Il Mistero di Orione

di Enrico Galimberti

Tutto ebbe inizio nel Museo di antichità egiziane del Cairo, nel 1982. Percorrendo la galleria principale, gli occhi dell’amico Robert Bauval (ingegnere edile studioso di Egittologia) furono catturati da una fotografia aerea delle piramidi di Giza. Mai prima d’allora gli era capitato di notare il curioso spostamento della piramide di Micerino rispetto all’allineamento sud-ovest delle due piramidi più grandi. Tutte e tre le piramidi erano disposte ognuna lungo il suo asse meridiano (nord-sud). Inoltre, le due maggiori erano disposte lungo la diagonale sud-ovest, indicando una probabile unitarietà del progetto.

Tuttavia qualcosa non sembrava funzionare. Perché Micerino, altrettanto potente quanto i suoi predecessori e addirittura più amato dal suo popolo, si fece erigere un monumento assai più piccolo e meno maestoso? E inoltre, perché quella piccola piramide sembrava deviare dal progetto avviato?

Un fatto era certo: Micerino sapeva che la sua costruzione sarebbe stata molto più piccola delle altre due a Giza. Simili monumenti dovevano essere progettati con un largo anticipo, e il faraone doveva avere approvato il piano. Perché dunque approvare un progetto che lo avrebbe sminuito rispetto ai due predecessori? Il punto è che le piramidi di Giza non erano viste come singole opere monumentali, ma come parti in un complesso monumentale più ampio, che facesse di Giza una necropoli e ricomponesse la terra dei morti, il Duat, luogo “dove si trova Osiride”.

A questo punto le domande erano: perché il piano generale prevedeva due grandi piramidi e una più piccola? Come collegare le piramidi a Osiride? e perché spostare la più piccola verso est?

Nel 1983, in una notte stellata dell’Arabia Saudita, Robert si svegliò e con un amico si soffermò ad ammirare le stelle della Cintura di Orione e la Via Lattea. Mentre l’amico gli insegnava a calcolare il punto della levata di Orione all’orizzonte, Robert si accorse che la stella più piccola della Cintura era spostata leggermente verso est, e tutte e tre le stelle erano inclinate in una direzione sud-ovest rispetto all’asse della Via Lattea.

Gli vennero alla mente i Testi delle Piramidi:

“Il Duat ha afferrato la mano del re nel punto dove si trova Orione…O Re Osiride…Recati alla Via d’acqua…possa una via di stelle fino al Duat stendersi per te nel punto dove si trova Orione…”

Nasceva allora il lungo cammino della Teoria della Correlazione di Robert Bauval, ben descritta nel suo libro “Il mistero di Orione”.

…….

Il 22 marzo 1993, i media di tutto il mondo annunciarono con grande risalto che Rudolf Gantenbrink, uno sconosciuto ingegnere tedesco esperto di robotica, aveva compiuto la più significativa scoperta archeologica del secolo. Assunto dall’Istituto archeologico tedesco del Cairo per migliorare la ventilazione della Grande Piramide, Gantenbrink aveva inviato un minuscolo robot comandato a distanza, UPUAUT 2(in egiziano antico “colui che apre la via”) su per il condotto meridionale della Camera della Regina. Arrestatosi dopo circa 65 metri, il robot rimandò attraverso un video le immagini di quella che pareva una porticina con una fascinosa fessura al di sotto. Il condotto misura 20X20 centimetri circa.

Ma allora lo scopo dei condotti di aerazione non doveva essere quello di areare, ma qualcosa d’altro.

Il primo aprile 1993, via fax Rudolf inviò a Robert i risultati delle sue misurazioni sulle inclinazioni dei condotti della Grande Piramide.

CONDOTTO Gantenbrink Petrie
condotto sud Camera del Re 45°00’00” 44°30’00”
condotto nord Camera del Re 32°28’00” 31°00’00”
condotto sud Camera della Regina 39°30’00” 38°28’00”

fig.1 – Confronto fra le misurazioni di Gantenbrink e Petrie

Dato che tutte le inclinazioni erano leggermente più accentuate di quanto prima stimato, l’epoca della Grande Piramide sarebbe risultata un po’ più recente. I condotti nord e sud della Camera del Re erano puntati rispettivamente verso Zeta Orionis e Alpha Draconis; il condotto sud della Camera della Regina era rivolto verso Sirio. Ecco i dati che ottenne Bauval:

Condotto Gantenbrink Epoca Petrie Epoca
C. Re sud 45°00’00” c. 2475 a.C. 44°30’00” c. 2600 a.C.
C. Re nord 32°28’00” c. 2425 a.C. 31°00’00” c. 2600 a.C.
C. Reg. sud 39°30’00” c. 2400 a.C. 38°28’00” c. 2750 a.C.

La conclusione era inevitabile. La Grande Piramide era stata costruita in un periodo compreso fra il 2475 a.C. e il 2400 a.C., quindi, in una data mediana attorno al 2450 a.C.

Le ultime misurazioni di Rudolf confermavano che i due condotti meridionali erano stati costruiti circa nello stesso periodo e che il condotto più alto puntava verso Zeta Orionis, la stella più bassa nella Cintura di Orione, in corrispondenza con il quadro della Grande Piramide nella teoria della correlazione di Orione. I tre condotti rimandavano ora con esattezza alla disposizione delle stelle e all’epoca intorno al 2450 a.C.

L’Astronomia è fondamentale alla Teoria della Correlazione di Bauval. In un ciclo di circa 26.000 anni la terra oscilla leggermente sul suo asse e questo produce ad un cambio apparente della posizione delle stelle. Questo fenomeno è noto come Precessione (le stelle, ad ogni mezzo ciclo, si troveranno ad una declinazione più bassa o più alta rispetto all’orizzonte). Quando la terra oscilla, la Stella Polare, che segna approssimativamente il Polo Celeste, cambia.

Attualmente è Polaris, dell’Ursa Minor, che marca il Polo Celeste ma al tempo delle Piramidi era marcato da Thuban nella costellazione del Drago. Nel 12.000 d.C. sarà Vega che marcherà il Polo.

Ma allora, se Bauval trovò conferma del periodo storico in cui vennero edificate le piramidi, dove sarebbe il mistero? Niente Atlantide o alieni?

In effetti, la ricerca di Bauval si complicò in seguito a tali scoperte, ma non venne scalfita affatto, anzi, ne fu rinvigorita.

Le ultime misure per i condotti confermarono la stupefacente precisione dei costruttori della Grande Piaramide quando avevano puntato i condotti su Sirio e la Cintura di Orione. Dato che, probabilmente, conoscevano i mutamenti precessionali, era anche verosimile che si rendessero conto di come quei condotti marcassero un’epoca (c. 2450 a.C.) Nei testi religiosi egiziani, spesso leggiamo del “Primo Tempo” in cui Osiride governò l’Egitto durante una primeva età dell’oro. Gli Egizi credevano che molto tempo prima gli dei avessero stabilito il sistema dell’ordine cosmico e l’avessero trasferito sulla loro terra. Una razza di dei aveva governato l’Egitto per molti millenni, prima di affidarlo alla linea mortale eppure divina dei faraoni. I faraoni, dal canto loro, rappresentavano il collegamento sacerdotale con gli dei e, per estensione, l’anello di congiunzione con il Primo Tempo, di cui custodivano le leggi e le cognizioni di saggezza. A che epoca risaliva il Primo Tempo? Era possibile usare i condotti e la precessione per stabilirlo? E la questione aveva a che fare con il ciclo precessionale della Cintura di Orione?

Robert Bauval e Adrian Gilbert, autori del libro, decisero di studiare più a fondo i cicli precessionali e tornarono allo Skyglobe 3.5 per individuare il periodo in cui la Cintura di Orione aveva cominciato il suo ultimo ciclo.

Gli antichi sacerdoti-astronomi di Eliopoli conoscevano i segreti del tempo perché osservavano e studiavano il moto apparente delle stelle, del sole e della luna. Erano quindi in grado di fissare un indicatore che nei secoli fosse in grado di segnare un’epoca. Così fu per la data di costruzione della Piramide di Cheope. Il segreto era la conoscenza della precessione delle stelle e la capacità di calcolare la misura del cambiamento per gli astri di Orione, per le Iadi e per Sirio.

Robert e Adrian analizzarono al computer le variazioni nella declinazione e nell’altezza al transito sul meridiano di Zeta Orionis nel corso di 13.000 anni (serie di dati che omettiamo per semplificare il discorso).

Ecco quanto emerse dal quadro visivo del cielo meridionale intorno al 10.400 a.C.: la disposizione della Cintura di Orione vista a “ovest” della Via Lattea coincide, con impressionante precisione, con il disegno e gli allineamenti delle tre piramidi di Giza!

Intorno al 2450 a.C. l’epoca in cui fu costruita la Grande Piramide, gli osservatori percepivano la correlazione quando vedevano la Cintura di Orione a est nel momento della levata eliaca di Sirio, secondo una perfetta corrispondenza “meridiano a meridiano”, vale a dire, con le due immagini esattamente sovrapposte, questo è il momento in cui vediamo il Primo Tempo della Cintura di Orione attorno al 10.450 a.C.

Perché una data così lontana? Perché fornirci un indicatore precessionale definito dal condotto sud della Camera del Re correlato alla Cintura di Orione? Perché l’architetto che disegnò questo condotto e probabilmente tutta la piramide volle attrarre la nostra attenzione su quella data remota del Primo Tempo di Osiride, fissata intorno al 10.450 a.C.?

Mi sembra di aver esposto quelli che sono i punti cardinali della teoria della correlazione formulata da Robert Bauval negli scorsi anni e ancora in fase di sviluppo. Vorrei però in ultimo farvi riflettere sul periodo 10.450 a.C.

Chi di voi ha letto il Timeo di Platone, reso immortale dal mito di Atlantide che in tal dialogo e nel Critia viene sviluppato, si sarà accorto di aver già familiarizzato con questa data. Ebbene, per i neofiti tengo a precisare che quella data, secondo Platone, segna la fine della supremazia di Atlantide ed il catastrofico epilogo di una fiorente Civiltà che ancora oggi non si sa se sia esistita o meno.

Che ci sia un collegamento tra la stirpe divina di Atlantide e il Primo Tempo di Osiride e dell’Egitto Antico? Che si debba ricollegare il progetto unitario della piana di Giza con il preciso intento di tramandare nei secoli a venire la data in cui una razza di dei o uomini-dio instaurò il dominio sulle terre del Nilo?

Che l’Egitto e la sua storia siano la chiave per comprendere il mistero delle nostre origini?