ACAM
Il
popolo di Horakhti
autore:
Dino Vitagliano
Una
catastrofe cosmica avvenuta 20.000 anni fa sembra unire la Terra al pianeta
rosso. La piana di Giza è il custode millenario che detiene i segreti della
razza umana, la cui genesi dimora nelle profondità stellari.
Marte, pianeta silenzioso ai confini dello spazio, reca con sé il mistero delle sue origini. Nel sistema solare è l'unico globo simile alla Terra, schiacciato ai poli, con calotte ghiacciate, e rigonfio all'equatore. L'astronomo italiano Giovanni Schiaparelli, osservando con il telescopio la superficie del pianeta, nel 1877, individuò una serie di linee ondulate, da lui definiti canali, che una volta erano sicuramente corsi d'acqua, fiumi, mari e oceani.
Inoltre
montagne, valli, deserti e vulcani, fotografati nel corso di numerose missioni
spaziali, uniti ad un clima mite e a un'atmosfera gradevole, rendevano Marte un
paradiso lussureggiante. Un ecosistema con i requisiti ideali per lo
sviluppo biologico.
La
scienza moderna ammette che forme di vita primordiali, ma non intelligenti
abbiano potuto abitare il pianeta. Un enigma sempre più intricato sembra, però,
contraddire un simile scenario. Nel 1976 la missione Viking trasmise al centro
di controllo NASA, immagini di enormi crateri e scarpate nella regione marziana
di Mens Cydonia, segni inequivocabili di impatti causati da diversi corpi
estranei. A un esame più attento si notano
diversi edifici piramidali affiancati da una struttura rocciosa, in
apparenza un fortilizio, e da una tumulo rotondo con una rampa che conduce alla
sua sommità. Poco distante la "Città", termine coniato dai tecnici,
si erge un volto di pietra dalle fattezze umane davvero simile alla Sfinge
terrestre, con un caratteristico copricapo nemes,
tipico dei faraoni egizi.
L'imponenza
delle strutture marziane, disabitate e silenziose, e sorprendentemente ancora
intatte, solleva interrogativi che difficilmente trovano risposta. Alcune delle
costruzioni di Cydonia, trovandosi nei pressi e perfino dentro i crateri,
suggeriscono che i misteriosi abitanti costruirono l'intero complesso dopo
il cataclisma terminale e non prima. Se così fosse, questi esseri da dove
provenivano? Marte sembra partecipare ad una misteriosa comunione con la Terra e
con il nostro pianeta condivide una storia antichissima, iniziata meno di 20.000
anni fa.
Il
diluvio dell'Èra Glaciale
I
frammenti esplosivi di una gigantesca cometa, in viaggio nello spazio da milioni
di anni, colpiscono con violenza il suolo marziano, provocando un diluvio immane
che trasforma il rigoglioso pianeta in una landa desolata ed informe. Lo sciame
meteorico, catturato dall'orbita terrestre, precipita sul nostro pianeta dando
luogo alla violenta chiusura dell'ultima Èra Glaciale, nel 15.000 a.C. circa. I
ghiacciai si ritirano e con l'entrata del Sole nell'omonima costellazione, ha
inizio l'Èra del Leone (10.970–8.810 a.C.).
Un
gruppo di superstiti intraprende la costruzione della maestosa Sfinge che scruta
l'orizzonte come un guardiano silenzioso. Uno dei suoi nomi era Hu, "il
protettore". Prove geologiche inconfutabili da parte di due studiosi
americani, il ricercatore indipendente John Anthony West e il paleontologo
Robert Scoch, dimostrano che la Sfinge è stata erosa per migliaia di anni dalle
piogge, a partire dall'undicesimo millennio a.C.
Un
quadro complesso, acquisito grazie alle ricerche congiunte di numerosi studiosi.
Sulla base di quanto esposto, cercheremo di mostrare che dietro una semplice
cronologia di eventi in apparenza slegati, si cela un'interessante e
sbalorditiva chiave di lettura astronomica.
Il
diagramma del manto celeste
Gli
Egiziani concepivano il cielo intimamente legato alla Terra e tutto ciò che
esisteva in alto si rifletteva inevitabilmente sul nostro pianeta.
La vita dell'intero universo deriva dal dio Sole, Ra, che viaggia sulla “Barca dei Milioni di Anni” tra le distese siderali in un ciclo senza fine, nel suo lento attraversamento della Via Lattea. Nel corso del viaggio raggiunge il nucleo della nostra galassia, a circa 30° dal polo nord galattico, quasi all'esatto opposto della nebulosa di Orione da cui originano, secondo i moderni astronomi, numerose comete. Orione, nell'Egitto arcaico era assimilato ad Osiride, dio della morte e della rinascita. Le piramidi di Giza, ritenute anticamente una porta per le stelle come controparte della cintura di Orione, si trovano a anch'esse a 30° di latitudine nord sulla Terra.
Marte,
l'Uomo–Leone
Alcune
tradizioni medievali riferiscono che un grande re dell'Egitto, Surid, vissuto
trecento anni prima dell'Inondazione, ebbe un sogno di un disastro che sarebbe
accaduto sotto la costellazione del Leone. Le stelle precipitavano dal cielo e
la Terra si spostava sul suo asse con immenso fragore. Volendo preservare il
sapere ancestrale, il re dette ordine di edificare le piramidi; la loro
simbologia suona come richiamo e monito per le generazioni future.
Anche
la Sfinge, racchiude in sé tale significato. Sotto le sue zampe, così rivelano
gli antichi testi, esiste una Camera Segreta, la Sala delle Registrazioni, con
gli artefatti tecnologici di una perduta civiltà antidiluviana. La creatura di
pietra, metà uomo e metà leone, venerata dagli egizi col nome di Horakhti,
"Horus dell'Orizzonte", era connessa al dio Horus, simbolo del Sole e
del pianeta Marte che a volte passa tra i piedi del Leone.
L'eminente
egittologo britannico Sir E. A. Wallis Budge affermava che "Horus"
– in origine "Heru" –
ha in sé il significato di "volto". Quindi la Sfinge è il "Volto
dell'Orizzonte", con
riferimento al volto del disco solare. Immediata la connessione con il viso
enigmatico di Cydonia. Gli Egiziani si riferivano a Marte come Hor
Dshr, Horus il Rosso. In alcune iscrizioni di tombe nell'Alto Egitto Marte
viene definito anche come "Il suo
nome è Horakhti" e "la
stella dell'est". Se la Sfinge è orientata a est e il suo nome è
Horakhti, la Sfinge è Marte. Per lungo tempo è stata dipinta di rosso, colore
della superficie marziana e possedeva
in origine un volto felino. Statuine in foggia di leone dipinte in rosso sono
state trovate sepolte sotto la Sfinge in passato a completare la simbologia
planetaria .
All'altro
capo del globo, la mitologia indù ricorda Marte come Nr–Simha,
l'Uomo–Leone, quarta incarnazione
dell'avatara–dio Vishnu. La
Sfinge era un portale d'accesso al pianeta rosso? Il ricercatore statunitense
Richard Hoagland, nota che la città del Cairo, al confine sud della necropoli
di Giza, deve il suo nome agli Arabi invasori, in possesso, forse, di tradizioni
esoteriche molto antiche, che nel IX sec. d.C. decisero di chiamarla El Kahira,
Marte.
Tali
indizi sono un chiaro segno che la casta sacerdotale egizia, in possesso di
conoscenze astronomiche superiori a quelle odierne, osservava e registrava con
attenzione i segni del cielo, codificando nella pietra tali avvenimenti. La
costruzione della Sfinge, quindi, è un riferimento preciso agli eventi occorsi
a Marte e alla Terra nell'Èra del Leone, una sorta di calendario che ricordasse
la prima, lontana catastrofe.
Il
furore di Seth
Ma
non fu l’unica. Trascorrono diversi millenni e quando sembrava ormai
scongiurato il pericolo di un attacco
celeste, dal 2.500 al 2.000 a.C. si abbatte sul pianeta una scarica
virulenta di meteore, verso la fine dell'Era del Toro (4.490–2.330 a.C.). I
sapienti del Nilo diedero vita ad un corpus mitologico di primo piano
tramandando così agli eredi vitali informazioni che presero nuovamente corpo
sul terreno.
Il
luminoso Horus era contrapposto al perfido Seth dai capelli rossi, la
costellazione del Toro, dio delle tempeste e dell'oscurità, del fuoco e dello
zolfo, – caratteristiche proprie di una cometa. Una lotta cosmica, da cui
dipendevano le sorti dell'equilibrio terrestre sino alla fine dei tempi, quando
Horus avrebbe definitivamente vinto, instaurando una nuova Età dell'Oro sulla
Terra.
L'unione
Horus–Seth–Sfinge diventa così indivisibile. Horus è il Sole che incontrerà
Seth, la terribile cometa, la quale colpisce una prima volta Marte e poi la
Terra, ciclicamente visitata dai frammenti cosmici, entrambi i pianeti
rappresentati dalla Sfinge.
Non
è un caso che la località di Dashour, sulla riva occidentale del Nilo,
conserva le due grandi piramidi di Snefru della IV dinastia, la piramide
"Rossa" e la piramide "Curva", costruite intorno al 2.500
a.C.
La
maestosa costellazione del Toro dominava allora il cielo con la levata eliaca
del gruppo stellare delle Iadi; tra di loro spiccano Aldebaran, di colore rosso,
ed epsilon Tauri, gli occhi dell'animale. Il maestro Gurdjeff vide nel corso dei
suoi viaggi in Medioriente una mappa dell’Egitto prima delle sabbie che
mostrava la configurazione stellare sul territorio egizio di Orione e del Toro.
Ancora una volta ammutoliamo di fronte alle conoscenze dei nostri antenati,
frutto dell’unione silenziosa con il Cosmo.
L'architettura
segreta dell'Universo
Sviscerato
il complesso mitologema alla base delle costruzioni sacre, rimangono da chiarire
le similitudini tra le strutture marziane e i monumenti egiziani. Quale avanzata
civiltà costruì le piramidi sul pianeta rosso immediatamente dopo il
cataclisma? Era la stessa che scese poi sulla Terra per replicare le
strabilianti conoscenze?
Hoagland,
che ha compiuto una serie di studi geometrico–matematici approfonditi sulla
piana di Cydonia, ha scoperto che la piramide principale del sito è allineata
perfettamente lungo l'asse nord–sud del pianeta, mentre l'intero complesso
sembra orientato, in maniera quasi cerimoniale, verso la Sfinge.
Evidenziando, inoltre, il contrasto fotografico nell'immagine del volto,
mediante un particolare assemblaggio, ha ottenuto la rappresentazione di una
testa leonina e di un volto dell'Homo
Erectus, un ominide risalente a 500.000 anni fa.
Il
ricercatore è giunto alla conclusione che il pianeta Marte era abitato in quel
periodo da una civiltà evoluta in possesso di una geometria sacra per
edificare templi imponenti, analoghi a quelli terrestri, che
racchiudevano il segreto dell'universo. Forse un popolo stellare che praticava
il culto del Leone. Lo scrittore britannico Brinsley Le Poer Trench, studioso
del fenomeno UFO, collocava sul pianeta rosso l'Eden biblico, affermando che i
cherubini posti a guardia del cancello d'entrata, in realtà erano le due lune
artificiali di Marte, Phobos e Deimos.
Un
mito egizio descrive il luogo in cui vivevano gli dei, "una bella
regione fertile, dove il grano bianco e l'orzo rosso crescevano lussureggianti a
grande altezza, e dove i canali erano numerosi e colmi d'acqua…". Un
giorno, forse, saremo capaci di sollevare il velo di mistero che circonda Marte,
scoprendo magari che noi stessi eravamo parte di quella splendida lontana civiltà,
"se solo avessimo l'umiltà
spirituale di accettare che anche un pianeta morto può parlarci".
Bauval
Robert – Gilbert Adrian Il
mistero di Orione – La straordinaria rivelazione dei segreti delle piramidi
– Corbaccio, 1997
Gilbert
Adrian I
re pellegrini – Sulle tracce di una tradizione segreta – Corbaccio,1998
Hancock,
Graham–Bauval,
Robert–Grigsby, John L’enigma di Marte – Segnali
d’allarme dal Pianeta Rosso – Corbaccio, 1999
Lawton Ian – Ogilvie–Herald Chris Il codice di Giza – Segreti, enigmi e verità sconvolgenti del sito archeologico più misterioso del mondo – Newton & Compton, 2000
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