I Timori di Lady Diana

di Luciano Sampietro

La lettera scritta dalla principessa  Diana alcuni mesi prima della sua tragica morte e solo ora data alle stampe ha sicuramente costituito la notizia più deflagrante degli ultimi sette giorni. In quella lettera infatti Diana paventava un attentato alla sua vita e in particolare una manomissione della sua automobile ed indicava anche la persona sulla quale si appuntavano i suoi sospetti.

A lady Diana Nostradamus ha dedicato una quartina (la II, 28), che indica il giorno e il mese della sua morte (cioè il giorno successivo a quello dedicato al martirio di San Giovanni Battista)  e la sestina 18, che indica l’anno e sulla quale vorrei soffermarmi:

  • Ripensando alla triste Filomella,
  • che in pianti e grida sua pena novella,
  • e con questo i suoi giorni ha raccorciato,
  • seicentocinque: essa non vedrà uscita
  • al tormento, già la tela è cucita,
  • per essa il sinistro sarà aiutato.  

Per comprendere la sestina vanno fatte alcune premesse. Filomella è la protagonista del sesto libro delle Metamorfosi di Ovidio. Figlia del re di Atene Pandione, era stata da lui affidata a Tereo, tiranno di Tracia e marito dell’altra figlia Progne. Tereo, nel corso del viaggio, si invaghì della cognata e giunto in Tracia, invece di condurla a palazzo a incontrare la sorella, la portò in una capanna nel bosco, violentandola e poi, vedendone la reazione d’ira, pianto e anatemi,  mozzandole la lingua per farla tacere. Filomella allora si mise a tessere una tela nella quale con il ricamo scrisse la sua storia e, finitala, la fece recapitare alla sorella. La sciagurata principessa venne liberata dunque da Progne e le due donne, per vendicarsi, uccisero il figlio di Tereo, Iti e ne diedero in pasto le carni all’ignaro marito e cognato, che seppe di quell’orrore solo quando Filomella entrò insieme alla sorella nella sala brandendo il capo mozzo di Iti. Tereo cercò di uccidere le due donne, che si sottrassero alla sua vendetta trasformandosi in uccelli.

Tra Diana e Filomella si possono fare alcuni parallelismi: entrambe sono principesse ed entrambe hanno avuto una vita triste e una fine tragica. Entrambe hanno passato molti giorni a piangere silenziosamente per la loro sorte, l’una senza lingua e l’altra impedita a parlare dalle pressioni della Casa Reale ed entrambe alla fine si sono risolte a raccontare quel che era loro capitato, l’una cucendo la sua tela e l’altra concedendo una lunga e accorata intervista televisiva. Né la tela né l’intervista sarebbero servite all’una o all’altra per uscire dall’insopprimibile tormento esistenziale. Tutto ciò nell’anno 605, che in forza della chiave cronologica cui obbediscono le sestine è esattamente il 1997.

A questo punto va apprezzato l’ultimo verso: nel mio libro, pur riferendo la sestina correttamente a Diana, ho tradotto la parolasenestre” con “derelitto”, facendo riferimento alle varie iniziative benefiche sorte per opera di Diana o in sua memoria (“grazie ad essa il derelitto è aiutato”). Ma “senestre” nel francese rinascimentale significava anche “sinistro, sfavorevole” proprio come nella nostra lingua. A questo punto allora l’ultimo verso potrebbe avere un significato ben più inquietante e sorprendentemente aderente ai timori espressi in quella lettera: quell’intervista (la tela cucita) costituì la causa prima per la quale il fatale sinistro stradale fu … aiutato.