Il Druida o Druido: tra Etica e servizio alla comunità

credit: en.wikipedia.org Druids Inciting the Britons to Oppose the Landing of the Romans – from Cassell's History of England, Vol. I – anonymous author and artists

(c) Andrea Romanazzi

credit: en.wikipedia.org Druids Inciting the Britons to Oppose the Landing of the Romans – from Cassell's History of England, Vol. I – anonymous author and artists
Credit: en.wikipedia.org
Druids Inciting the Britons to Oppose the Landing of the Romans – from Cassell’s History of England, Vol. I – anonymous author and artists

In questo articolo mi soffermo a ragionare sulla figura del Druida, sui suoi compiti, sull’Etica e sullo spirito di servizio. Immaginiamoci Druidi al servizio di una Comunità, di un singolo, ma anche, ad esempio, in un dibattito pubblico, ad una conferenza, semplicemente attorno ad un fuoco. Ad un certo punto si leva una domanda, “chi è il Druida? Come si dipana etica e servizio alla Comunità”.

Rispondo con una Triade.

I tre fondamenti dell’essere druido sono Natura – Uomo – Magia. La prima come Altare, la seconda come Materia di lavoro, la terza come Mezzo e Strumento.

Vivere il druidismo, oggi, e dunque essere Druida, significa studiare l’ambiente, e dunque celebrare i cicli stagionali, anche, in alcuni casi, impegnandosi in attività ecologiche.

Il Druida deve avere un’etica ecologica che come dice Andreozzi, « estendendo il più possibile il proprio campo di interesse alle dimensioni spaziali e temporali dell’intero ambiente in cui e su cui agisce l’essere umano, e decentrando (anche solo parzialmente) il discorso dagli agenti umani, si interroga sull’eticità del nostro relazionarci direttamente o indirettamente con gli enti non umani e/o le dinamiche naturali e, quindi, sul loro status morale e sulla possibilità che questi posseggano un valore indipendente dal nostro giudizio o (quantomeno) dalla nostra utilità. »

Il Druida deve dunque imparare a recuperare il rapporto con la Natura, ritrovare ed insegnare a ritrovare al Clan e alla Comunità un equilibrio che permetta di conciliare la nostra cultura e i bisogni umani con l’ambiente. In tale ottica il ruolo del Druida nella Comunità diviene importantissimo.

Egli deve essere il tramite per le nuove generazioni tra tecnologia e natura, egli deve Agire, termine che ritroveremo nel prosieguo, non attraverso un rifiuto della scienza e del progredire della civiltà, ma nell’insegnare nuove risposte alla complessità del Mondo attraverso scienze ambientali ed ecologiche. Deve essere colui che insegna alla Comunità come ripensare il posto dell’uomo nel mondo senza cadere nell’anti-umanismo o peggio nell’anti-tecnicismo.

Il Druida è dunque l’Attivista, colui che trova gratificante salvare i delfini, aiuta la distruzione dei boschi, etc… ma anche e soprattutto colui che si dedica ad una Scienza “etica” e naturale. Io ad esempio ho scelto come lavoro quello di realizzare modelli idrogeologici, ovvero come si muovono gli inquinanti nel sottosuolo e allo stesso modo come fermarli. Coniugare Scienza e Natura attraverso, appunto un nuovo comportamento Etico.

Quanto sin ora detto deve dunque essere fatto però solo se contestualmente lavoriamo sulla Natura Umana, approfondendo la conoscenza di Sé, del Sé e delle Emozioni, entrando in confronto con la propria Coscienza e il Libero Arbitrio. Ecco dunque apparire l’Etica Sociale. Qui diventa davvero importante una precisazione. Spesso Etica e Morale sono utilizzati come sinonimi, ma in realtà hanno un significato profondamente differente. La Morale è qualcosa di fortemente individuale, mentre l’Etica riguarda il rapporto della libertà di un Individuo con quella degli altri.

Esiste un’etica Druidica, ovvero una sorta di comportamento “deontologico” che permette di distinguere i comportamenti del Sacerdote in buoni, giusti, leciti, rispetto ai comportamenti ritenuti ingiusti, illeciti, sconvenienti o cattivi secondo un ideale modello comportamentale?

Nel mio percorso quasi trentennale nel mondo della Spiritualità, mi è spesso capitato di confrontarmi sull’Etica sociale, intesa come quella sorta di comportamento deontologico, con maghi, Sciamani e sacerdoti anche di altre terre. E’ su questo terreno che appare il dualismo Bene-Male.

Credit: sirideain.deviantart.com
Credit: sirideain.deviantart.com

Nelle tradizioni nord Africa e allo stesso modo in quelle nord europee, non esiste il concetto duale  Male-Bene in senso assoluto, ma semplicemente ogni divinità, e dunque ogni atteggiamento del Sacerdote, ha spesso un duplice aspetto, a seconda delle strade e degli obbiettivi che perseguono coloro che la cultuano. Nelle società più antiche, che erroneamente chiamiamo “primitive”, l’idea di “comportamento” che si basa su una visione filosofico-etica, non esiste. Secondo una visione primigenia del mondo gli uomini non dovrebbero soffrire a causa della matericità. Così il Sacerdote, e dunque anche il Druida, dovrebbe intervenire direttamente su ciò che genera il dolore nella vita dell’individuo cercando di favorire il proprio Clan anche a scapito di altri.

Sappiamo bene come l’individuo e la Comunità rifuggono in assoluto dalla sofferenza. La fame, la malattia, fisica ed emozionale, sono per l’individuo e la Comunità assolutamente da evitare. Del resto in tutte le culture pagane esse provenivano da Spiriti ed energie nefaste che dunque andavano combattute ed allontanate dai Sacerdoti.

Il compito così del Sacerdote e del Druida era quello di assicurare l’allontanamento della sofferenza dalla Comunità attraverso rituali più o meno complessi e non sempre “etici”.

Ad esempio è oramai certo che gli antichi Druidi svolgessero sacrifici umani per ingraziarsi le divinità a favore del proprio clan.

Uno Sciamano Sami che ho incontrato personalmente in uno dei miei viaggi mi disse

 “… se una persona chiede un incantesimo per essere guarito da una malattia … fa bene … se lo stesso incantesimo lo fa fare perché uno si ammali, fa il male o il bene a seconda di chi sia questa persona … se è una persona abituata a fare del male farla ammalare è fare del bene … se invece la persona che si è ammalata per via di quel tale incantesimo dà un altro incarico a un altro per liberarsi…e per continuare a fare danno al prossimo, fa nello stesso tempo il bene e il male …”.

Oggi le cose sono parecchio differenti. Il neodruidismo, fin dalla sua fondazione, si è sforzato di dare una differente risposta al problema del bene e del male e in quest’ottica ha sicuramente un approccio etico differente da quello di altre antiche civiltà.

Egli deve saper discernere tra l’etica duale in una maniera assolutamente libera dai moralismi, ma allo stesso modo un invito poieticamente non legato all’”indifferenza”. Un’etica, dunque, che deve essere un’affermazione a riconoscere quell’Amore Cosmico a cui si ispira l’azione del Druida nell’evocazione/invocazione alla Pace nelle quattro direzioni.

Sia pace a Nord, a Sud, ad Ovest, e ad Est.
Sia pace attraverso i quattro elementi
e all’Etere Cosmico che tutto contiene.
Vi sia pace e amore per tutte le creature
visibili e invisibili.

Questa affermazione dell’energia universale dell’amore può essere vista solo da chi osserva il mondo con gli occhi delle “Divinità”, da colui che è avviato al Cammino di chi trasmuta un approccio individualistico, ovvero il gestire la libertà senza il confronto con le altre libertà, in uno più Universale. Questa la differenza d’approccio tra il nuovo Druida e il “vecchio” sciamano Sami precedentemente citato.

Il neo Druidismo è una religione o, se vogliamo, un approccio spirituale all’Amore e dunque Vita e alla gioia del vivere. Questo è l’approccio etico che deve avere il Druida nel momento in cui svolge servizio per la Comunità.

Quando quanto detto diviene centro di ogni cosa e guida il Druida nelle sue operazioni verso un determinato fine, allora si ha raggiungimento della consapevolezza etica.

Ecco così spuntare il terzo elemento della triade: la Magia e l’etica magica.

La “Magia” è “Fare” e l’etica magica applicata al Druidismo moderno, almeno per come la intendo io, parte da un “Agire consapevole” che in questo senso non può basarsi o partire da un “divieto” ma da una libera spinta all’Azione a favore della Comunità, che rimanda alla responsabilità individuale del Druida di conoscere ed essere consapevoli dei limiti della propria libertà e di quella altrui.  In altre religioni neopagane il motto è “Fare senza danneggiare”.

Azione è però Reazione e dunque questo status, labile per sua natura, deve essere perseguito e fatto proprio per divenire condizione eticamente stabile che distingue il Druida dallo “Stregone” che, nella sua totale libertà del “fare”, è inconsciamente schiavo.

Non semplice azione, quindi, bensì identificazione con le deità. Non semplice fiammella, ma “spuntar del nuovo sole”.