Il simbolo del “Capovolto” e il suo collegamento con Baal Adad

Su segnalazione del ricercatore A. Vitussi di Trieste, un'immagine di Capovolti corpi decapitati e capovolti nel Libro delle Caverne (Egitto)

capo-1Solo un’ipotesi.

di Daniela Fogar

“Amma che creò tutte le creature viventi, diede al mondo Forma e Movimento. Dopo la creazione Amma si riposò, con la mano destra rivolta al cielo, la mano sinistra verso la Terra. Per questo motivo le prime forme di maschere Kanaga erano chiamate La Mano di Dio oppure il Disegno della fine della creazione da parte di Amma.(Foto di Giorgio Pala)

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capo-4Baal-Adad, design simile a Betsaida, sopra. Dalla Siria, a Damasco Museo (p.73, JohnGray. Near Eastern Mythology, Mesopotamia, la Siria, la Palestina. Londra. Hamlyn. 1975) Baal-Adad , dio della  Tempesta.

La Sardegna, è da sempre una terra ricca di misteri, basti pensare alla civiltà nuragica, al paese di Pauli Arbarei con  la presenza dei Giganti, al popolo Shardana, alle meraviglie  del paese di Oschiri, luogo in cui è stata scoperta una costruzione in cui è presente una raffigurazione schematica delle tre stelle di Orione e un altare di una bellezza unica. Ma queste sono poche cose: la Sardegna  ancora aspetta di essere riconosciuta nel mondo come uno dei più grandi patrimoni archeologici mondiali. Quella di cui scriverò è solo un’ipotesi, una possibile  coincidenza riguardante la figura del “Capovolto”e una connessione con le  simbologie (maschere) presenti in rituali del popolo Dogon. In un rito di questo popolo una maschera indossata ricorda il “Capovolto” sardo. Ed il padre di Baal Adad, Dagon, possiede la stessa etimologia del nome del popolo africano chiamato Dogon.

A Laconi esiste un importante  museo sulla storia sarda, in cui possiamo osservare vari esempi del “ Capovolto”.

Ospita inoltre diverse statue menhir scolpite, realizzate nel periodo che va dal VI al IV secolo a.C.

Del simbolo del “Capovolto” ha parlato Maria Gimbutas, un’archeologa alla quale dobbiamo quasi tutto sulle conoscenze legate al culto della Grande Dea Madre e non solo del periodo neolitico. Lei lo  associa ad  un ragno o ad  altri insetti antropomorfi incisi sulla parete dell’ipogeo sardo  del periodo Neolitico e precisamente  a Sas Concas, a Oniferi, Nuoro (“Il linguaggio della Dea” per le ed. Venexia). Altri ricercatori  affermano che possa essere rappresentato un uomo capovolto, ovvero con la testa in giù, a rafforzare l’idea di un ipotetico viaggio per l’ Aldilà. Altri ancora alludono al Toro, figura rappresentante l’animalità primordiale e il suo rapporto con l’umano o al mondo sciamanico  e ai culti “vita-morte”. E’stato trovato inciso, a volte con un pugnale  su menhir,  e nelle Domus de Janas. Di fatto, alcuni  “Capovolti” appaiono su  menhir  posti  all’ingresso di alcune “Tombe dei giganti”; quindi non si può escludere che avessero a che fare con ritualità connesse con la vita e la morte.  Con l’amico Giorgio Pala -ma non siamo stati i soli- abbiamo notato la straordinaria somiglianza tra le maschere Kanaga e il “Capovolto”, ovvero le braccia verso il cielo e altre  alla terra, come per unificare i due mondi Terra/Cielo.  La danza della cerimonia con le Kanaga è molto ritmica e selvaggia. I danzatori prima si alzano al cielo e poi portano la maschera a toccare la sabbia: il tutto dovrebbe rappresentare l’Atto della creazione dell’Universo. La maschera è sostenuta da un volto  circondato da  creste di fibre nei colori rosso o giallo . Esso rappresenta come per il  simbolo del”Capovolto”, l’asse del mondo, AXIS MUNDI, con le braccia rivolte al cielo e le gambe verso la terra. Per alcuni anche dell’uomo sciamano che ha la capacità di viaggiare nei vari mondi ultraterreni, in particolare, il mondo di sopra(cielo) e il mondo di sotto(nelle viscere della terra), o mondo sotterraneo. La maschera, non solo, per alcuni rappresenta un Grande Insetto Acqua che gettò il primo seme per la Creazione della razza umana.  La danza, ha lo scopo di evocare le diverse fasi della creazione: e sorprendentemente evoca la conoscenza astronomica del popolo Dogon, come il movimento del Sole intorno alla Terra.

Alcuni hanno voluto intravvedere nella maschera la simbologia della stella Sirio o delle tre stelle di Orione.  Dicono che questo popolo del Mali fosse a conoscenza del movimento binario delle stelle Sirio A e Sirio B e di altri questioni legate alla  creazione dell’ Universo. Ma, a prescindere, il simbolo-maschera  è identico o molto simile  al “Capovolto sardo”.

In forme non troppo diverse rappresenta anche l’elemento acqua che si esplica nel simbolo della costellazione dei Pesci. La cosa che mi ha colpito maggiormente e mi ha portata a scrivere è che il popolo Dogon ha rappresentato le sue divinità come esseri anfibi, per metà pesci e metà uomini, e il padre di Baal Adad, Dagon era una divinità uguale a un Nommo. Casualità?

I Nommo giunsero sulla Terra con un’arca producendo un’enorme nuvola di polvere, una volta sbarcati dall’arca  cercarono un luogo con acqua per potersi immergersi, per questo i Dogon credono che i loro Creatori, fossero esseri acquatici.

Ma che cosa può avere in comune il popolo sardo con  i Dogon,  Baal Adad, Dagon e i Garamanti? Di questi ultimi parleremo presto.

Si può ipotizzare che ci fosse stata una relazione/contaminazione  tra questi  popoli, tale da riscontrarsi  proprio nelle simbologie o nelle analogie tra le varie divinità?

Parliamo brevemente del dio Baal, ma in particolare del dio Baal Adad.

Facendo delle ricerche  sulle vicende storiche della regina Zenobia, regina di Palmira mi imbatto in un’immagine del dio Baal Adad.  Guardo e noto una strana connessione visiva con “il Capovolto” confermata anche da un  pugnale che spesso si trova inciso su menhir sardi, anche se non esattamente lo stesso, però visivamente da comunque un’impressione comune.

Ci può dunque esserci una connessione  tra i due?

Baal,  è stato venerato in Sardegna,  non solo come sposo della dea Tanit. In una recente visita a Sant’Antioco, isola della Sardegna, abbiamo potuto ammirare molte stele con voti dedicati a lui, specialmente nei tofet,  dove furono trovate sepolture di infanti. Al loro interno si praticava il culto di Tanit e del suo sposo Baal. La dea veniva infatti nominata anche “Volto di Baal”.

Tanit, sua sposa, nelle costellazioni  era più vicina alla stella Sirio, il cui geroglifico di Sirio aveva qualcosa di analogo all’immagine di Tanit: in esso c’erano un triangolo e un altro simbolo simile a una mezza luna e a una stella che ricordava un fiore; uniti e composti, potevano raffigurare la dea.

Nelle tavolette mitologiche di Ugarit , in particolare il ciclo di Baal Adad,  è il Signore del cielo che governa la pioggia e quindi la germinazione delle piante. Egli è il protettore della vita e di crescita per il popolo agricoli della regione. L’assenza o la morte temporanea di Baal provoca siccità, fame, morte e caos.

Adad è chiamato figlio del dio Dagon. La dea “Vergine Anat/ Tanit” in questi testi è la sorella di Baal, salvatrice  e amante.

Il padre di Baal è Dagon, un dio pesce simile o addirittura uguale agli dei dei Dogon.

A parte la somiglianza etimologica, ci si chiede se i costruttori dei menhir  sardi venerassero attraverso il simbolo del  Capovolto un Dio Toro , un Dio di fertilità e di morte, un Dio morente simile ad  Adone o Osiride,  che in seguito prese il nome di Baal.  Erano questi due  popoli,  Dogon e Sardi) connessi attraverso questa similitudine nelle  divinità . E’ possibile e in quale modo che il simbolo rappresenti il dio che nel tempo prese il nome di Baal Adad ? E’ solo un’ipotesi!

Sappiamo che sia a Cartagine che a Palmira esisteva un culto di Baal. Ma riguardo ai Dogon?

Secondo lo studioso americano Robert Temple, i Dogon sarebbero addirittura discendenti dal popolo dei Garamanti, i quali, in un remoto passato, stabilirono contatti culturali e commerciali con gli antichi Egizi e gli Assiro-babilonesi in Mesopotamia. Questo spiegherebbe il ritrovamento in Egitto, in Mesopotamia di oggetti raffiguranti creature anfibie, non solo la conoscenza astronomica dei Dogon sarebbe frutto di interazioni con popoli quali gli Egiziani.  I Garamanti restano a tutt’oggi un popolo misterioso, hanno lasciato molte tombe megalitiche, strani tumili di pietre e diverse costruzioni con scopo religioso ancora sconosciuto.

Potrebbero essere loro l’anello di congiunzione tra popoli lontani e il simbolo del Capovolto?

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Capovolto camuno Valcamonica

1. Tornando al “Capovolto Kanaga”, sappiamo che i Dogon sono diventati famosi in tutto il mondo per la loro concezione di Cosmogonia, ovvero per le presunte conoscenze astronomiche le cui reminiscenze ancestrali sono conservate nei simbolismi celati nelle Maschere e nelle Danze. Sappiamo che credono in un’unità spirituale ideale dove tutti convivono nel rispetto e l’uomo non è il solo padrone del mondo. Questa concezione  è più o meno come per gli Indiani d’America o meglio dire Nativi. I loro primi antenati erano esattamente otto, sembra che questo numero abbia una grande importanza per i Dogon tanto da rappresentarlo anche in alcune forme architettoniche.

2. Nella religione dei Dogon appare un unico demiurgo: Amma, il quale genera i suoi figli con la divina sposa Yurugu (il pianeta Terra).

3. Il Nommo era la prima creatura vivente creata dal dio del cielo Amma. Poco dopo la sua creazione, il Nommo subì una trasformazione e moltiplicò se stesso dividendosi in forma di quattro coppie di gemelli.

Anfibio Dogon
Anfibio Dogon

Uno di questi gemelli si ribellò contro l’ordine universale creato da Amma. [fa pensare al diabolos o ha-satan di Giobbe e Zaccaria – nei “Settanta”, o Lucifero/Satana, gli angeli ribelli della teologia cattolica]. Per ripristinare l’ordine alla sua creazione, Amma decise di sacrificare un altro membro della progenie Nommo. In questo sacrificio il corpo del Nommo venne smembrato e i suoi frammenti dispersi in tutto l’universo. [vedi analogie con il mito della morte e martirio di Osiride e di Dioniso]. Questa dispersione delle parti del corpo è vista dai Dogon come causa e spiegazione della proliferazione dei santuari Binu in tutto il territorio tradizionale Dogon.

Dagon
Dagon

Come già per i templi Egizi fu fatto per le membra di Osiride, così anche per i Dogon in ogni luogo dove fosse finita una parte del corpo sacrificale del Nommo, colà fu eretto un santuario.

4. Il Nommo è un essere quadruplo, in quanto formato da due gemelli, ciascuno sia maschio che femmina; è il maestro della parola e la insegna ai primi otto esseri umani Dogon: i primi quattro sono maschi e gli altri quattro quattro femmine. Tutti però sono in possesso anche dell’anima del sesso opposto, cioè ermafroditi [concetto ripreso nell’androgino dell’Opera Alchemica]. Nati dalla prima coppia umana plasmata nell’argilla da Amma [come Adamo venne plasmato dal Dio Creatore], genereranno ciascuno una famiglia di antenati Dogon prima di rientrare nella Terra con la morte del corpo e diventare essi stessi Nommo.

Su segnalazione del ricercatore A. Vitussi di Trieste,  un'immagine di Capovolti corpi decapitati e capovolti nel Libro delle Caverne (Egitto)
Su segnalazione del ricercatore A. Vitussi di Trieste,
un’immagine di Capovolti corpi decapitati e capovolti nel Libro delle Caverne (Egitto)

5. In alcune immagini scolpite dei Nommo, si può notare l’anatomia ermafrodita, in altri esempi di decorazioni si nota la presenza di tartarughe o rane e altri animali acquatici.

La doppia coppia di maschio e femmina, ricorda l’Ogdoade di Ermopoli, le otto divinità Egizie che nella cosmogonia ermopolitana creano il mondo dando alla luce un uovo o un loto cosmico. Esse sono formate da 4 coppie di Rana(maschio) più Serpente(femmina), creature fredde e acquatiche. I cosidetti Khemenyw, gli “OTTO”.

6. Qui sotto esempi di statuine Nommo in cui si possono intuire la presenza di attributi sessuali maschili e femminili nello stesso individuo.

capo-97.In questa scultura sulla porta di un granaio, la figura di una tartaruga. Su un chiavistello Dogon la figura di una Rana, essere anfibio. Entrambi riconducibili agli esseri divini primordiali.

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Da una citazione del ricercatore A.Vitussi:

In alcune immagini scolpite dai Dogon, come le porte dei granai ed i relativi chiavistelli inlegno, si può nota la presenza di tartarughe o rane e altri animali acquatici. La doppia coppia di maschio e femmina, ricorda l’Ogdoade di Ermopoli, le otto divinità Egizie che nella cosmogonia ermopolitana creano il mondo dando alla luce un uovo o un loto cosmico. Esse sono formate da 4 coppie di Rana(maschio) più Serpente(femmina),creature fredde e acquatiche. I cosidetti Khemenyw, gli “OTTO” (vedi foto di unaraffigurazione sul soffitto del tempio di Denderah) simboleggiano le quattro coppie di attributi “divini” del cosmo.

1.         Nun e Nunet, le acque primordiali;

2.         Keku e Keket, l’oscurità;

3.         Huh ed Huhet, l’illimitatezza;

4.         Amon ed Amonet, l’invisibilità.

Khemenyw

Fonti. Wikipedia