Intervista: Kingir l’Eredità Sumera

Testo inviatoci dal nostro stimato amico e collaboratore esperto di semiotica e semantica Zoltàn Ludwig Kruse

(Pubblicato per la prima volta su Hera no. 97/02. 2008 & Fenix no. 1/11. 2008)

Osvaldo CARIGI: Chi erano i Šumeri? Da dove venivano?

Zoltán Ludwig KRUSE: Coloro che oggigiorno vengono denominati Šumeri (pronuncia  Shumeri) chiamavano il loro paese KI-EN-GI e loro stessi KI-EN-GI-RA, ossia KIN-GIR, che, sonorizzato con vocali più bassi, può diventare KEN-GER, KAN-GAR, KUN-GUR. L’etnonimo ŠU-ME-RA-A/ŠUMERI è la sua ipotizzata forma akkadica, di cui solamente la prima sillaba è certa, le seguenti non lo sono. Fu introdotto nel quadro dell’assirologia nella seconda metà del 19. secolo (1869) dallo scienziato Jules Oppert ed e diventato di uso comune. Per dovuto rispetto sarebbe l’ora di abituarsi a chiamarli con il loro proprio etnonimo o almeno utilizzare tutte e due gli etnonimi: quello originale KIN-GIR/KAN-GAR e quello ipotizzato ŠUMERI.

Dalla vasta letteratura a loro dedicata e dalla loro ricchissima cultura emerge che l’etnia dei Kingir/Kangar/Šumeri è il risultato della fusione di varie frotte umane, arrivate dall’ampia area settentrionale, spesso montuosa, che si estende dal bacino dei Carpazi fino al Lago  Balchas nel “crogiolo” della Mesopotamia meridionale, con la popolazione  autoctona, chiamata con il nome della odierna località Al-Ubaid. Zone di provenienza di questi flussi migratori sono il bacino dei Carpazi, la regione del Lago Van, l’area tra il Mar Caspio e il Lago Aral e la regione del odierno deserto Karakum, chiamato fino a poco tempo fa Chorezm, fino al Lago Balchas. Guardando sulla carta geografica si può notare e dire che i flussi umani migranti verso il centro della Mesopotamia meridionale siano avvenuti a forma di ventaglio e, ovviamente, in varie tappe. Le potenzialità di questa terra fertile sembrano aver esercitato un forte effetto-calamita sugli immigranti.

I Kingir/Kangar/Šumeri, inventori della scrittura e creatori della prima civiltà umana,  parlavano una lingua di tipo agglutinativo.  Questo elemento fondamentale di comunicazione sembra costituire  il denominatore comune condiviso dai gruppi della etnogenesi kingir/šumera. Furono loro i fondatori-costruttori delle città-tempio sud-mesopotamiche Eridu, Ur, Uruk, Kish, Larsa, Nippur, Lagash, Isin, Suruppak, Sippar e altre ancora, una volta fiorenti. Furono loro gli ideatori di una moltitudine di invenzioni geniali che costituiscono  l’Essenza Spirituale chiamata Cultura dalla quale le culture odierne dell’umanità tuttora si nutrono.

C. : Quali sono queste invenzioni?

L. K. : Vari autori, šumerologi, archeologi, ricercatori e storici dell’arte hanno abbondantemente riferito su questo argomento nei loro libri.

Ecco allora alcune delle loro geniali invenzioni: la ruota, la suddivisione del cerchio in 360 gradi, la scrittura ideografica e in seguito cuneiforme, la stampa, il sistema esagesimale, la misura del piede con la  sua suddivisione in 12 pollici, l’unità della dozzina, il sigillo cilindrico, la fornace, la cottura delle tegole e degli oggetti di ceramica, l’edificio a più piani, l’elemento architettonico della volta arcata, l’agricoltura abbinata al sistema di irrigazione strutturato come rete di canali, la costruzione navale, la navigazione, il trasporto acqueo, l’industria tessile, la medicina, la chimica, la metallurgia, la lavorazione dei metalli, l’oreficeria, la lavorazione della pietra, la produzione del vetro e delle lenti. Inoltre sono da segnalare una serie di creazioni e istituzioni che fungono da primizie kingir/šumere: il sistema scolastico, il parlamentarismo, il calendario contadino, la cosmogonia e la cosmologia, la collezione di proverbi e diciture, la biblioteca, il catalogo di biblioteca, i dibattiti letterari, la ricerca della pace e della concordia  mondiale da parte dell’uomo, le leggi e le disposizioni per l’ordine sociale, la scultura, la musica, il canto e vari strumenti musicali. L’onore per aver realizzato tutte queste invenzioni e creazioni spetta ai  Kingir/Kangar/Šumeri. Nella nostra vita quotidiana odierna l’eredità culturale kingir/šumera è onnipresente e per quanto riguarda la sostanza si può dire che è rimasta quasi invariata. La lingua nella quale fu ideato ed espresso tutto ciò era l’arcaica lingua matrice agglutinativa dei Kingir/Kangar/Šumeri che nei testi delle tavolette di argilla viene nominata EME – KU – MAG – GAR.

C. : Ce le può dettagliare?

L. K. : Con piacere. Ecco allora alcuni dettagli. Prendiamo per primo la ruota.

L’invenzione della ruota ha reso possibile la costruzione del carro. Il carro trainato da buoi, da asini, muli o onagri rappresentava la base della mobilità dei Kingir/Šumeri. Gli scambi commerciali  via terra, il trasporto delle materie prime, dei prodotti dell’ agricoltura, delle tegole per l’edificazione delle città-templi e la veicolazione dei prodotti risultanti dalle varie attività artigianali venivano effettuati col carro. Quindi esso costituiva un elemento fondamentale, di grande importanza, per la loro economia. Come lo sono i treni, i camion e le automobili correnti sulle loro ruote ferree e  gommose per l’economia moderna. Un carro kingir/šumero in miniatura, coperto con lino o materiale simile fissato su una struttura reggente di canna, proveniente dagli scavi archeologici di Tepe-Gawra (nei pressi di Ninive) è esposto nel museo di Pennsylvania. L’aspetto di questo minuscolo veicolo, modello o giocattolo, ricorda il carro dei coloni americani con cui viaggiavano alla conquista del farwest.

Riguardo all’invenzione e all’applicazione dei codici regolatori dell’ ordine sociale c’è da dire, che molto prima di quello famoso del re amorreo Hammurabi, costituito intorno a 1900 a. C. (dopo la datazione di C. L. Woolley; 1750 a. C. dopo quella utilizzata da J. Bottéro), e quindi anche prima dei 10 comandamenti del vecchio testamento ricevuti da Mosé dal suo Dio Yahweh,  c’era una serie di legislatori kingir/šumeri con i loro rispettivi codici. Dalle tavolette si conoscono il codice di LIBIT-ISHTAR, EN-SI Principe Sacerdote di ISIN, intorno a 1940 a. C. (datazione dopo Woolley) ; il codice di UR-ENGAR/NAMMU, EN-SI di UR, intorno a 2270 a. C. (datazione dopo Woolley). Questo codice è di particolare importanza, essendo UR-NAMMU l’EN-SI che ebbe il difficile compito di ristabilire  l’ordine kingir/šumera scosso in modo traumatico dalla conquista akkada, durata un lasso di tempo di circa 160 anni, riuscendo a creare una situazione di benessere generale che gli autori odierni chiamano “pax šumera”. Prima ancora del codice di UR-ENGAR/NAMMU esisteva già il codice di URUKAGINA, EN-SI di LAGASH intorno a 2630 a. C. (datazione dopo Woolley). Il nome  kingir/šumero di questa città è  SIR-BUR-LA-KI “luce-vaso-plenitudine-terra”, cioè areale pieno di luce. Questo codice costituiva veramente un decreto di riforma sociale. In sostanza veniva abolito lo strapotere degli avidi ispettori arricchitisi sfruttando i deboli e  venivano tutelati i loro diritti e quelli degli emarginati, delle vedove e degli orfani.  Trattandosi di riforma sociale, vuol dire che prima dev’esserci stato un periodo prolungato di degenerazione, di corruzione delle leggi costitutive di un codice originale. URUKAGINA restaurò quindi, seguendo la sollecitazione della Divinità NINGIRSU, le giuste leggi prima esistenti.

Passiamo adesso all’invenzione della scrittura e alla scuola

In KI-EN-GI / ŠUMER le persone che praticavano la scrittura godevano di grande rispetto e stima. I luoghi dove veniva insegnata la scrittura erano le case delle tavolette E-DUB. Queste erano le scuole dei Kingir/Šumeri che garantivano la trasmissione del Sapere ed erano  spesso incorporate alle aree templari.  Sporadicamente esistevano anche delle scuole private. Una delle scuole più famose era quella di NIPPUR, principale città di culto della Divinità ENLIL e sede dei sacerdoti-astronomi MAG/MAH. Qui e altrove i futuri scriba kingir/šumeri venivano educati, essendo  iniziati alla conoscenza e all’utilizzo dei sacri segni ideografici e cuneiformi. Negli E-DUB si insegnava la miracolosa trasformazione, la materializzazione dei sacri suoni-parola, questi semi di Sapere immateriali e volatili veicolanti Aria-Spirito, che erano espressioni intonate di pensieri, in segni scritturali. Nella città-tempio di URUK inizialmente erano in uso 900 segni, senza contare i segni numerici. In seguito si è arrivati a circa 420 segni. Una scrittura cosi ampia poteva esser applicata soltanto da un gruppo riservato di specialisti scriba. I segni di scrittura impressi nelle tavolette d’argilla fresca e molle, in seguito indurite tramite essiccazione e poi  cotte,  erano inizialmente naturalistici, pittografici-ideografici, cioè riflettevano oggetti del mondo visibile. Lentamente  sono stati trasformati attraverso un processo di stilizzazione, semplificazione e astrattizzazione in cosiddetti segni “cuneiformi”. Questo processo creativo rivela l’ingegno grafico di un popolo, che ha saputo afferrare l’essenziale ed esprimerlo con mano sicura. Le tavolette venivano incise con lo stile che a ogni applicazione di una nuova linea creava una impronta di “testina” angolata, ossia cuneo, ragione per cui ottenne in età moderna, appunto, la denominazione di scrittura “cuneiforme”. Dalle tavolette d’argilla risulta che spesso i maestri insegnavano adottando il metodo del dialogo; gli insegnanti dialogavano con i loro allievi, proprio come millenni più tardi nei gymnasium dell’antica Grecia.

Oltre a scrivere e leggere nelle scuole kingir/šumere si insegnavano anche conoscenze di musica, numerologia, matematica, teologia, geografia, botanica e zoologia. Si studiavano, copiavano, traducevano e ricomponevano, quindi rielaboravano testi letterari antichi. Regnava nelle scuole kingir/šumere una certa severità e disciplina, garanti di buoni risultati nello studio. Modi di comportamento come l’assenteismo, il tentennamento, la loquacità, la mala condotta ma anche la calligrafia illeggibile non venivano tollerati e comportavano delle frustate a scopo correttivo. Gli allievi venivano educati alla chiarezza d’espressione e all’onestà.

Si hanno notizie di scuole che si dedicavano all’educazione professionale. La formazione dei ragazzi e delle ragazze alla professione di sacerdoti, sacerdotesse, cantori templari o anche di esperti di oniromanzia e divinazione, avveniva in istituti distinti. Probabilmente la professione di scriba era inizialmente un privilegio sacerdotale. Poteva esser esercitata anche da donne che a volte giungevano pure nella cancelleria della corte reale.

E adesso rivolgiamoci alla divina musica

I nostri avi spirituali kingir/šumeri ottenevano le loro conoscenze guardando e osservando il Cielo, la Madre-Natura e ascoltando il sacro Suono, quella sublime Essenza, fonte di bellezza e felicità,  nella quale si manifesta l’Ordine-Spirito universale. Constatando le corrispondenze esistenti tra i vari aspetti della realtà, avevano compreso l’Unità del mondo che si manifesta su tutti i livelli come Ordine-(H)armonia universale e lo riflessero in tutte le loro attività di culto e di cultura. Tutto il Sapere (H)armonicale che Pythagoras riuscì ad accumulare durante i 36 anni del  suo lunghissimo viaggio a est e, dopo esser ritornato, a diffondere in occidente, costituisce la sacra scienza di (H)armonia praticata dai Kingir/Kangar/Šumeri, anche, e soprattutto, sul piano musicale. Erano infatti degli entusiasti cultori di suoni, di canti e di musica strumentale. L'(h)arpa, che pizzicata, arpeggiata, emette un dolce e delicato flusso di suono, era uno dei loro strumenti musicali preferiti. Come ci viene riferito da Sir Leonard Woolley, direttore della campagna di scavi archeologici a UR negli anni ’20 del 20. secolo, nella grande tomba reale sono rinvenute tra una serie di oggetti di elevata maestria artigianale anche quattro (h)arpe/lire di varie grandezza e realizzazione. Tre di loro erano in un buon stato di conservazione: la prima ornamentata con una testa di toro aurea, la seconda con una testa di mucca argentea e la terza decorata con una scultura argentea a forma di cervo. La quarta (h)arpa con due sculture rappresentanti un cervo in rame, era in uno stato avanzato di degrado. Questa realizzazione differenziata, di alta maestria, in oro (Sole), argento (Luna) e rame (Venere), riccamente ornamentata con pietre preziose, lascia intuire una corrispondenza con il loro livello di intonazione (C. L. Woolley). Sono certo che lo splendido aspetto di queste (h)arpe, esposte nel British Museum di Londra, ebbe il suo equivalente nel modo di utilizzarle da parte dei loro suonatori. E’ facile immaginare che i Kingir/Kangar/Šumeri abbiano coltivato anche il canto armonico, molto diffuso in Asia ancora oggi. Perché se delle persone si dedicano con tale passione e amore alla coltivazione del suono, della musica e alla costruzione di strumenti a corda, come l’hanno fatto loro per millenni, il Sapere, riguardo al fenomeno della corda oscillante, le relazioni delle proporzioni quantiche-numeriche dei suoni parziali del suono complessivo, è ovvio. Il suono complessivo è insieme dolce timbro di suono che tocca il cuore e realtà quantica-numerica razionale. Ogni volta che sintonizzo i miei policordi,  ascoltando poi la sublime corrente di suono arpeggiato fuoriuscire, sono consapevole del filo genetico che collega tutti noi, uditori, sintonizzatori, devoti e umili servi suonatori-cantori dell‘Unisono,  nell’ ascolto alla persona della cultura kingir/kangar/šumera. Ecco, attraverso la dedizione e la coltivazione del Suono complessivo e della musica in genere non solo i Kingir/Šumeri ma tutte le altre persone che cantano e suonano ricreano e rinforzano la (H)armonia  Universale realizzando concordia e pace nel mondo. Più musica = meno guerre!

C. : E’ possibile ipotizzare che le conoscenze e le invenzioni, in particolar modo quella della scrittura, dei KIN-GIR / KAN-GAR / ŠUMERI potrebbero essere state da questi in parte ‘ereditate’ da precedenti civiltà megalitiche esistenti nella loro zona d’origine?

L. K. : Come detto prima, l’etnogenesi dei KIN-GIR/ŠUMERI è stata molto complessa. Quello che a noi oggi risulta come una civiltà e cultura saltata fuori dal nulla ovviamente è cresciuta in modo organico. Le varie popolazioni arrivate nella Mesopotamia meridionale portavano con sé già una elevata cultura, culto religioso e scrittura compresi, sviluppatesi nelle diverse regioni d’origine. E’ per questo che la scrittura ideografica appare alla metà del 4. millennio in KI-EN-GI in maniera così spontanea e già in una forma ben consolidata. Lo dimostra il fatto che una scrittura molto simile, anzi quasi identica , a quella più arcaica di URUK (intorno a 3500 a. C.) la ritroviamo infatti più di 1000 anni prima nell’area del bacino dei Carpazi su 2 dischetti-amuleto minuscoli, ma di grandissima importanza. Questi furono rinvenuti assieme ad un altro dischetto, 26 statuette della Dea-Madre, due figure di pietra ed un bracciale in madreperla a  Tatárlaka (mag.) / Tărtăria (rum.) nei pressi della località Tordos (rum. Turda) dall’archeologo N. Vlassa di Cluj (rum.) / Kolozsvár (mag.) nel 1961 in Transilvania, la regione del bacino dei Carpazi che oggi è parte integrante dello stato di Romania.  Tordos si trova nell’areale della cultura KŐRÖS. Gli inizii dell’arcaica cultura KŐRÖS, che è strettamente collegata a quella vicina lungo il fiume Olt con il centro ERŐSD (rum. Ariușd), sono stati datati intorno a 5500 a. C. (in History of Mankind: Prehistory and the Beginnings of Civilization; di J. Hawkes & C. L. Woolley). Nel toponimo ERŐS-D ritroviamo il nome della Dea-Madre, che in lingua magyar/hungar/ungherese significa  forte, potente, allargato con il suffiso locativo D(A), che riemerge nella cultura dei Kingir/Šumeri nel nome della Dea ERES-KI-GAL; poi, millenni più tardi, trasformato in Dio dell’Amore EROS, anche nell’antica Grecia.

Sulla base dei risultati delle analisi a  radiocarbonio C – 14  la datazione dei dischetti è intorno a 4500 a. C.. In più, è stato constatato che essi erano manufatti di argilla sabbiosa autoctona. Così una importazione dalla Mesopotamia era esclusa. Dev’esserci stato quindi un flusso consistente di popolazioni pre e postdiluviane dal bacino dei Carpazi, e non solo, verso la Mesopotamia meridionale che portavano con sé una loro cultura specifica comprendente sia il culto della Grande-Dea-Madre sia la conoscenza della scrittura.  Si tratta dunque di una continuità culturale. Allora, più che ipotizzare uno sviluppo organico della cultura e in special modo della scrittura proto-kingir/šumera nelle regioni di origine delle popolazioni immigranti, componenti della etnogenesi dei Kingir/Šumeri,  lo si può dire con certezza. Solo che l’attenzione mondiale per ovvi ragioni era ed è molto più concentrata sulla Mesopotamia, che non sul bacino dei Carpazi. Sono stati fatti tantissimi scavi archeologici in Mesopotamia meridionale, molto meno nel bacino dei Carpazi. Solo per questi motivi quanto ho appena detto è poco conosciuto, non perché manchi di importanza.

C. : I KIN-GIR / KAN-GAR / ŠUMERI parlavano una lingua di tipo agglutinativo e lo è anche la lingua magyar/hungar/ungherese il cui vocabolario è per la maggior parte composto di parole-seme, denominati anche arche-etimi, lo stesso “elemento fondamentale di comunicazione” che troviamo nella lingua šumera. Signor Kruse, la lingua parlata oggi nella sua patria d’origine deriva quindi dal šumero, come l’italiano dal latino? E quanto nella vocalità dell’odierno magyaro possiamo ritrovare quella della lingua di quell’antico meraviglioso popolo? “

L. K. : Forse avrà già notato che i due etnonimi Kin-Gir/Kan-Gar e Hun-Gar (la gutturale sorda K passa all’aspirata H/CH come per esempio in dialetto toscano casa chasa, quindi K → H/CH) sono quasi identici. Questa ovvietà deve essere presa in considerazione. Si può dire che l’arcaica lingua agglutinativa dei Kingir/Kangar/Šumeri abbia la sua continuazione nella odierna lingua agglutinativa magyar/hungar/ungherese. Ritroviamo in ungherese in fatti non solo circa 70 % del potenziale delle parole monosillabiche kingir/šumere, con gli stessi valori fonici e semantici, ma anche il sistema agglutinativo, identico a quello suffissale della lingua kingir/šumera: un fatto di importanza fondamentale.   Oltre a ciò una serie di caratteristiche grammaticali di cui dispone solamente la lingua kingir/šumera, come per esempio l’armonia vocalica, sono tutte quante presenti nella lingua magyar/hungar/ungherese. Per quanto riguarda la relazione tra le lingue kingir – hungar e italiano – latino (interessante il palindromo ital|lati) la mia risposta e sì. Sulla base di quanto detto prima, penso che la sonorità delle lingue kingir/šumera e hungar/ungherese in genere sia in sintonia. Tuttavia essendo il fattore di tempo intermedio, che insieme collega e  separa le due realtà di linguaggio, molto diverso, rispettivamente di 4000 e 800 anni, cioè  il quintuplo, sarebbe troppo semplicistico  pensare a una coincidenza così elevata come tra il latino e l’italiano.  Ovviamente in un lasso di tempo così vasto i cambiamenti sono stati numerosissimi. Quello che gli attenti ascoltatori possono ritrovare nella vocalità, nella sonorità della odierna lingua ungherese  è l’ Essenza ben conservata, costituita di parole-seme, magazzini di Sapienza,  in organico collegamento con il  sistema agglutinativo, che caratterizza il loro modo di evoluzione formal-semantico, condivisa da quell’antico meraviglioso popolo dei nostri avi spirituali.

C. : Quindi sentendo parlare ungherese possiamo farci un’idea abbastanza precisa di come parlavano i Šumeri?

Un’idea generale, sì, ma non abbastanza precisa. Semplicemente per mancanza di registrazioni foniche di quell’arcaica lingua che possano permettere un paragone di questa portata; disponiamo solo di una moltitudine di documenti scritti. Attraverso uno studio approfondito  questi ci permettono di comprendere e considerare l’ungherese come forma evoluta dell’arcaica lingua matrice agglutinante kingir/šumera, cioè come risultato di un continuo, plurimillenario processo di adeguamento e perfezionamento linguistico. La lingua è, più che un deposito di prodotti finiti chiamati parole, un sistema dinamico, mai fermo. Il sistema agglutinativo è meglio caratterizzato dai modi e dai mezzi con i quali vengono realizzate nuove formazioni e avviene la designazione del loro plurimo rapportarsi, cioè la rete , più che dalle parole-seme base, ossia i nodi. Nelle testimonianze della lingua magyar/hungar/ungherese  sono di grande valore rivelatore una serie di testi dai secoli XI – XIII, scritti con la fonetica latina, che riescono a documentare una importante forma e fase di transizione alla forma odierna. L’arcaica lingua kingir/šumera e l’odierna lingua ungherese costituiscono quindi due diversi gradi di evoluzione della stessa lingua matrice di tipologia agglutinativa. Il loro particolare rapporto potrà esser compreso solo nella prospettiva dell’immensità temporale della dimensione storica.

C. : Come mai è proprio la lingua ungherese ad essere la forma evolutiva della “lingua matrice agglutinante kingir/šumera”? Nell’attuale area mesopotamica vi è traccia di qualche idioma, dialetto locale che possa aver ereditato, anche in parte, la fonetica šumera?

L. K: Come Le dicevo, nei testi delle tavolette di argilla l’arcaica lingua matrice agglutinativa dei Kingir/Šumeri viene denominata EME lingua KU – MAG – GAR. Considerata la sonorizzazione alternativa della sillaba KU che può essere KUN e HUN, abbiamo da un lato la forma arcaica KU/KUN/HUN – MAG/MAH – GAR e dall’altro quella odierna MAG-YAR/HUN-GAR. Come vede la situazione è semplice e la coincidenza ben chiara. Nell’intero mondo moderno  non si trova poi un’altra lingua che presenti la stessa evidente coincidenza. Una serie di autori, orientalisti, šumerologi, conoscitori sia dell’arcaica lingua kingir/šumera sia di quella magyar/hungar/ungherese, hanno presentato nei loro testi  la moltitudine di parole-seme kingir/šumere che si ritrovano in hungar/ungherese spesso nella stessa forma e con lo stesso significato. Esse vengono ancora oggi tessute nella rete di parole delle frasi con gli stessi mezzi organizzativi linguistici dell’agglutinazione. L’arcaica lingua kingir/šumera era la lingua dotta dei millenni prima dell’inizio della nostra Era. In questa lingua vennero celebrati i rituali di culto religioso e fu tramandata la cultura. Anche nei periodi di dominio akkadico, amorreo e assiro-babilonese. Tutte le culture mediorientali utilizzarono la scrittura cuneiforme inventata dai Kingir/Šumeri, semplicemente per il motivo che una notazione alternativa non esisteva. In questa situazione è ovvio che tutte le lingue mediorientali e indoeuropee di tipo flessivo abbiano adottato un gran numero di vocaboli della linguamatrice kingir/šumera. L’akkadico, l’amorreo, l’assiro-babilonese, l’ebraico, il greco, il latino sono tutti linguaggi pieni di parole-seme kingir/šumere e attraverso  essi  anche le nostre lingue indoeuropee odierne.

Quindi più che traccia,  nell’attuale area mesopotamica, e ben oltre, vi è una forte presenza di parole-seme kingir/šumere. Soltanto che nelle lingue flesse dei vincitori esse sono state inglobate senza la matrice creatrice agglutinativa e spesso alterate, aggiustate, da chi le adottò, alle proprie abitudini linguistiche. Ciò vuol dire che da una rete linguistica originariamente unitaria con nodi di parole-seme sono stati adottati sopratutto i nodi. Il modo di evoluzione agglutinativo di questi nodi di parole-seme intonate è rimasto purtroppo ignorato, disprezzato e rifiutato per mancanza di comprensione, perché considerato troppo “complicato” e stranamente anche troppo “rigido”. Nei libri di autori odierni che sostengono e conservano ancora gli interessi dei vecchi e dei nuovi avidi vincitori non è una rarità trovare affermazioni del tipo: “Tale lingua [l’amorreo, parlato dai fondatori  del regno di Hammurabi] ha cancellato ogni traccia di arcaismo e di agglutinazione…” (G. Semerano: “L’infinito: un equivoco millenario” P. 4). Il sistema linguistico agglutinativo, che costituisce una grande ricchezza culturale dell’umanità, non è stato mai cancellato né ha mai cessato di progredire. Le vecchie e le odierne lingue agglutinanti lo dimostrano.

img credits: Image of Mesopotamia – Jeff Brown Graphics

C. : Lei parla di ‘vincitori’, storicamente furono gli Akkadi a sovrapporsi ai Šumeri, ma fisicamente coloro che si salvarono dalla spinta conquistatrice dei predetti che fine fecero? Ovvero, la civiltà šumera continuò ad esistere in altri luoghi o si estinse completamente?

L. K. : Conviene tener conto del fatto che la storia scritta in genere rappresenta la versione deviante, distorta degli avvenimenti storici formulata dai vincitori. Per questo motivo non è facile trovare dei testi che presentino gli avvenimenti da un punto di vista dei vinti ed è ancora più difficile trovarne che li presentino in modo imparziale. Il termine tecnico “sovrapporsi” da Lei usato acquista, nella realtà storica, il significato di aggredire, disfare, stroncare, sterminare, uccidere e, quindi, vincere. Gli Akkadi furono i primi vincitori dei Kingir/Šumeri, seguiti secoli più tardi, dopo un ampio periodo di risanamento sociale e di fioritura culturale, dai vincitori Amorrei e Assiri. E’ illusorio pensare ad un passaggio di potere civile ed incruento, al contrario è stato di una crudeltà traumatica per i Kingir/Šumeri. Il noto šumerologo S. N. Kramer dichiara in modo esplicito che la storia della Mesopotamia da qui in poi non è altro che una lotta sanguinosa tra la popolazione kingir/šumera e quella nomade, semita. I vincitori, oltre che delle ricchezze materiali, si impossessano, a loro discrezione, di tutto quello che vogliono comprese le ricchezze cultural-spirituali dei vinti, alterandole, in seguito, secondo i propri gusti. Contemporaneamente con l’inasprirsi della repressione amorrea e soprattutto assira, le crudeltà della quale sono state riccamente documentate dagli Assiri stessi, la popolazione kingir/šumera si avviò verso la strada della salvezza ritirandosi successivamente nelle vaste regioni di provenienza originaria, cioè nelle zone montuose a nord-est e nord-ovest. Ovviamente avvenne una frammentazione, ma il Sapere e la Cultura furono salvati e, soprattutto, la linguamatrice agglutinativa comune coltivata e conservata. In un altro suo libro (“Igaz Történelmünk Vezérfonala Árpádig”) il Prof. J. F. Badinyi ci descrive l’esodo plurisecolare e la drammatica sorte dei fuggiaschi kingir/ šumeri. Sulla loro strada verso settentrione i gruppi di rifugiati kingir/šumeri si congiunsero con i vari gruppi etnici imparentati tra i quali Sabiri, Kurri/Hurriti, Caldei, Medi, Sciti, Parthi, Choresmini, Hunni, Avari. Da questo complesso multietnico,  arricchito dall’eredità etnico-culturale kingir/šumera emersero in seguito gli Hungar/Magyari. Quindi la grande nazione e civiltà kingir/šumera non è sparita nel nulla, ma è rintracciabile, anche se non più nella sua forma originale e omogenea ma disciolta, nelle suddette etnie nel vasto territorio che comprende l’Asia centrale, quella occidentale, la regione caucasica, arrivando verso ovest fino al bacino dei Carpazi e alla Pannonia, situata nel cuore dell’Europa.

C. : Anche nel campo dell’astronomia il grado di conoscenza dei Šumeri era notevole. Ce ne vuol parlare? aggiungendo anche una sua opinione sulle informazioni che gli astronomi šumeri ci hanno tramandato circa l’esistenza del pianeta Nibiru e, in generale, sulle teorie formulate da Zecharia Sitchin a seguito delle traduzioni di testi šumerici da parte dello stesso?

L. K. : Il vasto materiale astronomico contenuto nel “Planetarium Babilonicum” (A. Deimel) costituisce una raccolta delle conoscenze dei saggi sacerdoti-astronomi MAG/ MAH kingir/šumeri. Uno dei loro centri più importanti si trovava a NIPPUR, principale luogo di culto della Divinità ENLIL. Un altro loro importante centro astronomico e di istruzione dei sacerdoti MAG era SIPPAR, che nella letteratura specialistica viene considerato “il Vaticano kingir/šumero”. Qui i sacerdoti-astronomi MAG hanno svolto la loro attività con continuità anche durante il periodo dell’impero dei Parthi (3. sec. a. C – 3. sec. d. C.), grandi concorrenti dell’impero romano. Nel suo “Astronomical Cuneiform Texts” O. Neugebauer afferma che i saggi sacerdoti-astronomi MAG/MAH, nei loro calcoli, svilupparono un sistema perfetto, ma molto complicato, di astronomia sferica la cui base costituiva il “Calendario di Nippur”. In questo sistema l’anno iniziava quando il Sole raggiungeva il punto d’equinozio primaverile. La cronologia del calendario di Nippur, che è basato sul movimento precessionale, parte con l’Era del Toro e corrisponde all’incirca a 4700 a. C. del nostro calendario. Neugebauer afferma inoltre che gli astronomi amorrei babilonici non conoscevano le fondamenta né della teoria delle effemeridi kingir/šumere né dei loro calcoli matematici. Ciò vuol dire che non sono mai stati iniziati dai sacerdoti MAG/MAH a tali conoscenze e spiega che nemmeno con i nostri mezzi matematici attuali possiamo scoprire le espressioni e i procedimenti tecnici che loro applicarono nella loro scienza astronomica. Nel libro “The Babylonian Expedition of the University of Pennsylvania” del Prof. H. V. Hilprecht si legge  che il numero di base delle moltiplicazioni e divisioni astronomiche kingir/šumere era sempre il  tempo di movimento precessionale moltiplicato per cinquanta. Sappiamo che il movimento precessionale dell’asse terrestre compie 360° in un lasso di tempo di 25 920 anni, cioè 2160 per ogni segno zodiacale di 30°. Il numero di base dell’astronomia kingir/šumera è quindi: 50 x 25 920 = 12 960 000.

Nel “Planetarium Babilonicum” sono elencati sia i nostri pianeti sia la totalità delle costellazioni stellari visibili dalla terra. I loro nomi sono tutti quanti kingir/šumeri. Vi è contenuto anche il nome del pianeta NIBIRU che vari šumerologi interpretano in diversi modi. Anche sulle tavolette cuneiformi kingir/šumere sono numerosi i dati astronomici circa il passaggio e la permanenza del pianeta NIBIRU nel nostro sistema solare. Il šumerologo ungherese Prof. J. F. Badinyi riferisce che i Kingir/Šumeri consideravano il nostro sistema solare uno dei due fuochi componenti un più grande sistema solare ellittico. Più precisamente consideravano che, sul piano di traiettoria del pianeta NIBIRU – ruotante intorno al, e nel, grande sistema ellittico – la rotazione dei pianeti del nostro sistema solare avviene in senso perpendicolare. La durata della sua rivoluzione sulla grande traiettoria ellittica era misurata in 3600 anni terrestri. L’attraversamento del nostro sistema solare da parte del pianeta NIBIRU avveniva tra i pianeti Giove e Marte. Il Prof. J. F. Badinyi parla nel suo libro “Jézus Király a Pártus Herceg” del pianeta NIBIRU anche in relazione alla stella di Betlemme. E spiega come alla congiunzione di Giove e Saturno nel segno dei Pesci si era associato il pianeta NIBIRU che i Kingir/Šumeri chiamavano nella sua posizione più alta SAG-ME-GAR, cioè il “capo” dei pianeti. Questa luminosissima tripla congiunzione dev’essere stata un grande evento che ha sconvolto il mondo mediorientale di quei tempi. I  sacerdoti-astronomi MAG di SIPPAR avevano previsto, con i loro calcoli, tale evento molto tempo prima e l’avevano collegato alla secolare profezia d’arrivo del Redentore, Luce del Mondo. I tre re MAGhi infatti dovevano partire molte settimane prima della nascita di Gesù Redentore, per poter dargli il benvenuto e portargli i reali regali.

Dei libri pubblicati dal šumerologo Zecharia Sitchin ho letto solo Il 12° Pianeta, che ritengo un lavoro di grande valore. In questo quadro ristretto mi limiterò ad esprimere solo una mia impressione generale a proposito. A parte le tantissime informazioni precise e di grande valore educativo sul ruolo storico-culturale dei Kingir/Kangar/Šumeri, trovo molto interessante lo scenario astro-spaziale presentato dall’autore. A tratti avevo l’impressione di leggere un libro di avventure interplanetarie. Penso che il pubblico dei lettori abbia gradito una tale atmosfera e che sia stato molto soddisfatto della spettacolarità che il libro, in tanti dettagli, spesso eccitanti, dimostra. In questa sede desidero nominare un solo aspetto linguistico che ritengo fondamentale: l’applicazione della lingua magyar/hungar/ungherese per la traduzione, l’interpretazione e  la completa, profonda comprensione degli elementi di traduzione kingir/šumeri è indispensabile. Per farLe un esempio, Z. Sitchin nel suo libro ci comunica che la parola-seme MUL veniva utilizzata dai Kingir/Šumeri nei loro scritti astronomici per la denominazione generale di corpi celesti, stelle, astri e costellazioni stellari. Z. Sitchin ci dà molte spiegazioni importanti utilizzando la fonte biblica in collegamento con la lingua ebraica antica. Ma in questa situazione, come anche in molte altre, non riesce a comprendere e a farci capire i plurimi significati di una certa parola-seme utilizzando solo e sempre la stessa fonte dell’antica lingua ebraica o di un’altra lingua di tipologia flessiva, come l’akkadico. La parola-seme MUL nei testi astronomici kingir/šumeri è l’espressione intonata della temporalità. Quindi è strettamente collegata alla transitorietà, al tempo effimero, alla sua celeste misurazione nei movimenti stellari il cui risultato sono poi le effemeridi. Le presento qui una parte significativa e molto instruttiva della rete di differenziazione  formal-semantica  della parola-seme MUL nella odierna lingua magyar/hungar/ungherese:

MÚL~Ó = temporario, transitorio, effimero;

MÚL~T = passato, decorso, precedente, scorso;

MÚL~IK = passa (davanti), decorre (il tempo);

MÚL~VA = passato (un giorno/mese/anno);

MÚL~TÁ~N = col passare (del tempo);

MÚL~ÁS = (il) passare, decorrere (del tempo);

MUL~AND~Ó = passeggero, effimero;

MUL~AND~Ó~SÁG = temporalità, transitorietà, fugacità, caducità;

EL~MUL~ASZT~HAT~ATLAN = intrascurabile

EL~MULA~SZT~HAT~ATLAN~SÁG = intrascurabilità.

Le voglio dare anche una vaga idea del modo coerente in cui la lingua magyar/ungherese elabora le sue differenziazioni attraverso il ludo fonico, partendo dalla parola-seme MUL, che abbiamo appena sentito:

ÚJ [u:j] nuovo/a,

SZ~ÜL [sül] partorisce, genera,

ÉJ [ej] notte,

M~ÉLY [mej] profondo/a, profondità, fondo,

M~ÉLY-SÉG [mejʃeg] profondità ; e adesso due combinazioni di questi suoni-parola:

AZ ÉJ M~ÉLY~SÉG~E [ɔs ej mejʃeghɛ] la profondità della notte; e

A M~ÉLY~SÉG~ES M~ÚL~Ó ÉJ M~ÚL~ÁS~A ÚJ~AT SZ~ÜL.

[A mejʃeghɛʃ mu:lo ej mu:laʃɔ u:jɔt sül.]

Il passare della notte effimera piena di profondità genera del nuovo.

Attraverso tale conoscenza le magnifiche spiegazioni di Z. Sitchin avrebbero potuto essere ancora più complete. Come il noto šumerologo Z. Sitchin, la maggior parte dei šumerologi non hanno conoscenze pratiche del sistema linguistico agglutinativo, non parlano l’ungherese o un’altra lingua di tipo agglutinativo. Tuttavia questa conoscenza è indispensabile per la spiegazione e l’interpretazione completa dell’ arcaica linguamatrice kingir/šumera. Non possono bastare l’accadico e l’ebraico, lingue di grande valore che hanno sì inglobato una moltitudine di elementi linguistici kingir/šumeri, ma non per questo riescono a spiegare in modo esauriente tutte le particolarità della lingua kingir/šumera. Sta di fatto che molte particolarità legate all’organizzazione agglutinativa di questa lingua esse non sono riuscite mai ad assimilarle.

C. : Lei definisce i Šumeri „nostri avi spirituali”. Quanto di questa spiritulità possiamo ritrovare nella nostra società?

L. K. : L’espressione “avi spirituali” riferita ai Kingir/Šumeri, la incontrai anni fa leggendo il libro The Sumerians di Sir C. L. Woolley e mi sentii in piena risonanza con questa definizione. La spiritualità dei Kingir/Šumeri è onnipresente nel continuo utilizzo delle invenzioni e delle creazioni elencate all’inizio di questa intervista e soprattutto nella sonorità dei suoni-parola sia delle lingue antiche come l’ebraico, il greco e il latino, sia delle nostre lingue europee odierne, eterici e fondamentali elementi di Aria-Spirito – in magyar/ungherese LÉG-ÉSZ (pron. leghes) – senza i quali non saremmo in grado di comunicare.