Il codice di Leonardo sta Dentro lo sguardo

nel libro di Giuseppe Petix una intuizione per una possibile nuova chiave di lettura delle opere pittoriche di Leonardo

Copertina

L’Arte di Leonardo è stata spesso osservata come qualcosa di distaccato dalla sua ampia e variegata conoscenza. Le opere di questo grande maestro rinascimentale rimangono indubbiamente dei capolavori di ineguagliabile bellezza universale, pregne di una padronanza dell’arte pittorica che racchiude il senso di una vita dedicata alla ricerca della perfezione. E molti sono ancor oggi i misteri che contornano la figura di quello che è considerato il genio per antonomasia dell’umanità: Leonardo da Vinci. Un uomo estremamente razionale che si rende degno dell’ammirazione del suo tempo, conquistando così la benevolenza dei nobili e il rispetto degli artisti. Cosa non da poco conto per un giovane che si definiva “omo sanza lettere”, dato che non aveva avuto modo di studiare il latino. Ma un aspetto caratteristico della personalità di Leonardo sembra essere quella sua tendenza a voler essere interpretato, compreso. Infatti fin da piccolo si nota una sorta di codificazione dei suoi messaggi che si evidenzia in quella curiosa scrittura capovolta e al rovescio, ancor più singolare se si pensa che Leonardo era anche mancino. Ma se relativamente facile appare il poter decifrare una scrittura così tanto singolare, più complicato sembra riuscire ad individuare dei messaggi che, misteriosamente, sembrano esser presenti in alcune opere del maestro. Da tempo si suppone che il famoso affresco dell’Ultima cena, realizzato da Leonardo nel ex-refettorio del convento adiacente al santuario di Santa Maria delle Grazie a Milano, nascondesse un segreto riguardante la storia della cristianità. In effetti, concentrando l’attenzione sulla figura raffigurata alla destra del Cristo, sembrerebbe che Leonardo avesse voluto focalizzare l’attenzione sull’ambiguità degli atteggiamenti, sulla postura composta ed elegante e su un volto che parrebbe più quello di una donna che di un uomo, data la delicatezza dei tratti che inducono l’osservatore a interrogarsi in merito.

Ma se il maestro avesse voluto raffigurare Maria di Magdala, proprio accanto al Cristo nell’ultima cena, dandole così una posizione privilegiata rispetto agli altri commensali, gli apostoli rimanenti sarebbero soltanto undici. Il che non giustificherebbe l’azzardata conclusione di alcuni a tal riguardo. Certo è che la Maddalena ha avuto un ruolo importante nella storia di Gesù: è lei che per prima lo vede dopo la resurrezione ed è lei che corre ad annunzialo agli apostoli guadagnandosi così l’appellativo di “apostolo degli apostoli”. Ma un altro particolare importante guida l’osservazione verso la ricerca di un mistero insito nell’opera: l’evidente assenza del calice sulla tavola. Come se l’autore volesse indurre l’osservatore a interrogarsi su questo particolare rilevante.

A tal proposito sembra essere interessante l’analisi contenuta nel libro “Dentro lo sguardo – il codice” di Giuseppe Petix, edito da Vertigo edizioni, nel quale viene evidenziata una correlazione tra un disegno di Leonardo raffigurante la Sant’Anna, la Madonna e il bambin Gesù e il famoso affresco del cenacolo. Il disegno, conservato al British Museum di Londra, celerebbe, secondo l’autore, la soluzione per la corretta decifrazione dell’Ultima cena. Osservando alcune opere di Leonardo, secondo un metodo ottico ben preciso, è possibile individuare delle immagini che a prima osservazione risultano sapientemente celate tra le pennellate. Questo metodo ottico, riconducibile al “dito alzato”, gesto con cui Leonardo è solito raffigurare diversi suoi soggetti, svelerebbe un codice studiato dal maestro per nascondere altre immagini che porterebbero a ipotizzare delle conoscenze dell’autore in merito a temi che tuttora rimangono dibattuti in tutto il mondo. Nello specifico si tratta di un’osservazione secondaria attraverso un fenomeno comune alla visione binoculare. Ponendo infatti il dito alzato tra noi e l’opera e mettendo a fuoco la punta del dito si potrà osservare sullo sfondo uno sdoppiamento di immagini che si sovrapporranno a loro stesse in un rapporto direttamente proporzionale alla distanza del dito dai nostri occhi: più il dito sarà vicino allo sguardo e più le immagini sdoppiate si allontaneranno tra loro. Utilizzando il nostro dito come una sorta di manovella di regolazione ottica potremo quindi trovare il punto esatto in cui la retrostante sovrapposizione comporrà l’immagine celata da Leonardo.

Lo stesso risultato oggi si può ottenere con l’utilizzo di un programma grafico che consente di regolare la trasparenza dell’immagine sdoppiata e sovrapposta a se stessa, ma ai tempi di Leonardo questo era un vero e proprio metodo per nascondere dei messaggi che potevano quindi essere osservati solo da coloro i quali ne fossero stati a conoscenza. Certo, il metodo da solo non basta. Bisogna per ogni opera estrapolare dei riferimenti che, come elementi di un codice ben studiato, andranno a indicarci esattamente dove fermarci nella sovrapposizione ottica e solo in quel punto osservare. Nel caso dell’affresco dell’Ultima cena, uno degli elementi da ricercare nell’opera è senza dubbio il calice. Bisognerà quindi osservare il cenacolo andando “alla ricerca del sacro Graal”.

1 - CALICE
Figura 1

Osservando con attenzione, si scorge una figura che sembra alludere a un calice proprio sopra la testa dell’ultimo apostolo a sinistra dell’osservatore. Tra gli arazzi infatti si può notare una forma che ricorda proprio l’idea di un calice, anche se in quella posizione non ha il senso dell’oggetto in sè ma assume un significato simbolico: la chiave di volta dell’opera. Senza dubbio questa immagine di calice è uno dei due elementi del codice. A questo punto bisognerà riflettere e trovare un altro elemento che, congiunto al primo, ci darà una visione secondaria dell’opera. Di certo questo secondo elemento sarà l’immagine centrale del Cristo.

Congiungere il calice al Cristo centrale avrebbe un senso di correlazione di queste due figure: il Cristo e il calice che conterrà il suo sangue. Sovrapponendo l’immagine a se stessa e fermandoci nel punto in cui il calice risulterà essere sopra il capo di Cristo potremo osservare, nel varco che l’autore lascia appositamente tra quest’ultimo e l’apostolo alla sua destra, una figura in secondo piano, perfettamente in linea con le proporzioni imposte dalla prospettiva, vicino all’apertura retrostante i commensali, come se stesse per uscire dalla sala. Perfettamente in linea col vangelo di Giovanni in cui si legge la frase, riferita all’apostolo Giuda Iscariota, che così recità: “Preso il boccone egli subito uscì”.

2 - Giuda
Figura 2

Sembra quindi che questa immagine trovata di un ipotetico “tredicesimo apostolo” sia riconducibile alla volontà di Leonardo di riportare il momento in cui Giuda, subito dopo aver intinto il pane nel vino e averlo mangiato, esce dal cenacolo. La figura in secondo piano, che sta per uscire dalla sala, giustificherebbe quindi la presenza della Maddalena a fianco al Gesù. Gli apostoli sarebbero infatti dodici più Maria di Magdala e il calice assumerebbe un carattere simbolico, la cui individuazione sarebbe fondamentale per la decifrazione dell’opera.

Inoltre la descrizione lasciataci da Leonardo nel trattato della pittura alla specifica “Come si debbono figurare le donne” rafforza l’idea che il Maestro, nel dipingere questa figura, volesse imprimere delle caratteristiche che egli stesso lega alla femminilità: “Le donne si devono figurare con atti vergognosi, le gambe insieme strette, teste basse e piegate in traverso”. Il tutto potrebbe sembrare come una curiosa congettura di Petix se non fosse per una evidente correlazione che egli trova tra il cenacolo e un disegno di Leonardo. Sembra infatti che l’immagine celata in questo disegno meno noto sveli esattamente questa fantomatica interpretazione dell’Ultima cena, concepita quindi come un vero e proprio rebus da risolvere. In questo disegno, che raffigura la Sant’Anna, la Madonna e il bambin Gesù (immagine4), la sovrapposizione viene chiaramente guidata da Leonardo, che lascia dei segni ben visibili al di sotto dell’opera, come chiari elementi di un codice (immagine 5). Sovrapponendo in modo tale che i segni coincidano si rimane inevitabilmente colpiti da una rivelazione clamorosa: le immagini sovrapposte formano una figura che riporta all’immagine del Cristo centrale dell’affresco dell’Ultima cena… ma con sopra il capo una sorta di calice. Come se Leonardo volesse celare proprio “il modo” per osservare il suo capolavoro di Milano (immagine 6).

Figura 3
Figura 3

Figura 4
Figura 4

Figura 5
Figura 5

Figura 6
Figura 6

 

7 - Mano e coltello
Figura 7
8 - Figura di donna
Figura 8

Si notano anche altri particolari che richiamano il cenacolo vinciano: una mano che impugna un coltello, gesto attribuito da Leonardo all’apostolo Pietro;  una figura femminile, delicatamente seduta, presumibilmente a sottolineare la presenza nell’affresco della Maddalena; un pentagramma con delle note, che induce a riflettere anche sulla presenza di una musica celata tra le pennellate (immagine 9) ed infine… Una scritta abbreviata al di sotto della sovrapposizione, “C.d.V.”, come se Leonardo volesse abbreviare proprio “Codice da Vinci” (immagine 10). Un particolare molto rilevante che conferma l’utilizzo di questo metodo utilizzato dal genio toscano per nascondere agli occhi dei potenti immagini che avrebbero lasciato intuire le sue vere convinzioni in merito al tema trattato con la pittura. Una vera e propria rivelazione in termini di ricerca che porta a individuare un lato di Leonardo finora sconosciuto. Un nuovo stile pittorico che potremmo definire “quadridimensionale”, in cui le immagini celate si compongono solo nella sovrapposizione bidimensionale della stessa opera. Un altro affascinante mistero svelato, legato alla conoscenza e all’estro del più grande genio che l’umanità ha avuto modo di conoscere: Leonardo da Vinci.

 

9 - Pentagramma
Figura 9 – Pentagramma

Figura 10
Figura 10