La Cappella Sansevero

UNA “DIMORA FILOSOFALE” NAPOLETANA

di Stelio Calabresi

Nella Napoli seicentesca compresa nella zone di S. Domenico Maggiore, in via De Sanctis, è situata la Cappella “Sansevero” (in realtà “S. Maria della Pietà dei Sangro” o, tout court, “Pietatella“), la più importante delle “dimore filosofali” di una città esoterica che pochi conoscono. Esclusa dai grandi circuiti turistici partenopei è in effetti ben nota in certi ambienti culturali, vuoi per la personalità fascinosa del Principe di Sangro, vuoi per le intrinseche caratteristiche di un’opera del tutto particolare.

Sono aspetti che offrono allo studioso ed all’esoterista diversi – ma sempre coerenti – spunti di riflessione e chiavi di lettura di un monumento che avrebbe meritato la penna di Fulcanelli: perché si tratta di un complesso integralmente esoterico, paragonabile, per taluni versi, solo all’anatolico Tempio di Apollo Didimo.

Alla costruzione dette inizio Giovanni Francesco di Sangro nel 1590, ma venne rinnovata dal figlio Alessandro tra il 1608 ed il 1613. Alla sua attuale sistemazione provvide, alla fine della prima metà del XVIII sec., il Principe Raimondo che elaborò il progetto e disegnò i bozzetti di alcune statue. Dalla struttura, splendidamente conservata, manca unicamente il cavalcavia di collegamento con il Palazzo dei Di Sangro, andato distrutto nel 1889.

Raimondo di Sangro. principe di Sansevero, nacque nel feudo familiare di Torremaggiore di Foggia nel 1710; venne ben presto trapiantato a Napoli, ove morì nel 1771.

Tra queste due date è racchiusa la complessa opera di una personalità aperta a tutte le esperienze, che sintetizzò a Napoli gli aspetti tipici della cultura mitteleuropea dell’epoca. Visse infatti all’epoca di Christian Rosenkreutz, del Movimento Rosacrociano e del Neotemplarismo, formandosi sugli ideali degli epigoni del Compagnonnage e della nascente Libera Muratoria (che Raimondo introdusse a Napoli rischiando di incorrere nelle ire dell’Inquisizione Romana). Spirito libero e incline ad ogni esperienza intellettuale, non a caso fu contemporaneo di Rodolfo d’Asburgo (noto alchimista), ma anche di ben noti avventurieri, come Giovanni Giacomo Casanova (morto a Dux, in Boemia, nel 1798), ed il sedicente Conte Alessandro Cagliostro – al secolo Giuseppe Balsamo (morto a S. Leo, nel 1789): fu scrittore di scienza militare, inventore, studioso di esoterismo e di alchimia (fu erede spiituale di Basilio Valentino e di Abramo l’Ebreo), praticò magia naturale, ma anche negromanzia.

La “Cappella” è il frutto del coacervo di queste esperienze.

Strutturalmente essa si compone di due parti: un soffitto affrescato (da F. M. Russo nel 1749)  con raffigurazioni allegoriche dei Santi della famiglia dei Sangro cui si aggiungono i medaglioni delle chiavi degli archi con ritratti di Cardinali.

Immediatamente al di sotto della cornice della volta e fino all’impiantito ha inizio la decorazione marmorea e la ricchissima statuaria. L’impiantito e l’alzato comprendono alcune opere (l’Amor Divino e la Tomba di Paolo di Sansevero – di Giulio Mencaglia, 1642; la statua di S. Oderisio e quella di S. Rosalia) che escludo perché, anche se ben inserite nel contesto, sono anteriori al progetto di sistemazione definitiva.

Vanno invece valutate a tutti gli effetti, in questa visione globale: la “Tomba di Cecco di Sangro” (di Francesco Celebrano, 1766) al di sopra dell’ingresso; il celeberrimo “Cristo velato” (di Giuseppe Sammartino) al centro della navata (che si dice dovesse essere collocato altrove, forse nella cripta); la serie di opere allegoriche: “L’amore divino” (di anonimo), “L’educazione”, “Il disinganno” e “Lo Zelo Religioso”  (di Francesco Queirolo), “Il dominio di se stesso” e “La sincerità” (del Celebrano), gli angeli (di cui uno di Paolo Persico), “La pudicizia” ed “Il decoro” (di Antonio Corradini), “La soavità del giogo matrimoniale” (del Persico) e l’altorilievo dell’altare.

Non posso e non voglio sostiruimi alle guide: la conseguente ma necessaria parcellizzazione cui andrei incontro, foss’anche nella enumerazione  dei simboli, finirebbe col porre in secondo piano e, forse, col distruggere, quella visione d’insieme che più interessa. È, infatti, la visione coerente dell’insieme che va ricercata e lo scopo di questo breve lavoro è unicamente quello di aiutare il lettore a capire come trovarla.

Cerchiamo, per prima cosa, di “respirare” subito l’aria della Cappella e lasciamoci coinvolgere dalle sue suggestioni magari immaginando di sentire aleggiare nell’etere le note di un brano di W. A. Mozart (magari il “confutatis” della “Messa da Requiem” o, perché no?, l’Ouverture del “Flauto Magico”).

Vincendo la tentazione di dirigerci subito al “Cristo velato”, puntiamo, invece, sul “Monumento a Raimondo di Sangro”. Qui l’Autore ci dice svela in senso exoterico, quella che deve essere la chiave di lettura della sua opera. Ai suoi piedi infatti ha decorato il pavimento con il motivo del labirinto. Questo disegno, come ci insegna Fulcanelli, ci avverte che siamo in presenza della “Grande Opera”. Questo motivo, caro all’esoterismo quanto all’alchimia, è il nostro liet motif come avveniva nelle antiche cattedrali gotiche.

Figura 1 – Il Cristo Velato – Giuseppe Sammartino, 1753

 D’altra parte, ce lo conferma la scritta (UNICUM MILITIA FLUMEN) posta ad di sotto dello stemma di famiglia: si tratta, anche qui, di una criptografia che non posso, per ragioni di spazio, analizzare ma che in estrema sintesi ci avverte che siamo in presenza delle metamorfosi della Prima Materia (mercurio vivificato da Sole e Luna) in Pietra Filosofale.

Comprendiamo allora che il messaggio della Cappella non è diretto all’intelletto, ma alla sensibilità; che la Cappella non “parla” con un linguaggio usuale, bensì con un metalinguaggio; il messaggio che essa trasmette non è affidato alle parole o alle immagini di una realtà oggettiva, bensì al linguaggio del simbolo. Nel suo insieme essa costituisce ciò che gli esoteristi chiamano lo steganogramma di una realtà sottesa a quello che vediamo; il suo contenuto può formare solo oggetto di percepizione, perché nella sua essenza resta “mistero” ineffabile.

Forti di questi avvertimenti possiamo allora notare che la Cappella si compone di tre percorsi.

Il primo è metafisico: è un Macrocosmo che, significativamente, è posto in alto e si snoda negli affreschi della volta e comunque della parte oltre la cornice. L’oro di cui sono profusi ed i toni verdi dominanti ci parlano della promessa di quel Tempio-Tenda trascendente che la bontà divina offrì ad Adam Kadmon agli albori della creazione.

Portandoci poi verso l’impiantito “vediamo” la concreta affermazione della massima “così in alto, così in basso” (primo postulato della Tavola Smeraldina).

Il secondo percorso, che è alchemico, ci guida lungo il cammino del compimento della “Grande Opera”. Essa inizia dal “Cristo velato” (il “Mercurio filosofale”) per finire a “La Educazione” (cioè la Grande Opera realizzata).

Il terzo percorso è Kabalistico e si origina dalla marmorea pala d’altare, passando per “la Pudicizia”, per finire al “Sepolcro di Cecco di Sangro”. Al suo centro il “Cristo velato” costituisce l’immagine della stabilità dello “Essere”, il Tempio divino intorno al quale si sviluppano le Sephiroth dell’emanazione divina, il divenire della creazione. Il microcosmo ripropone, in tal modo, in basso il Tempio celeste, della volta.

Ed a questo Tempio celeste sono collegati entrambi i percorsi terreni che confluiscono nella grande pala marmorea dell’altare, vero e proprio “Or en Soph” (la Luce infinita kabalistica).

Vista sotto tale ottica possiamo renderci conto di quanto sia profondo il senso dell’umanità che pervade l’opera. Raimondo di Sangro vede l’uomo (il microcosmo) protagonista della propria redenzione, capace di elevarsi dall’interiora tellus fino alla visione mistica del Divino.

Figura 3 – Stemma della Famiglia Sansevero o San Severo di Sangro

Ma comprendiamo anche come una simile concezione possa aver dato vita a tante leggende urbane. Si pensi ad una per tutte: sidice che nella cripta, oggi rifugio delle sua “macchine anatomiche” si aprirebbe il passaggio segreto per l’accesso al laboratorio alchemico segreto del Principe.

Figura 3 – La Pudicizia

Non speriamo e non cerchiamo di penetrare questo mistero. Piuttosto limitiamoci a gustare una visita, nel concreto, a questa meravigliosa dimora filosofale.

PERCORSO ALCHEMICO:

a – Cristo velato: metallo morto (zolfo naturale)

b – Pudicizia: acqua mercuriale

c – Disinganno: zolfo alchemico

d – Sincerità: nozze alchemiche (unione di mercurio e zolfo)

e – Soavità del giogo matrimoniale: cottura del Rebis nell’Atanor

f – Zelo religioso: putrefazione del compost

g – Dominio di se stesso: il VITRIOL di B. Valentino o Leone Verde

h – Liberalità: Mercurio filosofale

i – Educazione: la Grande Opera compiuta.

ALCUNI MOMENTI PARTICOLARI DEL PERCORSO KABALISTICO (1-10)

1 – Altorilievo dell’altare (Or En Soph)

10 – Monumento sepolcrale di Cecco di Sangro

ALTRI MONUMENTI SIGNIFICATIVI

A – Monumento a Raimondo di Sangro

B – Labirinto