La forma del Tempo

di Sigismondo Panvini

forma-del-tempoAvendo cominciato il mio percorso mistico-letterario con il “Tempo della Fine” ; non potevo fare a meno di occuparmi   dell’inizio della vita, perché è con essa che principia la misurazione della sua durata . I due momenti  (inizio e fine) in una visione circolare del tempo sono uniti ,perché al completamento di un giro della sua circonferenza (non importa la sua ampiezza)  si ritorna inevitabilmente allo stesso punto di partenza .. In una visione lineare ,il tempo, invece scorre  unidirezionalmente lungo una  retta che va da un punto A iniziale ad uno Z  finale.( e non viceversa). Esiste tuttavia una terza rappresentazione geometrica del tempo che a mio parere è più  convincente delle prime due :quella spiraliforme ..

Anassimene, nel VI secolo a.C.,  nel descrivere la terra ,parlava di un rettangolo, che navigava su una sorta di cuscino di aria, contornato dall’Oceano. Per Omero il nostro pianeta era un disco circondato dall’Oceano e ricoperto dalla calotta dei cieli; per Talete e per Ecateo di Mileto un disco piatto . Pitagora, riteneva che la terra  fosse sferica. Che fosse rotonda lo sapeva Tolomeo, che  altrimenti non avrebbe potuto dividerla in trecentosessanta gradi di meridiano, ma lo avevano già capito Parmenide, Eudosso, Platone, Aristotele, Euclide, Archimede. E lo sapeva anche Erastostene, che nel terzo secolo avanti Cristo aveva calcolato con una buona approssimazione la lunghezza del meridiano terrestre. Anche gli aristotelici, osservando il profilo circolare dell’orizzonte, che non permetteva la vista all’infinito, capirono che il nostro pianeta aveva una forma sferica.

L’epiciclo è un artifizio geometrico, escogitato dal matematico Apollonio intorno al 200 a.C. per rappresentare movimenti periodici composti. La teoria degli epicicli fu integrata con la teoria dell’eccentrico, un cerchio il cui centro non coincide con la Terra , centro del deferente, ma è spostato rispetto a questo. Tale teoria afferma che i pianeti non ruotano intorno al centro dell’orbita, ma si muovono , intorno ad un centro interessato anch’esso,  da un moto di rivoluzione che si svolge attorno al centro dell’orbita. L’epiciclo è quindi il cerchio descritto dal pianeta intorno ad un altro centro mobile dotato anch’esso di moto circolare. I pianeti partecipano sia al moto dell’epiciclo sia a quello del deferente: a volte il loro moto sembra arrestarsi (quando il pianeta appare « viaggiare indietro » nel cielo).

Fu con Claudio Tolomeo  che l’astronomia raggiunse nel I sec. d.C. la  sua definitiva sistemazione . Tolomeo integrando  le ipotesi dei pensatori precedenti  definì un modello astronomico rigorosamente geocentrico. Il ciclo era un’amplissima sfera che ruotava intorno al suo asse; al centro di essa c’era  la Terra, di forma sferica , puntiforme se confrontata all’immensità degli spazi celesti , assolutamente immobili. Intorno alla Terra ruotavano i cieli della Luna, di Mercurio, di Venere, del Sole, di Marte, di Giove e di Saturno, costituiti da etere. Con la sintesi operata da Tolomeo, i caratteri peculiari del sistema geocentrico(unicità, sfericità, e finitezza del cosmo chiuso dalle stelle fisse, immobilità e posizione centrale della Terra, differenza tra mondo celeste e mondo terrestre) furono accettati  dalla cultura e dalla religione in modo pressoché unanime per i secoli successivi sino all’età moderna.

Tolomeo usa l’epiciclo per rappresentare geometricamente le diseguaglianze periodiche osservate nei movimenti dei pianeti: un punto immaginario M, centro dell’epiciclo, ruota intorno alla Terra scorrendo lungo un cerchio eccentrico, il deferente: contemporaneamente anche  il pianeta si muove sull’epiciclo. Facendo variare in questi cerchi i tempi di rivoluzione, i rapporti dei raggi e l’eccentricità del deferente si riesce a rappresentare in maniera il movimento spiraloide dei pianeti quale risulta all’osservatore terrestre. Tale movimento correla forma immaginaria del moto dei pianeti con quella altrettanto immaginaria del tempo e dello spazio. La rotazione della “vite senza fine” che hi richiamato prima  ha il solo scopo di trasmettere il movimento, che a questo punto seguendo la ritmica geometrica spiraliforme è bidirezionale

Nel suo libro The “Holy Science” (la scienza sacra),  Swami Sri Yukteswar Giri, (Serampore  (India) 1855 -1936) discepolo di Lahiri Mahasaya, ( Shyama Charan Lahiree, Benares  1828 – 1895)  ,che nel 1861 fu iniziato da Babaji  (yogi immortale )al “kriya yoga” , descrive un grande ciclo temporale di 24000 anni definito “giorno di Brahama” durante il quale il nostro sistema solare si allontanerebbe per 12000 anni  dal  “sacro” centro  della via Lattea  verso il quale si riavvicinerebbe in un periodo di identica ampiezza ( 12000 anni). Per  Swami Sri Yukteswar “Jnanavatar, “ (incarnazione della Saggezza) , ciascuno questi  due periodi del ciclo di Brahama,  a sua  volta, è suddiviso in quattro ere ascendenti e quattro discendenti  .Nel periodo di massima vicinanza del nostro pianeta al cuore pulsante della galassia, si ha il “Satha Yuga” (era della Verità ) un periodo della durata di 4800 anni caratterizzato dalla saggezza spirituale e dalla massima armonia in quanto gli essere umani sono vicini al loro centro di spiritualità. Quando il sistema si allontana  progressivamente dal centro si ha un nuovo periodo della durata di 3600 anni  chiamato “Treta Yuga” (età dell’argento) in cui la spiritualità umana conserva molti degli apporti(ma non tutti)  del periodo precedente .Poi ,allontanandosi sempre più dal suoi centro galattico inizia un nuovo periodo di 2400 anni denominato” Dwapara Yuga” ,durante il quale gli apporti dei due periodi precedenti si affievoliscono dapprima lentamente e poi più  decisamente dando luogo alla comparsa degli  aspetti più materiali dell’ animo umano .Si entra allora nell’ultimo periodo di 1200 anni chiamato “Kali Yuga” ,dove gli uomini precipitano in una barbarie pressoché assoluta . Tale periodo conclude la prima metà del grande ciclo. Dopo di che inizia il ciclo inverso con un Kali Yuga ascendente seguito da un  Dwapara Yuga in ascesa,e così via ..Tra la fine e l’inizio di un semiciclo ,c’è un periodo assai confuso della durata di 400 anni .

Ho citato questo saggio indiano perché il ciclo  cosmico da lui descritto può essere raffigurato come spiraliforme. Un andamento che lentamente  si muove da un centro “sacro collegando due  punti apicali ( caratterizzati dalla massima alla  minima distanza da esso)  suddivisi in quattro dimensioni temporali /spirituali . Il tempo potrebbe essere rappresentato  come una sorta di “Vite senza fine” ,un  movimento  che scorrendo  lungo uno stesso asse tende verso il suo limite inferiore per poi dopo averlo  raggiunto arrestarsi ,compiere una breve sosta ,e ripartire con lo stesso ritmo ma con andamento retrogrado rispetto al precedente verso l’apice superiore e così via.

Swami Sri Yukteswar oltre che mistico fu un grande astrologo ed astronomo depositario dell’ “Astrologia Cosmica”una scienza concettualizzata da Sri Yukteswarji, maestro della tradizione del “Kriya Yoga” che stabilisce le relazioni tra i pianeti, stelle fisse, segni zodiacali ed i centri di energia (chakra) del corpo umano. Tutte le parti della Creazione  secondo quest’antica  tradizione sono congiunte fra loro e si influenzano scambievolmente.  L’astrologia  cosmica  di Swami Sri Yukteswar   è simile  a quella di un congegno meccanico nel quale treni di ingranaggi epicicloidali o a planetario e satelliti costituiscono un sistema  con più ingranaggi, montati su un organo porta-satelliti chiamato portatreno (o anche planetario),  che ruotano intorno ad un pignone centrale collegato ad  una ruota dentata detta corona. Il movimento degli ingranaggi satelliti è uguale a quello che si riteneva avessero i pianeti del sistema solare nella teoria tolemaica  . Il  sistema astronomico  disegnato da Swami Sri Yukteswar  presenta una ampiezza temporale pressoché identica a quella della precessione degli equinozi  (24000 + 400x 4 = 1600 = 25600 ).

Più  che di analogie tra la fisica quantistica ed il Kriya Yoga, si può parlare addirittura di completa convergenza è tanto raro trovare dei contrasti nei principi formulati dalle due discipline,come fa rilevare un autore occidentale : Fritjof Capra, ricercatore nel campo della fisica delle alte energie, presso l’Università di Vienna,il quale  ha esplorato i legami tra la scienza dei quanti , e le matrici della sapienza antica. Con il libro  “Il Tao della fisica” (1975), Capra ha messo a confronto gli scritti di Oppenheimer  con  le Upanisad  scoprendo i collegamenti tra la fisica quantistica e  le concezioni più innovative  della scienza occidentale con l’intuizione mistica del Taoismo, e dell’induismo. C’è un ritmo  un’onda, una tonalità indefinibile e sfuggente comune a tutta l’esistenza. Ricorre negli elementi subatomici della fisica quantistica, in natura, nelle galassie, nelle antiche sapienze orientali. Che è stata intercettata o intuita dai pensatori illuminati d’ogni epoca e dai ricercatori delle frontiere scientifiche più avanzate, e risuona sempre alla base della vita, di ogni vita, di ogni essere. In noi.