascosto i corpi caduti di tali animali), mai visti prima di allora nel continente amerindo, dovettero far ben credere agli stupefatti popoli locali di trovarsi di fronte al ritorno dei loro semi-dei, tanto amati ed agognati. Ma ben presto impareranno, a loro spese, che la realtà e ben diversa e molto più tragica, ma sarà troppo tardi: gli imperi azteca ed inca, dopo millenni di splendore, sono destinati a scomparire sotto l’incalzare della furia spagnola che ben presto cancellerà molte delle loro tracce. Immaginate quale sarebbe stato il corso della storia se Cortès e i suoi 500 uomini fossero stati annientati e distrutti subito dal popolo azteco!

Tornando alla mitologia dei vari popoli bisogna dire che un ulteriore conferma che tali ricordi ancestrali di tali antichi civilizzatori siano più di semplici miti, è da ricercarsi nella considerazione che tutti questi popoli, al di là e al di qua delle sponde dell’Atlantico, hanno in comune molte altre caratteristiche, anche in contrasto con le loro effettive conoscenze: sono ottimi astronomi, grandi conoscitori del cosmo che ci circonda (ma ,come nel caso delle popolazioni amerinde, non conoscono i principi di un’invenzione elementare, ma sostanzialmente importante, come la ruota); sono grandi architetti e costruttori (benché non conoscano il ferro o altre leghe pesanti di metallo, utili per lavorare, sezionare, scalfire e incidere i colossali blocchi di pietra che utilizzano); sono costruttori di complessi megalitici (Sacsahuaman, le Piramidi Di Giza, la Sfinge, le Ziggurat, i blocchi di Baalbek, Tiahuanaco,e altro) con sistemi ciclopici (basti ricordare le dimensioni dei blocchi di pietra utilizzati. Perché affannarsi tanto quando lo stesso risultato era  possibile ottenerlo con blocchi di minor peso?), la forma piramidale ( pura, a gradoni, a ziggurat) pare ossessionarli.

I Maya narrano di Kukulkan, gli aztechi citano Quetzalcoatl, mentre nei ricordi Inca è viva l’idea Viracocha.

Tutti questi semi-dei giungono dal mare, con altri superstiti di una terra scomparsa, e quasi sempre si ricollegano ad un periodo post-diluvio, o comunque avente caratteristiche di sconquassi avenuti in tutto il globo terrestre.

Gli spagnoli, che furono i primi, a quanto ci insegna la storia , a trattare con le popolazioni amerinde, rimasero ampiamente increduli ed esterrefatti allorché vennero a conoscenza di tali tradizioni antiche, è più di una volta i cronisti specificarono come tali miti fossero di molto anteriori alla loro venuta in tali terre, per cui non inquinabili con le loro stesse presenze.

Si narra che una raffigurazione del dio inca Viracocha fosse custodita nel Coricancha, un tempio nell’antica Cuzco; i cronisti dell’epoca descrivono questa statua “ simile alle rappresentazioni dei pittori dell’apostolo San Bartolomeo, quanto ai capelli, alle fattezze, alla carnagione, abbigliamento e sandali..”.

Infatti i miti inca narravano così:

“…all’improvviso apparve, arrivando da sud, un uomo bianco di grande statura e portamento autoritario. Quest’uomo era talmente potente da trasformare le colline in valli e dalle valli ricavò grandi colline, facendo scaturire ruscelli dalla viva pietra….Quell’uomo continuò il suo cammino verso nord compiento prodigi di ogni genere…insegnava grandi cose e l’amore reciproco e fornì il nostro popolo di leggi.. guariva i malati toccandoli con le mani e chiamava tutti figli e figlie…. Sparì nel mare con la stessa facilità con cui camminava in terra…e promise di ritornare..”

Viracocha veniva ricordato per aver portato presso i popoli peruviani varie discipline come la medicina, la metallurgia, l’agricoltura, l’allevamento, l’arte della scrittura ( che secondo gli Incas era poi andata perduta insieme alla metallurgia) e conoscenze nei campi dell’ingegneria e dell’architettura.

Spostandoci in Messico e dintorni troviamo le culture Maya ed Azteca che tramandono il ricordo di Kukulkan e Quetzalcoatl, in effetti molto simili fra loro:

“..un individuo misterioso…un uomo bianco dalla corporatura robusta, la fronte ampia, con occhi grandi e la barba fluente. Indossava una lunga veste bianca che gli arrivava ai piedi. Condannava i sacrifici ed era noto come il dio della pace…Quando veniva interrogato sui temi della guerra si turava gli orecchi….Imparò agli uomini a usare il fuoco, a costruire le case e legiferò …..”

Così come il loro corrispettivo andino Viracocha, sia Kukulkan che Quetzalcoatl, sono costretti, dall’invidia di alcuni popolani, a fuggire per via mare, promettendo però di tornare.

La civiltà che abitò Tuahuanaco raccontava di Thunupa “ un uomo bianco e barbuto di grande statura,la cui presenza e persona suscitava grande ammirazione e rispetto”.

Se le somiglianze di questi miti potrebbe essere spiegata con la relativa vicinanza geografica di tali popolazioni, diverso è il discorso quando osserviamo miti simili in Egitto e Mesopotamia.

Gli scienziati parlano di semplici casualità, residui comuni di antichi processi mentali, ma anche questa tesi pare infondata, poiché, a ben guardare, tali coincidenze diventano troppo numerose (ricordate il vecchio detto che recita perdere un parente è un caso, perderne due una sfortuna, perderne tre non è più una coincidenza?).

Eppure ecco i miti numerici che narrano di Oannes, il misterioso uomo-pesce barbuto, che viene dal mare e al mare la sera ritorna per far alloggio sulla sua nave:

“..tutto il corpo di Oannes era come quello di un pesce.. quando il sole tramontava era sua abitudine rituffarsi in mare e dimorare tutta la notte negli abissi, era infatti anfibio…Durante il giorno soleva conversare con gli uomini ed istruirli ad ogni genere di arti. Insegnò ad essi a costruire case, fondare templi,a redigere leggi, e li illuminò sui principi geometrici ed astronomici. Imparò agli uomini  a distinguere le piante e a coltivare ciò che fosse di loro abbisogno….”

In Egitto la figura di Osiride spicca su tutte le altre:

“ Osiride era il primo figlio di Nut, la dea del cielo,i cui altri figli erano Iside, Seth e Neppthys.Osiride, uomo e dio allo stesso tempo, divenne il primo re dell’Egitto, dove stabilì il dominio della legge. Egli giunse in queste terre affrante dalla paura e insegnò alle genti la religione e le arti della civiltà..Purtroppo l’invidioso Seth lo uccise e sparse i pezzi del suo corpo per l’Egitto…iside, sua consorta, ne recuperò i pezzi, giacque con lui, e rimase pregna del suo seme. Fatto ciò Osiride si trasfigurò in un essere stellare (Orione) e divenne il padrone del Duat..”

Lo storico greco Diodoro Siculo ci fornisce un’altra immagine di Osiride,molto più “umana” sempre facendo leva sulle tradizioni egizie:

“Raccontano che Osiride, poiché aveva indole di benefattore e brama di gloria, abbia raccolto un grande esercito con l’intenzione di muovere alla volta di tutta la terra abitata e di insegnare al genere umano come si coltiva la vite e come si seminano il grano e l’orzo; pensava infatti che se fosse riuscito a liberare gli uomini da abitudini ferine di vita e ad indirizzarli verso un’esistenza civile e ordinata, avrebbe ricevuto onori immortali per la grandezza di tali benefici.  Il che effettivamente avvenne, perché non soltanto i contemporanei, che ricevettero questi doni, ma anche tutte le generazioni successive, grate per la gradevole forma di alimentazione introdotta, hanno onorato gli scopritori come divinità somme.”

Anche in questo caso numerose raffigurazioni e descrizioni indicano Osiride come un uomo dalla bianca carnagione e barbuto, caratteristiche che influenzeranno in seguito i faraoni, i quali identificandosi proprio con Osiride, vengono spesso raffigurati con il famoso “pizzetto” aggiunto.

Se non bastasse ecco che le stesse tradizioni le ritroviamo a miglia di distanza, nei popoli neozelandesi che tramandano il ricordo di Wakea, mentre i popoli indù raccontano le gesta di Manù.Le stesse popolazioni di alcune delle Isole dei mari del sud hanno caratteristiche etniche della razza bianca e ciò ha provocato più di un dubbio nelle fonti accademiche. Come potevano essere arrivati lì, queli uomini, apertamente appartenenti alla razza, cosiddetta, ariana?

Lo stesso capitano olandese Roogeven che scoprì l’Isola di Pasqua si stupì di trovarvi abitanti dalla pelle bianca, così simili a lui.Forse alcuni sopravvissuti ad un grande cataclisma, ultimi eredi di una grande stirpe di uomini di mare e di scienza, trovarono la salvezza sparpagliandosi per il mondo. Alcuni muoiono lungo il viaggio, altri precipitano in uno stadio selvaggio di civiltà, altri invece raggiungono varie parti del mondo e decidono di mettere a disposizione delle popolazioni paleolitiche presenti il loro bagaglio di conoscenze culturali, nei vari campi. Si incomincia a praticare l’agricoltura, a dare fondamenti di diritto e società alle nuove nazioni nascenti, a progettare grandi opere. Dopo alcune generazioni, incapaci di tramandare le loro conoscenze alle progenie, rimase solo il ricordo di tale potenza e conoscenza, perdendo di fatto molte cognizioni tecnologiche. L’uomo compie un passo indietro nella sua evoluzione, ma il primo passo verso la nascita della storia così come la conosciamo era stato compiuto.

Questi modelli-tipo di semi-dei civilizzatori, tanto familiari alle popolazioni allora quanto agli studiosi di storia delle religioni oggi, sono stati tramandatici, attraversando la coltre dei secoli, sotto l’unica forma di comunicazione sopravvissuta  ad una serie di cataclismi: i miti.