I Templi di Abusir erano osservatori solari?

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(fonte: A.Bacchi – La Maledizione del Sole oscurato – Aracneeditrice –2015)

Ancora oggi sulle possibili conoscenze astronomiche degli antichi Egizi non ci sono pareri unanimi. Tuttora, infatti, nonostante siano stati appurati precisi allineamenti di strutture con punti cardinali e oggetti celesti, sono molti coloro che non riconoscono a questo popolo un’astronomia sofisticata perché basano le proprie convinzioni su interpretazioni semplicistiche delle simbologie pittografiche (come ad esempio quelle che raffigurano il cielo come una lastra sorretta da pilastri da cui le stelle pendono come lampade legate a corde) ma, soprattutto, perché ritengono questa scienza una diretta conseguenza della navigazione marittima mentre gli Egizi non avrebbero mai avuto un buon rapporto con il mare. Tutto ciò nonostante siano giunte fino noi, grazie alle innumerevoli tavolette scoperte, le grandi cognizioni astronomiche degli Assiro-Babilonesi, certamente non grandi navigatori.

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A dare ancora più corpo a queste discutibili conclusioni è anche la “certezza” che in Egitto non ci si occupasse molto del moto degli astri perché sull’argomento, per lo meno fino ad ora, sono stati scoperti solamente riferimenti religiosi e non scientifici in quanto gli eventi celesti coinvolgono sempre astri in stretta correlazione con le divinità senza considerare, però, che ciò potrebbe essere dovuto al fatto che i riferimenti provengano principalmente da ritrovamenti in contesti funerari e non da archivi templari. È facilmente immaginabile, perciò, quanti significati più profondi, frutto di millenni di osservazioni celesti e sperimentazioni che ancora non si è riusciti a decodificare, potrebbero celare le figurazioni simboliche degli antichi scritti e quante informazioni si sarebbero potute perdere o distorcere per errori di trascrizione dovuti a documenti sorgente deterioratisi per la grande antichità o per erronee interpretazioni dei segni arcaici.

Un intrigante indizio, tra i tanti lasciatici dagli stessi Egizi, indicante che nel III millennio a.C. in Egitto si sarebbero potute effettuare accurate osservazioni dei moti del Sole e della Luna, però, parrebbe giungere da Abusir, località un paio di chilometri a nord di Saqqara, in cui alcuni re della V Dinastia, presumibilmente per evidenziare la loro diretta discendenza da Ra, innalzarono templi consacrati al culto del Sole distinti dai loro complessi funerari, ma altrettanto grandiosi, cui erano strettamente correlati. Dopo averle consacrate, infatti, i templi solari versavano quotidianamente offerte a quelli funerari, come indicato da documenti trovati negli archivi del tempio funerario di Neferirkara che riferiscono di consegne provenienti dal tempio solare e movimenti di cibarie tra i due templi.

Questi complessi sacrali, probabilmente progettati sul modello di quello di Heliopolis, erano di forma rettangolare a cielo aperto, erano orientati con i punti cardinali, avevano l’ingresso a est e loro elemento caratteristico era un obelisco non monolitico che s’innalzava su un basamento di fronte al quale si trovava un altare, anch’esso allineato con i quattro punti cardinali.

L’interesse dei sovrani egizi per Abusir iniziò con Userkaf (fondatore della V dinastia che fece costruire il suo complesso funebre a Saqqara) quando vi fece edificare un tempio consacrato al culto del Sole il cui esempio, poi, fu seguito da alcuni suoi successori che oltre ai templi solari vi edificarono piramidi molto belle anche se ormai avevano perso monumentalità.

Probabilmente ad influenzare la scelta di quest’area tra Giza e Saqqara fu la presenza di un lago ormai prosciugato perché, rendendola facilmente raggiungibile con le imbarcazioni, favoriva il trasporto dei materiali da costruzione ma non si può escludere che fosse stata scelta da Userkaf perché già luogo sacrale degli avi dedicato al culto del Sole. Il suo tempio solare, infatti, presenta più fasi costruttive per cui il re avrebbe anche potuto sfruttare i resti di un’antica struttura templare preesistente. Con la fine della dinastia, però, la località perse interesse come luogo funerario reale anche se in seguito continuò a essere usata dalla nobiltà menfita.

Abusir raggruppa molte piramidi e sei templi solari dei quali ci sono giunte notizie da antichi testi. Al momento ad Abu Gurab, poche centinaia di metri più a nord, ne sono stati portati alla luce soltanto due: la “Roccaforte di Ra” di Userkaf e la “Gioia di Ra” di Niuserra. Degli altri quattro templi fatti edificare da Sahura, Neferirkara, Neferefra e Menkauhor, invece, si conoscono solo i nomi: “Campo di Ra”, “Luogo del piacere di Ra”, “Tavola delle offerte di Ra” e “Orizzonte di Ra”.

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Il Faraone Userkaf è stato un faraone egizio ritenuto il fondatore della V dinastia. Wikipedia

Il tempio solare di Userkaf, quando fu scoperto, era molto danneggiato. In origine era costituito da un tumulo di mattoni di fango, delimitato da un muro perimetrale, su cui si sarebbe potuto elevare un alto elemento ligneo che, durante il regno di Neferirkara, fu sostituito con un obelisco di granito posato su un piedistallo. Man mano ricostruito e ampliato dai suoi successori Neferirkara e Niuserra con l’impiego di materiale litico, alla fine questo complesso comprendeva il grosso obelisco poggiato sul piedistallo, una corte aperta con colonne e alcune cappelle mentre una strada rialzata lo metteva in comunicazione con un tempio a valle, sulle rive del lago ormai prosciugato, che molto probabilmente fungeva anche da imbarcadero. Quest’ultimo, molto danneggiato, a differenza di quello principale non era orientato con i punti cardinali bensì verso Heliopolis e le indagini archeologiche hanno evidenziato la presenza di una corte aperta delimitata da pilastri e alcune cappelle mentre la parte frontale, purtroppo irrimediabilmente perduta, avrebbe potuto avere un portico fungente da sala d’ingresso, corridoi e magazzini.

Anche il complesso di Niuserra, dedicato alla celebrazione del Sole e interamente già esplorato da Borchardt, includeva un tempio a valle collegato da una strada rialzata a quello principale che, come quello di Userkaf, si ritiene originariamente costruito con mattoni di fango in seguito sostituiti con materiale litico. Per il deterioramento cagionato dalla lunga permanenza sotto le acque del lago ancora non si è potuta fare una pianta precisa del tempio a valle (orientato come l’altro verso Heliopolis), ad ogni modo si pensa che anche il suo ingresso fosse costituito da un portico e che il corridoio, conducente alla strada rialzata, fosse fiancheggiato da numerose stanze.

Nel tempio principale, invece, vi era un obelisco alto 36 m che si innalzava su un basamento alto 20 m a base quadrata e lati inclinati che lo avrebbero fatto somigliare a una piramide tronca. L’obelisco e il basamento occupavano gran parte della porzione occidentale del tempio mentre al centro sorgeva un grande altare di alabastro il cui significato può essere interpretato “possa Ra essere soddisfatto” perché composto di cinque grandi lastre, una circolare al centro simboleggiante il Sole e quattro rettangolari intorno orientate con i punti cardinali, scolpite per riprodurre il geroglifico “hotep”, per gli Egizi significante “lieto” o “soddisfatto”. Considerando che l’obelisco e il basamento avrebbero avuto un’altezza complessiva maggiore di quella della stessa piramide di Niuserra (52 m circa) e che in una serie di corridoi sono stati trovati bellissimi rilievi con la festa del Giubileo (per cui questo re avrebbe regnato almeno 30 anni contro gli 11 attestatigli dal Canone di Torino), si potrà notare che in questi templi si sarebbero sempre eseguiti lavori e che i re della V Dinastia avrebbero dedicato la maggior parte delle loro risorse all’adorazione del Sole.

 

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Fig. 1 – Ricostruzione 3D di uno dei nove bacini del tempio solare di Niuserra.

A completare questo grandioso complesso templare nove grandi bacini circolari di alabastro, su basi quadrangolari, del diametro di 118 cm ognuno (v. Fig. 1), rinvenuti lungo il muro orientale della corte aperta, e numerosi corridoi dalle pareti finemente decorate con rilievi cui si accedeva da un passaggio alla sinistra della sala d’ingresso alla destra della quale, invece, si aprivano dei magazzini molto probabilmente utilizzati per la conservazione temporanea delle offerte rituali. In corrispondenza del lato meridionale del tempio, inoltre, fu trovata anche una barca di pietra, quasi sicuramente simulacro alludente alla mitica imbarcazione con cui quotidianamente il Sole viaggiava nel cielo.

Particolarmente degni di attenzione sono i nove grandi bacini di alabastro perché la loro effettiva funzione non è stata ancora accertata. Gli studiosi, infatti, sono propensi a credere che possano essere contenitori per la raccolta del sangue di animali sacrificati durante i rituali del culto solare tuttavia non sono stati trovati strumenti o coltelli atti alla loro macellazione in grado di poterlo confermare, come avvenuto, ad esempio, nel tempio di Aton a Amarna in cui il team di Barry Kemp ha scoperto numerosi strumenti per la macellazione e resti di animali sacrificati. Naturalmente questi bacini sarebbero anche potuti essere puramente simbolici ma, poiché si trovano all’interno di un tempio a cielo aperto consacrato al Sole, è presumibile che potessero avere un preciso scopo funzionale perché durante i rituali officiati per Ra, riempiti con densi oli consacrati, avrebbero permesso ai sacerdoti di poter osservare il Sole riflesso senza avere danni agli occhi.

Inoltre, poiché il tempio era stato intenzionalmente orientato con i punti cardinali e gli alti sacerdoti erano depositari delle conoscenze astronomiche degli antichi, lo specifico posizionamento nord-sud di questi bacini lungo il muro orientale della corte aperta (attualmente due bacini, un piccolo spazio tra il secondo e il terzo e poi sette bacini il che non farebbe escludere che originariamente sarebbero potuti essere dieci se non addirittura dodici, uno per ogni mese dell’anno) indurrebbe a pensare che si sarebbero anche potuti utilizzare per effettuare osservazioni del moto del Sole e della Luna nel corso dell’anno. A suggerirlo, infatti, è la loro particolare realizzazione perché il bordo circolare esterno non è liscio bensì caratterizzato da inconsuete forme cilindriche con una concavità all’estremità superiore indicante che quotidianamente gli iniziati avrebbero potuto collocarvi dei riferimenti, anche dei comunissimi ciottoli, che avrebbero indicato quando celebrare il rituale per il passaggio dell’astro al meridiano e la sua posizione (v. Fig. 2).

 Fig. 2 - Ricostruzione 3D del Sole al meridiano riflesso in un bacino colmo di olio denso. A sinistra come i sacerdoti avrebbero visto il Sole riflesso nel bacino e a destra possibili indicazioni, fornite da riferimenti collocati in alcune cavità del bordo, per determinare la posizione dell’astro.

Fig. 2 – Ricostruzione 3D del Sole al meridiano riflesso in un bacino colmo di olio denso. A sinistra come i sacerdoti avrebbero visto il Sole riflesso nel bacino e a destra possibili indicazioni, fornite da riferimenti collocati in alcune cavità del bordo, per determinare la posizione dell’astro.

Questo perché, poiché nel corso dell’anno ad Abusir il Sole sorge tra i 61° e i 118° circa e la sua altezza al passaggio al meridiano varia tra gli 83° e i 36°, quando lo avrebbero visto riflesso tra le cavità del bacino di riferimento allineate con il sud sarebbe stato alla culminazione mentre ponendo di volta in volta dei riferimenti anche in altre cavità avrebbero potuto determinarne il moto. Stessa cosa per quanto concerne una possibile determinazione del moto della Luna perché anch’essa orbitante a cavallo dell’eclittica. Sia di giorno sia di notte, infatti, l’olio all’interno dei bacini avrebbe permesso agli iniziati di vederla riflessa per cui ogni giorno i probabili riferimenti solari posti nelle cavità del bordo avrebbero potuto consentire loro di stabilire la posizione del nostro satellite rispetto a quella del Sole. Tutti i giorni, perciò, i bacini avrebbero dato modo di analizzare le posizioni di Sole e Luna la cui comparazione avrebbe permesso di calcolare in anticipo quando il percorso del nostro satellite avrebbe intersecato quello del Sole causando possibili suoi nuovi oscuramenti.

Seneca, inoltre, nel suo Questioni Naturali”(Libro I, 12 [1]), scrive: «ogni volta che si vuole osservare un’eclissi solare si espongono catini riempiti d’olio o pece perché un liquido denso si intorbida più difficilmente conservando le immagini che riceve. In questo modo si osserva come la Luna si ponga davanti al Sole».

Non si può escludere, perciò, che nei complessi templari consacrati al culto del Sole, ovviamente primo tra tutti quello di Heliopolis, grandi bacini riempiti con densi oli consacrati si sarebbero potuti già usare per osservare gli oscuramenti del Sole, pure quelli più impercettibili.

Ovviamente il tutto è solo frutto di ardite speculazioni di chi scrive ma, se nei templi solari la funzione dei bacini fosse stata davvero collegata anche a osservazioni e rilevazioni dei moti di Sole e Luna, perché in Egitto non si sarebbero ancora trovati espliciti riferimenti ad antichi portenti che avrebbero interessato questi due corpi celesti?

Forse perché per secoli e secoli i depositari delle conoscenze astronomiche degli antichi avrebbero strumentalizzato a loro vantaggio il forte impatto emotivo causato dalle eclissi solari e lunari?

Possibilità, quest’ultima, non così remota perché, come constatabile ne “La maledizione del Sole oscurato”, gli stessi Egizi hanno disseminato innumerevoli indizi avvaloranti non solo la grande influenza che avrebbero avuto le eclissi solari per tutta la loro storia fin dal predinastico ma anche la possibilità che alcuni regnanti della XVIII Dinastia fossero stati pedine inconsapevoli di un gioco di potere abilmente gestito dai sacerdoti eliopolitani e tebani proprio mediante la strumentalizzazione di questi spettacolari, ma al tempo stesso inquietanti, fenomeni celesti. Strumentalizzazione che avrebbe potuto portare alla morte Tutankhamon e non solo lui…

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La copertina del Libro: A.Bacchi – La Maledizione del Sole oscurato – Aracneeditrice –2015