I Misteri di Giza

di Scarongella Francesco

La piana di Giza è senza dubbi uno dei luoghi più misteriosi di tutto il mondo. Ciò è dovuto al fatto che il complesso megalitico che sorge in questa località è ancor oggi fonte di dubbi e di nuove e innovative teorie.  Penso sia lecito farsi delle domande quando si ha davanti agli occhi il complesso megalitico più grande sulla faccia della Terra che, non a caso, infatti, è l’unica delle Sette Meraviglie del mondo antico rimasta ancora in piedi. Anzitutto cominciamo  la nostra analisi con la parte più visibile della piramide:

le dimensioni

LATO NORD mt 230 e 25,05 cm

LATO SUD mt 230 e 45,35

LATO EST mt 230 e 39,05 cm

LATO OVEST mt 230 e 35,65 cm

E, con zelante maniacalità, i suo angoli misurano:

NORD EST: 90 gradi, 3 primi e 2secondi.

SUD-EST : 89 gradi, 56 primi e 27secondi.

NORD OVEST: 89 gradi, 59 primi e58 secondi.

SUD OVEST: 90 gradi e 33 secondi.

Come si può notare dai dati suddetti, la precisione è incredibilmente perfetta. Per farsi un’idea della grandezza della piramide di cui stiamo parlando, basti pensare inoltre che il suo volume è trenta volte superiore a quello dell’ Empire State Building  di New York. Al suo interno può contenere tranquillamente l’ immensa Cattedrale di S. Pietro in Roma ed altre chiese. La sua altezza è stata stimata intorno ai 145 mt e 75 cm, ma originariamente raggiungeva i 150. Dalle misure suriportate, possiamo evincere che ogni misura differisce dall’altra con un margine d’errore dello 0,1 per cento, Il suo peso consta in 6 milioni e mezzo di tonnellate di blocchi di granito del peso di circa 20 tonnellate ciascuno; in alcuni casi superano le 100 tonnellate. Molte sono le ipotesi su come sia stata possibile un’opera di tali dimensioni, cerchiamo di analizzare le più ‘famose’ una per una.

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1)  La prima è la TEORIA DELLE RAMPE, sicuramente la più diffusa, secondo la quale la costruzione dell’elevato era possibile mediante rampe inclinate su cui si facevano scivolare i blocchi di granito, sfruttando il limo viscido del Nilo. Ma man mano che la piramide cresceva in altezza, la pendenza aumentava e la rampa doveva svilupparsi proporzionalmente in lunghezza, perché sotto il peso della gravità, a quella pendenza, anche le più forti braccia umane non avrebbero potuto spostare massi del peso di oltre 100 tonnellate…e se, come ipotizzano, veniva sfruttato il limo viscido del Nilo sulla rampa, a quella pendenza i blocchi avrebbero preso velocità verso il basso per effetto della Forza di Gravità. Inoltre, la rampa avrebbe dovuto raggiungere una lunghezza di oltre un miglio, con un volume  tre volte superiore a quello della piramide, poiché per sopportare il peso di simili blocchi, la sua struttura doveva essere completamente piena. Un simile lavoro avrebbe richiesto uno sforzo ed un tempo 10 volte superiore di quello impiegato per la costruzione di tutte tre le piramidi di Giza.

2) Una variante più verosimile della prima è la TEORIA DELLA RAMPA A SPIRALE, oggi la più accreditata, poiché ipotizza una rampa a gomito che doveva aggirare la piramide man mano che si procedeva verso la cima. In questo caso, alleggerendosi la pendenza, intorno al 10%, gli schiavi avrebbero potuto farcela. L’unico rischio della rampa a gomito è rappresentato dall’eccessiva curvatura in ascesa, che avrebbe potuto causare uno scivolamento dei blocchi sugli schiavi, schiacciandoli.

3) Una terza teoria, proposta di recente, presuppone che la costruzione delle piramidi sarebbe opera di operai altamente qualificati, ovvero Egiziani con avanzate conoscenze tecnologiche. Ciò però è poco probabile, per motivi secondo me evidenti: perché masse sterminate di uomini, avrebbero dovuto spostar massi con un peso medio di 20 tonnellate (i più pesanti superavano le 100) fino a 150 metri d’altezza, sotto una temperatura che toccava i 40° ? Forse per innalzare la tomba più grande di tutti i secoli, destinata a contenere il cadavere di un uomo?

I massi, inoltre provenivano dalla regione di Assuan, distante 1000 km a sud di Giza (dalla Puglia in Austria)…come avrebbero potuto trasportare oltre 6 milioni di tonnellate di blocchi di granito per mille km? Per di più i blocchi erano perfettamente levigati: in un’ Era in cui il metallo più duro era il rame, come sarebbe potuto accadere ciò?

Ora proviamo a spostare la nostra concentrazione sulla stanza del Re situata nella Grande Piramide: questa stanza è un parallelepipedo perfetto con un rapporto di  2:1  contenente soltanto un sarcofago. Nessuna scritta, nessun affresco, nè geroglifici, nessuna salma del faraone nè corredo funerario. La presenza della mummia e del corredo è basilare per datare e attribuire la sepoltura.In mancanza assoluta di dati è spontaneo porsi dubbi. Per di più, confrontando le tombe della V e VI dinastia di Sakkara, ci appare evidente un enorme contrasto: dal vuoto più desolante delle tre piramidi della IV Dinastia si passa ai testi, geroglifici ed affreschi delle piramidi (che oltretutto non hanno niente a che vedere con quelle della piana di Giza) della V e VI dinastia. Per non parlare della strana presenza di pozzi, di camere d’aria la cui funzione non è stata ancora accertata, di camere segrete ecc. Perché tombe così grandi per un cadavere? Perché Faraoni così megalomani  non fecero neanche affrescare l’interno della loro sala?

I sacerdoti egiziani dissero espressamente all’antico storico greco Erodoto che Khufu non era stato seppellito nella sua piramide.

Quando la piramide di Sekhemkhet a Saqqara, pochi chilometri a sud di Giza, fu aperta per la prima volta, nel 1954, non solo furono scoperti numerosi vasi e (cosa inusuale) alcuni gioielli nelle camere di deposito inferiori, ma la camera sepolcrale, che non si può non riconoscere incompiuta, fu trovata intatta, completa di un sarcofago in alabastro ancora chiuso e inviolato, con i resti di una toccante ghirlanda di fiori. Tra la crescente emozione il sarcofago fu debitamente aperto e al suo interno non fu trovato assolutamente nulla.

Molte delle camere tombali delle piramidi minori sono troppo piccole perchè sia possibile che antica mente abbiano ospitato una salma.

Il numero delle piramidi supera quello dei faraoni. Si sa che proprio il padre di Khufu, Sneferu (o Snofru), ne costruì due a Oashur e probabilmente una terza a Meidum. È ragionevole pensare che non possa essere stato sepolto in tutte e tre. O era forse di indole mutevole come si presume sia stato il progettista della Grande Piramide? In tal caso bisogna quantomeno riconoscere che i suoi cambiamenti di opinione erano piuttosto costosi.

La regina Tetisheri della XVIII dinastia non solo ha due tombe (un altro carattere volubile?), ma anche una piramide.

Per tutti questi motivi, l’ingegnere Robert Bauval, John Antony West e Graham Hancock hanno formulato una nuovo teoria rivoluzionaria, ipotizzando che le piramidi, e in particolare le tre Piramidi di Giza, non fossero Tombe. Essi, infatti, hanno scoperto una correlazione assai importante di molte piramidi Egizie con le Stelle del Sistema Solare:  la planimetria delle Piramidi e degli altri monumenti sacri fu progettata per avere una esatta corrispondenza con la mappa Stellare della nostra Galassia. Le tre Piramidi di Giza sono esattamente collocate nello stesso modo in cui sono collocate le tre Stelle della Cintura di Orione facente parte dell’Orsa Minore nella volta Celeste. Le dimensioni differenti hanno correlazione con la magnitudine (cioè la luce di una stella misurata su uno spettrometro di massa). Al Nitak è la più splendente e corrisponde quindi alla Grande Piramide di Cheope. Tutto ciò denota approfondite quanto incredibili conoscenze in materia di geografia astronomica da parte degli antichi Egizi. Bauval pensa che ogni monumento e ogni piramide abbia un corrispettivo corpo celeste. Ad esempio, ha dimostrato che le Piramidi di Danshur corrispondono esattamente alle Iadi (nella Costellazione del Toro) e che la Sfinge è orientata verso Marte (un tempo era dipinta di rosso). Anche il fiume Nilo ha un corrispettivo celeste : la Via Lattea. Sicuramente una tale pianificazione non serviva solo a scopi rituali. La saggezza di chi progettò tutto lo Stato Egizio aveva lo scopo di lasciare un messaggio universale, comprensibile anche a distanza di migliaia di anni, da una civiltà che avesse raggiunto un adeguato grado di scienza e spiritualità.

A proposito di spiritualità, una piccola curiosità:

Ritroviamo l’Assioma del Mondo anche nella preghiera più importante della Religione Cristiana, il “Padre Nostro”, esattamente nel passo “Come in Cielo così in Terra”. Anche la parola Amen detta a fine preghiera, che molti pensano sia latina, in realtà è egizia e veniva usata come vocativo nelle preghiere al dio Ra (il dio del Sole) noto anche come Amon o Amen Ra, che era il corrispettivo dello Zeus- Ammone dei Greci.

Facilitati sicuramente da un’atmosfera più limpida di quella odierna, gli “astronomi” di quel periodo si dedicarono con molta attenzione e rigorosa dottrina, allo studio delle Costellazioni. Ciò avvenne con una precisione divina, se pensiamo che in quei tempi remoti, quando l’ uomo si trovava nell’ Età del Rame, non esistevano strumenti di misurazione astronomica. L’ intero edificio è coperto di rilievi che raffigurano una serie di figure astronomiche guidate dai dodici segni dello Zodiaco. Con maggior precisione però, i riferimenti ad un culto delle Stelle e ad un interesse in particolar modo per i cieli, li troviamo con grande stupore nella piana di Giza. Sappiamo con gran precisione che la Grande Piramide è collocata perfettamente ad un terzo della distanza tra l’ Equatore ed il Polo nord. Inoltre, le tre piramidi sono allineate perfettamente con i punti cardinali, e possiamo riscontrare ciò con maggior precisione nella Grande Piramide, poiché il suo asse meridiano è scostato rispetto al vero Nord-Sud di soli 3/60 di grado. Non si sta parlando delle direzioni della bussola, che si orientano in base al Polo Nord magnetico, ma dei poli geografici del pianeta: Nord e Sud; ciò appare a dir poco sconcertante.

In sintesi, Bouval crede che le piramidi non possano state edificate da una popolazione così primitiva come lo erano gli egizi ma che siano state costruite molto, ma molto prima di quanto la storia nelle ricostruzioni tradizionali ci riferisce. Autori di tali opere potrebbero essere gli abitanti di Atlantide, o comunque di una civiltà che, già 12.000 anni or sono era molto evoluta. Queste convinzioni sono rafforzate da antichi scritti e inscrizioni che recitano così:

. I Maya e gli Aztechi, che nei loro calcoli contemplavano date risalenti fino a 300 milioni di anni addietro, sostenevano che prima dell’età presente, di cui fissavano l’inizio a13114 a.C., il mondo aveva conosciuto altre quattro ere.

Superstizione di popoli primitivi” dicono gli storici.

Gli antichi scritti indù noti come Purana affermano che attualmente l’umanità si trova alle battute iniziali dell’ultima di quattro ere, la prima delle quali ebbe inizio circa quattro milioni di anni fa.

“Pure speculazioni religiose” dicono gli storici.

Il sacerdote egiziano Maneto, archivista di Tolomeo Sotè e di Tolomeo Filadelfo (323-247 a.C.) affermò che la civiltà egiziana esisteva già 36.525 anni prima della fine della xxx dinastia (332 a.C.) e nella sua Storia dell’Egitto lasciò veri e propri documenti atti a provarlo. L’opera
scomparve intorno al IX secolo d.C., ma in compendio (compresa qualche citazione diretta) è giunta fino a noi, in particolare negli scritti di Sesto Giulio Africano (II-III secolo), Eusebio di Cesarea (IV secolo) e Giorgio Sincello (IX secolo), anche se non tutti i dati da essi riportati coincidono.13,19 Il ben più antico Papiro di Torino (XIII secolo a.C.) presenta dati altrettanto sconvolgenti, mentre sembra che buona parte dei dati di Maneto sia contenuta nelle dimensioni stesse della Grande Piramide e dunque fissata per sempre nella pietra.

«fantasie numerologiche da sacerdote» dicono gli storici.

. Un’ autorità come Platone riferisce che il venerabile saggio, legislatore e politico ateniese Solone (638-558 a.C. circa) era stato ragguagliato dai sacerdoti egiziani del suo tempo sulla distruzione di una grande civiltà chiamata Atlantide, annientata da terremoti e diluvi circa novemila anni prima, non che sulle altre innumerevoli catastrofi che prima di quella si erano abbattute sul genere umano

«superstizione religiosa» dicono gli storici.

Il celebre medium e chiaroveggente statunitense Edgar Cayce (1877-1945) sosteneva che in origine la Grande Piramide egiziana di Giza fosse stata costruita sotto l’ egida dei coloni di Atlantide, tra il 10.490 e i110.390 a.C. (lettura 5748-6).

«fandonie per ingenui» dicono gli storici, o più precisamente gli egittologi, che oggi ricoprono a un tempo il duplice ruolo di archeologi e di storici.

  (Nessuno però ci spiega perché mai  queste  iscrizioni dovrebbero essere ritenute false. Con lo stesso criterio tutti gli scritti dell’antichità dovrebbero essere ritenuti falsi e fasulli).

Nella sterminata piana di Giza, però, c’è anche la misteriosa e imponente sfinge. Essa è lunga circa settantatre metri ed alta circa 20. Da secoli è oggetto di studio di storici, egittologi, archeologi; ma non solo: geologi ed astronomi sono altrettanto coinvolti nel decifrare il messaggio che vuole mandarci. Dev’ esser veramente antica. Alta più di un edificio di sei piani e lunga come un quartiere di palazzi a schiera, ha i fianchi lisci e  scavati dalle erosioni; il collo è puntellato con un collare di cemento al fine di mantenere eretta la testa. Le zampe, ricoperte da un moderno rivestimento di mattoni, appaiono rovinate. Anche il volto, non ben decifrabile, è rovinato e fissa da secoli l’ Est, come stesse custodendo un segreto… come stesse aspettando un qualcosa. A questo proposito, alla fine degli anni settanta, John Antony West, era impegnato con lo studio di misteriosi ed oscuri scritti del matematico francese R.A. Schwaller de Lubicz. Nel suo testo Sacred Science vi erano commenti inerenti alle inondazioni che colpirono la terra Egizia più di 12.000 anni or sono:

Una grande civiltà deve aver preceduto i vasti movimenti di acque che sommersero l’ Egitto, il che ci fa credere che la Sfinge esistesse già, scolpita  nella roccia della scogliera occidentale di Giza: quella Sfinge, il cui corpo leonino, eccettuata la testa, mostra segni inequivocabili di erosione provocata dall’acqua”

Il problema sta nel fatto che la Sfinge appare corrosa fino al collo, e questo implica un’inondazione di minimo 20 metri, sull’ intera Valle del Nilo. E’ difficile credere a ciò perchè se la teoria fosse corretta, i blocchi interni del nucleo di pietra calcarea del cosiddetto Tempio Mortuario, sarebbero corrosi a loro volta, e ciò significa che l’ acqua avrebbe corroso anche la base delle piramidi per almeno 25-30 metri.

Dal momento che ciò non è riscontrabile, cos’è che ha corroso la sfinge?

Nel 1989 John West incontrò un geologo molto stimato dell’ Università di Boston: Robert Schoch.

Schoch, esperto paleontologo e stratigrafo stentò inizialmente nel credere che la Sfinge fosse più antica di 4.500 anni. Tuttavia, cambiò idea nel 1990 quando visitò Giza.Benché gli fosse stato vietato di entrare nel recinto, Schoch osservò con gran minuziosità e rigorosa professionalità la Sfinge da pochi metri più in là. Il suo responso fu incredibile: la Sfinge era sì, erosa dall’ acqua, ma non proveniente da inondazioni, bensì da copiose “precipitazioni atmosferiche”. Schoch notò che le erosioni sul corpo e sui fianchi erano formate da canali verticali inconfondibili, come quelli che provoca l’ acqua piovana nel corso degli anni. Zahi Hawass, direttore degli scavi di Giza, respinse senza pensarci due volte la teoria dell’erosione da acqua piovana: “E’ stato il vento a corroderla per anni”. Fatto sta che l’accesso alla Sfinge era privilegio soltanto di pochi egittologi dal 1978 in poi.

Perché fu vietato a Schoch di visitare la Sfinge da vicino?

Perché soltanto pochi egittologi “eletti” hanno il permesso d’accesso?

Con l’aiuto del rettore della Boston University, Schoch ebbe, dopo numerosi tentativi andati a vuoto, ed insistenti proposte, l’ autorizzazione per eseguire un vero e proprio studio geologico sull’erosioni della Sfinge. Tornato a Boston, Schoch, dopo qualche mese di esami in laboratorio, ebbe i risultati definitivi dei suoi studi. Il suo responso, con l’appoggio totale dei paleoclimatologi, si basa sul fatto che piogge insistenti come quelle che avevano eroso la Sfinge, cessarono di cadere in Egitto migliaia di anni prima del 2.500 a.C. Le prove geologiche fornivano un’ipotesi, pur molto cauta, che faceva risalire la Sfinge ad un periodo compreso tra il 7000 e 5000 a. C.

Questa ipotesi fu liquidata come ridicola dagli egittologi più fedeli alla tradizionale storia degli studi; essi obiettavano che in quel periodo l’ Egitto era popolato da primitivi del Neolitico, abili cacciatori, ma le cui capacità si limitavano esclusivamente all’affilatura di pezzi di pietra e ciocchetti di legno”. John West, entusiasta dei risultati da laboratorio di Schoch, non si fece intimorire dagli egittologi, e si spinse oltre, convinto che la Sfinge doveva esser stata concepita nell’ultimo periodo dell’Era della Glaciazione, in un tempo in cui arcani e misteriosi paesaggi dimoravano sulla crosta terrestre: il 15000 a.C. Che cosa abbia spinto una popolazione così lontana nei tempi, a costruire quegli enormi “santuari” nessuno sa dirlo con certezza. S’accavallano teorie di ogni tipo, dagli Egizi ai Navigatori di Atlantide, agli Extraterrestri.

Tirando le somme di tutte queste tesi, posso affermare che da studente, ma anche da persona che sa usare la semplice logica, non posso che dar ragione a Robert Bauval nelle proprie argomentazioni; credo anch’io che le piramidi non fossero semplici tombe, ma non per questo mi convincono le sue conclusioni. Certamente le teorie che lui propone sono innovative e affascinati rispetto a quelle semplici e troppo ovvie proposte dai libri di scuola e sono state utili quanto meno a scuotere fin dalle fondamenta le teorie accreditate e consolidate dalla tradizione degli studi, ma non per questo comprovate scientificamente come assolutamente fondate e verosimili. Una cosa è certa….potremmo fare ipotesi su ipotesi, scoprire nuove e affascinanti teorie, ma in fin dei conti la verità assoluta è destinata a rimanere in quei secolari massi di pietra.

Vi lascio con una poesia che forse vi può aiutare a comprendere meglio ciò che voglio dirvi:

Fonti: L’alba degli dei (Peter Lamesieur)