Jack lo squartatore: storia, leggenda, mito

 [1]“Un Oscuro Autunno Caldo nella Londra Vittoriana”

(CC) Antonio Aroldo

(fonte foto panorama.it)
(fonte foto panorama.it)

[2]“Jack lo Squartatore”, (ingl. Jack The Ripper), è lo pseudonimo con cui divenne noto un mai identificato pluriomicida che agì a Londra, nel degradato quartiere di Whitechapel, alla fine del 1888. questo assassino è considerato il “Serial Killer” per antonomasia, il precursore di tutti gli assassinî seriali della “Cronaca Nera” di ogni luogo e tempo. La prima delle sue cinque vittime fu Mary Ann Nicholls. Il suo corpo fu ritrovato il 31 agosto 1888 alle 3 del mattino, in Buck’s Row, di fronte a uno dei tanti mattatoi del quartiere.

La  vittima era una prostituta di 45 anni.

Il suo cadavere presentava la gola sgozzata fin quasi alla Decapitazione, (il taglio intacca le vertebre del collo), aveva, inoltre, tagli sul ventre dai quali fuoriusciva l’intestino. Gli organi genitali presentavano gravissime ferite da taglio, probabilmente inferte di punta.

Il referto dell’autopsia pose in evidenza, esaminando il taglio alla gola, che l’omicida era mancino fatto che poi sarà smentito da tutti i criminologi che hanno studiato il caso, che invece affermeranno il contrario.

I giornali dell’epoca, che erano ogni giorno pieni di articoli relativi a donne accoltellate, bruciate vive, sfregiate e mutilate, diedero enorme rilievo al caso definendolo “Strano”. Non si erano sbagliati. Quel delitto, infatti, è stato solo uno dei tanti che costellarono l’“Autunno di Terrore”, il cui protagonista era Jack lo Squartatore.

Il primo delitto diede modo di conoscere, oltre all’abilità del killer, anche il suo “Modus Operandi” e la tipologia delle sue vittime: da quel momento, infatti, i poliziotti e i testimoni avrebbero visto soltanto prostitute sventrate e sgozzate.

L’otto settembre successivo, infatti, nel cortile del numero 29 di Hanbury Street, a Whitechapel, un fattorino trovò il corpo della seconda vittima ufficiale di Jack lo Squartatore: era Annie Chapman, 48 anni, prostituta.

Il suo corpo fu trovato che giaceva steso a terra tra la porta e la palizzata, uno spazio di circa ottanta centimetri. La gola è squarciata e la testa è di poco attaccata al busto. Il ventre era aperto: gli intestini furono appoggiati sulla spalla destra della vittima, mentre la vagina, l’utero e due terzi della vescica furono portati via. Ai piedi della poveretta furono rinvenuti alcune monete e un pezzo di busta insanguinata riportante la data del 20 agosto.

Quest’omicidio, al contrario dell’altro, ebbe anche un testimone, inquilino della casa a fianco, oltre la palizzata, che afferma d’aver sentito un grido di donna dire “No!” ma che non aveva avuto il coraggio di sporgere la testa e guardare. Il giorno dopo una bambina riferì alla polizia d’aver visto, a poca distanza dal luogo del delitto, in un cortile, una striscia di sangue: gli investigatori affermarono che probabilmente era la traccia lasciata dal killer che, ricordiamolo, portava con sé il macabro trofeo asportato alla vittima e che con molta probabilità quel sangue era quello che colava dagli organi portati via dall’assassino.

Questo omicidio, oltre a presentare l’indizio della striscia di sangue (che non verrà studiato né approfondito, neanche successivamente), portò al primo arresto effettuato dalla polizia. John Pizer, un macellaio ebreo del quartiere, fu accusato dell’omicidio grazie ad un grembiule di cuoio trovato nei pressi del luogo del delitto. Il giorno dopo, però, si scoprirà che “Leather Apron” (Grembiule di cuoio), come sarà chiamato l’accusato fino al momento del suo riconoscimento, non centrava niente col delitto: il grembiule apparteneva ad un inquilino del palazzo in cui è stato consumato l’omicidio, che era stato lavato e appeso ad asciugare. Pizer, tuttavia, viene trattenuto in cella ancora per un altro giorno a causa della folla inferocita che voleva linciarlo.

Quindi, fino a quel momento, l’assassino era ancora un fantasma e la polizia non aveva neanche il sospetto di chi potesse essere. Si presupponeva solo che fosse un pazzo fanatico o un maniaco sessuale con alcune conoscenze di anatomia. L’unico indizio che sembrava legare gli uomini che alcuni testimoni hanno visto con le vittime era una valigetta nera e un cappello alla Sherlock Holmes.

Da questo delitto, fino al prossimo passarono, stranamente, ben ventidue giorni, in questo breve periodo di tempo lo Squartatore restò con le mani in mano?

Il 27 settembre  la “Central News Agency, ricevette una lettera intestata al Capo e firmata Jack lo Squartatore: è la prima di una lunga serie, ma anche la prima ad essere vergata con la firma “Jack lo Squartatore” (in inglese Jack the Ripper). La polizia non ritenne la lettera autentica e non dà altra rilevanza al caso.

Il 30 settembre nel giro di un’ora, furono rinvenuti i corpi di altre due vittime: Elisabeth Stride e Catherine Eddowes, entrambe prostitute.

Elizabeth Stride fu trovata in Berner Street, presso il cortile di un circolo di ebrei e tedeschi, da un cocchiere. Il suo cadavere presentava solo un profondo taglio alla gola, dalla quale, affermò il cocchiere, usciva ancora del sangue. Ciò portò ad una conclusione: il cocchiere deve aver disturbato il lavoro dello Squartatore, che quindi non ha avuto modo di infierire sulla donna.

Questa prova è suffragata dal ritrovamento della seconda vittima, Catherine Eddowes, in Mitre Square: la donna è stata sottoposta ad un vero e proprio martirio, cosa che confermerebbe il “Cambio di Programma” dell’assassino che, non riuscendo ad accanirsi sulla Stride, ha cercato un’altra prostituta su cui infierire.

La Eddowes giaceva in un lago di sangue, a pancia in su (come tutte le altre vittime, tra l’altro). La faccia era sfregiata: naso e lobo dell’orecchio sinistro furono tagliati, così come la palpebra dell’occhio destro, solcata da profondi tagli; il volto è sfigurato con un taglio a “V” sulla parte destra e con numerosi tagli sulle labbra tali da mostrare le gengive. Il corpo era sventrato con un taglio dall’inguine alla gola: lo stomaco e gli intestini erano stati estratti e appoggiati sulla spalla destra della donna, il fegato appariva tagliuzzato, il rene sinistro e gli organi genitali erano stati portati via. Per finire, la vittima era stata come al solito sgozzata con un taglio fin quasi alla decapitazione.

L’otto novembre fu ritrovato il corpo dell’ultima vittima attribuita a Jack lo squartatore: Mary Jane Kelly. L’omicidio di quest’ultima è considerato, ancora oggi, il più orribile di tutti quelli attribuiti allo Squartatore.

Il suo corpo fu scoperto poco dopo le 10:45 del giorno seguente. Il cadavere, o quello che ne rimaneva, giaceva sul letto della camera dove la donna viveva, al numero 13 di Miller’s court, vicino a Spitalfields. La gola era squarciata, il viso severamente mutilato e irriconoscibile, il petto e l’addome aperti, molti organi interni erano stati rimossi, il fegato giaceva tra le gambe e l’intestino arrotolato presso le mani, era stata asportata la carne che ricopriva gli arti. Il cuore non fu mai trovato e si crede possa essere stato bruciato nel camino o persino cotto e mangiato. I vicini dissero d’aver sentito un urlo solitario intorno alle 4 del mattino e a quest’ora è stata fatta risalire la morte.

Oscar WildSono state fatte innumerevoli congetture su chi possa essere stato il serial killer che terrorizzò la Londra vittoriana, alcune piuttosto bislacche e improbabili come quella che lo identifica con il poeta e drammaturgo Oscar Wilde.

Un’altra delle tesi è quella divulgata da Alan Moore in “From Hell”, (ispirata all’opera di Stephen Knight autore di “Jack the Ripper the Final Solution” pubblicato nel1979), chiamata anche “The Royal Conspiracy” (Il complotto reale), secondo cui i delitti del mostro sarebbero stati commessi per coprire il matrimonio cattolico di un nipote della regina Vittoria con una prostituta, da cui sarebbe nata una figlia. La regina avrebbe quindi dato incarico ad uno dei suoi ministri di porvi rimedio, risolvendo il potenziale scandalo attraverso un intrigo con la massoneria inglese e un frammassone, che rispondeva al nome di Jack per l’appunto, che compì cinque delitti rituali per uccidere tutte le testimoni della relazione tra il rampollo della famiglia regnante e l’ex prostituta.

Nel 2002, è stato pubblicato dalla famosa scrittrice americana Patricia Cornwell il libro:  “Ritratto di un assassino – Jack lo Squartatore – Caso chiuso” nel quale l’autrice di gialli, dopo diverse ricerche, identifica lo Squartatore nel pittore inglese Walter Sickert. Le prove che l’autrice porta per affermare la sua teoria sono molteplici ma gli studiosi della vicenda le hanno quasi unanimemente dichiarate poco convincenti. La Cornwell ha dedicato più di un anno all’esclusivo studio della figura dello Squartatore, persino acquistando alcune lettere che lo Squartatore scrisse alla polizia londinese nonché diverse opere pittoriche di Sickert. La scrittrice è persuasa, infatti, che quasi tutte le lettere inviate alla polizia siano opera di Walter Sickert, che si divertiva a variare contenuti e grafie. Questa teoria non è mai stata presa seriamente dalla polizia, ed in ogni caso non proverebbe affatto che l’autore delle lettere sia Jack. Nel suo saggio “The Art of murder”, Wolf Vanderlinden dichiara senza mezzi termini che: “La maggioranza giudica l’identificazione di Sickert come Jack nel migliore dei casi molto stiracchiata e nel peggiore dei casi calunniosa”.

[3]Il 13 giugno 2006, l’università di Brisbane, avrebbe rivelato, quella che potrebbe essere una clamorosa rivelazione che sarebbe stata, secondo gli esperti, avvalorata dalle analisi del Dna contenuto nei resti di saliva ancora presenti dietro i francobolli delle lettere che il serial killer inviò a Scotland Yard. Tali analisi, infatti, hanno messo in discussione il sesso di questo particolare serial killer. Jack lo squartatore, infatti, potrebbe essere stata una donna.

Lo studio del Dna di Jack lo Squartatore a 118 anni dai fatti è stato reso possibile da una nuova metodologia messa a punto dall’Università di Brisbane. Il nome datole dagli scienziati è Cell-Track ID, e permette di amplificare le tracce del Dna residuo su documenti vecchi oltre un secolo per centinaia di volte, riportandolo ad un apprezzabile livello di leggibilità.
Un processo applicato a quegli esigui resti di saliva rilevati sulle affrancature delle lettere (molto poche, su un totale di oltre 600 opera di sciacalli e mitomani) usate dall’assassino per sfidare la polizia.
Ai medici legali di Brisbane è bastata una sola cellula per stabilire una serie di punti fermi sull’identità dello Squartatore, laddove anche le tecnologie in possesso dell’Fbi hanno bisogno di un campione 200 volte superiore.
Jack lo Squartatore era una donna
Lo rivela l’esame del Dna” align=”left” height=”175″ hspace=”12″ width=”116″>Ian Findlay, il responsabile dell’equipe, ha spiegato all’Independent: “La prova assoluta dell’identità di Jack lo Squartatore ancora manca, perchè anche se è possibile risalire al sesso dell’individuo, non ci è possibile trovare un nome certo”.
Dunque, niente nomi anche se, a questo punto, Jack lo Squartatore potrebbe addirittura essere quella Mary Parcey che, tempo dopo il quinto ed ultimo delitto del mostro dell’East End, uccise con modalità similiari la moglie dell’amante per finire a sua volta sulla forca.
Le trasposizioni cinematografiche del famoso serial killer sono state: “Jack the ripper” e “la vera storia di jack lo squartatore”.

Il personaggio di Jack lo squartatore è apparso inoltre in altri numerosi film come:

In ultima analisi dobbiamo affermare che forse non sapremo mai chi fosse Jack lo squartatore; la  sua leggenda, infatti, rimarrà nella mente di tutti gli uomini delle persone di tutte l’età sono l’immagine del terrore personificato.

Antonio Aroldo


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[2] http://it.wikipedia.org/wiki/Jack_lo_squartatore

[3] http://www.repubblica.it/2006/06/sezioni/esteri/jack-losquartatore/jack-losquartatore/jack-losquartatore.html