I Normanni in Puglia

Seguendo le orme di un’antica famiglia nobile

di Andrea Romanazzi

Avevo scritto in precedenza un articolo sulla mia terra di Puglia e il dominio arabo ( vedi http://www.acam.it/misteri-di-bari-saracena/)  in questo lavoro voglio esaminare il lato normanno, temporalmente quasi contemporaneo, della Regione. Lo spunto di questo articolo mi è dato da una ricerca fatta in terra di Bari su una famiglia nobiliare della mia provincia, molto nota in contrada di Fasano di cui lessi un articolo su un giornale locale.

Si tratta della nobile casata dei Goffredi genealogicamente ricostruita dal 1600 ad oggi, ovvero dal periodo di cui si dispone di documentazione ufficiale. In realtà nelle ricerche presenti sul Dizionario Storico-Blasonico di G.B. di Crollalanza, nonché sull’Annuario della Nobiltà Italiana del 1882, si parla dei Godfroy della Gran Bretagna, poi spostatisi nel Delfinato, dove presero il nome di Gotofrey, per giungere in Calabria e successivamente in Terra d’Otranto. Si accenna anche ad un vescovato ad Alatri.

Questi sono indizi sui quali lavorare per andare ancora più indietro nel tempo. Da dove provenivano i Goffredi? Il nome deriverebbe da Godafrid che, composto dai termini Got (o God, Got, “Dio”) e fridu (o frid, fried, “pace”), può essere interpretato come “pace di Dio”o “in pace con Dio”.

Attestato già dal VII secolo nelle forme latinizzate Godefritus e Godefridus, il nome si diffuse in Italia importato dai Normanni.

Da dove vennero i Normanni di Puglia? Chi furono?

Ecco le parole dello storico Sylos Labini “…La storia chiama Normanni quelle popolazioni danesi, scandinave, russe, che per oltre un secolo, a cominciare dall’ 808 secondo il Muratori, fecero frequenti incursioni in Inghilterra, in  Gallia, in  Germania, compiendo l’opera  stessa  di sterminio, che  nello  stesso  tempo   compivano nelle  isole, sulle  coste e nel l’ hinterland dell’Italia i Saraceni dell’Africa e della  Spagna. Poi, negl’inizi del secolo X, occupate stabilmente le due antiche provincie   della   Neustria e dell’Armorica, le quali si chiamarono d’allora Normandia e Bretagna;  riconosciute dal  re  di  Francia, i  cui  possessi andavansi sempre  più   riducendo…”.

Gli Annales  Fuldenses  e Bertiniani ce li descrivono, come  “…mandrie numerose di  belve,  dall’impeto  irrefrenabile  nell’assalto, dalla insaziabile  rapacità  di   preda,  dalla   crudeltà  sanguinaria  più feroce. Le grandi  flottiglie  ammanite, d’ordine  di Carlomagno, alle  foci  dei  fiumi  di  Francia, erano messe  in  fuga  o  in  fran­ tumi  dagli  agilissimi  vascelli  venienti dal  Baltico  carichi di  quei predoni. Lodovico   Pio  dovette, sotto  l’incubo di  quel  flagello, rinunciare ad un viaggio a  Roma; e  Carlo  il calvo  vide  in  pericolo  il trono framezzo al malcontento dei  sudditi per  la scarsa efficacia   delle   opere   difensive…”

 I popoli qui descritti non erano in realtà i normanni, termine utilizzato all’epoca molto impropriamente per indicare gli “uomini del Nord”, ma i vichinghi, ovvero gli immigrati scandinavi che per un periodo storico flagellavano i mari del nord fino a spingersi nell’’entroterra asiatico, in quella regione che oggi chiamiamo Russia proprio in nome di tali popolazioni appellate rus.

Non è ancora chiaro perché i Vichinghi, lasciarono le loro terre, forse a causa della scarsezza delle risorse, ad ogni modo una volta incontrati con le popolazioni francesi, ed occupati i territori oggi noti come Normandia,  essi si sarebbero trasformati da predoni a cavalieri Normanni, assimilando usi, costumi e religioni.

Imbattibili sul campo di battaglia, Carlo II il Calvo (877) concesse al capo bretone Salomone la parte occidentale della futura Normandia, Carlo III il Semplice nominò Rollone, capo dei vichinghi insediatisi nella bassa Senna “Duca”, mentre Carlo III il Grosso cedette una parte della Frisia a  Godfrid, o Godafrid, Gudfrid o ancora Gottfrid un capo vichingo dei Dani del tardo IX secolo.

Tutte le casate celebri hanno un Antenato che definiscono essere il “Mito” delle origini. Se dovessimo trovare un antenato mitico dei Goffredi in Puglia sarebbe questo.

Dopo aver conquistato terre in Francia e in Inghilterra, i Normanni furono attratti dal Mediterraneo ed in particolare dall’Italia del Sud, la terra dei Bizantini dove pareva scorresse latte e miele, e dove, a causa dell’instabilità politica di una terra contesa tra Papato, Bizantini, Germani e Longobardi permetteva di creare nuovi feudi e nobiltà.

L’Anonimo autore della  Historia Siciliro (cod. Vaticano) afferma,  che   alla   liberazione  della   Puglia e  della   Sicilia   dai Greci   « Deo  miserante certum  est  Normannos  advenisse ».  Fra il 1090-1099 i Normanni, già presenti sulle strade che partivano dalla Bretagna alla volta del antro dell’Arcangelo sul Gargano, conobbero appunto Melo da Bari che avrebbe chiesto loro aiuto contro i Bizantini.

“…fu  detto una  grazia piovuta dal  cielo, e fu  esaltato e salutato dai  nostri cronisti con  parole   di  riconoscenza e d’ammirazione. Ora   di   tanti   signori: Normanni, venuti e lungamente fermatisi  o  stanziatisi e perpetuatisi nei discendenti, non  venne  indagata  l’origine…”.

Nel 1042 i Normanni, guidati da Guglielmo d’Altavilla, più noto come Braccio di Ferro, si stabilirono a Melfi, nominato poi nel 1046 Conte di Puglia dall’Imperatore Enrico IV.

La Contea di Puglia fu dunque il primo Stato normanno dal 1043 al 1059. La nuova contea era costituita da un territorio non ancora omogeneo, acquisito dal clan Altavilla a “macchia di leopardo”. È difficile, pertanto, disegnarne i confini effettivi. L’intera regione, ad eccezione di Melfi, venne poi suddivisa in dodici baronie, costituite a beneficio dei capi Normanni ed assegnate nei territori di Capitanata, Gargano, Apulia e Campania, fino al Vulture, di cui Melfi fu la capitale. Giunsero così in Italia molti altri conterranei e membri degli Altavilla, tra cui Roberto il Guiscardo.

Sempre Sylos Labini, parlando delle dinastie normanne “…Ciò  può   bastare  alla  identificazione del  carattere puramente normanno di questa grande dinastia [pugliese n.d.A.] che  ha  dapprima le luminose figure dei  conti di  Puglia,  Guglielmo Bracciodiferro, conte d’Ascoli Satriano, Drogone, conte di  Venosa e  Umfredo, venuti  nel  1041;  poi  quella, luminosissima, di   Roberto  Guiscardo, venuto  nel  1047; poi  quelle, minori; di  Malgerio, Goffredo, Guglielmo, e  quella eminente di Ruggero, venuti  nel   1054…”.

Sarà proprio Roberto il Guiscardo a conquistare ed unire in maniera più uniforme, sotto la bandiera normanna, la Puglia e la Calabria. Conte di Puglia nel 1057, dopo la conquista si concluse con la presa di Bari nel 1071, dopo quasi tre anni di assedio, fu nominato Duca. Nell’estate dell’anno 1059 la Contea di Puglia si trasforma dunque ufficialmente in Ducato come entità territoriale ben definita. Durante il primo concilio di Melfi, infatti, il Pontefice Niccolò II, fermo restando la Capitale a Melfi, nomina Roberto il Guiscardo Duca di Puglia e Calabria mediante accordi presi con il Trattato di Melfi e perfezionati con il Concordato di Melfi.

Il Guiscardo tentò anche la conquista sull’altra sponda dell’Adriatico conquistando e perdendo a più riprese Durazzo, Salonicco, Cefalonia e buona parte dell’Albania prima in mano ai bizantini.

Nel frattempo i Normanni si affacciarono anche in Sicilia dove Ruggero Bosso d’Altavilla, fratello del Guiscardo, sbarcò nel 1061 e si fece incoronare Gran Conte dell’isola, ma questa è un’altra storia.  Roberto il Guiscardo muore nel 1085 e a lui succede Ruggero Borsa a cui non sono attribuiti episodi degni di particolare nota e stessa cosa per il figlio, Duca Guglielmo che morirà senza eredi lasciando così il ducato di Puglia nelle mani del cugino Ruggero II, figlio di Ruggero I di Sicilia. Sarà lui ad unire il regno, prima come Duca di Napoli, Bari e Capua, e successivamente nominato da Papa Anacleto II Re di Sicilia. Sarà con questo regnante che il Meridione di Italia raggiunse l’apice del suo splendore culturale.

Il dominio normanno durerà ancora per diversi anni, fino al 1198, anno di morte di Costanza d’Altavilla, figlia di Ruggero II, che lasciò il suo piccolo bambino sotto la tutela di Papa Innocenzo III.

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