Ishtar La Dea che ha inventato l’Amore libero

di Francesca Rita Rombolà

Astarte_SargentInanna in sumero, Isthar in accadiano, dea dell’ amore e della guerra presso i Sumeri e i Babilonesi. Divinità controversa, molto amata e venerata sia dal popolo che dai nobili e dal sovrano, accompagnata sempre da una popolarità incredibile, Inanna-Isthar ha una personalità divina davvero eccezionale. Ella, infatti, non ha vincolo coniugale nè materno, gode di un’ indipendenza e di un potere enormi. E’ lei ad aver inventato l’amore libero, che per tanto tempo le donne hanno ricercato e per il quale hanno anche lottato, ritenendolo un loro diritto e un indiscusso segno di libertà ed emancipazione femminile. A Inanna-Isthar si attribuiscono molte avventure di ogni genere, anche di guerra e di conquista ma soprattutto amorose.

Quella di cui si è conservata più viva memoria e di cui ci rimane una gran mole di documentazione archeologica e letteraria ( quest’ ultima conservata principalmente nei vari inni sacri a lei dedicati ) è la sua prima e più importante storia d’ amore con Dumuzi in sumero, Tammuz in accadiano. Molto probabilmente, Dumuzi-Tammuz fu un re di età arcaica, trasformato in eroe in tempi non ancora storici e più tardi divinizzato. Egli è visto come un pastore e Isthar aveva, all’ inizio, esitato tra lui e il dio dell’ agricoltura Enkimdu.

Forse, in questa rivalità e in questa scelta, si riscontra l’ eco di una rivalità sociale molto arcaica tra gruppi stanziali dediti all’ agricoltura e altri dediti, invece, all’ allevamento del bestiame. Alla fine, la dea ha scelto il pastore Tammuz. Molti inni descrivono la dea mentre si prepara per fare l’ amore con Dumuzi o mentre attende, con trepidazione, che l’ amante divino vada a trovarla nella sua dimora nascosta e protetta come una fortezza. Sempre dal materiale archeologico-letterario pervenuto fino a noi, sappiamo che gli amori di Inanna e di Dumuzi sono stati celebrati anche nella liturgia sacra, specialmente tra il III e il II millennio. Il Matrimonio Sacro, l’ unione tra i due amanti divini veniva nello stesso tempo rappresentato e realizzato con una vera notte d’ amore tra il re del paese, nelle vesti di Dumuzi, e una sacerdotessa in quelle di Inanna. La cerimonia notturna, che avveniva nella camera più riposta del tempio, era segreta e si svolgeva secondo un rituale tramandato fin dalla notte dei tempi.

Secondo quanto è riportato nel famoso poema L’ EPOPEA DI GILGAMESH, Isthar si innamorò di Gilgamesh e tentò di sedurlo, ma questi la respiense ed ella, furente d’ odio e di gelosia, gli lanciò una terribile maledizione che gettò l’ eroe nella pena e nell’ angoscia. Alla dea Isthar furono intitolate le possenti e meravigliose mura di Babilonia, la cui fama circolò per tutto il mondo antico e si protrasse nei secoli. Si diceva che fossero inespugnabili e che la stessa dea, in tenuta da battaglia, sorvegliasse l’ ingresso principale alla città durante gli assalti o i preparativi di guerra.