Il Legame Uomini e Dèi nel mito

di Emanuela Rigato

Noi cosmonauti del terzo millennio, viviamo, come coloro che ci hanno preceduto dalla venuta del Cristo in poi,in una sorta di Limbo spazio-temporale, lontano allo stesso modo sia dall’Età dell’Oro,sia dal Giorno del Giudizio e dall’Avvento del Regno.

C’è stato un tempo in cui dee di incomparabile fascino e bellezza hanno solcato le strade del mondo,e giorni in cui il destino dei popoli era deciso e definito dalle gesta di uomini valorosi e dal volere degli dei,dalle alleanze tra gli abitanti di olimpi diversi da regione a regione e quelli della Terra.

Poi è arrivata un’alba in cui è stato deciso che il Dio Unico degli Ebrei,dei Cristiani e dei Mussulmani avrebbe governato con la sua ragione,su ogni razza e su ogni credo alla fine di ogni tempo:solo allora l’Umanità Redenta avrebbe potuto aspirare ad un Ragno di Gioia e Pace e alla sua Uguaglianza col Creatore.

Noi viviamo quindi sospesi tra il ricordo  e l’attesa di un tempo di cui non abbiamo modo di conoscere: infatti, quando fu l’uno, noi non c’eravamo; quando sarà l’altro, di noi si sarà perso anche il ricordo.

La differenza tra Mito e Religione,sta infatti in questo:nell’essere”protologico” cioè  rivolto al passato alla ricerca di un’origine(qualunque essa sia) lontana nel tempo e nel tramandare una memoria imperitura l’uno,e nell’essere annuncio di redenzione, “escatologica”,rivolta,col suo corollario di fede e di speranza, in qualcosa che deve arrivare l’altra:il suo fine è rivolto alla Fine e ad un ipotetico tempo futuro ed incerto di cui il presente è attesa perenne di redenzione e di salvezza.

Nella religione,quindi,diversamente che nel mito,la fede nel futuro sembra vincere sulla riproposizione del passato,tanto che gli sguardi e d i pensieri si rivolgono non a ciò che deve o che potrebbe tornare,ma a qualcosa che dovrebbe giungere ex novo.

Ma che cosa vuol dire esattamente “Mito”?

Spesso,troppo,confondiamo il mito con la mitologia.

Michelangelo: la Cappella Sistina – Roma

Esso è un termine filosofico-religioso, derivato da “mithos”, che significa”favola, racconto, leggenda”,e che è con il quale si indica la presentazione in forme irrazionali e fantasiose di specifiche verità morali, storiche, sociali e religiose.

In senso religioso il Mito è un racconto favoloso di avvenimenti o di avventure che hanno come protagonisti personaggi divini, semidivini o sovrumani.

È questo che  distingue il Mito dalla Saga e dalla Favola:esso non è mai opera di un singolo  individuo, ma è lavoro di una comunità o di una società. In esso si esprimono le tradizioni culturali, il patrimonio spirituale e religioso della popolazione, ed esiste solo nella tradizione vivente di questa,e spesso non è altro se non la narrazione rituale delle origini e delle leggi di una tribù,benché certi miti e certe storie siano comuni a tutti i popoli della terra,quasi ad indicare un substrato,un’origine comune o avvenimenti storici che hanno caratterizzato l’intera storia del nostro pianeta in un passato remotissimo.

La mitologia,è invece narrazione,racconto,studio di quelle dinamiche che hanno portato al formarsi di un eventuale racconto mitologico o della sua simbologia. Per alcuni, come sostiene Hegel,la mitologia va considerata secondo due differenti prospettive:la prima la considera come storie semplicemente esteriori, che sarebbe indegno confrontare con Dio,e quindi la mitologia va considerata solo storicamente. Il secondo punto di vista invece, non vuole accontentarsi del lato esteriore delle figure e dei racconti mitologici, ma sostiene che in essi è implicito un senso generale più profondo che è compito della mitologia, come considerazione scientifica dei miti, conoscere quel che si cela dietro il velo della metafora:la mitologia dovrebbe quindi essere intesa simbolicamente.

Per noi,la comprensione del mito dovrebbe costituire un momento essenziale, come parte del processo di “autocompressione” della ragione. Il mito è l’altra faccia del logos:la mitologia in quanto documentazione di esperienze e di una storia passata(e perciò irrecuperabile se non nella forma del racconto), rappresenta l’unica forma conoscibile di quella dimensione pre-razionale che abita la simbologia del Mito.

Il materiale mitologico di per sè  non è né razionale né irrazionale, ma assume uno status autonomo che sta a metà tra ragione e immaginazione.

Il vero mito dell’origine è quello che racconta dell’epoca che precede la riflessione, in cui razionale e sensibile sono la stessa cosa e in cui l’immaginazione assolve pienamente e liberamente al suo compito di sensibilizzare e di tradurre in segni, essendo priva del controllo dell’intelletto e della concettualizzazione che appartiene all’epoca successiva in cui il mito si trasforma in ragione e in religione.

Per gli Antichi,il sacro e il profano non erano due entità separate tra loro,ma un tutt’uno unitario e coeso;per loro,una vita desacralizzata,che separasse la dimensione sacra dalla vita quotidiana,era una vita”depotenziata”che aveva perso il proprio senso di essere.

Il Sacro pervadeva ogni cosa e il cosmo intero era considerato alla pari di una Ierofania,ovvero una manifestazione divina:non vi era quindi necessità di adibire luoghi particolari per la celebrazione dei culti,ma ogni luogo era permeato della presenza del dio e quindi in ogni luogo il fedele poteva fermarsi e dialogare col proprio nume.

Le foreste sacre,gli alberi,le pietre,l’acqua:tutto era fluire magico e misterioso della presenza della divinità.

I miti,quindi,erano simbolo di questo legame tra gli dei e gli esseri umani,tra i creatori(gli Elohim) e le creature(l’Adàm,l’umanità creata dalla Terra e dall’alito divino):nel mito,ogni cosa viene rappresentata come una unità di fenomeni sensibili e soprasensibili,di materia e di spirito.

Nel Mito,il Cosmo quale entità ordinata,è una unità vivente alla quale partecipano in pari misura sia gli Dei che gli Uomini e le Donne,e il racconto/ricordo di un’Aurea Aetas introduce l’anima nella dinamica del sacro in quanto l’Universo appare come una creazione divina e l’ordine e l’armonia che ne derivano sono generati da un legame col mondo degli Dei,un legame che,se indebolito,può generare crisi e catastrofi(ecco il mito andino per esempio  che considera terminato il favor dei allorché sul loro asse terrestre le costellazioni si spostarono per la precessione degli equinozi:considerarono un fenomeno naturale come il venir meno della protezione del dio androgino Viracocha,e come la sua ira gli eventuali sconvolgimenti naturali susseguitisi); è un modo come un altro per dire che l’Uomo non può vivere senza uno stretto legame col Dio,senza alzare continuamente gli occhi al cielo in un dialogo muto con il proprio Padre/Madre.

Parimenti,gli Dei senza gli Uomini cesserebbero di esistere,in quanto è l’adorazione umana che rende tangibili le loro potenzialità e reale il loro esistere nella dimensione che essi possono solo osservare dall’alto della loro dimora.

Il Mito,così,col suo linguaggio simbolico che tanto somiglia a quello del sogno e che come questo si nutre di archetipi,diventa ricordo del passato più o meno remoto e monito per il futuro.

Ciò che lo caratterizza e lo accomuna al sogno è quel suo rinviare a qualcosa consentendo di ricostruire a ritroso un percorso la cui comprensione si annida nei recessi della coscienza e di in ricordo che non è consapevole perché fa parte della memoria perduta dell’umanità.

Il “simbolo”(in greco,sumbolos) in antichità era una moneta o un altro oggetto che veniva spezzato a metà e offerto all’ospite da padrone di casa quale segno di ospitalità e di ricordo per i discendenti che avrebbero confrontato le due metà constatando un’antica amicizia e un legame tra coloro che avevano condiviso il cibo,un segno che evocava l’intero.

Così è anche il simbolo:diversamente dal segno(aliquid pro aliquo)richiama la metà corrispondente e rinvia ad una soluzione che è data dalla ricomposizione dell’intero che però è sconosciuto;il suo carattere simbolico,tuttavia,dipende dal modo con cui ci si pone di fronte alla cosa stessa.

Il nostro mondo è disseminato di simboli che noi incontriamo ogni giorno pur senza identificarli nel nostro conosciuto,come una sorta di messaggio subliminale,che sta sotto il limite della nostra coscienza e del nostro ricordo razionale;lo stesso che occupa la dimensione del sogno che si nutre dei simboli personali e di quelli di una comunità per mettere in comunicazione l’inconscio col nostro io razionale.

Attraverso questo linguaggio simbolico codificato negli archetipi,l’uomo ha nascosto, a chi non possedesse un animo sufficientemente puro per accedere alla comprensione,le sue grandi conoscenze,i misteri che sono stati capaci di rendere grandi le antiche civiltà e la cui perdita o abuso ha portato al dissolvimento delle stesse.

Il segreto più grande custodito è forse quello della Presenza di Dio e del Dialogo con Lui/Lei,il potere di essere fatto non solo a sua immagine ma di essere simili avendo il potere e la capacità di manipolare gli elementi a proprio desiderio.

Tuttavia,chi riesce a varcare l’Abisso e ad oltrepassare le Nebbie arrivando a sollevare il Velo di Iside,muore a questo mondo perché si trova faccia a faccia con il Creatore.

Ma in fondo qual è il Segreto del Mito?quale il suo Significato? Forse quello di ricordare a ciascuno di noi che c’è stato un tempo in cui gli Dei,gli Uomini e le Donne abitavano l’universo in Pace e in Unione e che,simile al fine ultimo di ogni religione,destino dell’Uomo è quella Salvezza che significa Ritorno a camminare nella Terra d’Estate.