La religione delle origini

di Enrico Galimberti*

Joseph Campbell, uno dei massimi esperti mondiali di mitologia purtroppo scomparso, ritiene che sia la mente umana la “zona mitogenetica ultima, la creatrice e la distruttrice, la schiava e la padrona, di tutti gli dèi”, ed io concordo. Ma questo non sta a significare che Dio non esiste, anzi, il contrario. Per fede io credo in Dio, un dio che persino Papa Giovanni Paolo II ha liberato dalle ridicole sembianze umane che gli erano state assegnate dall’arte e dalla letteratura, quelle sembianze di un Vegliardo dalla lunga barba bianca più creato a immagine e somiglianza dell’uomo che viceversa.

Giovanni Paolo II, nel suo operare, sta facendo in modo di riportare la religione Cristiana alle origini, riprendendo alla lettera gli insegnamenti di Cristo e tralasciando le regole di puro pragmatismo che la Chiesa ha superbamente istituito nei duemila anni della sua travagliata storia. Ma Giovanni Paolo II sta facendo molto di più che riunire semplicemente le varie confessioni evangeliche. La sua missione sembra essere quella di riunire tutto il genere umano, a prescindere dalle religioni più o meno affini, in nome di un Dio davvero universale che possiamo trovare anche dentro di noi, negli anfratti della psiche e dell’anima.

Ma perché?

Nell’anno duemila, quando fu svelata l’ultima profezia di Fatima, egli disse:

“Dobbiamo essere pronti a fronteggiare grandi prove vicine…”

E’ mio parere che nelle parole del Papa non vi sia un annuncio di catastrofi apocalittiche. Il Vaticano stesso ha precisato che si tratta di prove nella fede. Ma comunque “grandi” prove di fede.

Il dio egizio Amon

La Religione delle Origini è quel nucleo di elementi spirituali e metafisici che accompagnano l’uomo fin dalle sue lontane origini, che lo proiettano, se lasciato libero anche solo per un istante dai condizionamenti esterni, in una dimensione profonda dell’essere, in cui si affaccia prepotente il fluire incessante dell’infinito; elementi che fanno crescere in lui il desiderio di ritrovare l’unità perduta. E’ come se si rendesse conto di essere parte di un tutto, ma di esserne stato strappato via e di non sapere come tornare a “casa”. Ma quando l’uomo ha iniziato a sentirsi orbato del suo più autentico significato? Quando, “per decisione divina”, fu allontanato, diseredato, cacciato dall’Eden.

La Religione delle Origini, quindi, non è una vera e propria religione, ma è la causa prima di ogni religione, l’essenza stessa di ogni spiritualità, che nasce nel momento in cui l’uomo viene creato e diventa pertanto “altro” dal Creatore.

Tutti i grandi profeti della storia conosciuta, da Gesù al Buddha, dai cosiddetti “Santoni” agli Sciamani, sapevano che l’anima e il corpo sono una cosa sola, e l’uomo e Dio infinito sono un tutt’uno, poiché “membra dello stesso corpo” o “gocce dello stesso mare”.

Così, come faceva notare già Campbell, ogni religione poggia su di “una comune base di motivi mitologici, variamente selezionati, organizzati, interpretati e ritualizzati, secondo le necessità locali, ma venerati da ogni popolo della terra”. Avrete compreso che questa base comune altro non è che la “mia” Religione delle Origini. Ed allora capite quanto sia errato essere convinti che una religione sia migliore delle altre, preferita a Dio più di ogni altra, unica via alla salvezza. Ogni religione è una via diversa ma altrettanto valevole per coltivare la medesima spiritualità.

San Paolo, nella lettera ai Romani lancia un monito a riguardo e dice: “Tu però non pensare di essere superiore ai rami tagliati. Non ti puoi vantare in alcun modo perché non sei tu che porti la radice, ma la radice porta te.” (ROMANI 11, 18). Nessuno me ne voglia se nella radice vedo il Dio della religione primordiale e non un dio qualsiasi proprio di una particolare religione.

Nessuno creda che io sia in alcun modo eretico. Lo stesso San Paolo, nelle lettere ai Romani dice: “Non vi è perciò differenza fra chi è Ebreo e ci non lo è, perché il Signore è lo stesso per tutti, immensamente generoso verso tutti quelli che lo invocano. Afferma infatti la Bibbia: chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.” (ROMANI 10, 12-13)

Dio è lo stesso per tutti, sia che lo si chiami Jhavè, Geova, Allah, Atum,Ra…

Tutti i popoli della Terra pregano da sempre lo stesso, unico e solo Dio, sebbene la storia, asservita alle strategie egemonizzanti dei potenti che si servivano delle religioni per giustificare la propria autorità e addomesticare i popoli, abbia disperso la religione delle origini in sentieri che sono spesso in contrasto fra di loro, ma che è possibile percorrere a ritroso.

Credo che sia da superare, volendo andare alla base della colonna spirituale, anche la tradizionale distinzione tra monoteismo e politeismo. Mi è da esempio la religione dell’Antico Egitto. Che sia politeismo non vi sono dubbi, ma alla base di tutti gli dèi vi è un Essere Supremo, lo Spirito Creatore, che ha deciso e creato ogni dio del pantheon egiziano. Alla base delle religioni orientali, sia mono che politeiste, vi è uno Spirito Universale. Nel pantheon greco gli dèi dell’Olimpo, molto umani e a volte simpatici con il loro umore così capriccioso, poco avevano a che competere con il Fato, il Destino, che nessuno, neppure Zeus poteva comandare.

Insomma, anche il politeismo, in fin dei conti venera un unico vero Dio universale. E’ curioso ricordare come un indiano un giorno insistette sul fatto che secondo lui anch’io, cristiano, ero in realtà politeista, secondo il nostro modo di giudicare, poiché così come i suoi dèi hanno un compito preciso nel progetto divino, così è per i nostri angeli, arcangeli…

*articolo del 2000