Il Druidismo e il Femminile

Credit: https://it.pinterest.com/pin/61572719881416193/

di Andrea Romanazzi

Il Druidismo moderno nasce nel 1700 con l’apporto di William Blake e della cultura Massonica e Rotariana, nonché con il rinato interesse per la storia delle antiche origini e per l’arte antiquaria inglese. Fu un antiquario inglese, John Aubrey, nel suo saggio TemplaDruidum, e successivamente un dottore di Lincolnshire, William Stukeley, a definire l’archetipo del Druido, caratterizzato da un mantello con cappuccio, un bastone, una tunica corta e una lunga barba bianca. Un uomo, spesso raffigurato come un saggio anziano. Non vi è dubbio che alla nascita il neo-druidismoacquisì una forte derivazione maschile a causa delle strette connessioni con le logge massoniche e rotariane, quasi prettamente aperte a soli uomini. In realtà già verso la fine del 1800 la visione romantica di tali figure introdusse, almeno nell’arte, la figura femminile come parte integrante del movimento neo-druidico. Lo testimoniano numerose raffigurazioni come “The Druidess“, realizzata dall’artista francese Alexandre Cabanel, o ancora la più famosa “Druidesse” di La Roche, che mostra una druida che tiene tra le mani sia la falce che un ramoscello di vischio mentre è in piedi accanto a una struttura megalitica.

Da un punto di vista però strettamente associativo, è solo dopo più di un secolo, attorno agli anni Settanta, che si iniziarono ad aprire le porte del movimento anche alle donne, anche grazie allo sviluppo di una cultura più fortemente ambientale e spirituale nonchéalla nascita dei movimenti hippies che si diffusero in tutto il mondo e che spingevano sempre più verso una parità di genere. Se questo è, brevemente,il percorso della figura femminile nel neo-druidismo, ci chiediamo, nel passato la casta sacerdotale druidica era aperta alle donne? La questione storica del ruolo delle donne come druidesse è da sempre controversa, anche se non mancano, a parere dello scrivente,  testimonianze in merito.  Se esaminiamo i documenti provenienti dagli storici greci e romani, leggiamo che  Tacito, ad esempio, parla della presenza di druidesse durante la conquista delle isole Anglesey, nel 60 a.C. E’ poi sempre Tacito che, nel suo De Origine et situ Germanorum, narra di Veleda, una völva, ovvero una  esperta nella divinazione e negli oracoli, appartenente alla tribù celtica dei Bructeri, che ispirò la  rivolta batava, guidata contro l’impero romano dal principe celta Giulio Civile. Lo storico romano afferma che Velleda:

“…esercitava una vasta autorità, secondo un’antica testimonianza germanica per cui s’attribuiscono a molte donne il dono della profezia e qualità divine…”.

In Lei, infatti, i Bructeri vedevano qualcosa di sacro che la rendeva depositaria della saggezza mediatrice del sacro aggiungendo che ella era “considerata da molti come un dio”.

Strabone descrive un gruppo di donne-sacerdotesse che vivevano su un’isola vicino alla Loira. Queste, chiamate Samnitae, secondo ciò che ci è narrato, non permettevano agli uomini di mettere piede sulla loro isola ma di tanto in tanto si recavano sulla terra ferma per accoppiarsi liberamente con loro. Per molti storici il termine “Samnitae” sarebbe in realtà una corruzione di “Namnitae“, ovvero donne del popolo dei Namneti, una tribù della Gallia che viveva nella zona dell’odierna Nantes. Un altro storico romano, Vobisco, nella “Historia Augusta”, descrive come Diocleziano, Alessandro Severo e Aureliano, che avessero avuto rapporti con delle druidesse. Egli infatti racconta, ad esempio,   come Diocleziano avesse chiesto a queste aiuto per conoscere il futuro della sua dinastia. Continuando il nostro excursus, Pomponio Mela nel suo De Situ Orbis, parla di una misteriosa isola di Sena, nel mare britannico, sulla quale sarebbero state presenti delle sacerdotesse dedite al culto oracolare di una divinità gallica. Queste druidesse, sempre in numero di nove e vergini, chiamate Gallisenae,sarebbero state note per la loro capacità di calmare, con i loro canti, i mari in tempesta e i venti, oltre che predire il futuro.

“Sena, in Britannico mari, ocismieisadversalitoribus, Gallici numinisoraculoinsignis est. Cuiusantistites, perpetua virginitatesanctae, numero novem esse traduntur: Gallicenasvocant, mariaacventos concitare carminibus, seque in quaevelinanimalia vertere, sanare quaeapudaliosinsanabiliasunt, scire ventura et praedicare, sednonnisdeditasnavigantis, et in id tantum, ut se consulerentprofectis”.

Per quanto dunque possiamo desumere da questi resoconti la figura femminile era fortemente presente nel druidismo storico sebbene, traspare, avesse un compito differente da quello dei corrispettivi maschili, ovvero più tendente alla lettura oracolare e profetica, un po’ sulla stregua delle Sibille del mondo mediterraneo.

Non mancano riferimenti alla figura femminile druidica nella Letteratura Irlandese. Nel CathMaigeTuired, una saga irlandese che descrive le battaglie combattute dal popolo divino dei TúathaDéDanann per ottenere il controllo dell’Irlanda, sono descritte due druidesse che tentano di incantare le rocce e gli alberi,durante la battaglia, per sconfiggere i loro nemici. Ancora si può affermare che la madre di Conchobor Mac Nessa, re dell’Ulster, era una druida, come un’altra eroina del ciclo dell’Ulster, Scathach, esplicitamente chiamata“flaith”, ovvero “profetessa”. Sarà lei ad essere la prima insegnante diCúChulainn.Quest’ultimo non sarà l’unico eroe cresciuto da una druidessa, anche Finn, futuro capo dei Fianna, viene allevato, secondo le cronache,  dalla druideBodhmalle LiathLuachra che

“…gli insegnarono tutti i segreti delle arti druidiche: le virtu’ delle erbe, le abitudini degli animali del bosco e la loro voce, i nomi e le posizioni delle stelle nel cielo…”.

Infine, nella famosa saga di Tain Bo Cuailnge, la Regina Medb del Connacht, prima di dichiarare guerra consulta una Druida chiamata Fidelma che possiede il dono della Preveggenza.

“Aveva capelli gialli, indossava un mantello variegato trattenuto da un fermaglio d’oro, una tunica col cappuccio dai ricami rossi, e sandali con fibbie d’oro. La fronte era ampia, la mascella stretta, le sopraciglia nere come la pece, con delicate ciglia scure che ombreggiavano metà del viso fino alle guance. Le labbra sembravano adorne di rosso scarlatto. Tra le labbra i denti erano simili a una chiostra di gioielli. I capelli erano divisi in tre trecce: due legate sopra il capo, la terza che le ricadeva sul dorso, fino a sfiorare le caviglie”

Ancora oggi gli irlandesi hanno parecchie parole per indicare druidi femminili, come bandruí, ovvero donna-druida. Non mancano, anche se certamente più rari, reperti archeologici che sostengono la tesi dell’esistenza di druidesse.  Un esempio è tomba di Vix, un sepolcro risalente alla fine del VI secolo a.C., scoperta nei pressi della omonima località  in Borgogna. Qui è sepolta una donna nel cui corredo funerario è presente unatorque, ovvero un tipico monile celtico. Per i Celti la torque era molto più di un gioiello: era un oggetto mistico, parte integrante dell’identità del popolo e costituiva una sorta di segno tipico di colui che detiene il potere. La torque, dunque, indicava l’alto rango di chi la indossava e per questo motivo veniva spesso utilizzata nelle raffigurazioni delle divinità o nelle sepolture cerimoniali di individui socialmente importanti. Per questo la donna di Vix doveva essere una principessa o più probabilmente una sacerdotessa e druidessa.Continuando nei ritrovamenti, aChamalières , un comune francese  situato nel dipartimento del Puy-de-Dôme, è stata ritrovato un bassorilievo dedicato al culto delle tre madri, ovvero le tre matrone celtiche, al fianco del quale è rappresentata una donna nell’atto di offrire un piatto di frutti e una ghirlanda di fiori alla divinità: certamente una sacerdotessa. Infine un po’ di floklore italico. A Malciaussia, nel 1969, è stata scoperta da Mario Catalanoun singolare reperto oggi conosciuto con l’appellativo di “Druida di Malciaussìa”. La raffigurazione rappresenta una figura femminile, con lunga veste ed una stola cadente sul petto, tra le cui pieghe è presente il termine celtico druas.Una testimonianza, certamente di epoca tarda, che però suggerisce la presenza, anche nelle nostre terre, di un ruolo sacerdotale femminile.

Insomma certamente nel druidismo storico l’elemento femminile aveva grande importanza, le donne, al pari degli uomini, ricoprivano ruoli sacerdotali e d’alto rango, seppure, con una leggera differenza. Esse erano spesso profetesse, dedite alle tecniche oracolari, al dominio degli elementi naturali, insomma, ruoli un po’ più connessi al mondo del magico rispetto a quello dei corrispettivi uomini che, tra le altre cose, ricoprivano spesso ruoli istituzionali legati all’amministrazione della giustizia e della formazione religiosa.