Il Ruolo di Algeria e Tunisia

di Luciano Sampietro

In un articolo pubblicato su BBC News il 31 marzo, il corrispondente dalla Tunisia Paul Wood, nel commentare il clamoroso fiasco del summit della Lega Araba a Tunisi, faceva penetranti riflessioni sullo stato dei vari paesi del Medio Oriente e del Nord Africa. Il summit, per chi non lo sapesse, è stato drasticamente interrotto dal presidente tunisino Ben Alì, perché alcuni paesi della Lega avevano rifiutato di inserire nel comunicato congiunto la parola “democrazia”. Dal fatto, tuttavia, il giornalista ha tratto interessanti riflessioni, ricordando come nemmeno in Tunisia viga in realtà la democrazia, con un presidente che direttamente comanda la polizia segreta e che ha ottenuto nelle ultime votazioni del 2001 una sospetta maggioranza bulgara del 99,5% dei suffragi.

In Tunisia, così come in Algeria, i partiti islamici sono fuorilegge, ma il fondamentalismo è forte e ben radicato nella popolazione. In Algeria nel 1992 il partito della “Salvezza Islamica” aveva vinto le elezioni, ma erano state annullate per disposizione del presidente Bouteflika e si scatenò allora una guerra civile che fin qui ha causato oltre 100 mila morti e che l’amnistia generale del luglio del 1999 non ha contribuito a placare.

I due stati dunque hanno situazioni molto simili: in entrambi è presente un forte partito islamico messo fuorilegge; entrambi sono retti da presidenti – dittatori al potere ormai da molti anni; entrambi hanno instaurato uno stato di polizia e di repressione.

Il giornalista della BBC nel suo articolo, senza mezzi termini, dipinge i rischi ai quali sono esposti non solo i due stati nordafricani, ma anche quelli più propriamente mediorientali, dove il fondamentalismo è ancor più potente e la contestazione a regimi molto simili a monarchie assolute o presidenze a vita si fa prepotentemente sentire.

Nella lettera ad Enrico, che funge da prefazione alle ultime tre Centurie, Nostradamus prevede che questi regimi saranno rovesciati da una moltitudine di uomini armati che egli chiama “Giovialisti”, che prenderanno il potere nel nome dell’Islam e di un nuovo profeta.

E che anche Tunisia e Algeria si dovrebbero trovare accomunati nella stessa situazione politica futura lo si evince dalla quartina I, 73:

  • Francia inerte in cinque fronti assalita,
  • Tunisi, Algeri spinte dai Persiani,
  • Leòn, Siviglia, Barcellona fallita,
  • non vi sarà flotta dagli Americani.

La quartina dipinge un agghiacciante, possibile scenario futuro. Il poderoso Iran, che dovrebbe costituire il nerbo dell’esercito islamico, andrebbe a spingere avanti Tunisia e Algeria all’occupazione della Spagna, priva di carburante, nel mentre la Francia, negligentemente impreparata, verrebbe assalita da cinque parti: dai Pirenei, dall’Italia (ormai interamente occupata); dal mare, con occupazione di Marsiglia; dalla Svizzera, che conoscerebbe, dunque, dopo secoli di pace, la guerra e una tragica occupazione e dalla Germania, pure essa non più in grado di resistere per mancanza di carburante.

La flotta americana, peraltro, mancando ormai di approdi e soprattutto di rifornimenti, si vedrebbe costretta a riparare fuori dal Mediterraneo, sulla via del ritorno in patria o alla volta dell’Inghilterra.

Fantascienza? E’ da augurarselo, anche se in questi tempi di neo – medioevo le sorprese (tragiche) sono quasi quotidiane.

Nota della Redazione: i fatti del 2011 e la Primavera Araba sconcertano…