Il caso Roswell

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9 novembre 2012
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Un giornale dell’epoca

Il “caso Roswell” è il più importante e documentato incidente di UFO dell’era moderna. Se la sua esatta datazione e ancora incerta, collocandosi comunque fra il 2 ed il 4 di Luglio 1947, certi sono i luoghi, gli avvenimenti ed i protagonisti che li vissero in prima persona. Tutto questo, nonostante sul caso il Pentagono abbia all’epoca deciso di calare una pesante coltre di silenzio, ufficialmente mantenuta sino ad oggi. Così, durante i primi dieci giorni di quel luglio ormai lontano, il “caso Roswell” finì sulle pagine di tutti i principali giornali del mondo, per poi essere dimenticato. E solo da un quindicennio e stato “ufficiosamente” riaperto da uno stuolo di ricercatori che ne hanno ripercorso millimetricamente i fatti, giungendo alla conclusione che l’incidente accadde realmente e che il Governo statunitense lo mise a tacere, come è stato, nel corso degli anni, per la maggioranza dei testimoni che vi furono direttamente coinvolti.

La cittadina di Roswell in Nuovo Messico aveva nel 1947 un indiscutibile primato strategico: ospitava nelle vicinanze una base aerea dell’Esercito Americano, nel cui perimetro era stanziato il 509 Gruppo Bombardieri, l’unico gruppo da bombardamento al mondo armato con ordigni nucleari, gli stessi che due anni prima avevano posto termine, con Hiroshima e Nagasaki, alla II Guerra Mondiale. Il “caso” nasce il 2 luglio – durante il fine settimana festivo del 4, giorno dell’Indipendenza statunitense – quando il Sig. Dan Wilmot e sua moglie osservano verso le 21.50 un oggetto luminoso discoidale sfrecciare in direzione della località di Corona. Nella notte scoppia un violento temporale, il cielo è coperto, a tratti illuminato da bagliori e squassato dai tuoni. E’ in quelle ore, prima dell’alba del 3 luglio che, probabilmente, avviene l’incidente: un UFO (alcuni ricercatori sostengono la tesi di due oggetti coinvolti), per cause mai accertate, precipita nel deserto.

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Un giornale dell’epoca

Morti tutti gli occupanti

Nel febbraio del 1950 l’ingegnere civile Barney “Grady” Barnett di Socorro confida ai coniugi Maltais, suoi vecchi amici cui richiede di mantenere il segreto, che il 3 luglio 1947, mentre si trovava per servizio nel deserto nella zona fra Magdalena e Socorro, si era trovato improvvisamente davanti un oggetto metallico discoidale dai 7 ai 9 metri di diametro, cui si era avvicinato a piedi, sino quasi a poterlo toccare. Sul posto intanto erano giunte altre persone (fra cui anche dei giovani, forse studenti) facenti parte di un gruppo archeologico dell’Università della Pennsylvania. Accanto al veicolo schiantato tutti avevano visto, proiettati all’esterno, degli esseri umanoidi ormai privi di vita, di corporatura esile, con teste molto grandi, di carnagione chiara e completamente glabri. Di lì a poco era entrato in scena un camion militare carico di soldati che avrebbero bloccato prontamente e poi allontanato i civili, intimando loro di non fare parola su quanto avevano visto (“per ragioni patriottiche di sicurezza nazionale”), perimetrando la zona. Teatro del fatto sarebbe stato, secondo Barnett, un costone roccioso a ridosso dei cosiddetti Piani di San Agustin, oggi divenuta sede dei radiotelescopi del VLA (Verv Large Array) dell’Osservatorio Nazionale di Radioastronomia degli Stati Uniti.
La credibilità della testimonianza di Barnett è rimasta dubbia, in quanto nessuno e mai stato in grado di interrogarlo in merito, essendo deceduto quando ancora del caso Roswell non si era riparlato. Per quanto riguarda il gruppo di archeologi, non è stato possibile verificare le identità di nessuno di loro.

Rottami sul campo di Brazel

Lo stesso 3 luglio l’allevatore di bestiame William W. “Mac” Brazel (il cui ranch si trova nella parte sud-orientale della regione di Corona) rinviene, sparse nel terreno di sua proprietà, una quantità di “lamine metalliche” e pensa ad un incidente avvenuto nei pressi della base aerea. Parla della cosa con un vicino, Floyd Proctor, e quindi, non disponendo di un apparecchio telefonico, il 5 luglio si reca a Corona, dove la gente già parlava di “dischi volanti” (la stampa aveva riportato le notizie dell’avvistamento di Kenneth Arnold del 24 giugno). Brazel ricollega il suo ritrovamento alla faccenda dei “dischi” e la mattina del 6 luglio decide di recarsi in città con dei frammenti del materiale presso l’Ufficio Meteorologico, dove lo invitano a prendere contatto con lo sceriffo George Wilcox.

Una “piega” inaspettata

Wilcox prende atto della situazione e informa subito il comando militare di Roswell ed il comandante della Base, il Colonnello William Blanchard, dà ordine al capo del CIC (corpo di controspionaggio), il Maggiore Jesse Marcel, di recarsi sul luogo e iniziare le investigazioni. Marcel parla con Brazel, il quale si trova ancora nell’ufficio dello sceriffo.

E’ in quest’arco di tempo che l’allevatore viene intervistato dalla stazione radio locale KGFL. Marcel, accompagnato dal collaboratore Sheridan Cavitt (anch’ egli del CIC), preleva Brazel nell’ufficio di Wilcox e i tre si recano in macchina sul posto. Passata la notte presso la fattoria dell’allevatore, il 7 effettuano una ricognizione e riscontrano la presenza dei misteriosi frammenti, di cui Marcel raccoglie una buona quantità che sistema nella sua auto. Nella notte, prima di rientrare alla base, Marcel passa da casa e mostra alla moglie e al figlio Jesse Jr. i materiali. Una testimonianza quella di Marcel Jr. di importanza fondamentale.

Interrotto il primo annuncio

Sette luglio: W.E. Whitmore, proprietario della stazione radio KGFL di Roswell, sta per mandare in onda l’intervista con Brazel registrata il giorno prima, ma è bloccato da una telefonata del segretario della Commissione Federale Comunicazioni di Washington che gli ingiunge di non farlo. Il giorno 8, verso le 16.00, John McBoyle, cronista della stazione KSWS di Roswell, telefona a Lydia Sleppy, telescriventista della KOAT Radio di Albuquerque e le dice di trasmettere per telescrivente all’American Broadcasting Company (ABC) la seguente notizia: “Un disco volante è caduto in prossimità di Roswell… E’ come un grosso catino, sfasciato… Un allevatore lo ha trascinato con un trattore sotto un capannone per il bestiame… E’ intervenuto I’Esercito che si accinge a recuperarlo… L’intera zona è bloccata… Si parla di piccoli uomini che si troverebbero a bordo…”. Ma la notizia non filtra sul filo, perché la trasmissione viene stranamente interrotta.

Parola d’ordine “dimenticare”

Subito dopo la Sleppy riceve una telefonata da McBoyle che le dice “dimentica tutto, non ne hai mai sentito parlare” (in seguito il cronista dirà alla Sleppy di avere assistito al decollo di un aereo da trasporto con destinazione Wright Field, contenente i rottami del “disco”). Nel frattempo il Magg. Hughie Green della RAF (Royal Air Force) britannica, in viaggio dalla California a Filadelfia, sta attraversando il Nuovo Messico da ovest e est in macchina, e da un notiziario radio locale (forse la KSWS) apprende che un “disco volante” era caduto nella zona e che “lo sceriffo e i suoi uomini erano giunti in vista del relitto”. ’iene dunque da chiedersi se Wilcox e i suoi non avessero individuato il corpo centrale dell’UFO. Contemporaneamente, “Mac” Brazel viene prelevato dai militari e tenuto sotto stretta custodia fino al giorno 15 quando verrà rilasciato, ormai convinto di dover cambiare versione dei fatti, a tal punto da non confidare la verità neppure alla moglie.

La situazione non è sotto controllo

verix p2 Il caso RoswellL’otto luglio pressato dai giornalisti che pretendono particolari, il Col. Blanchard chiama l’addetto stampa della base, Ten. Walter Haut, e redige con lui un comunicato stampa ufficiale.
Sotto il controllo diretto del Magg. Marcel, i rottami del disco, inizialmente sistemati nell’Hangar 84, sono poi trasferiti con un “B-29″ dalla base di Roswell a Fort Worth (oggi Carswell) nel Texas.

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Di qui il materiale viene inviato a Wright Field (Ohio) su di un aereo da trasporto con ai comandi il Cap. pilota O.W. “Pappy” Henderson, per ordine “superiore” fatto eseguire dal Generale Roger Ramey. Questi confermerà al Col. Blanchard la contrarietà del Pentagono, espressagli dal Gen. Hoyt Vandenberg da cui dipendeva, nei confronti del comunicato stampa diffuso dal Ten. Haut, e assume il controllo operativo di una situazione che, evidentemente, è già sfuggita di mano ai vertici militari.

L’8 luglio interviene l’FBI (Federal Bureau of Investigation) da Dallas (Texas) che in un telegramma, a firma di un non meglio identificato “Wyly”, inoltrato in copia a Edgar Hoover (capo dell’FBI) e al SAC (Strategic Air Command) fornisce le seguenti indicazioni:
“Informazioni riguardanti il disco volante di Roswell e il suo trasporto da parte del Q.G. dell’8 Air Force – disco volante o pallone sonda alla base aerea di Wright Field (Ohio) – Censurate le notizie. Firmato Wyly”.

Scatta la controinfomazione

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A questo punto il Generale Roger Ramey, alla radio di Fort Worth nel Texas (WBAP), dichiara che il “disco volante” era solo un pallone sonda. Giunto poi a Roswell, Ramey convoca i giornalisti e mostra loro – costringendo il Magg. Marcel a posare in silenzio per i fotografi – i frammenti di un pallone meteorologico cui si attribuisce la responsabilità dell’incidente.

Ilprovvedimento successivo è nei con fronti di Blanchard, che viene spedito in licenza e viene sostituito dal Ten. Col. Payne Jennings, poi disperso col suo aereo diretto in Inghilterra mentre sorvolava l’Atlantico nella zona delle Bermude. Il Magg. Marcel avrebbe dovuto accompagnarlo, ma fu trattenuto dall’intervento personale del Col. Blanchard. Ritiratosi col grado di generale a tre stelle, Blanchard uscì di scena con estrema discrezione da tutta la vicenda. Anche il Ten. Haut manterrà fino al suo pensionamento “un dovuto riserbo”. Dopo la sua morte, la vedova di Blanchard dichiarò che il marito sapeva che “il relitto non era un pallone sonda”. Ma per i militari americani lo rimase, con il benestare dell’allora presidente Harry Truman.In realtà oggi i fatti ci dicono che le versioni ufficiali sono del tutto “addomesticate” e fallaci. E, anche a parte la clamorosa comparsa di materiale filmato d’epoca (verosimilmente riferibile all’autopsia di due degli esseri umanoidi coinvolti nel caso) diffuso nel 1995 dall’ingleseverix p5 Il caso Roswell

Ray Santilli, è oggi evidente che a Roswell è stato recuperato qualcosa di estremamente anomalo e sconvolgente.

Il Gen. Ramey Svuota il Disco di Roswell

Quando il 9 luglio 1947 il quotidiano “Roswell Daily Record” pubblica le dichiarazioni del generale Roger R. Ramey, comandante dell’Ottava Air Force, dal quartier generale di Fort Worth, Texas, il caso Roswell per il Pentagono è ufficialmente chiuso. Non si è trattato del recupero di un disco volante precipitato e del suo equipaggio, ma di un semplice pallone sonda. Questa versione viene mantenuta ancora oggi.
Ma le prove sull’incidente di Roswell, emerse sin dal 1982, dimostrano che venne attuata una messa in scena per ordine delle alte sfere militari statunitensi.
Nel 1989 è apparsa per la prima volta un’immagine di un presunto alieno vittima del crash. si tratta in realtà di una ricostruzione. Seguiranno nuovi e più sconvolgenti documenti, fino alla divulgazione del controverso filmato di una autopsia su un umanoide non appartenente alla specie Homo Sapiens.

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Sezione: UFO dossier

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