I Cieli di Babilonia

di Luciano Sampietro

Non passa giorno senza che sanguinosi attentati funestino il martoriato Iraq. La situazione che gli Americani avevano ottimisticamente previsto di avviare facendo crollare con una breve guerra il regime di Saddam è ben lungi dal realizzarsi. Oggi l’Iraq è un guazzabuglio inestricabile di fazioni in lotta tra loro, in cui indissolubilmente si intrecciano posizioni politiche, fanatismo religioso, nostalgia per il passato regime, sentimenti xenofobi, delinquenza comune.

Gli U.S.A. avevano sperato che la guerra sferrata al regime di Saddam e la sua rapida caduta, avrebbero suscitato nella popolazione entusiasmo e sentimenti di riconoscenza, un po’ come era avvenuto nel 1945 in Italia. Tale visione politica è risultata ampiamente errata e ciò è condiviso dalla maggioranza degli stessi americani, come è risultato da un sondaggio condotto il 25 giugno dalla CNN in collaborazione con il giornale U.S.A. Today:  l’esito è stato che il 54% degli americani ritiene oggi che la guerra sia stata un errore e il 55% che il loro paese sia oggi esposto più di prima al pericolo di attentati terroristici. Circa una decina di anni fa, il famoso politologo di Harvard Samuel Huntington aveva avvertito che era concreto il rischio che in un prossimo futuro scoppiasse un conflitto di civiltà tra mondo islamico ed occidentale e ciò, sottolineava, a causa di una politica estera degli Stati Uniti poco attenta al modo di sentire e ragionare del mondo islamico, che, se pur aveva digerito e in parte approvato, la prima guerra del Golfo, mal tollerava la persistenza delle basi americane sul suolo arabo. Questo critico malcontento si è poi accresciuto fino a diventare aperta contrarietà e sfociare infine nell’odio violento, accresciuto ancora dall’incapacità dimostrata dagli Stati Uniti di far cessare il conflitto tra israeliani e palestinesi, che continua a costituire la maggiore causa di tensione nel delicato scacchiere mediorientale.

Dunque un esplosivo intruglio di religione, estremismi politici, fazioni, il tutto poi condito con la fame che attanaglia la popolazione irakena, impossibilitata ad attendere alle proprie attività.

L’Iraq, dunque, ha ereditato dall’antica Babilonia non solo il territorio ma la proverbiale confusione legata alla sua biblica torre: questo stato di cose viene da Nostradamus mirabilmente descritto nella quartina I, 55:

  • Sotto i cieli di Babilonia, iniqui,
  • grande sarà di sangue l’effusione:
  • terra, aria, mare, cielo non proficui,
  • sette, fame, stati, peste, confusione.

Sotto i cieli irakeni quotidianamente muoiono decine di persone nei vari attentati e nelle azioni di rastrellamento sferrate dalle truppe angloamericane. Per gli occidentali non tira aria buona: in terra si susseguono gli agguati ai soldati e ai civili; spesso gli elicotteri in perlustrazione vengono colpiti in cielo con razzi; perfino in mare un’unità navale inglese è stata catturata dagli iraniani e l’equipaggio arrestato.

Le sette e le fazioni politiche e religiose si combattono tra loro e combattono contro gli occidentali, sono presenti sul territorio eserciti di vari Stati, a loro volta fatti bersaglio di mortali agguati, mancano mezzi di prima necessità, l’interruzione ricorrente di servizi essenziali comporta epidemie: insomma una vera e propria … Babilonia!