Il vero significato dell’Arepo Sator: il quadrato magico

 di TEODORO BRESCIA http://www.lascienzaolistica.com

Molte delle conoscenze che abbiamo ottenuto di recente sono soltanto la riscoperta di verità già ben note agli antichi. E solo accettando questo dato di fatto si può arrivare a decifrare alcuni enigmi della storia dell’umanità.di Teodoro Brescia

L’Olismo Originario è un antichissimo sapere, forse il più antico che l’umanità conosca. Le sue maggiori tracce sono state ritrovate nella cultura cinese taoista (di cui fa parte l’agopuntura, medicina oggi fortemente rivalutata dalla scienza) e in quella ebraico-cabalistica[1]. L’O.O. apparteneva ad una mitica civiltà antidiluviana (Atlantide?). Sono state raccolte oltre 6000 leggende analoghe in civiltà lontanissime tra loro, nei luoghi e nei tempi, che parlano di uno stesso immenso diluvio e di un popolo “venuto dalle acque” ed in tutte queste civiltà sono presenti tracce di quell’antico sapere.

L’O.O. era una scienza sacra che, infatti, i popoli indoeuropei (o arii) già conoscevano e che è stata tramandata per millenni fino ai nostri giorni in gran parte per via iniziatica (in Occidente all’interno dei movimenti massonici, in Oriente nelle religioni e nel corpus teorico delle medicine “alternative”).

Tale sapere, però, nell’antichità non veniva trasmesso solo per via orale e rituale ma anche attraverso la costruzione (geometria sacra) di particolari templi. Tali strutture, dalle più sofisticate e mastodontiche (piramidi) alle più semplici e primitive (monoliti) sono state ritrovate in tutte le più antiche civiltà della storia oggi note (egiziana, babilonese, ebraica, cinese, tibetana, africana e precolombiane, dal Messico alla Cambogia).

Sono tutte strutture religioso-funerarie con chiari riferimenti stellari, dei veri e propri osservatori astronomici. Dati i riferimenti stellari di tali strutture, è stato dimostrato che già 3000 anni a.C. alcuni di questi popoli conoscevano il calcolo della precessione degli equinozi, il lento e apparente spostamento delle stelle causato dall’inclinazione dell’asse terrestre di 1° ogni 72 anni circa (una scoperta che la storia ufficiale fa ancora risalire a Ipparco di Nicea, astronomo e matematico greco vissuto tra il 190 e il 120 a.C.). Come facevano ad avere una tale conoscenza delle stelle? E perché trasmetterla con tanto accanimento (pur a volte con errori di “trascrizione”), per millenni, più della stessa cultura medica (pensiamo all’agopuntura)?

Ebbene, oggi ne abbiamo forse capito il motivo: secondo quella scienza sacra (che come la medicina cinese, la quale a essa appartiene, era una scienza dei cicli), essi sostenevano di poter calcolare anche i cicli di reincarnazione delle anime, quantomeno di quelle più “grandi”. Nello stesso modo in cui oggi avviene, ancora, per il Dalailama in Tibet (di cui i monaci sostengono di prevedere la nascita e di riuscire a ritrovarlo), così anche nella Bibbia e nel Vangelo stesso si “sottintende” l’esistenza di questa scienza sacra nel momento in cui si narra che la venuta, ad esempio, di Mosé e dello stesso Gesù Cristo si prevedeva (i Magi, esoteristi e alchimisti venuti da Oriente, furono “guidati dalla stella cometa”…). La stessa nascita di Gesù, descritta “tra due animali, il bue e l’asinello”, pare un evidente errore di traduzione dal greco: era scritto che sarebbe nato tra due zoòn che in greco significa animali ma vuol dire anche, guarda caso, segni dello zodiaco (segni che, tra l’altro, sono rappresentati con figure di animali).

Che i greci conoscessero lo zodiaco e usassero quel termine per designarlo è “certo”: la Bibbia dei Settanta, la più vecchia versione greca del Vecchio Testamento (“settanta” perché fu opera di 70 traduttori secondo la tradizione o 72, secondo altre), fu tradotta dall’ebraico (e dagli ebrei ellenistici) durante il periodo che va dal 275 al 100 a.C.. Essa, tra l’altro, conteneva anche testi poi considerati apocrifi. Ebbene, la Grecia, già nel VI sec. a.C., all’epoca di Talete, Anassimandro e Anassimane, aveva da tempo ricevuto <<dall’Oriente (Egizi e Babilonesi) un gran numero di nozioni scientifiche riguardanti l’aritmetica, la geometria e l’astronomia>>[2] e dunque anche concetti e termini astrologici, data l’antica inseparabilità tra astronomia e astrologia.

Tra l’altro, solo col Concilio di Costantinopoli (ben 553 anni d.C.) la Chiesa decise di considerare eretico il principio di reincarnazione che i Padri della Chiesa (i quali utilizzavano solo La Bibbia greca dei Settanta) invece consideravano vero. La Vulgata, edizione della Bibbia in latino (volgare), fu dichiarata autentica solo molto dopo, col Concilio di Trento (1545-1563 d.C.)[3].

I primi cristiani, i Padri della Chiesa, usavano come simbolo del cristianesimo il pesce e le lettere greche XP. Per sant’Agostino, “Cristo è il pesce vivo nell’abisso della mortalità, come in acque profonde” (De Civitate Dei XVIII, 23). Oltre a ciò, pesce, in greco ichthýs era considerato acrostico di Iesous Christos Theou (H)yios Soter (Gesù Cristo, Figlio di Dio Salvatore). Fu la persecuzione romana a indurre le comunità ad adottare la croce, strumento di supplizio e morte nell’Impero, con cui Gesù fu sacrificato. La più antica croce che si conosce, pare risalga al IV secolo e si trova nell’atrio della chiesa di Santa Sabina, a Roma, sull’Aventino, annessa al convento che ospita il governo generale dei domenicani.

Per giunta, la legge dello spirito, ovvero <<(la) stella a sei braccia […] è uno dei simboli che i primi cristiani associavano al Cristo e che veniva chiamato Esagramma o Monogramma di Cristo”>>[4].

Il rapporto tra ere zodiacali e precessioni è diretto: “ogni 2.160 anni circa l’equinozio di primavera si sposta a ritroso di un segno”. Dal 2000 a.C. all’anno 0 (nascita di Gesù) eravamo nell’era dell’ariete. Gesù, dunque, nacque esattamente a cavallo tra due ere zodiacali, quella dell’ariete e quella dei pesci (il “pescatore di anime”).

Ma c’è molto, molto altro ancora. “La più importante” delle leggi dell’Olismo Originario è proprio la legge dello spirito (che regolerebbe anche i cicli della reincarnazione delle anime). Essa è detta Esagramma o Legge dei 6 elementi (legno, fuoco, terra, metallo, acqua e spirito) nella cultura cinese e Scudo di Davide o Sigillo di Salomone in quella ebraica ed è così rappresentata:

   

 fig.1 – Legge dei 6 Elementi (a sinistra); Sigillo di Salomone (a destra).

(Ritrovare la legge dell’esagramma anche nella cultura cinese è stata la prima importante scoperta del PLSO

circa l’O.O., ossia l’esistenza di una di una civiltà originaria che accomunava Oriente e Occidente).

L’O.O. era una “scienza” dei cicli e sosteneva che ogni suo principio (legge degli esagrammi compresa) era analogico, ossia valeva per tutti i piccoli e grandi cicli delle energie sottili. L’energia dello spirito, la quale secondo gli antichi testi scorrerebbe in precisi canali, i famosi meridiani di agopuntura (e che legherebbe l’anima al corpo), attraversa tutti i nostri organi interni in una rete che, secondo l’O.O., è a forma di esagramma.

Queste rete lega gli organi tra di loro in 6 coppie (ognuna indicata da un vertice della stella) e divise in due trigrammi o triangoli (come si vede in fig.1). L’intero corpo umano (e dunque anche, in analogia, ogni fenomeno dell’universo nella sua interezza), sarebbe composto da un esagramma destro e uno sinistro[5], simmetrici tra loro (proprio come gli organi interni del corpo umano: polmone destro e sinistro, rene destro e sinistro…). Dunque, in totale, ogni ciclo completo di qualsivoglia fenomeno risulterebbe formato esattamente da 24 elementi (due esagrammi di 12 elementi l’uno).

Ebbene, astrologicamente si dice che la più antica era dell’umanità sia stata quella dei pesci, da 24 e 22 mila anni a.C. (25.920 anni secondo le epoche culturali di Steiner) e che, con l’avvento di Gesù Cristo sia entrata una nuova era dei pesci. Ossia, proprio come è indicato dall’O.O., le 12 fasi (di 2000 anni l’uno) di un intero ciclo astronomico si erano completate: con Cristo nasceva la Nuova Era e, tra l’altro proprio con essa abbiamo fatto coincidere l’Anno 0.

Inoltre, ogni era zodiacale dura 2.160 anni (dicevamo infatti che “ogni 2.160 anni circa l’equinozio di primavera si sposta a ritroso di un segno”) ed i segni zodiacali sono 12. La medicina cinese, però, ci dice che ognuna di queste fasi è doppia (gli elementi sono in tutto 24, ossia 12 e 12 simmetrici). Il giorno cinese, per giunta, così come le ere zodiacali, nell’antichità non era diviso in 24 ore, bensì in 12 coppie da 2 ore l’una[6]. Guarda caso, in tutte le antiche religioni e culture iniziatiche e dunque esoteriche (segrete) collegate all’Olismo Originario, tanto nei loro testi sacri che nelle strutture megalitiche (dalle piramidi egiziane al tempio di Angkor Vat in Cambogia) ricorre sempre “un numero”: il 108 o il 1.080, oppure il 10.800. Ebbene, 1.080 è esattamente la metà di 2.160, ossia il valore in anni di una delle 24 fasi[7].

Comunque non basta: c’è un altro secondo mystero racchiuso in quelle strutture. Perché, ad esempio, le piramidi così come il tempio di Angkor, secondo gli esami scientifici sarebbero stati costruiti in epoche lontanissime tra loro (rispettivamente 3000 a.C. e 1.150 d.C.) ma, attraverso il calcolo della precessione, le loro strutture astronomiche puntano le stelle del 11-13.000 a.C.? Molti studiosi ritengono, dunque, che la storia andrebbe riscritta e che quelle strutture siano state costruite molto prima, appunto, intorno al 12.000 a.C.

Tra l’altro, la stessa scienza ha dimostrato che proprio intorno all’11-13.000 a.C. vi fu una enorme glaciazione e successiva inondazione di gran parte, forse, della terra. C’è dunque da chiedersi: perché e come avrebbero potuto costruire tali opere in un’epoca simile?

La teoria più probabile, che riconcilierebbe scienza e antropologia, potrebbe essere la seguente: l’Olismo Originario, come abbiamo dimostrato, era una “scienza” dei cicli (dell’energia dei meridiani, delle stagioni, delle anime, delle ere…).  I superstiti del “Diluvio”, “le genti venute dal mare”, quando riuscirono a riorganizzarsi in civiltà più evolute, in grado di scrivere o di ricostruire opere utili alla loro scienza sacra (siamo intorno al 3.000 a.C., con l’avvento dei popoli e delle lingue indoeuropee), non crearono delle strutture astronomiche che puntassero alle stelle così come si presentavano nella loro epoca, bensì a quelle del 11-13.000 a.C.. Il messaggio che, più di ogni altro (medicina compresa) trasmisero ai popoli e ai posteri (noi compresi), doveva “suonare” più o meno così: quando i puntatori rientreranno in asse con le stelle, un altro ciclo della terra si è compiuto e sta per avvicinarsi una nuova era glaciale (o forse un asteroide?) e un successivo diluvio!

Resta un ultimo punto da chiarire: perché la catastrofe avverrebbe a metà ciclo e non alla fine (o inizio) di un’era? Se infatti ogni macroera, secondo quell’antico sapere e secondo l’astronomia, è composta da 24.000 anni, avendo riferimenti quali 11-13.000 a.C. o 10.500 a.C., potremmo anche pensare (dato lo scarto dei 160 su 2.160) che ci troviamo all’incirca alla metà del ciclo (12.000 anni). Cosa accade, secondo la medicina tradizionale cinese (MTC), a metà dei cicli?

Avviene il passaggio tra yin e yang (rappresentato dal taiji – fig. 2), ossia il completo ricambio di energie dalla parte superiore a quella inferiore dell’esagramma (da un triangolo all’altro – fig. 1), forse uno stravolgimento e un rinnovo energetico del ciclo: dal nero al bianco, dalla materia all’energia, dal freddo al caldo dice la MTC (dal ghiaccio al suo scioglimento?). “… Nulla si distrugge, tutto si trasforma” (Lavoisier). Le stagioni, gli ecosistemi, i bioritmi umani e, forse, la stessa terra ha bisogno di riciclarsi e di rigenerarsi.

fig. 2

 Certamente l’astronomia degli antichi (egizi, babilonesi, sumeri, cinesi, indiani d’India…) era molto più astrologica che astronomica (branche peraltro inseparabili nell’antichità); è anche vero che essi credevano ancora che il mondo fosse rettangolare. Ma è altrettanto vero che caldei[8], egizi e cinesi sono generalmente considerati i primi astronomi; che, all’incirca nel 3000 a.C., fu per la prima volta adottato l’anno di 365 giorni proprio in Egitto e in Cina; è altresì vero che gli egizi conoscevano la levata eliaca di Sirio che indicava l’imminente inondazione del Nilo ed il periodo sotiaco di 1460 anni quando il loro calendario (apparentemente imperfetto perché di 365 giorni senza “i dispari”) sarebbe però tornato in asse con le coordinate astronomiche di Sirio; che lo Shu Ching, uno dei testi canonici riproposti da Confucio (551-479 a.C.), riporta posizioni delle stelle rispetto ai punti equinoziali e solstiziali che si riferiscono al III millennio a.C.. Tutte le date, cove vediamo, ci riportano al 3000 a.C., agli indoeuropei e al nuovo inizio della storia dell’umanità dopo il diluvio. Proprio come con gli esagrammi della MTC, così gli egizi avevano diviso il corpo umano in 12 zone, ed attribuivano a ciascuna di esse un segno astrologico governatore; gli ebrei avevano 12 segni come guide spirituali ai 12 figli di Giacobbe; i cinesi, oltre al già citato giorno diviso in 12 doppie ore, avevano cicli astronomici divisi in 12 rami terrestri e 12 segni zodiacali (oltre ai 10 tronchi celesti, riferiti alla legge dei 5 elementi).

Dunque, ciò lascia presumere che l’Olismo Originario fu la cultura madre da cui derivarono “tutte” le altre e che, dopo la catastrofe, vi furono ovviamente perdite, variazioni e stravolgimenti nel tempo rispetto alla verità originaria. Recuperata questa, però, riconoscerne le tracce nelle diverse civiltà diventa più semplice e, finalmente, diventa ben diverso che cercare, come è accaduto per altre ricerche sulle antiche civiltà, delle vaghe e spesso improbabili analogie tra di esse. Resta dunque, di certo, la scoperta antropologica: ora sappiamo come la pensavano “gli antichi”.

Per il resto, la storia ci dice che l’astronomia nella sua (nuova) vera forma “ricominciò” con i greci e il primo dei grandi fu Talete di Mileto, nato nel 624 a.C..

Quel messaggio astronomico, comunque, resta il più importante che essi hanno voluto lasciare a tutti noi. Quanto ci sia di scientifico in quelle antiche tesi, e se le abbiamo davvero comprese tutte e fino in fondo, questo è certamente da vedere.

Quello che sappiamo è che, grazie alla scoperta dell’O.O., stiamo comprendendo, appunto, la logica degli antichi e possiamo recuperare una visione spirituale e religiosa universale, mai utile come oggi, in un’era in cui abbiamo bisogno di una nuova etica planetaria.

Ad ennesima dimostrazione di tutto ciò, ecco un altro esempio di come l’olismo originario possa consentirci anche la facile decifrazione di un altro enigma: il famoso quadrato magico[9].

S  A  T  O  R
A  R  E  P  O
T  E  N  E  T
O  P  E  R  A
R  O  T  A  S

 fig. 3

Ritrovato a Pompei nel 1925 e poi nel ’36 in forma completa, era utilizzato dai primi cristiani (in un’epoca di persecuzioni) come “manifesto” e simbolo del loro credo. Questo sostiene già il Baratono[10], il quale intuisce che il termine rotas si riferisce, nel senso letterale di ruota, al simbolo dell’esagramma o monogramma di Cristo. Ma il problema di questo antico gioco di parole è stato, anzitutto, il significato di due termini: arepo (che non si trova in alcuna lingua antica ma che qualcuno ha voluto forzatamente far risalire a un termine celtico che vuol dire “carro”) e sator (che in latino significa creatore o seminatore).

Saremmo dunque di fronte a una scritta in latino, con all’interno un improbabile termine celtico, da tradurre all’incirca come: Il seminatore sul suo carro dirige con perizia le ruote. E che vuol dire?

In realtà, l’olismo originario ci facilita il tutto. In primis sappiamo adesso che le leggi di questa antica scienza sacra (taiji, pentagramma, esagramma, svastica…) sono tutte forme inscritte in un cerchio. Ossia che, secondo questo antico sapere, ogni fenomeno, ogni opera della creazione contiene (tenet) dei cerchi (rotas). Questo , dunque, sarebbe il concetto basilare che lega tutte le verità e le leggi della creazione: opera tenet rotas (le opere della Creazione contengono ruote).

Inoltre, la legge legata allo spirito ed al Cristo è l’esagramma (infatti detto anche monogramma di Cristo). A causa delle persecuzioni i cristiani non potevano disegnarlo palesemente; ecco quindi che inventarono, probabilmente, il quadrato magico.

L’esagramma graficamente è composto da due triangoli (trigrammi) intrecciati tra loro. Tali triangoli sono esattamente simmetrici nelle forme, nel colore (uno bianco e uno nero) e anche nei percorsi di costruzione (come ci insegna l’antica MTC). Ovvero, se un triangolo va disegnato partendo dall’alto a destra, l’altro si disegna al contrario, dal basso a sinistra. Ebbene, il termine trigramma deriva dal greco e letteralmente significa tre-caratteri, scritti o linee. In altri termini, il quadrato magico è sempre un esagramma ma invece di essere disegnato tramite due triangoli (insiemi di tre linee), viene disegnato verbalmente attraverso due trigrammi (insiemi di tre parole) simmetrici, proprio come due triangoli, e intrecciati tra loro da una parola che li tiene (tenet) uniti. Tenet è l’unico termine che nel quadrato non si ripete perché è l’unico che può essere realmente letto nello stesso modo da ogni lato e dunque vale per entrambi i trigrammi. Non è un caso neanche il fatto che siano riportati per primi nel quadrato i versi scritti al contrario (sator arepo tenet). In effetti, la MTC ci insegna che i suoi cicli energetici vanno dal triangolo nero a quello bianco e non viceversa. Infatti, si dice yin-yang (nero e bianco) e non yang-yin. Dunque, come indicano le punte degli stessi triangoli, dovremmo leggere il primo dal basso verso l’alto e da destra a sinistra e il secondo dall’alto verso il basso da sinistra a destra.

 

Il quadrato magico è dunque, a quanto pare, l’insieme di due semplici trigrammi verbali costruiti secondo la logica dei due triangoli dell’esagramma. Ma l’esagramma, qualcuno dirà, per essere completo dovrebbe avere anche un cerchio. Come il quadrato lo rappresenta? Ebbene, la scritta recita: ogni opera contiene cerchi. Ciò vuol dire che ci indica esplicitamente che anch’essa (o ciò che essa rappresenta) dovrà contenere un cerchio. In pratica il quadrato magico, attraverso un utilizzo verbale e grafico di tre parole, ci disegna un esagramma completo.

Quest’ultimo, inoltre, viene a volte rappresentato anche con le punte dei triangoli rivolte a destra e a sinistra, oltre che in alto e in basso. E, infatti, il quadrato magico è simmetrico anche leggendolo da sinistra a destra.

In quest’ottica, dunque, i termini arepo e sator, rispettivamente inesistenti e di dubbia traduzione, sono effettivamente tali perché non significano nulla: sono solo l’inverso grafico delle parole opera e rotas.

Al dunque, il Quadrato Magico e la Porta Magica (del 1655), che si trova a Roma in piazza Vittorio Emanuele ed al cui vertice troviamo proprio l’esagramma riportato in fig. 2, rappresentano la stessa cosa. Ciò dimostra che l’olismo originario, seppur si era perso in gran parte, seppur in forme parziali e diverse, si è tramandato nella storia fino ai nostri giorni[11].

Tanto altro potremmo aggiungere sull’O.O. e sugli antichi e grandi enigmi che esso riesce oggi a spiegare. Per ora, aggiungeremo un’ultima cosa. Sempre grazie ad esso, la medicina tradizionale cinese riacquista oggi una parte delle sue antiche teorie che credevamo perse e con ciò, a quanto pare, recupera una nuova coerenza tra teoria e pratica terapeutica.

Questo le permetterà forse, in un prossimo futuro, maggiori progressi scientifici. Tra l’altro, guarda caso, proprio la MTC è l’unica delle medicine alternative oggi rivalutata dalla scienza a livello mondiale. Persino in Italia, paese restio a livello accademico ad accettare le “novità”, da diversi anni è stata introdotta l’agopuntura come master e proprio nel 2005 nascerà il primo master completo in MTC…

Questa è solo una piccolissima parte delle scoperte che il PLSO ci sta consentendo di realizzare e di pubblicare, sin dal 2000, in diversi volumi ed articoli.


[1] I primi passi di queste scoperte e del nuovo filone di ricerca che ne è scaturito sono stati realizzati nel 1999-2000 e pubblicati nel volume Il Tao dello Spirito, Hermes Edizioni, Roma 2000 (premiato con “Il Premio della Cultura 2001” nel settore scientifico dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri). In quello stesso anno ha l’autore ha dato vita al progetto di ricerca P.L.S.O. (www.lascienzaolistica.com). La scoperta della legge dei 6 elementi, ovvero della Stella di Davide nella cultura cinese e la sua conseguente decifrazione (scoperta che dimostra inoltre l’esistenza di una civiltà antidiluviana comune e precedente ad entrambe), è stata la prima importante scoperta del PLSO (vedi fig. 2).

[2] R. Maiocchi, Storia della scienza in Occidente, La Nuova Italia, Firenze 1995, p. 17.

[3] T. Brescia Le Eterne Leggi dell’Anima, Mir Edizioni, Firenze 2004, p. 108.

[4] Mensile Hera Magazine – anno III n. 30, Roma, giugno 2002, p. 59.

[5] Cfr. T. Brescia Il Tao della Medicina, Hermes Edizioni, Roma 2001 (premiato, insieme con Il Tao dello Spirito con “Il Premio della Cultura 2001” nel settore scientifico dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri).

[6] Ibidem, p. 93.

[7] T. Brescia Le Eterne Leggi dell’Anima, cit., p. 237.

[8] Caldeo e aramaico sono due antiche lingue ebraiche.

[9] Cfr. T. Brescia, I Misteri del CristianesimoL’Olismo Originario e le Verità Ritrovate (prossima pubblicazione).

[10] Cfr. D. Baratono, Le abbazie  ed il segreto delle piramidi, Ecig, Torino 2004.

[11] Cfr. T. Brescia, I Misteri del Cristianesimo, cit.