ACAM
"...dodici ore ebbe il giorno; nella prima fu accumulata la terra, nella seconda egli divenne Golem ...., nella quarta fu infusa in lui l'anima ..." (Talmud Babilonese).
Praga
è la “città magica” per definizione: ma sono due i punti assolutamente
magici.
Il
primo è
La
Via d’Oro (così detta perché vi avevano sede molti laboratori di
alchimisti) con la
Torre
delle Polveri, al Rahd.
Il
secondo è situato, oltre Visehrad, a sud della grande ansa della Moldava (Vltava),
nel cuore di Starè Mesto (città vecchia) che comprende la
Staromietskè
Namesti (Piazza del Mercato) con la Chiesa di S. Maria del Tyn (Tynsky
chràm), la torre dell’orologio astronomico, il monumento a Huss e
l’edificio nel quale soggiornò W. A. Mozart. 
(Figura
1
- La collina del Hrad.)
Di
qui, incamminandosi verso Josefov - l’antico quartiere ebraico -
ed a pochi metri di distanza, nel vicoletto di Màslova, c’è un
ristorante ebraico dal nome evocativo: “U’ Gòlema” (Il Golem).
Ci
troviamo infatti a pochi passi dalla casa del Rabbino Loew, dalla Moldava e dal
Carlùv Most (Ponte Carlo): tra qui e Hradkani è concentrata l’intera storia
della città. Già sede, dal IX sec., dei Re di Boemia, dal XIV sec. Divenne
anche sede del Sacro Romano impero; nel XVI sec. Passò sotto la diretta
dominazione diretta degli Asburgo.

(Figura
2 - Orologio
astronomico a Tynsky Chram.)
Ancora
nel XVI sec., durante le lotte anti-Hussite e la “guerra dei trent’anni,
sotto Rodolfo II, Praga visse il suo momento magico e leggendario.
Ed
è appunto sotto Rodolfo II che, nel corso di uno dei periodici Pogrom, ebbe
origine la leggenda del Golem, attribuito al rabbino Loew, che lo avrebbe creato
probabilmente con l’aiuto dello stregone e cabalista inglese John Dee
(1527-1607, creatore del "Sigillum
Emeth" talismano tuttora custodito al British Museum).

(Figura
3 - Via d'Oro al
Hrad: Torre delle Polveri sede di laboratori alchimistici.)

(Figura
4
-Sinagoga vecchia).
In
questa ora magica dall’angolo della Casa del Rabbino sembra emergere, ombra
tra le ombre, la inquietante figura del Golem – non si sa se un simulacro del
Frankenstein di Mary Shelley, o un ghigno satanico del Nosferatu.
Fuori
di metafora, cosa era il Golem? e soprattutto cosa rappresentava il Golem?
In
aramaico la parola Golem significa “materia
inerte” ed è utilizzata dal Talmud nel commento alla narrazione
biblica della Creazione. Per questa tradizione Golem era una sorta embrione
umano, di uomo allo stadio primordiale, ricavato dal fango prima dell’infissione
del soffio vitale divino. Nella tradizione creatasi all’interno del giudaismo
mitteleuropeo della “diaspora”
era un colosso d'argilla il segreto della cui creazione sarebbe appartenuto ai
soli rabbini.
Intorno
a questo nucleo fatto di tradizioni, e nell’area del “Triangolo
della Magia” (Praga, Torino, Londra), si sono create moltissime
leggende. Qui risedettero rabbini, alchimisti ed esperti di Kabalah.
Paul
Johnson ci ricorda che vari
autori contribuirono a diffondere, tra il XV ed il XVII sec., le opere di
Gamaliel
ben Pedahzur e, probabilmente, di
Abraham
Mears proprio in quell’area dove la magia si era già diffusa e.
con essa, la leggenda del Golem.
Il
rabbino Loew (vissuto a Praga tra il 1520 ed il 1609) avrebbe creato il Golem
come creatura autonoma; ma non possiamo dimenticare che, già nel 1508 il
rabbino
Salomon
ibn-Gabirol aveva dato vita ad una versione del Golem al femminile.
Peraltro
una leggenda analoga si era diffusa in Germania, Polonia e Cecoslovacchia, già
nel corso dell'XI sec. Di sicuro sappiamo che, a partire dal XVII sec., la
leggenda riferita al Golem di Loew si era consolidata soprattutto nella Città
Magica di Praga.
Perché
è qui che sarebbe stato
creato, all'inizio del XVII sec., il più celebre Golem per difendere il ghetto
dalle angherie e da uno dei pogrom di Rodolfo II.
La
leggenda prosegue narrando che Il Golem, col tempo, acquisì caratteristiche
umane finendo col ribellarsi al suo creatore. Sicché Loew si vide costretto a
distruggerlo.
Perché il Golem, costruito privo di soffio vitale da una immota massa di fango, veniva animato tracciando sulla sua fronte i segni ALEPH, MEM e THAU: i segni ebraici che compongono il nome cabalistico di Adamo. Per il Talmudista il Golem derivava direttamente dalla creazione del primo uomo (per inciso faccio osservare che la parola Golem, nella Bibbia, si incontra una sola volta, in un passo dei Salmi, mai del tutto chiarito).
Secondo
altra tradizione – come è noto l’ebraico non reca vocalizzazione - la
lettura dei segni dovrebbe essere EMET (cioè “verità”).
In
un caso come nell’altro, cancellando il segno ALEPH, il Golem, come un Robot
improvvisamente disattivato, si decomponeva. Le lettere restanti (Mem e Thau che
si pronunciano METH) corrispondono alla parola morte.
Non
vi è dubbio che idealmente il Golem costituisse la più potente magia della
Kabalah pratica (quella che Eliphas Levi definì Goetia o Magia Nera): il suo
risultato era la creazione dell'uomo artificiale (di cui si era già occupato
Paracelso), senza dimenticare o sottovalutare le leggende connesse alla vitalità
della radice di mandragora.
Nella
circostanza che in Magia un
Ba'al
Shem (cioè un padrone del nome) insufflasse la vita pronunciando uno
dei nomi segreti di Dio insieme ad una formula speciale, è possibile trovare il
collegamento tra Magia e Kabalah nella leggenda del Golem.
Alla
diffusione della vicenda del Golem ed alla sua più larga percezione hanno
contribuito due romanzi: “Der Prager
Golem” di
Chaim
Bloch e “Der Golem” di
Meyrink.
Ma la fama di Loew e la conoscenza della leggenda è dovuta a David Gans,
scrittore e scienziato boemo (1541-1613) autore di un trattato di astronomia e
di geografia dal titolo immaginifico: “Nech-Mad
We-Maim” (piacevole e caro).
Altre
notizie sul Golem ci sono state tramandate dal già citato John Dee.
Non
credo che il Golem fosse una creazione autonoma di Loew, né che la sua leggenda
fosse una creazione della cultura praghese; personalmente sono convinto che il
Golem trovasse un illustre ed immediato predecessore nello “homunculus”
di Paracelso.
Paracelso
era lo pseudonimo sotto il quale si nascondeva l’illustre studioso svizzero
(era nato ad Etzel nel 1493)
Philippus
Aurelius Teophrastus Bombastus von Hohenheim. Alla pari degli
illuminati dell’epoca divenne noto per i suoi studi di alchimia e di medicina,
ma anche di ermetismo, filosofia e magia. Fu definito “il
divino”, probabilmente nel senso di divinatore).
Nella
vita quotidiana, al di là dei suoi indubbi meriti di ricercatore e studioso, fu
uomo particolarmente pomposo ed arrogante nel quale il nome Bombastus (d’onde
il vocabolo inglese “bombastic”)
descrive al meglio i suoi difetti.
Basti
pensare che lo pseudonimo Paracelo, da lui stesso attribuito, significa “più
grande di Celso” (massima autorità medica di Efeso del I sec. d.C.).
Insegnò
all’Università di Praga "negromantia",
"carmina" (formule
magiche), "veneficia"
(stregoneria), "Vaticinia"
(profezie), "incantationes"
(incantesimi) e quei “vaticinia“
che furono propri degli "Jases" (zingari polacchi), degli "Shinti"
(zingari Lituani) e dei “Rôm” zingari boemi locali.
Tale
tipo di cultura accomunò
Paracelso
ad
Enrico
Cornelius Agrippa (nato a Colonia nel 1486). A loro si deve
l’introduzione di termini tuttora utilizzati: come "alcool"
(dall'arabo al kohol) o dal tedesco “alka”
(a sua volta da all-Geist, fantomatico) termini che indicavano il solvente
universale necessario nel compimento della Grande Opera.
Ma
solo a Paracelso la tradizione ermetica attribuisce la produrre della vita in
provetta: il c.d. homunculus.
Affermava
Paracelso: "Se il seme umano, chiuso
in un'ampolla di vetro sigillata ermeticamente, viene seppellito per quaranta
giorni in letame di cavallo e opportunamente magnetizzato, comincia a muoversi e
a prender vita. Dopo il tempo prescritto assume forma e somiglianza di essere
umano, ma sarà trasparente e senza corpo fisico. Nutrito artificialmente con
arcanum sanguinis hominis per quaranta settimane e mantenuto a temperatura
costante, prenderà l'aspetto di bambino nato di donna, ma molto più piccolo.
Chiamiamo un tale essere homunculus e può essere istruito ed allevato come ogni
altro bambino fino all'età adulta, quando otterrà giudizio e intelletto
...".
Ma
neppure lo homunculus di Paracelso aveva diritto di primogenitura. Secondo la
antica Magia esisteva un altro metodo per produrre l'Homunculus e consisteva
nell'impiego della radice di mandragora che, appena estratta dalla terra, ha la
forma di un ometto.
Si
affermava che la radice di mandragora, cui si accreditavano virtù magiche e
curative, se si sviluppava sotto il corpo di un impiccato, colta da un cane nero
durante l'ora buia che precede l'alba, lavata e nutrita con latte e sangue si
trasformava, appunto, in homunculus.
Ed
ancora: un homunculus sarebbe stato ottenuto da
David
Christianus, professore all'Università di Giessen da un uovo di una
gallina nera.
Qualunque
fosse la formula e l’origine dello homunculus nella sostanza si trattava di un
minuscolo servitore dalla intelligenza sovrumana, messa al servizio dei maghi e
degli alchimisti nelle loro difficili ricerche.
Con
tutta probabilità lo homunculus, e quindi il connesso Golem, deriva dal mito di
Prometeo o del numerico Enlil che creano l'umanità con l'argilla. Né la
visione mitico-leggendaria si ferma qui: al gioco partecipano anche gli dei che
la arricchiscono di particolari a nmezza strada tra scienza e fantascienza.
Così
Vulcano costruisce sette serve meccaniche d'oro che lo aiutano nel lavoro; cani
d'oro e d'argento (simbolo di immortalità) sorvegliano il palazzo di Alcinoo;
ancora a Vulcano, Simonide (556-468 a.C.) attribuì la costruzione del gigante
bronzeo Talos destinato alla sorveglianza delle coste della minoica Creta; un
animale, non meglio identificabile, è infine rappresentato in una statuetta è
custodita nel Musée de l'Homme di
Parigi e presiedeva alla custodia dell'isola di Nukuoro.
Golem
ed Homunculus, dunque: esseri artificiali con mansioni di custode o di
lavoratore a costo zero. La fantasia così anticipa il tecnologico Robot,
creatura letteraria creata, per la prima volta, nel 1929 da Karel Capek
nell'opera teatrale satirica R.U.R. (Rossum's
Universal Robots). Il termine indicava uomini meccanici efficienti quanto
privi di personalità (anche nell’ambito dei Robot esiste un illustre
precedente perché si narra che già nel '200 Alberto Magno si servisse di un
uomo meccanico d'ottone).
Qual
è il significato del Golem? Ovviamente, nel pormi questa domanda escludo la
possibilità di una realtà storica: a mio avviso il Golem (o uno qualsiasi dei
Golem di cui è infarcita la leggenda) non venne mai creato, come non venne mai
dato vita allo Homunculus o alla radice di Mandragola. Ritengo ovvio che
tentativi in quella direzione vi furono, ma mi sento tranquillamente di
escludere che, fuori dei casi in cui la “creazione” dette vita a provate
strutture meccaniche (come l’invincibile “giocatore
di scacchi”), i tentativi andassero al di là dell’illusione o,
peggio, delle turlupinatura per i gonzi.
Né,
a spiegare il fenomeno bisogna credere – come tentarono di fare i vari Edward
Kelly o i vari John Dee – che l’homo philosophicus si ritenesse in grado di
ripetere l’opera del creatore (indipendentemente dal senso che si volesse
attribuire all’affermazione Talmudico-Kasbalistica secondo la quale l’uomo
che avesse trovato il nome di Dio, sarebbe stato in grado di compiere miracoli).
Il
vero è che, quando parliamo di fenomeni che sono connessi con la Kabalah e con
l’Alchimia ci muoviamo su un terreno che è della più stretta esotericità:
la loro lettura, va quindi fatta alla luce dei principi dell’esoterismo
ritenendoli pure “icone” [cioè simboli] di una realtà altrimenti
indicibile. Sotto questo aspetto non si può ritenere possibile andare alla
ricerca di un Golem fisicamente individuabile, seppure tra le nebbie della
leggenda perché il Golem fisicamente non ha mai avuto esistenza allo stesso
modo dell’oro alchemico o della pietra filosofale.
In
senso esoterico il Golem non è altro che la personificazione dell’aspirazione
umana ad un livello di vita rinnovata, non costretta dalle pastoie dell’umana
riproduzione, a percorrere le vicende di una vita limitata, vincolata alle umane
passioni ed agli umani desideri. Sotto tale aspetto il Golem è quasi un Doctor
Jeckill (il bene assoluto) contrapposto al malefico Mr. Hyde (il male assoluto).
E
la ricerca non ha avuto né successo, né fine.
Stelio Calabresi
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