Il Destino della Borsa

di Luciano Sampietro

Martedì la pagina borsistica della CNN quasi scaramanticamente si chiedeva se non fosse ritornato il toro.

Il grave, molteplice attentato di Riyad ha rapidamente fugato l’ottimismo, facendo riprecipitare gli indici nel segno negativo.

Senza andare a scomodare il Dow Jones, basterà osservare l’andamento del Mibtel  negli ultimi cinque anni: 23.695 nel 1998, 28.896 nel 1999, 30.323 nel 2000, 22.808 nel 2001, 17.485 nel 2002, valori pressoché analoghi al 2002 in questi primi cinque mesi. Il Numtel, poi, è passato dai 6.381 del 1998 ai 1.230 del 2003, cioè con perdita di circa l’80%!

A conclusione di un 1999 particolarmente positivo, l’Amministratore Delegato di Borsa Italiana si era così espresso: “L’ultima seduta del 1999 conclude un anno di estremo interesse per i mercati organizzati e gestiti da Borsa Italiana. Le performances … sono solo alcune delle evidenze di un sistema finanziario e imprenditoriale pronto a giocare un ruolo da protagonista in Europa”.

Sul finire dello stesso anno era uscito il mio libro “Settimo Millennio”, dove prevedevo che nel 2000 la borsa avrebbe cominciato la sua crisi irreversibile, a causa di una situazione internazionale che si sarebbe andata rapidamente deteriorando per speculazioni esagerate,  guerre e terrorismo.

Ciò prevedevo sulla base dell’interpretazione della sestina 24:

  • La Borsa non sarà di lunga vita ,
  • seicento otto, venti, dal mal colpita.
  • Per fuoco ed acqua ancor peggiore sorte,
  • suo grande amico allor sarà contrario,
  • da evitare era azzardo temerario,
  • presto la guerra sarà la sua morte.

Molte delle sestine presentano date mascherate inizianti con il sei. Ritengo di aver individuato la chiave cronologica nascosta: sommando alle cifre delle sestine il migliaio e  il numero 392, numero non casuale ma a sua volta determinato attraverso la soluzione di un enigma storico, si dovrebbe ottenere l’anno effettivo. Così il 608 diviene l’anno 2000 (dato da 608+1000+392). Nel 2000 dunque sarebbe iniziata la crisi della borsa, che si dovrebbe poi aggravare fino al 2012 (620), anno della sua fine, determinata da attentati (fuoco), catastrofi naturali (acqua), speculazioni estreme (azzardi) e infine guerra, elementi tutti che determineranno la progressiva caduta di fiducia del mercato mondiale (il grande amico della borsa).

E va detto ancora che Nostradamus non risparmia una puntuale quartina a quegli amministratori di società quotate, che senza alcuno scrupolo, attraverso artifici e bilanci truccati, illecitamente speculano e si arricchiscono sulla pelle degli investitori. Non vi è paese industrializzato che non annoveri simili malefiche sirene e anche in questo campo l’Italia non è certo dammeno, ricca com’è di personaggi venuti dal nulla a riempire in pari misura la cronaca finanziaria e quella rosa:

Quartina VII, 35:

  • La gran borsa sarà in pianto a pensare
  • d’avere scelto persone sbagliate,
  • ben pochi con quelle più vorran stare,
  • crollata sarà per lingue truccate.

La quartina non si presta a dubbie interpretazioni, dal momento che la borsa viene chiamata “grande poche” e il senso appare univoco: il mercato ha dato fiducia a una miriade di personaggi senza scrupoli, più imbonitori che operatori ed esperti di economia, con la conseguenza che chi li ha seguiti si trova adesso in grave rischio finanziario. Molti dunque vogliono abbandonare le società quotate vendendo le loro azioni, con la conseguenza che la borsa per quei falsi profeti del nuovo mercato avrà un crollo rovinoso.

E così all’inizio del 2000, tra l’incredulità e lo scherno di molti amici, ho venduto le azioni: ho fatto forse male?