Il grande circolo litico di Tre Camini a Como

Un interessante problema di “Landscape Archaeoastronomy”

di Adriano Gaspani
I.N.A.F. – Istituto Nazionale di Astrofisica
Osservatorio Astronomico di Brera – Milano adriano.gaspani@brera.inaf.it

Nei primi mesi del 2007, in località Tre Camini, in prossimità del punto in cui il torrente Val Grande confluisce nel Seveso, durante i lavori per la costruzione del nuovo ospedale Sant’Anna di Como, è emerso dagli scavi di sbancamento e di sistemazione dell’area un reperto archeologico di fondamentale importanza: si tratta di un grande circolo di pietre, venuto alla luce nel corso delle operazioni di deviazione dell’alveo del torrente Valle Grande. La tipologia della struttura è analoga ai recinti tombali tipici della Cultura di Golasecca, ma con la caratteristica di essere molto più grande, circa 70 metri di diametro, di essere formato da tre corsi di pietre di cui i due periferici molto ravvicinati ed uno più interno che delimita una piattaforma centrale formata da ciottoli e di non essere ciò che rimane di un grande tumulo funerario e quindi di non contenere al suo centro geometrico una o più sepolture golasecchiane per il quale il recinto possa essere stato costruito. Il sito risulta essere decisamente inusuale, probabilmente un caso unico per l’ambiente preistorico e protostorico comasco, anche se l’analisi delle immagini da satellite potrebbe suggerire la presenza di un secondo manufatto, anch’esso a pianta circolare posto a circa 150 metri di distanza verso sud-ovest e non ancora scavato. Quale funzione aveva questa monumentale struttura che, trova lontane ed improbabili similitudini con i manufatti neolitici nord-europei. La collocazione cronologica del manufatto rimane decisamente difficile da stabilire, ma le ipotesi più probabili prevedono una datazione che potrebbe risalire alle ultime fasi dell’età del Bronzo o alle prime dell’età del Ferro.

Posizione approssimata del grande recinto litico (cerchio giallo)

Il sito archeologico, globalmente, comprende due distinte sezioni, la prima è formata da una necropoli presumibilmente di età romana composta da una ventina di tombe fino ad ora messe in evidenza, ed una parte protostorica che comprende il grande circolo di pietre il quale dovrebbe risalire, secondo la dott.sa Stefania Iorio, della Soprintendenza Archeologica della Lombardia, responsabile degli scavi, all’Età del Ferro e più precisamente intono al IX sec. a.C.

L’apparente similitudine con i circoli di pietre tipici del megalitismo nord-europeo ha fatto si che qualcuno abbia ipotizzato anche una possibile collocazione cronologica risalente al Neolitico. Questa ipotesi è fortemente improbabile poiché la somiglianza tra il circolo di Tre Camini e le strutture circolari neolitiche nord-europee non è così stringente soprattutto tenendo conto delle dimensioni medie delle pietre che lo compongono le quali sono estremamente ridotte se confrontate con quelle tipiche delle strutture megalitiche bretoni, britanniche o irlandesi.

Segmento del doppio corso di pietre che delimita il grande circolo litico

Dagli scavi sono emerse anche alcune tombe celtiche dell’Età del Ferro, le quali dovrebbero risalire al VI e V sec. a.C. e pare siano state inserite in una fase successiva all’utilizzo della misteriosa struttura circolare, sulla quale il mistero è fitto sia dal punto di vista della sua origine che delle sue funzioni. Quest’ultimo è l’aspetto che appare essere il più importante in quanto, scartata l’ipotesi del sito funerario, non rimane che ipotizzare una funzione cultuale la quale, con rilevante probabilità potrebbe aver avuto un collegamento con l’osservazione del cielo e dei suoi fenomeni.

Allo stadio attuale delle conoscenze nulla può essere detto in relazione alla possibile significatività astronomica del sito di per se stesso in quanto non sono ancora stati eseguiti in loco gli appropriati rilievi archeoastronomici, ma come le moderne tendenze nel campo delle ricerche archeoastronomiche mostrano in maniera sempre più frequente, non è importante solamente la presenza di alcune linee astronomicamente significative esplicitamente materializzate nel sito mediante opportune disposizioni di pietre e/o buche di palo, ma anche la sua posizione topografica rispetto ai particolari orografici che costituiscono il profilo dell’orizzonte naturale locale, soprattutto in direzione est ed ovest, compresi entro l’arco ortivo ed occaso annuali del Sole ed eventualmente entro gli archi lunistiziali lunari.

Segmento del grande recinto litico di Tre Camini emerso dagli scavi archeologici

La branca dell’Archeoastronomia che si occupa di questo aspetto va sotto il nome tecnico di “Landscape Archaeoastronomy”, letteralmente: Archeoastronomia del Paesaggio. E’ noto che in epoca antica l’osservazione astronomica avveniva ponendo l’osservatore in un determinato luogo, tendenzialmente in un sito a cui era attribuita una notevole valenza sacrale, e da quel luogo venivano eseguite le osservazioni della levata e del tramonto degli astri importanti nell’ambito di determinata quella cultura. Tecnicamente tale luogo è il “punto di stazione”. Da esso venivano compiute le osservazioni astronomiche mediante due tipi di traguardi: il primo consisteva nell’utilizzare come “punti di collimazione” alcuni particolari orografici che facevano parte del paesaggio di sfondo visibile da quel luogo, cioè l’orizzonte naturale locale, in modo tale che la levata oppure il tramonto di determinati astri, ad esempio il Sole, potesse essere osservata in corrispondenza dietro la cima di talune colline oppure entro le selle formate dalla loro sovrapposizione sul paesaggio di sfondo.

La posizione del grande circolo litico (pallino giallo sull’immagine) rappresenta un punto di osservazione molto favorevole rispetto al profilo delle alture poste a sud-ovest della città di Como.

Il secondo modo era invece quello classico di disporre opportunamente dei punti di collimazione artificiali quali monoliti oppure pali in legno in modo da materializzare gli allineamenti astronomici importanti direttamente nel sito. Nel caso del sito di Tre Camini appare subito evidente osservando le immagini da satellite che la sua posizione topografica è molto favorevole dal punto di vista archeoastronomico in quanto era possibile utilizzare il complesso profilo delle alture poste a sud-ovest della città di Como, in particolare il Monte Croce, il Monte Caprino ed il Monte Tre Croci, come un sistema di punti di collimazione dietro ai quali erano visti sorgere gli astri che si avvicendavano lungo l’anno solare tropico permettendo ai contadini e agli allevatori la scansione stagionale dell’agricoltura e dell’allevamento del bestiame ed alla classe sacerdotale la gestione del culto.

Immagine satellitare georeferenziata secondo il sistema WGS84 (altezza equivalente di ripresa: 11430 mt.) dell’area dove è posto il grande circolo di pietre (dischetto giallo nell’immagine) e delle alture poste ad oriente di esso.

Analizzando le immagini georeferenziate ottenute da satellite è possibile stabilire posizione geografica del grande cerchio la quale risulta corrispondere alle seguenti coordinate geografiche riferite all’ellissoide geocentrico WGS84: Latitudine: 45° 47’ 30” N ; Longitudine: 9° 02° 44” E

Il settore di orizzonte naturale locale interessato dall’estensione dell’altura comprendente il Monte Croce (536 mt. s.l.m.) e, più a sud, il Monte Caprino (461 mt. s.l.m.) occupa un intervallo di azimut astronomico che si stende tra i 20° ed i 81°.2.

Ricostruzione prospettica basata sulle immagini da satellite che mostra l’orizzonte naturale locale orientale del sito di Tre Camini interessato al sorgere degli astri.

Circa a metà del profilo di tale altura, che tra l’altro ospita l’insediamento protostorico di Pianvalle, in corrispondenza di un azimut astronomico dell’ordine dei 61°, tenendo conto che l’altezza apparente dell’orizzonte naturale locale rispetto a quello astronomico locale è dell’ordine dei 6°, era visto sorgere il Sole al solstizio d’estate, quando la sua declinazione era la massima possibile e quindi l’astro sorgeva in corrispondenza del suo punto più settentrionale. Il tramonto del Sole solstiziale estivo era visibile invece a nord-ovest nella direzione del Monte Cucco (572 mt. s.l.m.)

Successivamente continuando in senso orario si rileva la strettoia compresa tra le pendici del Monte Caprino e quelle del Monte Tre Croci la quale si posiziona ad un azimut astronomico vicino ai 90°; quest’ultima direzione è quella della linea equinoziale, cioè la direzione di levata del Sole agli equinozi e delle stelle che all’epoca in cui il grande circolo di pietre era in uso, erano poste sull’equatore celeste. L’osservazione della levata del Sole al solstizio d’inverno era possibile nella direzione sud-est verso la posizione dell’attuale abitato di Senna Comasco, mentre il suo tramonto era visibile nella direzione in cui attualmente sorgono gli abitati di Villa Guardia e Lurate Caccivio. Allo stadio attuale delle ricerche, non essendo stati eseguiti i necessari rilievi archeoastronomici in loco mediante adeguata strumentazione di precisione, che peraltro sono pianificati per il prossimo futuro, è possibile solamente un discorso qualitativo basato appunto sulle tecniche che la Landscape Archaeoastronomy ci mette a disposizione, ma già dalle prime valutazioni appare molto probabile che l’utilizzo del grande cerchio di Tre Camini possa aver previsto un’attività di osservazione astronomica portata avanti con continuità dalla popolazioni protostoriche insediate nell’area occidentale a valle della Spina Verde. Anche in questo caso appare molto chiaramente che quello che dovrebbe essere stato un settore importante dell’antica Como preromana non fu scelto a caso dai progenitori dei lariani di oggi, ma secondo criteri molto oculati: un sito ben drenato dal punto di vista idrogeologico con i fiumi Seveso e Valle Grande, con un’ampia piana a sud per la pratica agricola e dell’allevamento, e a nord, protetto da una fascia collinare che ha la sua naturale prosecuzione nell’attuale Parco della Spina Verde, con l’importante abitato protostorico di Pianvalle, posto a 2300 metri di distanza lungo una direzione il cui azimut astronomico è pari a 74°.5, da cui il grande circolo era visibile. Il sito è ubicato ad una distanza di circa 1300 metri dal luogo dove fu rinvenuta la famosa stele di Prestino e non è da escludere che sia esistito un legame di tipo cultuale, o di altro tipo tra i tre luoghi.

La stele di Prestino

La scelta dell’area dove stabilire il grande cerchio tenne conto, con grande probabilità, anche delle esigenze dell’osservazione astronomica attuata per gli scopi del culto e della efficace pianificazione dell’agricoltura. Gli studi eseguiti in passato da Adriano Gaspani, e pubblicati in un volume dal titolo “La Cultura di Golasecca: Sole, Luna e Stelle dei primi Celti d’Italia”, in relazione alle conoscenze astronomiche diffuse presso le culture celtiche a preceltiche locali dell’area comasca, bergamasca e varesina, hanno messo in evidenza la grande importanza assegnata all’osservazione della levata eliaca delle stelle più luminose visibile nel cielo, fenomeno che avviene una volta l’anno, nonché al punto in cui tali astri venivano visti sorgere notte dopo notte durante il periodo della loro visibilità. La levata eliaca di una stella si riferisce al primo giorno di visibilità, ad occhio nudo, dell’astro, ad oriente, prima del sorgere del Sole. In questo caso la stella, appena sorta, si trova pochi gradi sopra la linea dell’orizzonte astronomico locale, mentre il Sole è ancora alcuni gradi sotto di esso; il cielo è in questo caso già relativamente rischiarato dalla luce del Sole che sta per sorgere. Questo fenomeno si verifica solamente una volta l’anno, in periodi diversi per ciascuna stella, a seconda della sua particolare posizione sulla Sfera Celeste, in quanto il Sole a causa del moto orbitale della Terra si sposta apparentemente tra le stelle percorrendo le costellazioni zodiacali nell’arco di 1 anno. Per questo motivo l’osservazione delle levate eliache fu utilizzata dai popoli antichi quale efficace sistema calendariale. Spesso concomitantemente all’epoca della levata eliaca di una determinata stella veniva celebrata una festa la quale era generalmente connessa, dal punto di vista rituale, sia all’evento astronomico che ne determinava la ricorrenza, sia all’evento sociale che doveva essere celebrato. In ambito celtico transalpino ad esempio conosciamo che le quattro feste rituali principali erano connesse con la levata eliaca di quattro stelle luminose, Antares, Aldebaran, Capella, e Sirio, la prima delle quali stabiliva anche l’epoca di inizio dell’anno agricolo e rituale, oltre che della stagione invernale e la seconda sanciva l’inizio della stagione estiva. Le stelle di cui rileviamo l’esistenza di allineamenti verso il punto di prima visibilità alla data della levata eliaca, osservabili dal sito di Tre Camini, avrebbero potuto permettere di scandire l’anno in maniera abbastanza fitta e regolare.

La maggioranza delle stelle e degli altri corpi celesti diventano invisibili all’osservazione ad occhio nudo nel periodo della loro congiunzione eliaca, cioè quando il Sole è situato prospetticamente vicino a loro. Nel giorno della levata eliaca, l’astro e’ visibile al mattino, poco prima del sorgere del Sole, mentre alla data del tramonto eliaco l’astro è visibile alla sera appena dopo il tramonto del Sole; quindi il periodo dell’anno in cui la stella o il pianeta è visibile è quello che va dalla data di levata eliaca a quella di tramonto eliaco successivo. I fenomeni eliaci venivano accuratamente osservati e registrati dagli antichi e rivestirono un ruolo di particolare rilievo, soprattutto dal punto di vista agricolo e rituale presso quasi tutte le culture che si sono avvicendate sul pianeta.

Tenendo conto della marcata matrice celtica riconosciute alle antiche popolazioni lariane, possiamo partire dalla levata eliaca di Antares, la stella più brillante della costellazione dello Scorpione, che era visibile grosso modo a metà Novembre sopra il Monte Croce, la quale avrebbe ragionevolmente potuto stabilire l’inizio dell’annata sia agricola che rituale e anche della stagione invernale secondo sia l’uso celtico che preceltico.

La stella la cui levata eliaca risulta osservata subito dopo, è quella di Deneb, posta nella costellazione del Cigno, che era visibile circa 9 giorni dopo sopra le alture della Spina Verde e successivamente, nella prima decade di dicembre, la levata eliaca di Altair, nella costellazione dell’Aquila, fenomeno che era visibile sopra il monte Tre Croci. Successivamente era visibile la levata eliaca della Stella Capella nella costellazione dell’Auriga la quale si piazzava vicino all’equinozio di primavera.

In concomitanza con il periodo compreso tra le date delle due levate eliache le antiche popolazioni lariane avrebbero potuto procedere alla semina primaverile dei frumenti primitivi, quali il monococco e il dicocco. Intorno alla metà di Aprile capitava la levata eliaca di Hamal, nella costellazione dell’Ariete, visibile anch’essa sopra il Monte Tre Croci, mentre all’inizio di Giugno cadeva quella delle Pleiadi, sopra il monte Caprino la quale preludeva al termine della stagione invernale e all’incipiente inizio di quella estiva che aveva convenzionalmente luogo con la levata eliaca di Aldebaran pochi giorni dopo nella direzione posta tra il Monte Caprino ed il Monte Tre Croci. Questo poteva essere il periodo adatto alla raccolta dell’orzo. Verso la fine di Giugno, in prossimità del solstizio estivo, rileviamo la levata eliaca di Betelgeuse nella direzione del Tre Croci, subito seguita circa 9 giorni dopo da quella di Rigel, visibile sopra la parte meridionale del Tre Croci, nella direzione grosso modo dell’attuale abitato di Albate. Tra la levata eliaca di Betelgeuse e quella di Rigel era posto il periodo adatto alla mietitura e alla raccolta dei frumenti, sia che essi fossero stati seminati in primavera, come era d’uso presso le genti celtiche, sia che la semina fosse avvenuta nell’autunno dell’anno precedente.

Veduta dell’area del cantiere occupata dal grande circolo litico

Circa 10 giorni dopo sorgeva la stella Procione sopra il Monte Caprino e, dopo appena 6 giorni era la volta di Sirio, quest’ultima nella direzione grosso modo corrispondente al sorger del Sole al solstizio d’inverno. Siamo ora giunti ai primi giorni di Agosto in cui si verificava la levata eliaca di Regolo da dietro la Spina Verde, seguita nella prima decade di Settembre da quella di Arcturus da dietro il Monte Croce e due settimane dopo da quella di Spica, tra il Caprino ed il Tre Croci, che avveniva più o meno in concomitanza con l’equinozio d’autunno.

Tra la levata eliaca di Arcturus e quella di Spica potevano essere seminati i frumenti (monococco e dicocco) in semina autunnale. Un mese dopo, verso la fine di Ottobre, rileviamo l’ultima levata eliaca presente lungo l’anno, cioè quella di Vega, visibile nella direzione dell’estremo nord delle alture che fanno parte della Spina Verde, verso l’attuale abitato di San Fermo della Battaglia, che preludeva al termine dell’anno, ma che poteva essere ragionevolmente connessa con l’attività di mietitura e raccolta del grano seminato all’epoca della levata eliache di Capella. Si attendeva quindi la successiva levata eliaca di Antares per far iniziare il nuovo anno e l’inizio della stagione invernale, la quale, se il raccolto era stato abbondante poteva essere affrontata con i granai pieni. A questo punto non rimane che trarre alcune conclusioni finali.

La prima riguarda la particolare posizione topografica occupata dal grande circolo litico: variando la sua ubicazione veniva a cadere la possibilità di utilizzare le alture poste ad oriente, la Spina Verde, ed il Monte Tre Croci, quale sistema di riferimento ai fini dell’osservazione delle levate sia eliache che ordinarie delle stelle perdendo in questo modo la possibilità di utilizzarle come utile ed accurato riferimento calendariale lungo il corso dell’anno. Questo significa che se il grande circolo con la sua piattaforma centrale pavimentata servì quale luogo di culto e di osservazione astronomica allora non poteva essere costruito in altro luogo che nel luogo effettivamente occupato. In secondo luogo va tenuto presente che per stabilire una posizione astronomicamente favorevole all’osservazione è necessario eseguire prima tutta una serie di osservazioni astronomiche con il fine ultimo di stabilire quale fosse stato il luogo più adatto e favorevole. Questo implica in maniera del tutto naturale che le antiche popolazioni lariane erano in grado di eseguire tali osservazioni e quindi, come già dimostrato in altre occasioni dalle ricerche archeoastronomiche, possedevano un bagaglio culturale che comprendeva una notevole conoscenza del cielo e dei suoi fenomeni nonché la capacità e l’abilità di eseguire accurate osservazioni astronomiche. La presenza di una piattaforma pavimentata posta al centro del grande cerchio sembrerebbe confermare l’utilizzo del sito quale luogo permanente di osservazione astronomica, come è stato messo in evidenza anche presso altri siti prodotti da altre culture celtiche transalpine ed insulari, durante l’età del Ferro.

Rimane ora l’esecuzione dei rilievi all’interno del sito archeologico il quale a causa della presenza del cantiere attivo per la costruzione del nuovo ospedale è attualmente di difficile accessibilità anche per ragioni di sicurezza, ma è auspicabile che la possibilità di eseguire i necessari rilievi possa realizzarsi quanto prima in modo da completare i risultati del presente studio preliminare.