I Cavalieri del Graal

Il significato della queste per l’uomo d’oggi

a cura di Franco Corsi

  Da secoli è in corso una ricerca senza fine di una reliquia introvabile. Nel Medioevo i cercatori si chiamavano Perceval, Galahad, Bors e Lancillotto. Ancora oggi esistono uomini che dedicano la vita alla “ricerca”. Molti conoscono l’impossibilità di raggiungere il fine dei loro sforzi, ma è la queste stessa a donare ad essi un cuore nuovo e una consapevolezza della realtà più alta e nobile. Perché si cerca il Graal?

Ognuno ha il suo Graal, diverso per forma, natura e significato. Questa pagina suggerisce un significato che si può dare alla ricerca: si tratta di una visione cristiana del Graal, ed in questa chiave vengono rilette le vite di cinque cavalieri. In ognuno si ritroveranno le qualità principali che possono risiedere nel cuore degli uomini di oggi. E ognuno di noi potrà, ogni giorno, ritrovare il Graal: non quello di legno o coccio, ma qualcosa di enormemente più grande.


Il Graal: una coppa

Nella leggenda del re Pescatore, il re Ferito attende da tempo che uno dei suoi cavalieri ritrovi il Graal, unico rimedio per il suo male. Nessuno, però, è in grado di raggiungerlo. Vedendo un semplice giullare, gli chiede un bicchiere d’acqua. Questi si mette subito al servizio dell’assetato, e – raccolta una coppa – la porge al re, il quale si accorge d’avere tra le mani il Graal. Stupito, domanda come egli abbia potuto trovare qualcosa che i suoi più valorosi cavalieri mai hanno trovato. Egli risponde, con un candore assoluto: “Sapevo soltanto che avevi sete…”
Colui che non cercava il Graal è colui che l’ha ritrovato: quale messaggio sorprendente! Dunque la ricerca è inutile? Certo, se essa si limita ad uno studio di documenti e testimonianze circa un oggetto materiale, scomparso due millenni fa. Perché il Graal, con ogni probabilità sparito definitivamente, può acquistare un significato nuovo per l’uomo d’oggi. E forse la morte di Madre Teresa di Calcutta ha richiamato l’attenzione di tutto il mondo su questo. La piccola suora albanese pregava davanti ad una croce che riportava la frase detta da Gesù durante la Passione: “Ho sete”. Ella, durante tutta la sua vita, ha fatto suo questo grido che duemila anni fa proveniva da una croce, e che oggi si innalza da ogni parte della terra da poveri, emarginati, affamati. Ella ha speso l’intera vita per dissetare la tremenda sete di pane materiale e spirituale, difusa su tutto il pianeta. Ed ella, a mio parere, ha ritrovato il Graal, senza averlo mai cercato. Perché il vero significato del Graal è questa attenzione verso chi soffre, verso chi è più sfortunato, e non ha ancora udito il messaggio che Gesù ha portato sulla terra: Dio ti ama immensamente! Gli assetati ci circondano, e noi non possiamo vivere nell’indifferenza: noi dobbiamo portare ad ognuno un conforto materiale e spirituale, con la nosra vita, con il nostro amore, con rinunce e gesti che facciano sentire chi ci circonda figli di uno stesso Padre. E’ l’unico Graal che possiamo ancora ritrovare. E’ l’unica coppa che possiamo ancora offrire a chi vive accanto a noi.
Ognuno dei cavalieri delle leggende Graaliane, incorpora in sé alcune di queste qualità cristiane, che possono esser vissute dai cercatori d’oggi.

Eccole, in sintesi:

Galahad

 “…si inginocchiò davanti alla Tavola del Graal, recitò le sue preghiere e poi improvvisamente la sua anima si separò dal corpo, e una grande moltitudine di angeli la portò in alto nei cieli, sotto gli occhi dei suoi compagni…”

Galahad rappresenta il lato mistico del cristianesimo, i cui atteggiamenti sono spesso in contrasto con la mentalità comune. Si tratta di un comportamento tipico del cristiano, le cui scelte sono in controcorrente con quelle del mondo, e la cui visione della realtà possiede anche una dimensione mistica: la fede nella Provvidenza Divina e nell’amore di Dio sono soltanto due esempi. La determinazione di Galahad è assoluta, ed egli è disposto a tutto per raggiungere il Graal: il suo fine primario è quello di guarire le ferite del Re Pescatore, e ciò fa sì che, alla fine, egli possa ritrovare la reliquia. Così per noi la prima attenzione dovrebbe esser rivolta verso Dio e l’amore per gli altri, così da fare della nostra vita un dono continuo: significa lasciare tutto per seguirlo, con determinazione ed entusiasmo. Galahad ha ritrovato il Graal ed è spirato “in odore di santità”. E’ la stessa santità cui aspiriamo, sicuri che la via da lui indicata sia l’unica per raggiungere anche noi il Graal. Egli stesso sembra volerci additare questo tragitto: l’ultimo suo pensiero è rivolto al padre Lancillotto; parlando ai compagni, si raccomanda così con loro: “ricordatemi a mio padre Lancillotto e appena lo vedrete, invitatelo a ricordarsi di questo mondo incerto”. Quale significato acquista questa raccomandazione? Per Galahad il mondo non è qualcosa da sfuggire in assoluto. Pur non cedendo alle sue lusinghe, egli ama il mondo nel quale è nato, e lo reputa un luogo meraviglioso per cui vale la pena morire. Dunque cade, ai nostri occhi, la figura di un Galahad soltanto mistico ed ascetico. Egli sa fondere un pensiero spirituale ad un altissimo amore per la terra, così da diventare la perfetta immagine di un cristiano, in grado di vivere nel mondo senza essere del mondo.

 Perceval

 “…Una fanciulla molto bella, slanciata e adorna veniva coi valletti e aveva tra le mani un graal. Perceval la vide passare, ma a nessuno osò domandare a chi si presentasse il graal nell’altra sala…”

Perceval fu allevato nel profondo della foresta senza sapere nulla di cavalieri e di cavalleria. Ma fu proprio questa una delle caratteristiche che permisero al giovane eroe di giungere così vicino al centro del mistero, tanto da diventare un Custode del Graal. E questo per la semplicità con cui viveva, tanto che prese il nome proprio dall’aggettivo con cui veniva appellato: il puro folle, parsi fal, Parsifal o Perceval. Questa profonda innocenza lo rende inattaccabile alle tentazioni subite sia da Galahad, sia da Bors. Per lui le donne sono come fiori, creature luminose destinate dalla natura a prendersi cura di lui. I suoi combattimenti con altri cavalieri si svolgono come in una dimensione di sogno, come se queste imprese avessero poca importanza per lui. Egli ha la mente rivolta soltanto alla Ricerca, e supera le prove che deve affrontare semplicemente, come se non esistessero. Si tratta di quell’atteggiamento che permette di superare le difficoltà della vita senza perdersi d’animo, con lo sguardo sempre puntato verso la meta da raggiungere: quella della santità. E’ quel vivere distaccato dai problemi, senza permettere che essi possano sopraffarci né mutare il nostro essere. E’ quell’accettare la croce di ogni giorno senza lamento, ma con una lode continua a Dio.

Bors

“…Bors è colui che è venuto a portare testimonianza alla verità del mistero stesso…”

Bors è il meno celebre dei cavalieri del Graal. Cugino di Lancillotto, vive un po’ nell’ombra del suo parente più famoso. E’ l’unico ad essere sposato: in questo modo, penetra la natura e il mistero dell’amore umano in un modo che è negato agli altri suoi compagni. Si tratta della figura dell’uomo comune, che tuttavia non teme di lanciarsi in una ricerca sovrannaturale. Gesù ha detto: “Ti ringrazio Padre, perché hai nascosto queste cose ai sapienti, e le hai rivelate agli umili”. Il suo messaggio è rivolto ai semplici, non soltanto agli eroi. Per questo, ancora oggi, esistono molte persone comuni che hanno deciso di spendere la propria vita per un ideale che non è visibile, ma sovrannaturale. Si tratta di una scommessa sulla quale hanno fondato la propria vita, proprio come Bors, che pur vivendo nel mondo, è in grado di raggiungere la meta che si è prefissata: il Graal. Un particolare è importante da sottolineare nella sua ricerca: egli è l’unico a tornare a Camelot quando la ricerca è terminata, per riferire ad Artù e al resto del mondo tutto ciò che è avvenuto. Si tratta, dunque, di colui che ha portato testimonianza alla verità del mistero del Graal, e che ha ritenuto importante rivelare a tutti la sua scoperta. E’ lo stesso entusiasmo con cui il cristiano vuole spendere la sua vita per testimoniare ciò che ha trovato: la gioia per la scoperta di un Dio che ama tutti immensamente, e che propone una vita che dà la felicità.

Lancillotto

“…Allora Lancillotto guardò nel centro e vide una tavola d’argento e il Sacro Vaso coperto di sciamito rosso e circondato da molti angeli. entrò nella cappella e si avvicinò alla tavola d’argento. E allora sopravvenne un gran soffio di vento misto a fuoco che lo investì con tanta forza che egli cadde a terra senza poter alzarsi e perdette l’uso delle membra, dell’udito e della vista…”


E’ il cavaliere che ha fallito la sua ricerca: coinvolto dal fallace splendore del mondo, ha messo al primo posto nella sua vita una donna, Ginevra, piuttosto che Dio. Nonostante egli sia sincero e veramente disponibile a lasciare da parte ogni desiderio terreno per dare la scalata alle vette spirituali della Montagna del Graal, questo non è ancora sufficiente perché la ricerca abbia buon fine. Egli giunge al Graal, ha la possibilità di vederlo per un attimo, ma non riesce ad avvicinarsi a lui. Si tratta della stessa sensazione che prova colui che ha l’animo offuscato dall’amore per una donna: si rende conto della presenza di Dio, ma non riesce a proseguire il cammino verso di lui perché frenato dai legami che ha instaurato. Soltanto vivendo un amore aperto a Dio, l’uomo può evitare di lasciarsi legare a terra: i due, allora, sono in grado di levarsi insieme verso l’infinito, e di sostenersi nel cammino a lui. L’amore di Lancillotto, invece, non ha questi intenti: la sua relazione con Ginevra, moglie di Artù, lo porta a commettere un peccato di adulterio che lo separerà da Dio: quella di peccare è una sua scelta consapevole, che sconterà quando davanti al Graal cadrà a terra, investito da un vento di fuoco. Sarà lui a riconoscere il suo errore: “tutte le mie grandi imprese di guerra le ho compiute per amore della regina e per suo amore io ho combattuto, senza badare se fosse giusto o sbagliato, e mai ho combattuto per amore di Dio ma solo per guadagnarmi affetto e per essere amato”.
Dio accoglie il suo pentimento, benedendo la sua discendenza e concedendo il privilegio di ritrovare il Graal al figlio di Lancillotto, Galahad, nato dalla principessa del Graal Elayne.

Dindraine

Dindraine è una giovane fanciulla, sorella di Perceval. La sua storia, semplice e breve, è nondimeno importante per il significato profondo che se ne può trarre. Ella si trova a bordo della nave di Salomone che sta portando il Graal verso la città santa. Lungo il cammino essi si fermano in un castello ove si trovava una dama gravemente malata di lebbra. Soltanto quando una vergine avesse donato il suo sangue, ella sarebbe guarita. Nonostante i cavalieri del Graal siano disposti a difendere fino alla morte Dindraine, ella di sua spontanea volontà offre in sacrificio il proprio sangue, morendo perché la dama possa guarire. E’ evidente l’allegoria del sacrificio cristiano, di quell’atteggiamento di disponibilità a donare la propria vita per la salvezza del prossimo. Questo punto può costituire una notevole materia di meditazione per coloro che affrontano il cammino verso il Graal: ed è particolarmente importante, perché dimostra che i buoni cavalieri non sono necessariamente maschi.

Il fine della Ricerca

La liberazione della Terra Desolata e il risanamento del Re Ferito sono in realtà simboli delle ferite della creazione stessa, resa deserta dalla nostra incapacità di comprendere i piani divini. Il vuoto, la mancanza di valori che ormai permea l’intera società, sono tutte caratteristiche dell’attuale Waste Land, contro la quale soltanto i Cavalieri del Graal possono combattere, portando il messaggio di Cristo nel cuore di ogni uomo, non tanto con le parole, quanto con la vita, mutando pensieri e rendendosi conto che soltanto Dio è l’ideale per cui si può spendere la vita perché non può crollare. Chiunque stia tentando di rendere la propria vita una testimonianza continua dell’Amore di Dio, sta già cercando il Graal, e potrà trovarlo se sarà in grado di intraprendere il cammino con semplicità, innocenza e determinazione. Ci si sentirà sempre più permeati dall’amore di Dio e con il suo aiuto, sarà possibile risanare le ferite della Terra Desolata, ricreando qui sulla terra il Paradiso, perduto a causa del peccato.
Non mancheranno le difficoltà, le tentazioni e le cadute: ma se nulla frenerà il cammino del Ricercatore, il Graal ci apparirà in tutto il suo splendore il giorno in cui udiremo le parole: “Vieni nel Regno del Padre mio, perché avevo sete e mi hai dato da bere…”