La categorizzazione nelle interazioni con altri esseri

di Hator

Nella comprensione delle dinamiche soggiacenti ai racconti forniti dalle persone che vivono particolari esperienze con altri esseri infantilmente chiamati Alieni (in quest’articolo non userò le parole rapiti, addotti, abduction e alieni perché non rappresentano la realtà che tentano di descrivere) prevale in modo rigido, almeno nelle prime fasi in cui si prende coscienza del fenomeno, il processo della razionalizzazione delle esperienze e la loro sistematizzazione  tramite il meccanismo della categorizzazione e altri processi. A dire il vero prevale in modo rigido in tutte le persone soprattutto quelle che non guardandosi dentro in modo approfondito e continuo vengono a compromessi con le proprie rigidità o problematiche usando questi meccanismi, come la categorizzazione tendenziosa e altri, per difendersi e trovare una situazione che gli permetta di credere illusoriamente di averle risolte o eliminate in qualche altro modo. D’altronde questa è la società delle facili scappatoie nell’esteriorità e chiunque non voglia guardarsi le proprie difficoltà interiori può sempre prendere una pastiglia o comprarsi dei vestiti o meglio ancora una casa etc…, in modo da mettere apparentemente a dormire le ansie che rappresentano segnali di qualcosa che dentro di noi non funziona: questa superficialità e non ascolto ci portano a perdere contatto con il nostro sé ,frammentandolo, smarrendone l’ omogeneità e la  reale direzione che la nostra storia sta percorrendo(difficilmente collima con quella che noi consapevolmente crediamo che sia) ; cosi quando un qualsiasi evento spiacevole al nostro giudizio accade(come la semplice rovina di alcune  relazioni interpersonali) ci chiediamo, sorpresi, come sia potuto capitare e perché proprio a noi. A causa di questa frammentazione esistente in noi ,non ci riconosciamo più come responsabili delle nostre azioni,ritenendoci estranei ai fatti (come siamo estranei purtroppo a molte parti di noi ) giudicando e colpevolizzando indebitamente le altre persone non solo per avere una spiegazione plausibile ,ma inconsciamente come scusa per avere contribuito all’accaduto.

Ora moltiplichiamo questo per tutte le persone che esistono sul pianeta ed ecco la nostra bella società.Come diceva Winnicott, e non solo, la società è il risultato di secoli e secoli di non ascolto delle nostre motivazioni inconsce. Nell’essere divenuti irresponsabili verso la nostra persona durante la vita o meglio durante le vite usiamo tutto e tutti in modo rigido e difensivo perché siamo difensivi verso quelle parti di noi che non vogliamo vedere, ma non potendo più essere completamente noi stessi poiché blocchiamo l’ascolto delle nostre parti “malate” arriviamo a vedere, ascoltare e sentire in modo incompleto e non obiettivo e illudendoci di evolvere. Ecco perché usiamo in modo tendenzioso meccanismi come la categorizzazione per suddividere un mondo sulla base di come siamo fatti dentro(ripeto che la percezione di come siamo interiormente raramente collima con il reale stato di cose): un esempio banale su tutti capita quando etichettiamo l’altro come una brava persona ,ma a distanza di una settimana siamo in grado di vederlo e trasformarlo come spregevole per un qualche futile motivo sostenendo cosi il nostro precario equilibrio interno. Suddividiamo e reagiamo in base alla capacità di contenere la nostra frustrazione da cui deriva il nostro pensiero o meglio la qualità del flusso del nostro pensiero. Per non dilungarmi troppo su questo tema consiglio un libro interessante : Le capacità relazionali di Blandino G. edito dalla Utet.

La categorizzazione è un processo indagato da specialisti del settore (psicologi, sociolologi etc.) che organizza e semplifica il contesto informativo in cui viviamo: suddivide ed ordina l’enorme flusso di informazioni, che quotidianamente ci investe, in categorie o raggruppamenti, per rendere più accessibile una realtà altrimenti difficile da affrontare.

Ad esempio, quando osserviamo un fenomeno nuovo o non del tutto comprensibile lo interpretiamo tramite la nostra esperienza passata, che è la base su cui costruiamo le nostre categorie, entro le quali inseriamo i dati (o eventi).Bisogna tenere presente che molti raggruppamenti soprattutto quelli naturali non hanno confini definiti ,ma sfumati e sono ricchi di casi eccezionali.Le nuove informazioni che sembrano non convalidare alcuni elementi o meglio l’elemento prototipico della classe sono tenuti presenti al fine di dare con il tempo una nuova forma alla categoria e una maggiore aderenza alla realtà. Se però il fenomeno (come questo che ci mette in contatto con altri esseri e con una realtà più esaustiva della nostra persona) non rientra in nessuna divisione che ci appartiene e non fa parte dell’esperienza comune della società nella quale viviamo e/o ci coinvolge in modo profondo perché inconsciamente ci rivela qualcosa con cui non vogliamo entrare in contatto per vari motivi, se non lo accettiamo lo distorciamo e lo elaboriamo secondo le nostre esigenze (dettate dal nostro stato che ci indica cosa realmente vogliamo fare:fuggire,difenderci,reagire in modo da risolvere o reagire per creare scusanti etc…) e le nostre conoscenze, inserendolo forzatamente nei nostri schemi o peggio lo rifiutiamo e lo rimuoviamo completamente facendo finta che nulla sia accaduto e che l’oggetto preso in esame non si sia mai manifestato. Tutto ciò perché dobbiamo vivere in un mondo sicuro e stabile e l’insolito lo lasciamo affondare o lo releghiamo al dominio della scienza: ma questa si comporta allo stesso modo, essendo composta da esseri molto umani con le stesse paure e aspetti da risolvere che hanno tutti.

Quello che la persona matura deve conquistare è l’indipendenza come responsabilità di fare ciò che si può fare senza usare l’altro per farlo e capendo che l’altro lo vediamo in base alla nostra situazione interiore: decidendo di risolvere le nostre rigidità d’anima ,inserendole in una prospettiva più comprensiva non più schiavi delle paure e delle dipendenze, intenderemo l’altro per quello che realmente è e non per quel che noi decidiamo che sia in base al ruolo che deve recitare.

La categorizzazione quindi ci aiuta ad interpretare, tendenziosamente, ciò che viviamo nei modi citati precedentemente.

Fortunatamente, qualche volta, abbandoniamo tale strada (legata anche a dei principi di economia cognitiva) perché decisi a comprendere bene ciò che ci sta accadendo e analizziamo il contesto dove l’evento si manifesta utilizzando un’elaborazione più profonda e meno distorta dalle nostre paure (nonostante rimangano presenti), con confronti con altre persone e/o ricercatori di vari ambiti.Nel fare questo passo dobbiamo stare attenti e considerare sempre che qualsiasi ricercatore, soprattutto quelli ufologici, sono anch’essi persone con delle distorsioni derivate da loro problematiche e quindi attenzione a quello che possono proporre soprattutto in buona fede e alle tesi che emettono per spiegare il fenomeno o altro: ancor più chi ragiona nei termini di esseri buoni e cattivi o di tutti buoni o di tutti cattivi che ci vogliono distruggere e altre stupidate simili.Il bene e il male sono invenzioni della nostra bassissima cultura che nei secoli si è protratta con uno scopo puramente difensivo e figlio della deresponsabilizzazione. Quante volte,come ripetuto più volte, troppo facilmente giudichiamo gli altri in modo negativo e frettoloso solo sulla base del sentito dire o di un singolo comportamento visibile e quando gli altri lo fanno nei nostri confronti e non ci ritroviamo nel giudizio ci arrabbiamo e non poco : ma il comportamento è solo la parte più visibile della nostra motivazione che è un aspetto di un movimento della nostra anima.La motivazione è anch’essa figlia di un percorso non solo di una vita ,ma di più vite per quanto questo sia difficile da comprendere per molti.

Riporto un frammento di un racconto vissuto da una persona che da tempo sta analizzando queste esperienze con altri esseri cercando di comprendere cosa stia realmente accadendo. Dopo anni di lavoro fatto su se stessa a partire dalla realizzazione che esista qualcosa in più nella sua vita notturna e non, anche se difficilmente coglibile visto anche il momento storico che stiamo vivendo,è riuscita o meglio sta ancora comprendendo questa realtà al di là di pregiudizi di sorta,di momenti di difficoltà personali e altri elementi come ad es. i commenti poco approfonditi di alcuni ricercatori di vari settori. E’ un lavoro impegnativo perché prevede sempre l’elaborazione di quelle parti che etichettiamo come malate o negative della nostra persona al fine di arrivare a una visione non gratuitamente tendenziosa delle situazioni nelle quali siamo immersi.Questo passo deve essere accompagnato da un vero e proprio studio su alcune discipline, onde evitare una superficialità inibente qualsiasi strada.
Sono pochissime le persone che hanno la forza, la voglia e il coraggio di andare avanti in questo percorso, una percentuale minima che rispecchia quella delle persone che in generale affrontano la vita lavorando genuinamente su se stesse.

Questo breve racconto riguarda una signora con una cultura fortemente religiosa, che fin da piccola vive e sogna “strane esperienze”.

L’episodio è ambientato in uno strano ospedale, dove un vecchio dottore molto alto (oltre i tre metri), posto davanti a lei, le mostrava uno schermo “vivo” comunicandole con un linguaggio forte alcune informazioni sulla sua persona.

La signora si trovava in una stana particolare, tale da apparire viva nelle pareti( sto utilizzando una descrizione basata sugli elementi della signora ricordati e vissuti in più occasioni) dove in un primo momento Le sembrava di non potersi muovere continuando incessantemente a chiedersi cosa stesse facendo . Di per sé questa scena non sembrava avere nulla di anomalo, ma analizzandola, con una tecnica particolare di comunicazione, si è scoperto come  il vecchio dottore, non fosse poi così vecchio… e nemmeno tanto dottore.
Il fatto di credere di trovarsi in un ambiente medico a causa di alcuni aspetti che non comprendeva, le ha fatto vedere e ricostruire un dottore secondo il suo stereotipo del medico (vecchio, con la valigetta, gli occhiali da vista ed il classico camice bianco) e per associazione tutti gli elementi dell’ambiente sono stati così trasformati in relazione a questa figura primaria dando vita ad una stanza medica di sua conoscenza ovvero la sua categoria di riferimento che per prima si è attivata in base a certi punti di contatto:quindi una vera e propria sovrapposizione di luoghi dettata dall‘incombenza di alcuni elementi e attuatasi su unità informative che hanno permesso tale operazione.
Entrando nel particolare, la signora lo definisce vecchio per via dei capelli bianco-biondi, anche se a sua detta, non sono come quelli di un anziano, ma forti, vivi e caratteristici in alcuni aspetti, e presentava una pelle liscia e sgombra da rughe non appartenente ad una persona della terza età. La parola dottore ha subìto la stessa distorsione e, come lei stessa ammetterà, l’individuo non possedeva nessuna valigetta medica, mentre il camice bianco risultò essere un altro indumento di colore leggermente diverso senza nessun bottone o chiusura evidente.

In breve gli altri elementi del racconto, man mano che la paura diminuiva e la forza acquisita dal lavoro su sé aumentava,si completavano di altre numerosissime informazioni e si ripulivano dalle distorsioni fornite dalle prime interpretazioni. Queste ultime avvengono perché in balia della paura,di poche informazioni in questa realtà che sostengono e si ricollegano a quell’ altra e insieme a quelle ottenute da vari sedicenti ricercatori, minano la riscoperta del reale accadimento investendola di elementi e interpretazioni fantastiche, terrorizzanti o fantascientifiche, troppo infantili e lontane dal vero stato di cose. Se una persona non fosse in sintonia con qualche interpretazione di qualche ricercatore dovrebbe avere il coraggio di dirla e aprire una strada verso sé facendo crescere di conseguenza il ricercatore stesso; naturalmente gli individui che compiono questo passo sono pochi e chi non procede su questa strada è anch’esso responsabile,perché complice con il silenzio, di avallare pseudo-teorie che rischiano così di spaventare, disorientare e illudere molte altre persone che sono ai primi passi in questo campo. Quello che la Psicoanalisi insegna e che siamo tutti figli di un percorso,anche Freud commise alcuni errori, ma l’importante è decidere di andare avanti, mettendosi in gioco con il coraggio di ritornare sui propri passi.Penso che l’errore nasca non quando si faccia uno sbaglio ,ma quando non lo si voglia vedere e recuperare comprendendo.

Concludendo l’esame di alcuni aspetti del racconto il linguaggio forte con cui stava comunicando l ‘essere è il linguaggio d’anima: comunicano utilizzando i suoni del movimento dell’anima(la parola anima è un concetto semplice e in alcuni casi fuorviante che per  semplice esposizione sto utilizzando) che convergono nella cavità orale esprimendosi sottoforma di linguaggio naturale irriproducibile da qualsiasi persona (o mezzo come qualcuno sta cercando di fare); nell’arco dei secoli,anzi millenni abbiamo perso la capacità di comunicare in questo modo. L’essere stava comunicando con la signora al fine di farLe comprendere alcuni passi di un argomento( di più non posso dire) e la sensazione di non potersi muovere Le derivava da un precedente momento in cui era completamente libera di agire(che non può essere ricordato immediatamente a meno che non si svolga un lavoro su sé che permetta di contenere la conoscenza -che deriva dal ricordo dell’intera vicenda- al fine di non usarla in modo distorto in base ai propri scopi o momenti di crisi.La gestione della conoscenza è l’aspetto più delicato di queste interazioni con Loro che in un lontano passato portò numerosi problemi) seguito da questa seconda fase a mobilità ridotta della quale la persona era consapevolmente informata prima che accadesse: la signora disse a riguardo “ sapevo tutto ,ma non me lo ricordavo . Dentro di me capivo ,ogni giorno che passava , che la spiegazione era un’altra e che il momento della paralisi  non era esatto,esistevano altri momenti prima e dopo. Ma solo ora capisco che si può ricordare solo se siamo  in grado di gestire le cose altrimenti ci facciamo male e lo procuriamo senza rendercene conto.,Devo crescere ancora.”

Sarò monotono ,ma tutte le persone che lavorano su se stesse con decisione e continuità ammettono la complessità del fenomeno come le stesse persone che fanno questo nel menage di ogni giorno ammettendo la complessità delle vicende in cui sono immersi quotidianamente.

Se volessimo dare una maggiore visione, seppure superficiale,  a questa realtà riguardante le interazioni con questi esseri, potremmo vedere questo fenomeno come una realtà nel quale esiste un gruppo di esseri appartenenti a più razze(naturalmente anche la nostra –anche se in modo meno diretto e consapevole per via della nostra giovane età -che sceglie la sua posizione in base alla qualità del percorso di ogni singolo individuo di cui ognuno di noi è responsabile) che evolvono cercando di ottenere l’equilibrio e quindi la crescita in ogni minuscola zona di loro stessi o di quella che è chiamata riduttivamente anima: è un processo molto complicato che prevede un lavoro molto duro e sacrificio per portare l’equilibrio in alcune minuscole zone.Il completo equilibrio prevede una maggiore capacità nel proprio sé e nel proprio muoversi permettendo una più intensa ed esaustiva conoscenza e comprensione di molti aspetti della realtà e dell’universo.Esistono però anche alcuni gruppo di esseri che non sono disposti a crescere poiché ricchi di rigidità in modo e quantità diverse tra Loro nella loro anima (rigidità è un concetto che rispetto a quello della problematica di cui è un sinonimo, ha in sé un più approfondito significato e rappresenta meglio il movimento disequilibrato nell’anima. Esistono molte manifestazioni della rigidità). Non sono disposti a evolvere secondo le leggi dell’equilibrio (il rispetto dell’altro, l’accettare se stessi ,il recuperare le situazioni che abbiamo disequiibrato etc.. sono alcune leggi di natura valide per tutti Noi e Loro compresi)poiché dovrebbero risistemare situazioni in modo molto coinvolgente e ridimensionante per Loro(e non con pochi rischi e perdite), rimettendosi in gioco, rivedendosi dentro e accettando quello che sono ( insomma un po’ come per noi) etc… Sono gruppi costituiti da alcune persone che lottano ,ma subito cedono e altre che non ne vogliono sapere assolutamente e stanno bene così.Alcune volte qualcuno riesce a fare il salto nella parte più equilibrata ,ma con grande sforzo: sono numerosi gruppi che per via di questo poco equilibrio non riescono a collaborare in modo produttivo tra loro creando numerose tensioni e scissioni. Per comprendere questi aspetti bisogna conoscere le Loro storie , i loro percorsi lunghi milioni di anni. Questi piccoli gruppi, difficilmente collocabili e individuabili senza la benedetta crescita interiore, sono responsabili insieme a noi tutti ,soprattutto quelli che pensano di non avere problemi e quindi senza attuare un lavoro interiore, della confusione esistente.Ognuno di noi quando interrompe questo percorso genera confusione in modo diverso sia nella qualità sia nella quantità, sia che sia equilibrato o no.

Ribadisco che è una visione superficiale,descritta con termini semplici che non rievocano neanche lontanamente la complessità del fenomeno, ma più reale di quella che classifica le persone in tutti buoni o tutti cattivi, con alieni che ci vogliono distruggere o venuti qua per salvarci(nessun miracolo, chi vuole vivere o essere “salvato” lo faccia da sé, lavorando senza aspettare un qualche fantomatico salvatore cosmico o terrestre): quest’ultima non è una visione matura,adulta né responsabile dello stato di cose o meglio di qualsiasi altro stato di cose. Sottolineo come il lavoro che ognuno di noi dovrebbe fare per comprendere e comprendersi non ha nulla a che vedere con la new-age, next-age etc…e altri gruppi affini ,ma solo noi stessi.

Alcuni ricercatori, anche tra i più importanti a livello internazionale,nel tempo hanno cambiato opinione rispetto alle loro iniziali considerazioni perché sono cresciuti insieme alle persone più direttamente coinvolte a questo fenomeno, riguardando e stravolgendo i loro primitivi giudizi.